Istat: Pil del 1° trimestre in calo dello 0,5% Per l'istituto di statistica inoltre a produzione industriale arretra ancora, flessione del 5,2% annua. In discesa i beni di consumo
(Ansa)
ROMA - Ora è recessione. L'Istat ha reso noto un calo dello 0,5% del Pil nel primo trimestre di quest'anno, mentre nell'ultimo del 2004 il calo era stato dello 0,4%.A livello annuo l'Istat stima che la flessione sarà dello 0,2%. Dati preoccupanti che il ministro Siniscalco commenta così: «Serve uno sforzo forte e serio da parte di tutti per attuare il programma di governo, perché il dato negativo del Pil costituisce un problema comune». Quindi - conclude Siniscalco - serve il «realismo» e non le «polemiche».
PIL - Il risultato congiunturale del Pil è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura e dell'industria e di una sostanziale stazionarietà del servizi, sottolinea l'Istat precisando che «il primo trimestre del 2005 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre 2004». Il -0,5% registrato dal Pil nel primo trimestre 2005 rappresenta il calo più ampio dal quarto trimestre del 1998, che si era chiuso con un -0,5%. È la prima volta dal 2003 che si registrano due flessioni congiunturali negative consecutive: il primo e il secondo trimestre del 2003 si chiusero infatti rispettivamente con un -0,2%, mentre il quarto trimestre 2004 ed il primo 2005 hanno registrato cali rispettivamente pari al -0,4% ed al -0,5%. La flessione tendenziale del -0,2%, invece, è confrontabile con il -0,1% registrato dal Pil nel primo trimestre del 2002, anche se per trovare una variazione negativa più ampia bisogna risalire al primo trimestre del 1997, quando si registrò un -0,7%. Interpellati al riguardo, comunque, i tecnici dell'Istat hanno spiegato che il -0,2% tendenziale del primo trimestre 2005 non è «confrontabile a livello economico» con il -0,7% del '97. Nei primi tre mesi del 2005 il Pil è cresciuto in termini congiunturali dell'1% in Germania, dello 0,8% negli Stati Uniti e dello 0,6% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si legge nel comunicato dell'Istat, il Pil è cresciuto del 3,6% negli Stati Uniti, del 2,8% nel Regno Uniti e dell'1,1% in Germania.
PRODUZIONE - Nuova pesante contrazione anche per la produzione industriale italiana, che a marzo ha registrato il terzo calo consecutivo su base annua, con un -5,2% che è il peggiore fin da ottobre 2004. Tra febbraio e marzo la produzione è diminuita dello 0,6%. Lo comunica l'Istat, precisando che la flessione su base annua risente di un giorno lavorativo in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, il dato corretto per il giorni lavorativi registra infatti una contrazione del 2,9%. Sul punto è arrivata anche un'analisi dell'Unione Europea sulla nostra struttura industriale: uno studio della direzione affari economici e finanziari spiega che «contrariamente a Francia e Germania, la specializzazione produttiva dell'iIalia non è significativamente cambiata negli ultimi decenni», il ciclo procede per «inerzia» danneggiato da «bassi livelli di investimento in ricerca e sviluppo, basso capitale umano, scarsa concorrenza». Dal 2001 il settore manifatturiero è risultato «immobile» in controtendenza rispetto «al resto d'europa».
da www.corriere.it




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