LA FINE DELLA GUERRA
[size=4]Putin: «Difendere l’ordine mondiale»
La promessa: «Mai più guerra fredda, l'equilibrio sia basato su sicurezza, giustizia e nuove relazioni» Cerimonia in grande stile, come ai tempi dell'Urss. Le uniche differenze col periodo sovietico erano l'assenza di ritratti di Marx e Lenin.
Da Mosca Giovanni Bensi
Ieri mattina, per poco più di un'ora, sulla Piazza Rossa di Mosca sembrava risorta l'Unione sovietica. Grande parata dei reparti militari e dei veterani per il 60esimo anniversario della vittoria sulla Germania nella seconda guerra mondiale. Eseguito l'inno russo, che nella musica è uguale a quello sovietico. Profusione di bandiere rosse con falce e martello. Le uniche differenze col periodo sovietico erano l'assenza di ritratti di Marx e Lenin ed il fatto che il mausoleo del medesimo Lenin era reso praticamente invisibile dalle impalcature della tribuna sulla quale il presidente Vladimir Putin sedeva accanto al presidente americano George W. Bush. Fra gli oltre 50 ospiti anche Silvio Berlusconi, sistemato accanto al giapponese Junichiro Koizumi. Dietro di essi si riconosceva il generale Valentin Varennikov, classe 1923, che si distinse durante la guerra ma nell'agosto 1991 partecipò al fallito golpe degli "irriducibili" contro Mikhail Gorbaciov, fu arrestato e poi liberato nel 1994. La parata della Vittoria si è conclusa con il sorvolo della Piazza Rossa da parte di una squadra aerea che ha tracciato in cielo i colori della bandiera russa, bianco, azzurro e rosso. La parata è stata diretta dal generale Ivan Efremov, comandante del distretto militare di Mosca. Quindi ha preso la parole Putin che ha sottolineato la necessità di difendere l'ordine mondiale basato sulla sicurezza, la giustizia e una «nuova cultura dei rapporti reciproci» che non ammetta il sorgere di nuove guerre, né «calde», né «fredde». «La storia - ha detto - insegna: gli stati e i popoli sono obbligati a fare di tutto per non lasciarsi sorprendere quando sorgono nuove dottrine portatrici di morte». «Le lezioni della guerra - ha continuato il presidente - ci avvertono che la condiscendenza verso la violenza, l'indifferenza e l'attendismo inevitabilmente conducono a terribili tragedie di proporzioni mondiali». Putin ha quindi fatto un'esortazione: «Di fronte alle minacce oggi realmente esistenti del terrorismo dobbiamo rimanere fedeli alla memoria dei nostri padri». Il capo del Cremlino ha esaltato il significato delle «riconciliazione storica fra la Russia e la Germania», ha reso omaggio agli Stati Uniti e agli altri membri della coalizione anti-hitleriana ed ha menzionato anche il contributo alla vittoria degli «antifascisti tedeschi e italiani». Al presidente francese Jacques Chirac è stato concesso di inaugurare a Mosca, alla presenza di Putin, un monumento a Charles De Gaulle, opera dello scultore Zurab Tsereteli, autore anche di un monumento a Stalin, Churchill e Roosevelt, relegato però in un museo di Volgograd, l'ex Stalingrado. Quindi Putin ha assicurato che la Russia d'oggi «costruisce la sua politica sugli ideali di libertà e democrazia, sul diritto di ogni Paese di scegliere autonomamente la sua via di sviluppo». Sulla piazza Rossa hanno marciato oltre 7mila soldati nelle uniformi della «Grande guerra patriottica» con le bandiere rosse dell'epoca ornate di falce e martello. Dopo i militari sono sfilati camion d'epoca che trasportavano 2.600 veterani. Quindi hanno marciato i reparti dell'esercito russo che hanno partecipato alle operazioni in Cecenia e alle «missioni di pace» all'estero. Terminata la parata, Putin e i suoi ospiti si sono avviati verso l'Aleksandrovskij sad, il giardino dello zar Alessandro, sempre lungo le mura del Cremlino, dove hanno deposto ciascuno due garofani rossi al sacrario del Milite ignoto. A mezzogiorno in punto le campane delle oltre 300 chiese ortodosse di Mosca, per disposizione del Patriarca Alessio II, hanno suonato per mezz'ora. Le celebrazioni si sono chiuse con 30 salve di cannone sparate da diversi punti della città, compreso il sobborgo di Butovo, dove negli anni '30 furono fucilate e sepolte in fosse comuni centinaia di vittime dello stalinismo.
Avvenire - 10 maggio 2005




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