Una legge per i martiri del comunismo
di Simone Rosti - 15 aprile 2005
Una legge di sette righe. Brevissima e semplicissima. Ma soprattutto silenziosa. Sì, perché sono state poche anche le righe sui rari giornali che ne hanno riportato la notizia. Eppure è una legge giusta, non solo sul piano politico, ma anche su quello culturale e storico. La Camera dei Deputati, il 6 aprile scorso, ha approvato in via definitiva una legge che, a suo modo, vuole ricordare e rendere onore ai milioni di persone che, a causa di un'ideologia totalitaria e criminale, sono state uccise, depredate del proprio io e della libertà, prima ancora che della vita.
Certo, la storia non si fa con i provvedimenti normativi, ma questi possono contribuire a portare alla luce verità storiche e dare un apporto a iniziative culturali e commemorative utili per le persone che, a causa di una imposta mentalità dominante, ancora non sanno di quali crimini sia stato foriero il comunismo. Con 247 voti favorevoli, 206 no e 5 astenuti, la Camera ha approvato (dopo il voto positivo al Senato), la legge 4325, i cui due commi recitano: «1 - La Repubblica italiana dichiara il 9 novembre "Giorno della libertà" quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo. 2 - In occasione del "Giorno della libertà", di cui al comma 1, vengono annualmente organizzati cerimonie commemorative ufficiali e momenti di approfondimento nelle scuole che illustrino il valore della democrazia e della libertà, evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti».
Insomma, dopo cinquant'anni questo governo ha reso omaggio a vittime ostracizzate perché cadute sotto l'ala di un'ideologia totalitaria in gran parte rivendicata ancora oggi. Quindi, dopo la «Giornata della Memoria», fissata per il 7 gennaio di ogni anno a ricordo delle vittime della Shoah e il 10 febbraio, «Giornata del Ricordo», in memoria delle vittime delle foibe, finalmente si rende giustizia milioni di persone cadute sotto il socialismo reale.
Molti ritengono che il Parlamento non rappresenti l'ambito per fare certe scelte che hanno una matrice culturale e storica. Ebbene, noi siamo dell'opinione che, laddove si viva in una società culturalmente dominata da una certa parte politica, si debbano utilizzare questi strumenti normativi per contribuire a far crescere una comune coscienza di avversione ad ogni forma di totalitarismo, cioè ad ogni rappresentazione di un'idea che si impone a tutti e su tutto, annullando ogni forma di libertà, di verità e di realtà, totalizzante appunto. A conferma di ciò, si consideri il fatto che l'eco di questa legge (che, con qualunque considerazione la si guardi, è storica) sulla stampa italiana è stata pressoché nulla.
Ma questo provvedimento, oltrechè un giusto riconoscimento, deve anche rappresentare un punto di partenza. In altre parole, quelle sette righe devono essere lo sprone affinché gli insegnanti di ogni ordine e grado delle scuole italiane informino gli alunni, al pari degli approfondimenti storici sul nazionalsocialismo, sui crimini che i regimi comunisti hanno commesso. Lo spirito della legge, oltrechè commemorativo, risiede soprattutto in una volontà divulgativa.
Appare triste constatare come, ancora una volta, la sinistra si sia schierata contro una norma che non fa altro che rendere giustizia ai dimenticati. E', questa, l'ennesima dimostrazione del desiderio di non fare i conti con il proprio passato. Di non voler, cioè, ammettere che le radici della propria appartenenza politica erano (o sono ancora) impiantate in un terreno sporco di sangue.
Spesso ci si domanda come mai il presidente Berlusconi parli di comunisti e lo si critica per affermazioni ritenute «anacronistiche». Tralasciando il fatto che, in Italia, c'è ancora un 10% di persone che vota per partiti con falce e martello e si dichiara spocchiosamente comunista, la ragione va individuata anzitutto sul piano culturale: nel momento in cui la società sarà conscia della dimensione criminale dell'ideologia comunista e nelle scuole insegneranno che Stalin era come Hitler, ebbene, noi non sentiremo più il bisogno di accusare una parte politica di essere ancora marxista. E forse, a tal fine, questa legge ci potrà aiutare.
Simone Rosti
rosti@ragionpolitica.it




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