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    Predefinito Anatomia della sconfitta della destra inglese

    Il Sole 24 Ore 10-05-2005

    LA LEZIONE INGLESE / Conservatori puniti dalla mancanza di un'identità precisa

    Su sanità, immigrazione e tasse hanno rincorso i laburisti
    Anatomia di una sconfitta


    Tra un male noto (Blair) e uno sconosciuto (Howard), l'elettorato ha scelto i risultati del primo


    DI ALESSANDRO DE NICOLA

    «Are you thinking what we're thinking?» (Pensate anche voi quello che pensiamo noi?): questo era l'astuto ma alla fine perdente slogan dei conservatori britannici alle elezioni che hanno visto la sofferta riconferma di Tony Blair. Astuto perché una domanda di per sé innocente (Vi rendete conto che crediamo agli stessi valori? Perché non ci votate?) ne nascondeva una maliziosa (Anche voi pensate cose politicamente scorrette come noi che non osate dire, eh?). Perdente, poiché, in fondo, all'elettorato non piace sentirsi pavido o scorretto o entrambe le cose insieme. Non è un caso che lo stesso slogan fu adottato in passato non dal partito rispettabile per eccellenza, quello di Pitt, Disraeli, Churchill e MacMillan, ma dal Fronte nazionale di Le Pen: «Vous pensez ce que nous pensons».

    E allora? Allora, mentre in molti si interrogano su cosa possa insegnare Blair alla sinistra e salutano il suo essere un liberai-socialista o social-liberale moderno. io credo ci si debba chiedere invece come il partito conservatore possa tornare al potere. Per un liberale, Blair sarà pur sempre il minore dei mali, un leader che nonostante abbia aumentato le tasse e la regolamentazione lo ha fatto in un modo tale da preservare i meccanismi del mercato e la fiducia degli investitori: ma comunque si tratta di una seconda scelta. Inoltre, gli insegnamenti che si traggono dalle tre sconfitte consecutive dei Tories sono utili anche a fini più ampi, europei e, perché no, italiani.

    Una variabile non politica è che la personalità conta. Michael Howard. il leader dei conservatori, è un politico capace e di lungo corso, ma impopolare, poco comunicativo e considerato aggressivo. «There is something of the night about him» (C'è qualcosa di tenebroso in lui), disse una sua collega di partito in una di quelle descrizioni che ti rimangono appiccicate in eterno. Dando per scontato che è meglio avere un candidato gioviale, rilassato, comunicativo. preparato, deciso e di bell'aspetto, dove hanno sbagliato e dove hanno fatto la cosa giusta i Tories?

    I servizi pubblici.
    I conservatori, spaventati dall'idea di essere dipinti come gli affossatori del servizio sanitario nazionale, si sono lanciati in una rincorsa dei laburisti promettendo che avrebbero speso gli stessi soldi degli avversari. Questo ha fatto perdere forza al loro altro messaggio, ossia che il modo di gestire la sanità da parte del Labour non ha funzionato. Nonostante l'enorme quantità di denaro, infatti, i primi risultati si son visti quando è stato reintrodotto il mercato interno (vale a dire la concorrenza tra ospedali), istituito dalla Thatcher e tolto da Blair. Per la scuola i conservatori hanno proposto un complicato sistema di buoni (ottenibili solo se l'istituto privato non costa più del pubblico, fissando così un tariffario), promettendo più soldi e disciplina, ma votando contro la riforma meritocratica delle rette universitarie voluta da Blair. Sembravano il nostro Centro-destra "orgoglioso di aver aumentato la spesa sociale", ma incapace di dire chiaramente come migliorarne l'efficienza e pavido nell'introduzione dei buoni-scuola e sanità.

    Economia.
    Un capolavoro: i sondaggi hanno rilevato che gli elettori ritenevano che il partito della signora Thatcher avrebbe aumentato la pressione fiscale una volta al potere. Aumentato. La paura di apparire a favore dello Stato minimo ha tolto una delle carte migliori al partito Tory, il quale su 35 miliardi di sterline di "sprechi" statali da ridurre ne avrebbe destinati solo 4 alla riduzione delle imposte e 22 a nuove spese. Per non sbagliarsi, i Tories hanno anche giurato di voler adeguare le pensioni non secondo l'inflazione ma in linea con gli aumenti salariali (rovinando ulteriormente una delle loro vecchie riforme che Gordon Brown aveva già cominciato a manomettere). Se un partito liberista non taglia le tasse e le spese in modo chiaro, visibile, sostanziale, che ci sta a fare? Questa non sembra una lezione che sembrano aver colto i nostri governanti i quali, anzi, in economia rispolverano slogan protezionistici e inveiscono contro un bizzarro globalismo di sinistra.

    Immigrazione.
    Quote annuali anche per chi richiede asilo politico. Qui i conservatori hanno mescolato le cose: in un Paese a piena occupazione come la Gran Bretagna, c'è bisogno di immigrati. Quello che la popolazione non sopporta è l'aumento della criminalità, ma la fanfara anti-immigrazione racimola qualche voto proletario e ti fa perdere rispettabilità e voti borghesi. Legge Bossi-Fini docet' quanti voti in più ha portato?

    Ordine e moralità pubblici.
    Unico tema su cui i conservatori ci hanno azzeccato (e i sondaggi lo confermano): più polizia, maggior severità con i malfattori («La prigione funziona» è una frase memorabile di Howard quando era ministro degli Interni, e le statistiche gli davano ragione), ma nessuna intrusione nella vita privata del cittadino. Howard ha fatto capire che i Tories erano preoccupati di certi temi, come quello del numero di settimane entro le quali poter abortire, ma la questione non è nemmeno entrata nel manifesto elettorale. Paragoniamo il tutto con il cocktail di salvaPreviti, falso in bilancio, pasticci sulla bancarotta e leggi sulla fecondazione assistita dei nostri conservatori e tirate le somme.

    Il dramma dei conservatori, come ha notato il loro presidente, lord Saatchi (sì, quello di Saatchi & Saatchi, uno che di comunicazione se ne intende) è che il 70% dell'elettorato non sa a favore di cosa siano. Perciò, tra un male conosciuto (Blair) e una entità sconosciuta e un po' antipatica (Howard), meglio la prima, che almeno siede su otto anni di crescita economica ininterrotta (ereditata dai conservatori, ma chi se lo ricorda?).

    Se poi il percorso intrapreso dal nostro Centro-destra sia ideale per dare un cristallino senso di direzione e un programma moderno di libertà economica e civile nonché di severità nel mantenimento della legalità, beh... are you thinking what we're thinking?

  2. #2
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    Io analizzerei più la sconfitta morale della sinistra inglese

  3. #3
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    a delle caratteristiche peculiari del socialismo inglese è aver ritrovato l'etica del lavoro, cui spesso Blair e Brown si rifanno, ossia l'idea che il lavoro - qualunque lavoro - sia un veicolo di realizzazione personale e sociale, in fondo niente di diverso di quanto sarebbe scritto anche nei valori fondanti della nostra Repubblica, laddove "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro" oppure "Il lavoro è un diritto" ma è anche un "dovere", quale "contributo al progresso materiale e spirituale della società".

    Quello che la sinistra radicale e quelli che la sostengono, non riescono a capire, è che non sono Blair e Brown ad aver cambiato la Sinistra, loro l'hanno semplicemente riportata alle origini, depurandola dalle deviazioni assistenzialiste che l'avevano inquinata negli anni '70. Blair, da sempre un maestro di slogan, ha chiamato questa "rivoluzione", in realtà un ritorno alla tradizione "Workfare", al posto dell'usurato/abusato "Welfare".

    Questo assistenzialismo è il figlio bastardo di interpretazioni accattone del marxismo (non me la sento di dare a Marx anche questa colpa), è figlio cioè dell'idea che la quantità di lavoro sia finita e quindi se uno lavora "ruba il posto a un altro", frase questa tipica anche di una certa cultura leghista (non a caso D'Alema definiva la Lega "costola della Sinistra": se pensi che il lavoro sia una quantità finita è del tutto logico opporsi all'immigrazione!). Purtroppo, l'assistenzialismo e l'idea che il lavoro non sia un mezzo per l'autorealizzazione bensì sfruttamento è una scemenza ancora diffusa sia a Sinistra, ma, come sopra scritto, non solo a Sinistra ... è una scemenza trasversale.

    Blair è riuscito a guarire il Labour di questa deviazione restituendolo all'etica del lavoro.


 

 

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