Ecco una lettera di oggi sul "Giornale di Brescia"
Sono un imprenditore lumezzanese con ufficio a Londra. Per questo più volte al mese mi reco nella capitale britannica. Mercoledì 27 aprile sono tornato da Londra con un volo della Ryanair che giunge a Montichiari alle ore 22. Scendono centottanta persone, e formano una lunga fila al controllo passaporti. C’è un solo carabiniere che esamina - è il caso di dirlo - i documenti. Le persone sono stanche, ci sono bambini, anziani, signore, tutti in piedi pazientemente. L’operazione, alla fine durerà un’ora e un quarto. Al controllo arriva anche un extracomunitario e allora l’attesa si fa infinita. Io che mi trovo a mezza fila, mi sposto leggermente in modo che il carabiniere mi veda e allargo le braccia in segno d’impazienza e per esortare ad un esame rapido di documenti che sono stati già passati da tre controlli prima dell’imbarco. Il carabiniere s’inalbera, esce dal box, mi si avvicina indignato: «Mi dia il passaporto - mi dice - venga con me, io sto facendo il mio dovere». Lascio immaginare il tono. Io non mi muovo, anche se consegno il passaporto e nel contempo gli dico: «Lei non sta facendo il suo dovere, sta facendo i suoi comodi». Apriti cielo! Fortunatamente i passeggeri insorgono a loro volta, fanno cerchio attorno a me e mi impediscono di seguire il carabiniere. Al trambusto, si fanno vivi altri due carabinieri, un uomo e una donna, che, guarda un po’, si sono poi messi a controllare i documenti e a far defluire i passeggeri. A questo punto io me ne esco senza il passaporto: andrò a prenderlo fra qualche giorno, mi dico. Esco dall’aeroporto e salgo sull’automobile di mio figlio. Non posso partire perché mi si para davanti un finanziere in borghese che mi dice: «Mi segua». E io: «Non seguo nessuno, non ho fatto nulla di nulla». Mio figlio, però insiste affinchè lo segua. Mi adeguo. Ritrovo i tre carabinieri più il finanziere e faccio osservare il danno d’immagine che deriva da un controllo sciocco come questo: in nessun aeroporto si trattengono i passeggeri tanto a lungo, non a Verona, a Bergamo, a Milano e nemmeno nei Paesi dell’Est, per non dire dell’Inghilterra, dove i controlli stanno sul filo di pochissimi minuti, che i regolamenti vanno applicati usando il buon senso, che i cittadini UE dovrebbero circolare liberamente, come le merci. Insomma, un battibecco con chi voleva avere ragione avendo torto. Alla fine il carabiniere del controllo mi intima, ancora: «Venga con me!». Mi porta verso l’ufficio riservato ai carabinieri stessi e mi fa attendere fuori. Venti minuti più tardi esce e mi consegna il passaporto. Mi preme rendere pubblico questo episodio per il bene dell’aeroporto di Montichiari e dell’immagine italiana. È triste constatare come esistano ancora situazioni nelle quali basta indossare una divisa per sentirsi padri eterni ed abusare persino del piccolo potere che essa comporta. EUGENIO GNUTTI
Lumezzane
Avevo notato anch'io che il tipo della polizia a VBS fa un controllo lunghissimo, ormai da sempre, ma era il caso di segnalarlo.




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) sia quando consegni il passaporto sia quando lo ritiri.
