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    Conferenza Ecumenica Mondiale Sulla Missione



    Dal 9 al 16 maggio si terrà ad Atene la Conferenza ecumenica mondiale sulla missione

    Si svolgerà ad Atene dal 9 al 16 maggio la Conferenza ecumenica modiale sulla missione e l'evangelizzazione. In 25 parteciperanno come delegazione della Chiesa cattolica.
    di Dario Paladini

    Comunità, guarigione, riconciliazione. Sono i temi cruciali che i 500 delegati, provenienti da ogni continente, affronteranno ad Atene nella Conferenza ecumenica mondiale sulla missione ed evangelizzazione che si svolgerà dal 9 al 16 maggio. Il titolo della Conferenza è «Vieni, Spirito Santo, guarisci e riconcilia. Chiamati in Cristo ad essere Comunità che guariscono e riconciliano» ed è organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) di Ginevra. Anche la Chiesa cattolica, che non fa parte del CEC, parteciperà con una delegazione di 25 persone in qualità di osservatori. Fra questi Giovanni Giuranna, presidente della Vigna di Nabot di Paderno Dugnano, un'associazione da anni impegnata nell'animazione missionaria.

    «Ad Atene», afferma Giovanni, «si discuterà di come essere comunità di riconciliazione e guarigione nel mondo di oggi, profondamente segnato dalla violenza; si cercherà di capire come essere “comunità alternative” nel tempo della globalizzazione; come rispondere in modo adeguato alla pandemia dell’AIDS che fa sentire i suoi effetti soprattutto in Africa; come offrire al mondo una testimonianza di pace a partire da un’esperienza di riconciliazione tra le chiese».

    Sui siti www.chiesadimilano.it e www.nabot.org sarà possibile seguire i lavori della Conferenza grazie ad una sintesi degli interventi che verrà pubblicata quotidianamente. C'è anche il sito ufficiale della Conferenza: www.mission2005.org
    La cerimonia di apertura è prevista per martedì mattina (il lunedì è dedicato all'arrivo delle delegazioni) quando giungerà via mare da Gerusalemme una grande croce, realizzata in legno d’olivo da un artigiano, simbolo di riconciliazione, di pace e di solidarietà di tutte le Chiese con i cristiani del Medio Oriente.

    Fino ad oggi ci sono state 13 Conferenze di questo genere. La Conferenza 2005 fa seguito a quella convocata nel 1996 a Salvador de Bahía (Brasile) il cui tema era “Chiamati ad un’unica speranza – Il Vangelo nelle diverse culture”. Le precedenti e più recenti conferenze si sono svolte a San Antonio – Texas (1989), Melbourne – Australia (1980), Bangkok – Thailandia (fine 1972-inizio 1973), Città del Messico (1963)… Risalendo indietro nel tempo ci si può in qualche modo collegare alla storica Conferenza di Edimburgo (1910). Quest'anno svolgendosi ad Atene per la prima volta si svolge in un paese, la Grecia, a maggioranza ortodossa, e sarà inevitabile una riflessione sulla differenza fra missione e proselitismo, visto che spesso dalla Chiese ortodosse viene l'accusa, non solo alla Chiesa cattolica, di proselitismo.

    Nelle intenzioni degli organizzatori, la Conferenza di Atene vuole essere anche un contributo che il network missionario del Cec offre alla realizzazione del «Decennio per vincere la violenza». Questa campagna, lanciata nel 2001 a Berlino con lo scopo di impegnare le chiese nella ricerca della riconciliazione, della giustizia e della pace, proseguirà fino al 2010 e costituisce una delle iniziative di maggiore visibilità per il Consiglio ecumenico delle chiese.


    http://www.chiesadimilano.it/or4/or?...dex&oid=250301

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  2. #2
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    Atene / Conferenza mondiale sulla missione

    Lo Spirito che guarisce
    Giovanni Giuranna

    Dal 9 al 16 maggio, rappresentanti di tutte le denominazioni cristiane discuteranno sul ruolo che lo Spirito ha nel sanare conflitti e nel creare riconciliazione nella vita delle persone e nella storia. Una nuova visione, che si spera capace di dare un rinnovato impulso alla missione. Significativa la presenza cattolica.

    Sono passati otto anni dall’ultima Conferenza mondiale sulla missione, convocata dalla Commissione per la missione e l’evangelizzazione (Cme) del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec). Nel 1996, a Salvador de Bahia, Brasile, il tema affrontato fu il rapporto tra il vangelo e le diverse culture, e la discussione coinvolse circa seicento persone, in rappresentanza di più di sessanta paesi. I cattolici presenti erano undici, e solo a titolo di osservatori.

    Quest’anno, la Conferenza missionaria si tiene ad Atene dal 9 al 16 maggio e presenta vari motivi di interesse. Innanzitutto il luogo: è la prima volta che questo evento mondiale si svolge in un paese a maggioranza ortodossa e ciò comporterà sicuramente un’attenta riflessione sulla differenza che passa tra missione e proselitismo (tema, quest’ultimo, frequentemente sollevato da parte ortodossa nei confronti della chiesa cattolica e di alcune chiese protestanti).

    In secondo luogo, come richiesto espressamente dalla Cme, la delegazione cattolica è più che raddoppiata rispetto al 1996: in tutto 25 persone, nominate dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Pcpuc).

    Ne fanno parte rappresentanti della curia romana, di organismi cattolici di raccordo con il Cec, di istituti religiosi missionari, di facoltà teologiche e centri di documentazione specializzati in missiologia, come pure di realtà laicali impegnate direttamente nell’evangelizzazione o nel sostegno di attività missionarie. Capo delegazione è il vescovo Brian Farrell, segretario del Pcpuc.

    Nuovo inizio

    Il tema della Conferenza – “Vieni, Spirito Santo, guarisci e riconcilia! – Chiamati in Cristo a essere comunità che guariscono e riconciliano” – si presta a essere sviluppato in più direzioni. Il richiamo trinitario sottrae il dibattito alla tentazione della superficialità e del pragmatismo: è lo Spirito, infatti, che opera frutti di guarigione e riconciliazione nella vita delle persone e nella storia. In Cristo le comunità cristiane si riscoprono chiamate a essere luoghi di rigenerazione, dove si rende possibile un “nuovo inizio”.

    Ma il tema permette anche una riflessione più ampia sui percorsi di riconciliazione e di guarigione. Ad Atene si parlerà del ruolo che le chiese possono esercitare nel corso di un conflitto, attraverso specifici “ministeri di riconciliazione” e itinerari che favoriscano il perdono e la guarigione delle memorie. Senza dimenticare la possibilità – mai del tutto scongiurata – che le chiese possano anch’esse contribuire all’inasprimento delle ostilità.

    Nelle intenzioni degli organizzatori, la Conferenza di Atene vuole essere anche un contributo che il network missionario del Cec offre alla realizzazione del “Decennio per vincere la violenza”. Questa campagna, lanciata nel 2001 a Berlino con lo scopo di impegnare le chiese nella ricerca della riconciliazione, della giustizia e della pace, proseguirà fino al 2010 e costituisce una delle iniziative di maggiore visibilità per il Consiglio ecumenico delle chiese.

    Secondo quanto ha dichiarato, il febbraio scorso, il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Cec, «il Decennio ha fornito a un numero sempre più grande di chiese un quadro per rispondere alla violenza in modo globale e per trovare nuovi mezzi per superarla». Nonostante ciò, in Italia l’iniziativa è praticamente sconosciuta, al pari del Cec che la promuove.

    Domande di fondo

    Trattandosi di una Conferenza ecumenica in prospettiva missionaria, si discuterà di missione ed evangelizzazione. Ci si chiederà che cosa significhi essere missionari nel mondo di oggi e quale missione sia richiesta alle chiese nel tempo attuale della globalizzazione.

    Le risposte a questi interrogativi si muoveranno entro la cornice tematica proposta dagli organizzatori, sintetizzabile in tre parole chiave: comunità, guarigione e riconciliazione. Con riferimento a queste coordinate, la missione verrà considerata soprattutto come un agire comunitario destinato a modificare la realtà. Raccolta e animata dallo Spirito, la comunità cristiana è chiamata a suscitare processi di trasformazione che incidano profondamente nella vita dei singoli e nella società, ad aprire percorsi di guarigione sia personale che sociale, a improntare metodi di riconciliazione e di ricomposizione delle spaccature e delle disarmonie… La convinzione è che l’accoglienza del vangelo apre alla comunione umanizzante del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

    Naturalmente, lo stile e gli accenti della missione dipendono dal contesto sociale, economico e culturale in cui questa si svolge. In tal senso, uno dei documenti preparatori in vista della Conferenza indica il fenomeno della globalizzazione come lo sfondo contro cui si colloca oggi l’azione evangelizzatrice delle chiese. Lo sviluppo della tecnologia e delle strategie di comunicazione, la «liberalizzazione crescente dell’economia, caratterizzata dal flusso illimitato di capitali che si muovono nel mondo intero alla ricerca del massimo profitto a breve termine», il crescente divario tra Nord e Sud, il disorientamento diffuso che caratterizza la nostra epoca e, infine, la tendenza all’individualismo e alla frammentazione, non possono non condizionare la missione, che appare chiamata a ripensare sé stessa.

    In questo scenario, sarà interessante vedere come si muoveranno le varie chiese cristiane. Quali risposte offriranno alle sfide poste dalla società contemporanea? Quali punti di incontro sarà possibile trovare tra denominazioni che, in campo missionario, hanno posizioni e atteggiamenti così diversi?

    Interesse

    A essere direttamente interessati alla Conferenza dovrebbero essere, ovviamente, tutti coloro che operano nell’ambito missionario ed ecumenico. Contrariamente a ciò che molti pensano, missione ed ecumenismo non sono paradigmi contrapposti e fra loro incompatibili. Non è vera, infatti, l’antitesi secondo cui o si annuncia o si dialoga, cioè, o si porta agli altri la verità con zelo missionario oppure la si cerca umilmente insieme.

    La storia insegna che la sensibilità ecumenica è nata proprio all’interno del mondo missionario. L’avvenimento a cui solitamente si fa risalire la nascita del movimento ecumenico è la Conferenza missionaria di Edimburgo del 1910. In quell’occasione, le principali società missionarie dell’area anglosassone si diedero appuntamento per cercare di rispondere insieme alla domanda che veniva loro frequentemente rivolta nelle terre di missione: «Perché parlate di un unico Cristo e vi presentate a noi così divisi?».

    Ma non sono solo gli addetti ai lavori ad avere motivi per guardare con interesse ad Atene. La Conferenza ha tutte le caratteristiche per imporsi all’attenzione del pubblico italiano, anche se non è affatto scontato che ciò avvenga.

    In Italia siamo abituati a percepire i non cattolici come sparute minoranze. Ad Atene si assisterà a un rovesciamento di prospettiva: venticinque cattolici in un mare di più di cinquecento cristiani, provenienti dalla Comunione anglicana, dalle chiese dell’Ortodossia e della Riforma, e dal vasto arcipelago delle realtà pentecostali ed evangeliche. Una situazione decisamente inedita per il contesto italiano.

    Un ulteriore motivo di interesse è dato dalla congiuntura che stiamo vivendo. Dopo il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, comincia ora per la chiesa cattolica una stagione diversa, che suscita domande e curiosità. Perciò, è possibile che la Conferenza di Atene si carichi di attese ulteriori rispetto agli scopi per cui è stata convocata. In quanto evento mondiale promosso dal Consiglio ecumenico delle chiese (organismo a cui la chiesa cattolica non aderisce), cui partecipa una delegazione cattolica ufficiale, questo incontro mondiale sulla missione può costituire un primo “banco di prova” per testare, a caldo, le intenzioni del nuovo Papa: che cosa pensa dell’ecumenismo? ignorerà l’appuntamento di Atene o gli darà risalto? prenderà posizioni nuove rispetto al predecessore?

    tratto da Nigrizia

  3. #3
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    Predefinito Missione, ad Atene la XIV Conferenza ecumenica

    Atene«In un tempo in cui gli Stati cercano di relegare la fede e i suoi valori morali e sociali nella sfera dell'agire privato, la Chiesa è chiamata a dare testimonianza dei valori del Regno». È un passaggio del discorso con cui ieri l'arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos ha aperto ad Atene la XIV Conferenza ecumenica mondiale sulla missione in programma sino al 16 maggio sul tema: «Vieni Spirito Santo, guarisci e riconcilia. - Chiamati in Cristo a essere comunità che guariscono e riconciliano».

    tratto da Avvenire.it

  4. #4
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    Predefinito note sulla conferenza di atene 2005

    Che cos’è una Conferenza Mondiale sulla missione?

    E’ uno spazio di incontro e di dialogo offerto dal CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE (C.E.C.) di Ginevra.

    In questo spazio circa 500 persone – giovani, donne e uomini impegnati sulle varie frontiere della testimonianza cristiana, responsabili di chiesa, teologi e studiosi di missiologia – si riuniscono per scambiarsi le esperienze e riflettere insieme su quali siano le priorità in ambito missionario e quale debba essere il futuro della testimonianza cristiana.

    Ogni otto anni – tra una Assemblea generale e l’altra – il C.E.C. convoca una Conferenza a livello mondiale dedicata al tema della Missione e dell’Evangelizzazione.

    Tale Conferenza è organizzata da una Commissione specifica, denominata in inglese Commission on World Mission and Evangelism (CWME).

    La prossima Conferenza di Atene
    La prossima Conferenza Mondiale sulla missione si terrà ad Atene dal 9 al 16 maggio 2005 (settimana di Pentecoste). Per la prima volta una Conferenza della CMWE si terrà in contesto ortodosso. Nelle intenzioni degli organizzatori questo evento è anche un contributo che il network missionario del C.E.C. offre alla realizzazione del Decennio per vincere la violenza (2001-2010).

    Il C.E.C. inviterà alla prossima conferenza mondiale sulla missione persone provenienti da tutti i continenti e dalle maggiori denominazioni cristiane. Gli inviti sono rivolti alle chiese che aderiscono al C.E.C. e alla Chiesa Cattolica Romana, come pure alle Chiese e realtà Pentecostali ed Evangelicali.

    Breve storia
    Fino ad oggi ci sono state 13 Conferenze di questo genere.

    La Conferenza 2005 fa seguito a quella convocata nel 1996 a Salvador de Bahía (Brasile) il cui tema era “Chiamati ad un’unica speranza – Il Vangelo nelle diverse culture”.

    Le precedenti conferenze si sono svolte a San Antonio – Texas (1989), Melbourne – Australia (1980), Bangkok – Thailandia (fine 1972-inizio 1973), Città del Messico (1963)… Risalendo indietro nel tempo ci si può in qualche modo collegare alla storica Conferenza di Edimburgo (1910).

    Tema di Atene 2005
    riconcilia – Chiamati in Cristo ad essere Comunità che guariscono e riconciliano. Il sottotitolo contiene tre parole-chiave (comunità, guarigione, riconciliazione) che rappresentano l’orizzonte della riflessione.

    Si discuterà di come essere comunità di riconciliazione e guarigione nel mondo di oggi, profondamente segnato dalla violenza; si cercherà di capire come essere “comunità alternative” nel tempo della globalizzazione; come rispondere in modo adeguato alla pandemia dell’AIDS che fa sentire i suoi effetti soprattutto in Africa; come offrire al mondo una testimonianza di pace a partire da un’esperienza di riconciliazione tra le chiese…

    La Commissione preparatoria ha fornito anche una sorta di “segnaletica” che fa da traccia ai lavori della Conferenza:

    1. Il problema dell’identità nei contesti plurali e mutevoli del mondo contemporaneo
    - missione e identità culturale
    - missione e identità religiosa

    2. I ministeri di guarigione e di riconciliazione in un mondo segnato dalla violenza
    - il ministero della guarigione in generale
    - la missione nell’era dell’HIV/AIDS
    - il ministero della riconciliazione in un mondo violento

    3. La ricerca di comunità alternative nel tempo della globalizzazione

    4. Essere una Chiesa missionaria ed evangelizzatrice

  5. #5
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    il sito ufficiale della conferenza ecumenica

    http://www.mission2005.org/index.php?id=528&L=

  6. #6
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    Invito a essere curiosi

    CONFERENZA DI ATENE E CHIESA CATTOLICA IN ITALIA

    05 MAG 2005 – Quale interesse riscuoterà in Italia la Conferenza ecumenica mondiale sulla missione? Se ne occuperanno soltanto gli “addetti ai lavori”, cioè i pochi (in percentuale) che si impegnano nell’ambito missionario ed ecumenico, o si registrerà un interesse più ampio con un certo coinvolgimento della pastorale ordinaria?

    La domanda non sembri inopportuna. Se è vero infatti che si tratta di una conferenza ecumenica, non è altrettanto vero che essa si rivolge agli specialisti dell’ecumenismo. Lo stesso si dica della missione: è una conferenza missionaria, ma i destinatari dell’evento non sono soltanto i missionari “ad extra” e “ad vitam”.

    Per come si presenta, la Conferenza di Atene è un evento di Chiese che si rivolge alle Chiese per favorire al loro interno una riflessione sui contenuti e sui modi dell’annuncio evangelico nel mondo di oggi.

    Questo compito, come è ovvio, investe l’agire della Chiesa a tutti i livelli. In questo senso, la domanda da sollevare è la seguente: che cosa può dire alla Chiesa italiana il tema e l’evento della Conferenza di Atene?

    Negli ultimi anni la CEI ha parlato frequentemente della “conversione missionaria” da imprimere alla pastorale ordinaria. Proprio un anno fa è stato pubblicato il documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Se questa è la direzione da seguire, la Conferenza di Atene costituisce un’efficace stimolo per esaminare, da nuove prospettive, la qualità missionaria delle nostre comunità.

    Per giunta, il tema della Conferenza – Vieni, Spirito Santo, guarisci e riconcilia! Chiamati in Cristo a essere comunità che guariscono e riconciliano – appare abbastanza inedito nel contesto cattolico italiano. Le nostre parrocchie non hanno familiarità col tema della guarigione, enfatizzato soprattutto in ambienti carismatici o devozionali. Più comune è la tematica della riconciliazione, anche se la riflessione si ferma spesso al piano teorico, senza suscitare una pedagogia concreta del fare pace all’interno delle comunità.

    Per tutte queste ragioni, c’è da augurarsi che la Conferenza di Atene non venga considerata un appuntamento “di settore”, rivolto a quanti si occupano di missione e di ecumenismo. Essa è piuttosto un’occasione offerta a tutti per riflettere su questioni che toccano da vicino ogni comunità cristiana. [GG]

    tratto da
    http://www.nabot.org/atene/lanat050505-1.html

  7. #7
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    Atene, arrivata la delegazione cattolica

    GIURANNA:«LA POLICROMIA DELLE CHIESE TROVI L'ARMONIA DELL'IRIDE»


    08 MAG 2005 - Già si respira il clima dell’incontro imminente. Le prime delegazioni stanno giungendo in Grecia per prendere parte alla Conferenza mondiale sulla missione; gli ospiti risiedono presso il Centro ricreativo Agios Andreas (Sant’Andrea), a 30 km da Atene, una struttura di proprietà del Ministero della difesa, con soldati di guardia all'ingresso e in servizio all'interno.

    Il Centro, dato alla Chiesa ortodossa di Grecia per ospitare la Conferenza, è un villaggio turistico con sbocco al mare, piccoli bungalows con due stanze; al centro, una piccola e graziosa chiesa ortodossa con area sacra all'aperto. Varie tende sono allestite all’esterno per ospitare i gruppi di studio.

    L'accoglienza dei delegati italiani, arrivati ieri, è stata calorosa: «Ci ha accolto un meraviglioso arcobaleno – racconta Giovanni Giuranna –: la speranza è che l'incontro sia davvero un momento in cui la policromia delle chiese trovi l'unità e l'armonia dei colori dell'iride».

    In mattinata, è stata celebrata una messa alle 11 presso la cattedrale cattolica di Atene, seguita da un buffet; a seguire, l’incontro dei delegati cattolici. Domani comincia la registrazione ufficiale dei delegati (oltre 500) e in serata avrà inizio la Conferenza vera e propria.

    tratto da
    http://www.nabot.org/atene/lanat050508-1.html

  8. #8
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    DA BAHIA AD ATENE: RICORDI E SUGGERIMENTI DI MONS. FITZGERALD


    10 MAG 2005 - Mentre la Conferenza di Atene sta per entrare nel vivo, abbiamo incontrato mons. Michael Fitzgerald, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che sette anni fa era a capo della delegazione cattolica, durante la precedente edizione della Conferenza, tenutasi a Salvador de Bahia, in Brasile.

    Monsignore, quali ricordi conserva dei giorni della Conferenza di Salvador de Bahia? Quali valutazioni ne può trarre?
    «Avevamo innanzitutto cercato di tener conto del contesto brasiliano. C’era stata una presa in carico delle tradizioni religiose dell’America Latina, che non sono solo cristiane. Il fatto che mi è rimasto più impresso è un atto simbolico: alla Conferenza c’erano molti afroamericani, e si decise di dedicare una giornata alla preghiera silenziosa personale nel luogo in cui, a Bahia, un tempo sbarcavano gli schiavi. Durante una cerimonia, gli africani portarono agli afroamericani una pietra proveniente dal celebre fortino del Ghana, la prima tappa obbligata per chi finiva nella tratta degli schiavi. È stato un gesto forte: senza parole ha implicitamente riconosciuto una parte di responsabilità anche agli africani che collaborarono alla tratta. Una bella idea, perché questa comunione di sofferenza è stata recepita dai presenti, insieme con la volontà di andare avanti: nella missione non si può fare astrazione del problema della giustizia, servono segni concreti».

    Cosa pensa del tema scelto quest’anno, “guarigione e riconciliazione”?
    «Che su questo c’è molto da fare! Innanzitutto, bisogna cercare di capirsi sul senso della missione: infatti, si creano problemi quando il messaggio è proclamato in un modo che non rispetta la cultura locale e provoca conflitti. Un esempio concreto è lo Sri Lanka, dove sono state bruciate delle chiese a causa della predicazione di alcuni cristiani che non mostravano rispetto per il buddhismo. Esiste poi una riconciliazione da fare tra i cristiani, anch’essa basata sul rispetto. Anche ad Atene, ritengo che i momenti forti non saranno i grandi discorsi, ma le riflessioni a piccoli gruppi sulle Scritture, cioè quando si condividerà la Parola che ci unisce. Può essere uno stimolo per cercare l’unità».

    Come si costruisce, questa unità? In che direzione?
    «Non ci si deve accontentare di una unità facile: quella vera è un’unità di fede che permette di giungere ad una comunione profonda. Non si tratta di togliere le differenze di tradizioni, riti, preghiere, teologie, ma di avere la stessa fede. Di certo, la Conferenza di Atene sarà una grande ricchezza per i partecipanti, che poi potranno vivere ancora quello spirito, rientrando nelle loro realtà quotidiane». [GIUSY BAIONI]

    tratto da
    http://www.nabot.org/atene/lanat050510-1.html

  9. #9
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    home groups, pneumatologia e presenze nuove, dai carismatici ai pentecostali


    10 MAG 2005 - Il programma della XIV Conferenza mondiale sulla missione prevede ogni giorno lo stesso modulo: ore 7.15 colazione, ore 8.15 home groups (lectio divina), ore 10 culto interconfessionale, ore 10.30 pausa caffé/the, ore 11.00 conferenza plenaria, ore 12.30 pranzo (in due turni) e tempo libero, ore 14.30 sinaxeis, ore 16 pausa caffé/the, ore 16.30 sinaxeis, ore 18.15 preghiera della sera, ore 19.00 cena (in due turni), ore 20.30 home groups.

    La prima novità rispetto alle edizioni precedenti è costituita dagli home groups (gruppi fissi per tutta la settimana, una sorta di famiglia interconfessionale e multiculturale). Si ritrovano due volte al giorno, mattina e sera, per un’esperienza di condivisione fraterna intorno alla Parola di Dio. Quest’anno, per la prima volta, al posto dello studio biblico in forma assembleare viene proposta la Lectio Divina, cioè un ascolto orante della Parola in piccoli gruppi. Gli organizzatori hanno sottolineato l’importanza di non trasformare questo momento in uno scambio di idee o in una discussione sterile.

    Una seconda novità è rappresentata dal tema, che presenta queste sottolineature: un’accentuazione pneumatologica (cioè sul ruolo attivo dello Spirito Santo nella missione), poi l’attenzione alla dimensione ecclesiologica (come le comunità cristiane vivono la missione) e, infine, le due tematiche in evidenza (riconciliazione e guarigione).

    Un terzo elemento degno di nota è la qualità delle presenze: come abbiamo più volte ricordato, quella di Atene verrà ricordata coma la Conferenza Missionaria più ‘inclusiva’ in quanto vi prendono parte non solo numerose chiese tradizionalmente legate al CEC di Ginevra, ma anche le chiese dell’area carismatica e pentecostale, in grande espansione nel mondo contemporaneo, e la chiesa cattolica romana con una delegazione più ampia che in passato.

    Infine, il luogo: le chiese ortodosse hanno aderito fin dall’inizio al CEC, ma finora non avevano mai ospitato una conferenza missionaria. Lungi dall’essere un particolare di cronaca o un fatto puramente geografico, questo fatto riveste in realtà un’importanza notevole. [GG]

    tratto da
    http://www.nabot.org/atene/lanat050510-2.html

  10. #10
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    xiv conferenza mondiale sulla missionestamane il ‘culto di apertura’

    10 MAG 2005 - Dopo la giornata di ieri, interamente dedicata alla registrazione dei partecipanti, oggi ha inizio in modo solenne la XIV Conferenza ecumenica sulla missione.

    Alle ore 10 ha avuto inizio il ‘culto di apertura’, con una processione sulla spiaggia e l’accoglienza, al suono dei tamburi africani, di una grande croce di legno proveniente da Gerusalemme. Il gesto si carica di vari significati: vuole essere un segno di riconciliazione che arriva da una terra assetata di pace; è un ricordo dell’arrivo via mare del vangelo in terra europea, attraverso san Paolo che per primo portò in Europa l’annuncio di Gesù (che, va detto, non era un europeo); infine, il richiamo al cuore del cristianesimo, che trova la propria sintesi nel mistero della croce (2scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani”): la missione della/e chiesa/e non deve in nessun modo “rendere vana la croce di Cristo”. In essa, i credenti trovano realizzata la piena riconciliazione e guarigione del genere umano.

    Dopo la suggestiva celebrazione sulla riva del mare, il programma prevede la prima plenaria sul tema “Vieni, Spirito Santo, guarisci e riconcilia”.

    La moderatrice della Conferenza, Ruth Bottoms (ministro ordinato della Unione Battista della Gran Bretagna) pronuncerà un saluto. Il benvenuto ad Atene sarà dato dall’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Christodoulos. Dopo di lui interverrà il segretario generale del CEC, il pastore metodista keniano Samuel Kobia.

    Terminati i saluti introduttivi, la conferenza entra nel vivo mettendo a fuoco il tema principale, pneumatologia e missione, con due interventi che presentano prospettive diverse: prenderanno la parola Kirsteen Kim, professore onorario all’Università di Birmingham (UK) e Wonsuk Ma, missionario e teologo coreano pentecostale che vive nelle Filippine. [GG]

    tratto da http://www.nabot.org/atene/lanat050510-3.html

 

 
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