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Risultati da 1 a 9 di 9

Discussione: La Caduta 2

  1. #1
    WHY SO SERIOUS?
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    Predefinito La Caduta 2

    LA CADUTA 2

    Un grande Kolossal con un cast di eccezione
    Genere Drammatico-Storico-Tragico

    Il premio Oscar Decima Regio nella parte del Führer
    Elfo1 nella parte di Eva Braun
    Paul Atreides nella parte di Goebbels
    Bonconti Hermann Goering
    Montini Martin Bormann
    Alessandra Mussolini nella parte di Magda Goebbels
    Hyspanico Himmler

    Ichtuss Generale Eisenhower
    Neonazionalista nella parte di Josif Stalin


    Con la grande partecipazione sell'On Gianfranco Fini nella parte del Maresciallo Badoglio.

    Trama:
    Il film narra delle lunghissime ore che precedettero lo spoglio elettoralle delle regionali. Un uomo convinto della vittoria scoprirà di aver cantato vittoria troppo presto. Non sopportando l'umiliazione di un misero 1,4% si sparerà con un colpo di pistola alla tempia nella cantina di casa. La moglie e un suo seguace lo seguiranno in questo tragico destino avvelenandosi con una capsula di cianuro.
    I loro corpi saranno cremati dagli amici e seguaci tributando gli onori militari.

    La scena più bello Decima che canta "Nessun Dorma" prima dello spoglio.

    "Dilegua o notte,
    tramontate stelle, tramontate stelle,
    All'alba vincerò
    vincerò
    vincerooooooooooooo."


    QUESTO FILM VIENE FATTO AFFINCHE' L'UOMO RIFLETTA, GIUDICHI E NON DIMENTICHI GLI ORRORI CHE DA ESSO SCATURIRONO.


    Diretto da Iskander
    Musiche di Giullare
    Prodotto da Jerry Bruckheimer
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

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  2. #2
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    ASCOLI PICENO
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    Predefinito x iskander

    caro fratello ricordami di portarti a zoccole uno di questi giorni...
    forse ti riprendi...

  3. #3
    WHY SO SERIOUS?
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    Predefinito Re: x iskander

    In origine postato da BASE VIDACILIO
    caro fratello ricordami di portarti a zoccole uno di questi giorni...
    forse ti riprendi...

    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  4. #4
    La Via del Matto
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    Predefinito

    Aggrande, Iskander!

  5. #5
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    Predefinito Re: La Caduta 2

    In origine postato da ISKANDER

    Neonazionalista nella parte di Josif Stalin


    Con la grande partecipazione sell'On Gianfranco Fini nella parte del Maresciallo Badoglio.





  6. #6
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    ASCOLI PICENO
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    Predefinito

    allora dopo la telefonata e' deciso... sta' sera si riunisce il vidacilio per fare baldoria nelle strade Ascolane!!! iskander preparati, ancora una volta guidero' il gruppo alla follia!!!

    come quel famoso sabato alle 16.00 in via Trieste...

    do you remember??? il capo guerriero si sacrifico' alle forze del male...

  7. #7
    La Via del Matto
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  8. #8
    WHY SO SERIOUS?
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    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
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    In origine postato da Giullare
    Sono sempre stato un soldato. Non ho mai pensato ad altro, in vita mia. Il richiamo delle armi l’ho seguito sin da ragazzo. Altri richiami, non ne ho mai cercati.
    Ho avuto amanti, generato figli, partecipato a giochi e, da ubriaco, compiuto atti vergognosi. Ho sconfitto imperi, soggiogato continenti, sono stato incoronato come un immortale al cospetto degli dei e degli uomini. Ma sono sempre rimasto un soldato.
    Il campo d’addestramento e la stalla, l’odore di cuoio e di sudore: queste le cose che mi sono più congeniali. Lo strofinio della mola sul ferro, per me, è come la musica per i poeti. È sempre stato così. Non ho memoria di tutti i tempi in cui così non fosse.
    Uno come me deve aver imparato molto, potrebbe pensare qualcuno, dalla guerra e dall’esperienza. Eppure io posso affermare con la più assoluta sincerità : tutto quel che so lo sapevo già a tredici anni... Anzi, a dire la verità, già a dieci o ancor prima. Nulla ho scoperto, da condottiero adulto, che non avessi già appreso da bambino.
    Da ragazzo ero dotato di una cognizione istintiva del terreno, della marcia, delle circostanze e degli elementi. Sapevo come guadare un fiume e come approfittare della conformazione del territorio; capivo quante unità, e di che tipo, sarebbero riuscite a coprire una certa distanza, a quale velocità, con quante armi e in quali condizioni sarebbero giunte al combattimento. La disposizione delle truppe mi veniva naturale: mi bastava dare un’occhiata, e tutto risultava immediatamente chiaro.
    Mio padre era il più grande generale dei suoi tempi, forse di tutti i tempi, eppure quando avevo dieci anni gli annunciai che l’avrei superato. A ventitré lo avevo già fatto. Da ragazzino ero geloso di mio padre, perché temevo che potesse procurarsi così tanta gloria da non lasciarne neanche un po’ a me. Non ho mai avuto paura di nulla, se non di quella sventura che mi avrebbe impedito di realizzare il mio destino.






    L’esercito che ho avuto il privilegio di guidare si è dimostrato invincibile in Europa e in Asia. Ha unificato gli stati della Grecia e le isole dell’Egeo; ha liberato dal giogo persiano le città greche della Ionia e dell’Eolia. Ha sottomesso Armenia, Cappadocia, Frigia minore e maggiore, Paflagonia, Caria, Lidia, Pisidia, Licia, Panfilia, Siria mesopotamica, Celesiria e Cilicia. Le grandi roccaforti della Fenicia Bibli, Sidone, Tiro (e la città filistea di Gaza) sono cadute ai suoi piedi.
    Ha vinto l’impero centrale di Persia Egitto e Arabia occidentale, Mesopotamia, Babilonia, Media, Susina, nonché il corrugato territorio della Persia medesima e le province orientali di Ircania, Aria, Partia, Battriana, Tapuria, Drangiana, Aracosia e Sogdania. Ha attraversato l’Hindu Kush ed è penetrato in India. Non ha mai conosciuto sconfitta.
    Questa forza si è dimostrata insuperabile non per il numero, dato che i suoi fanti e i suoi cavalieri hanno sempre attaccato battaglia in inferiorità numerica, né per l’acume strategico o tattico, che pure hanno avuto la loro importanza, né per la validità del sistema di approvvigionamenti o dei corpi addetti alla logistica, in assenza dei quali nessun esercito schierato può sopravvivere e tanto meno vincere.
    Questo esercito ha trionfato grazie alle qualità marziali dei suoi singoli soldati e, in particolare,grazie a quella virtù che trova espressione nel concetto greco di dynamis, la volontà di combattere. Nessun generale, di questa o di altra epoca, ha mai avuto come me la fortuna di guidare uomini del genere, posseduti da un tale spirito guerresco, così ricchi di risorse e di iniziativa, altrettanto devoti ai comandanti e agli ordini ricevuti. Ora, però quel che da sempre temevo è accaduto. Questi uomini sono sazi di conquiste. Se ne stanno attestati sulle rive di un fiume indiano, e manca loro la voglia di attraversarlo. Si sono spinti fin troppo in là, sostengono. Ne hanno abbastanza. Vogliono tornare a casa.














    All’età di sedici anni, cavalcando per la prima volta alla testa del mio corpo di cavalleria, ero così commosso da non poter trattenere il pianto. Il mio aiutante si allarmò e mi implorò di spiegarli a che cosa fosse dovuto il mio conforto. I cavalieri, però, raggruppati a squadroni, compresero. Mi ero commosso alla vista di quegli uomini disposti in un così splendido ordine, per le loro cicatrici e il loro silenzio, per i solchi lasciati dall’esperienza sui loro volti. Quando costoro si avvidero del mio stato d’animo, ricambiarono la mia devozione, perché capirono che avrei dato la vita per loro. In fatto di strategia e di tattica, potranno esistere dei condottieri al mio livello. In una cosa, però, nessuno mi supera: nell’amore per i miei compagni. Amo persino coloro che si dichiarano miei nemici. Disprezzo solo la bassezza e la malvagità. Il nemico che si oppone lealmente, invece, me lo stringo al petto, caro come un fratello.
    Chi non capisce la guerra la crede una contesa fra eserciti, tra amici e nemici. Si sbagliano. Amico e nemico, piuttosto, duellano insieme contro un antagonista invisibile, il cui nome è Paura, e cercano, anche se stretti in un abbraccio di morte, di scalare quella vetta il cui emblema è l’onore.
    Il soldato è mosso dal cuore, kardía, e dalla volontà di combattere, dynamis. Null’altro ha importanza in guerra. Né armi né tattica, né filosofia né patriottismo, e neppure il timore degli dei. Solo l’amore per la gloria, questo imperativo originario della stirpe mortale, connaturato all’uomo quando lo è al lupo e al leone e senza il quale non siamo nulla.
    Al di là dell’Indo si incontra a un certo punto la riva dell’oceano: la fine della Terra. Quanto dista? È oltre il Gange? Oltre i monti delle nevi perpetue? Ne sento la presenza. Mi chiama. Là dovrò arrivare, dove nessun principe è mai giunto prima. Là dovrò piantare lo stendardo del leone di Macedonia. Solo allora il mio cuore avrà pace, e io non potrò concedere un po’ di libertà al mio esercito.












    Che cos’ha riservato all’uomo Zeus onnipotente, a parte questa terra? Il cielo l’ha tenuto per sé. Ma questa sfera, qui, sotto questo cielo, noi mortali possiamo percorrerla senza nulla che ci ostacoli se non la nostra volontà e la nostra immaginazione. Mi ritengo superiore a ogni altro rivale non per l’abilità in guerra, né per le conquiste. E, certo, neppure per l’acume politico. Per l’immaginazione.
    Io riesco a vedere l’estremo limite della Terra. Risplende davanti al mio occhio interiore come una città di cristallo, anche se so che, quando l’avrò raggiunto, non sarà che una riva ciottolosa sotto un cielo straniero. Non importa. È la fine della Terra che neppure Eracle o Perseo hanno mai sognato. Solo io.
    Che cosa avrò ottenuto, alla fine, quando sarò arrivato a quel punto? Nulla. Non mi chinerò neppure a raccogliere una pietra o una conchiglia, per limitarmi a tenere la mano dei miei compagni scrutando con loro l’Oceano Orientale. È questo che voglio. Solo questo.
    Al di là dei titoli e delle conquiste, io sono in fondo solo un ragazzo che non desidera nient’altro se non vagare con i propri amici per andare a vedere quel che lo attende al di là della collina successiva.
    Il mondo che noi vediamo non è che un’ombra, un fantasma del Mondo Vero e invisibile che sta sotto di esso. Che cos’è questo regno? Non è Ciò-che-è, bensì Ciò-che-sarà. Il futuro. Necessità è il nome che noi diamo al meccanismo con cui l’infinito genera le proprie opere, con cui il mondo fenomenico emerge dall’altro mondo nascosto. La divinità regna su entrambi i mondi, ma solo agli eletti concede la visione del mondo che verrà. In Egitto mi sono sentito a casa. Sarei stato felice di diventare un sacerdote. In verità, io sono un sacerdote-guerriero, che marcia là dove lo dirige la divinità, al servizio della Necessità e del Fato. E in questa idea non si cela vanità o presunzione. L’epoca della Persia è finita. Nel mondo invisibile, l’impero di Dario è già caduto. Chi sono io se non l’agente di quel fine che già esiste nell’altro regno e alla cui nascita io assisto in questo mondo?
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  9. #9
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    In origine postato da Giullare
    Molti di voi si saranno domandati perché io dorma sempre con l'Illiade accanto al cuscino. Ebbene, la ragione è che io mi ispiro agli eroi di quei versi. Non sono figure del mito, per me, bensì esseri vivi e pulsanti. Achille non è per me un vecchio avo di novecento anni fa. Lui è presente, qui e ora, nel mio cuore. ho sempre davanti a me l'esempio della sua virtù, e non solo durante la veglia, bensì anche in sogno. Combattiamo forse per il sangue o per l'oro? Mai! Solo per seguire la via dell'onore e istruire i nostri cuori alle virtù della battaglia. Comattere cavallerescamente contro un nemico leale serve a migliorarci, come accade all'oro nel crogiolo. tutto ciò che vi è di vile nella nostra natura - la cupidigia e l'avidità, la codardia e l'irresolutezza, l'impazienza, l'avarizia e l'amor proprio - deve essere elaborato e purificato. Sottoponendoci di continuo alla prova della morte noi ci liberiamo di queste impurità finché il nostro metallo non diventa solido e puro. E tale prova non ci purifica solo come individui, bensì ci lega, con quel che comporta, l'uno all'altro a un grado di intimità che neppure tra moglie e marito si osserva. Quando vi chiamo fratelli, non sto facendo uso di una figura retorica. Noi, infatti, siamo fratelli in armi, e neppure gli inferi hanno il potere di separarci.
    ho forse paura, amici miei? E come potrei? Non ho mai desiderato altro che stare al vostro fianco in battaglia e combattere per la gloria accanto a voi. Stanotte dormirò beato come un fanciullo, perché in questo momento possiedo tutto quello che ho sempre sognato: un degno nemico e compagni valorosi per fargli guerra.
    Fratelli, la fama che domani guadegneremo su quel campo di battaglia nessun uomo o esercito, prima di noi, l'ha mai conquistata. Né Achille nèé Eracle né altri eroi della nostra razza o di altre. Tra molti secoli, ci sarà ancora chi reciterà i nostri nomi a memoria. Mi credete? Verrete con me all'attacco? Avanzerete al mio fianco in cerca della gloria imperitura?
    Alcuni di voi e io stesso forse, non vivranno per poter vedere il sole tramontare il giorno dopo. Ma io vi dico quello che ogni guerriero sa dal principio dei tempi. Vincete la paura e vi prometto che vincerete la morte.

    PER LA LIBERTA' E LA GLORIA. PER LA MACEDONIA, PER LA GRECIA.

    ZEUS E' CON NOI.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

 

 

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