Fumata bianca per la nomina del Segretario Generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa): lunedì 2 maggio è stato eletto alla massima carica il cileno Josè Miguel Insulza con 31 voti a favore, una scheda bianca (Perù) e due astensioni (Messico e Bolivia).
Socialista, 62 anni, Ministro dell’Interno del Governo Lagos (carica equivalente alla Vice Presidenza), Insulza è stato appoggiato fin dall’inizio da tutti i governi progressisti della regione.
Il suo sfidante Luis Ernesto Derbez, Ministro degli Esteri del Messico e candidato degli Stati Uniti d’America, aveva ritirato a sorpresa la sua candidatura venerdì 29 aprile lasciando il campo libero alla guida dell’Organizzazione ad uno dei membri più autorevoli della Concertaciòn cilena.
La notizia non è di poco conto se si considera che è la prima volta in trenta anni che a guidare i 34 stati dell’Osa (tutti i paesi del continente, fuorché Cuba) sarà il candidato inizialmente “non favorito” dagli Usa.
Tra l’altro che la partita non fosse delle più facile lo si era capito fin dall’11 aprile quando i due sfidanti al ballottaggio avevano riportato in ben 5 votazioni la parità, 17 a 17, facendo optare per un nuovo giro di consultazioni e per la data del 2 maggio per una nuova conta.
A sorpresa il 29 aprile arrivava il ritiro da parte del Governo messicano del proprio candidato, concordato, si dice, con gli Stati Uniti nella persona del Segretario di Stato Condoleeza Rice, in viaggio in quei giorni nell’America latina. Due i presunti motivi della rinuncia: la perdita del voto di alcuni paesi che avevano in un primo tempo appoggiato il candidato degli Stati Uniti (tra i quali il Governo del Paraguay sulla cui scelta finale pare che non poca responsabilità sia da attribuire alle pressioni del Presidente del Brasile Lula) e i contrasti sulla risoluzione di condanna a Cuba pronunciata come ogni anno dalla Commissione Onu per i diritti umani di Ginevra, risoluzione votata dal Messico e che avrebbe alienato al candidato di quel Paese gli ultimi consensi.
Insulza, avvocato e Capo di Gabinetto della Presidenza del Cile prima di essere nominato Ministro degli Interni, esiliato per più di dieci anni in Messico ed in Italia durante gli anni della dittatura di Pinochet, ha fatto subito sapere che la sua vittoria non deve essere considerata una sconfitta degli Usa. Tuttavia, non si può negare che questa volta la strategia di Washington di imporre un candidato “amico” abbia trovato una ferma e tenace resistenza da parte dei governi progressisti dell’America latina e abbia costretto la diplomazia statunitense ad una imprevista marcia indietro. Se a questo episodio sommiamo la difficoltà nell’imporre l’adesione al progetto dell’Alca (il trattato di libero commercio delle Americhe) che avrebbe dovuto partire nel gennaio 2005 e che sta invece naufragando sotto i colpi dei governi “di sinistra” della regione e gli screzi con il Brasile sulla riforma della Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, allora parlare di declino di un certo modello nel subcontinente non sembra affrettato.
D’altra parte l’Osa, concepita come parte del progetto nordamericano di creare un nuovo ordine internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale e finanziata per il 60% da contributi provenienti da Washington, negli ultimi anni ha tradito molte delle aspettative originarie, dimostrandosi spesso inefficace nella risoluzione delle controversie fra gli stati e nella tutela e protezione dei diritti umani. In una situazione di perdita di prestigio e di credibilità non stupisce che la prima dichiarazione di intenti del nuovo Segretario Generale sia stata diretta a riaffermare “il rafforzamento, la protezione e la promozione della democrazia nell’emisfero”.
Nel suo breve discorso di investitura il neo eletto Insulza ha riconosciuto la crisi di legittimità in cui versa l’Organizzazione e ha ribadito la sua volontà di rilanciarne ruolo politico e capacità di azione nel continente. Nel suo progetto, la Osa dovrà costituire uno “spazio di espressione e di mobilitazione di tutti gli Stati membri e delle società che rappresentano” e dovrà “promuovere i diritti umani, civili e politici, economici e sociali, insieme ad uno sviluppo equo e alla sicurezza del continente”.
Entusiastici i commenti dei diplomatici latinoamericani. Uno fra tutti quello di Celso Amorin, Ministro degli Esteri del Brasile, grande sponsor di Insulza, che ne ha elogiato la forza morale e l’indipendenza parlando della sua elezione a Segretario Generale come di un grande risultato.
La sfida comincia adesso: se è vero che è il profilo politico del Segretario Generale a determinare la capacità della Osa di incidere a livello continentale, è lecito aspettarsi da una personalità di tale statura, competenza e rigore un rilancio del multilateralismo dopo anni di controllo diplomatico statunitense sull’area. "
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