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    Predefinito Centro-Destra verso il Partito Unico

    Dalle nebbie della crisi all'intuizione del partito unico

    di Pierluigi Mennitti


    Non ci pare che vi sia molto da salvare nella travagliata vicenda post-elettorale della Casa delle Libertà. Il nuovo governo che ha appena ottenuto la fiducia di Camera e Senato si ripresenta agli elettori sostanzialmente identico al precedente. Poche novità negli uomini al livello ministeriale, con alcuni cambi tra gli esponenti tecnici che, secondo la maggioranza ne aumentano lo spessore politico, secondo l’opposizione accontentano puri appetiti di partito. Maggiori sono le novità al livello dei sottosegretariati: ma qui il Berlusconi-tre ci offre il poco invidiabile record dei “partecipanti”, una carica di sottogovernatori che appaga la visibilità di uomini e simboli e appesantisce la macchina amministrativa.

    Il presidente del Consiglio ha rimodulato l’agenda governativa, evidenziando la priorità dell’anno pre-elettorale in maggiori sostegni al Mezzogiorno, alle famiglie e alle imprese.

    Un programma minimo mirato a restituire fiducia e rassicurazioni ad un paese, e soprattutto a un ceto medio, spaventato dalla lunga crisi economica.

    Le grandi riforme, che toccano privilegi consolidati e che andavano realizzate nei primi anni della legislatura, sono accantonate, a parte quelle in dirittura d’arrivo.

    Tra queste la devolution, che però è prevedibile sarà ancora un terreno di scontro tra i diversi partiti. Insomma, nessuno è uscito bene dal logorio della crisi, sviluppatasi secondo i binari e i riti della prima Repubblica.

    In tre settimane, Berlusconi ha consumato lo smalto della sua leadership, Fini s’è ritrovato un partito lacerato dalle scelte ministeriali e Follini, che pure ha ottenuto la fine del governo, si confronta con un nuovo esecutivo che ha Giulio Tremonti (cioè l’uomo che aveva silurato appena un anno fa) alla vice-presidenza.

    In più, il battagliero leader centrista dovrà scrollarsi di dosso quell’immagine da “signor no” che, alla lunga, può nuocergli in vista di successivi sviluppi, anche interni all’Udc stessa.

    Tutto male, dunque? Non resta che attendere la consunzione del Berlusconi-tre e consegnare, attraverso il passaggio elettorale, il paese ad una nuova stagione prodiana?

    Non è detto.

    Nelle nebbie della crisi, il premier Berlusconi ha lanciato una parola d’ordine che da qualche tempo circola con insistenza negli ambienti culturali di centro-destra: partito unico.

    E’ qui la svolta che può riaccendere gli entusiasmi nell’ambiente moderato, rimettere in moto l’elaborazione culturale e politica, ravvivare la passione dell’elettorato.

    Uscire dalla crisi con uno scatto d’orgoglio e un progetto sul quale indirizzare la strategia politica dei prossimi anni.

    Con Berlusconi, oltre Berlusconi e anche senza Berlusconi, se le vicende politiche condurranno a questo esito.

    Il partito unico delle libertà come sbocco politico dei moderati dopo il lungo decennio della leadership del Cavaliere.

    Apriamo dunque il dibattito, fornendo tre spunti di riflessione.

    Primo spunto: la struttura del partito. Guardiamo la scena da Washington. Che cosa hanno in comune il moderato John McCain o il falco Donald Rumsfeld, il tecno-conservatore Newt Gingrich o il libertarian John Reed, il paleo-conservatore Patrick Buchanan e il neocon Paul Wolfowitz, il texano George W. Bush o l’austro-californiano Arnold Schwarznegger? E cosa Condoleeza Rice e Jeb Bush, Rudolph Juliani e Dick Cheney? Un partito politico, il Grand Old Party, capace di accogliere nella grande mole dell’elefante – simbolo del partito – le cento anime che da sempre compongono l’universo dei conservatori americani. Guardiamo ora una scena simile da Roma. Cosa unisce il democristiano Marco Follini al nazionalista Gianfranco Fini, il federalista Umberto Bossi al liberista Antonio Martino, il socialista Gianni De Michelis al comunitarista Gianni Alemanno? E cosa Francesco Storace a Roberto Formigoni, Sandro Bondi a Roberto Maroni, Pierferdinando Casini a Giulio Tremonti? Un uomo, Silvio Berlusconi, che ha racchiuso in una leadership forte le cento e più anime che costituiscono il centrodestra italiano.

    Quello che negli Stati Uniti fa un partito, con le sue strutture, i suoi luoghi di confronto, i think tank e le riviste di dibattito culturale, l’articolazione sul territorio e nelle università, in Italia fa “un uomo solo al comando”. Silvio Berlusconi è stato, ed è tuttora, il centrodestra italiano. L’obiettivo, dunque, è di costruire tutto quello che negli Stati Uniti fa dei conservatori un partito: un processo lungo e complesso che va molto al di là del breve tempo che ci separa dalle elezioni del 2006.

    Il secondo spunto riguarda gli elettori del centrodestra che sembrano già comportarsi come se il partito unico ci sia. Cambiano voto all’interno della coalizione piuttosto che lasciarsi attirare dalle sirene del centrosinistra, rafforzano il fragile sistema bipolare italiano nonostante gli sforzi centrifughi dei partiti. Riconoscersi in un polo, a prescindere dai simboli che lo compongono, è molto più semplice per un elettore che per un politico del centrodestra. Motivo sufficiente per provare a ridurre questo divario, riavvicinando la politica agli elettori.

    Terzo spunto: il modello di riferimento. Si parla da più parti del partito popolare europeo. Se da un lato è comprensibile il raffronto con le realtà istituzionali del nostro Continente, dall’altro non sembra davvero l’esempio più beneagurante. L’Europa, e le sue espressioni partitiche non hanno di questi tempi un grande appeal e dimostrano in questi tempi tutta la cifra retorica e burocratica che le caratterizza. Il partito popolare europeo, lungi dal diventare il catalizzatore continentale di un rassemblemant liberal-conservatore, è rimasto un contenitore delle diverse esperienze politiche nazionali che trovano spazio negli organi direttivi secondo una logica non troppo dissimile da quella dell’italianissimo manuale Cencelli. Semmai un processo unificatore dovesse prender piede in Italia, sarebbe meglio guardare a modelli più vitali e dinamici come il partito repubblicano americano. Se il progetto è serio, guardiamo alle esperienze migliori.


  2. #2
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    L'energia che ordina il caos

    di Vittorio Mathieu

    In politica non c’è nulla di perfetto: dunque neppure un bipartitismo perfetto. Si avvicinano ad esso gli Stati Uniti, superando difficoltà che risalgono alla guerra civile; e se n’è allontanata la Gran Bretagna con la sostituzione dei laburisti ai Whigs; che, peraltro, in certi collegi possono ancora fungere da ago della bilancia.

    E in Italia?

    La legge elettorale maggioritaria perorata da Mario Segni nel 1993 sembrò un passo decisivo, ma uscì imperfetta e, alla fine, egli stesso fece di tutto per screditare la propria invenzione. Ora c’è chi vorrebbe ritornare al proporzionale, osservando che, grazie alle preferenze, l’elettore può meglio esercitare una scelta. Col maggioritario i candidati sono inevitabilmente scelti dai partiti, e anche nella quota proporzionale l’ordine di precedenza è prestabilito. E’ dubbio, però, che anche col proporzionale le scelte preferenziali restino polverizzate tra un’infinità di elettori: sono dettate piuttosto da gruppi di pressione.

    Entrambi gli schieramenti in questo momento sono protesi verso una forma unitaria, tuttora in bilico tra possibilità diverse: alleanza, confederazione, federazione o partito unico? Nel partito unico c’è un solo capo: i capi dei partitini non vedono ciò di buon occhio, in base al principio “meglio primo a Èze che secondo a Roma”. Lo sbarramento del 4 o 5 per cento può però spaventare alcuni. D’altro canto, se nel partito unico divengono determinanti le correnti, si è al punto di prima. L’ideale sarebbe un’alternanza a due nel tempo, tra due progetti a cui concorra il massimo numero di competitori. Questo perché la democrazia è fiducia nella legge dei grandi numeri, da cui si spera (illuministicamente) che esca il risultato meno cattivo, grazie ad una eliminazione darwiniana del più inadatto. Ciò che raggruppa e coagula la polverizzazione va contro quella speranza. Ma in qualsiasi elettorato i grandi numeri sono ancora piccoli e l’indipendenza reciproca dei singoli elettori è scarsa. I gruppi di pressione, politici o mediatici, sono determinanti.

    Nel linguaggio della fisica d’oggi, la democrazia (così come il mercato) può dirsi un “caos deterministico”. Una moltitudine di particelle in disordine, attraversata da una corrente di energia, si dispone automaticamente in ordine. Ma nelle elezioni le particelle sono poche, anche se sono milioni. E, soprattutto, occorre una corrente di energia, che le attraversi. Appunto a questo dovrebbe provvedere il partito unico, in alternativa a un altro partito unico. Questo problema altamente teorico è dubbio che sia capito dalla maggior parte dei politici. Alcuni però sono in grado di capirlo, e appunto perciò puntano sul partito unico. Ma per raggiungere il risultato occorre mettere in atto tutta una serie di accorgimenti e di astuzie che richiedono tempo. Non basta elaborare in qualche giorno un progetto a tavolino. La direzione su cui puntare è quella; ma sarebbe sprecare l’idea il subordinarla a una scadenza elettorale prossima, per quanto

  3. #3
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    In origine postato da antonio
    ma se le condizioni sono quelle poste oggi da bondi....che se la prende con fini e detta la linea per tutti come pensate di fare?
    tu preoccupati delle vostre pagliacciate, dovevate "unirvi" per stilare un programma comune e ancora non si sa ancora UN singolo vostro punto programmatico, avete aperto una Fabbrica, un Cantiere, un Bagno ed un Tinello, avete gente che quando va al governo si trasforma nel piu' fervente conservatore (D'Alema, Cofferati...) e possiamo andare avanti.

  4. #4
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    In origine postato da ItaloConservatore
    tu preoccupati delle vostre pagliacciate, dovevate "unirvi" per stilare un programma comune e ancora non si sa ancora UN singolo vostro punto programmatico, avete aperto una Fabbrica, un Cantiere, un Bagno ed un Tinello, avete gente che quando va al governo si trasforma nel piu' fervente conservatore (D'Alema, Cofferati...) e possiamo andare avanti.
    sarà, ma se si vota pure nel più piccolo consiglio di condominio, il csx vi fa il culo a strisce

  5. #5
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    sarà, ma se si vota pure nel più piccolo consiglio di condominio, il csx vi fa il culo a strisce
    draga-lewisky

    francamente la sua opinione lascia il tempo che trova... questa serie di sconfitte ha insegnato una cosa: non bisogna mai abbassare la guardia perchè l'oera mistificatoria perpetuata da voi comunisti è sempre pressante, tranquillo che anche nel 2006 il culo a strisce l'avrà qualcuno che sostieni calorosamente...
    Prodi al Governo è come Bin Laden all'antiterrorismo

  6. #6
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    In origine postato da antonio
    altro che opera mistificatoria...

    state mandando il Paese a rotoli...e parlate di opera mistificatoria...

    beninteso..a me va bene cosi'..che vi crogioliate nel vostro delirio persecutorio..perche' e' un ulteriore segno che avete perso irrimediabilmente il contatto con il Paese...

    siete stati sputtanati anche da bille' e montezemolo...oggi..due pericolosi sovversivi...

    e voi vi crogiolate nell'ottimismo cialtronesco del vostro cavalier patacca...
    tutto va bene madama la marchesa....

    e va bene..perche' prendete batoste su batoste...
    anche nelle vostre "roccaforti".....
    è vero la CDL sino a prima delle regionali aveva perso il contatto con l'elettorato e con il paese aggravato poi dalla pessima campagna elettorale di FI delle elezioni europee. Un anno è ancora lungo e per fortuna se ne sono accorti in tempo...
    ci sano dei forti cambiamenti in vista nella gestione della comunicazione della cdl ed in particolare di FI.

    vede Antonio mi stupisce che ha tirato in ballo Montezemolo...
    uno che ha finanziato la campagna elettorale dell'unione negli ultimi anni e ti dirò di +... si parla che proprio lui voglia sostituire Prodi all'ultimo momento con un suo delfino governatore...

    Non ti sei mai chiesto perchè Prodi ha avuto protezione a sinistra scontrandosi anche con D'Alema in quesi ultimi tempi?

    suluti prodo Antonio...

    p.s. dimenticavo come più volte ribadito si sa già di perdere anche Catania, da almeno un anno, quindi non ritornare settimana prossima a ribadire le solite sciocchezze delle batoste...

    p.p.s saluta Mastella
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  7. #7
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    In effetti è ora di partito unico.

    Con il 10% sarebbe assurdo continuaread averne 6
    .

  8. #8
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    In origine postato da Ragioniamo!
    In effetti è ora di partito unico.

    Con il 10% sarebbe assurdo continuaread averne 6
    .
    a lei piace sognare...

    Mi saluti mastella
    Prodi al Governo è come Bin Laden all'antiterrorismo

  9. #9
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    sarà, ma se si vota pure nel più piccolo consiglio di condominio, il csx vi fa il culo a strisce
    eh caro mio, hai ragione... d'altronde la gente non puo' vedervi all'opera per ora, altrimenti capirebbe di quante balle li avete riempiti e li state riempendo... per esempio... l'avete menata con la storia di quanto siete avanzati perche' fate le primarie... uh, dove sono finite? ma questo e' niente... visto che siamo in un regime televisivo berlusconiano... secondo te la gente sa che mentre alle vittoriose regionali vi siete presentati UNITI UNITI UNITI sotto l'UNIONE, quale buon auspicio anche per il 2006, e che una volta finita la festa gabbato il santo, ovvero in tutte le regioni da voi governate (quasi tutte!) ciascuno e' tornato per i fatti suoi?

    e possiamo dire che l'incredibile voltafaccia "ordine e legge" di Cofferati (veramente spassoso ieri sera il furibondo litigio tra lui e Giordano di Prc!) sia un prologo delle comiche prossime venture?

    cosi', tanto per sapere...

  10. #10
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    In origine postato da antonio
    lo saluterei volentieri se lo conoscessi...
    e gli farei i complimenti....sopratutto qui in sardegna si sta pappando FI...

    Come in tutta Italia, credo. Pare che ormai lo chiamino anche di notte per le richieste di asilo politico.

 

 
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