"Questa è una guerra condotta secondo logiche ottocentesche: anche Napoleone voleva esportare la rivoluzione. Finì con un'ondata controrivoluzionaria e con i patrioti spagnoli che scrivevano sui muri abbasso la libertà. Esportare la democrazia è un gioco molto pericoloso. Anche perché il modello Usa non è solo democrazia. Mi pare piuttosto un'occidentalizzazione forzata. Democrazia è infatti anche rispetto della legalità internazionale. Se la si calpesta, non si fa un favore alla democrazia. Quello che sta facendo l'amministrazione Bush non è mai accaduto nel dopoguerra e stabilisce un gravissimo precedente" (Massimo D'Alema, Ansa, 20 marzo 2003).
"Portare la democrazia in Iraq non poteva essere la ragione legittima della guerra perché non è prevista da nessuna regola internazionale che si possa esportare la democrazia con le armi. La democrazia non si può esportare con le bombe" (Massimo D'Alema, Ansa, 15 aprile 2003).
"Questa guerra, nata nella menzogna, portata avanti nel nome della lotta al terrorismo quando era evidente, e lo si è visto, che avrebbe alimentato il terrorismo, questa guerra voluta per esportare i nostri valori della libertà, della democrazia, si è conclusa nell'immagine della tortura" (Massimo D'Alema, 24 maggio 2004).
"L'idea dell'espansione della democrazia è giusta. Non è solo un grande obiettivo dei progressisti, ma deve essere il fondamento di una nuova sicurezza internazionale. Va ripensato un multilateralismo che non sia la condivisione dell'impotenza o l'accettazione dello status quo ma possa intervenire in difesa dei diritti umani e della democrazia" (Massimo D'Alema, Ansa, 3 maggio 2005).
"Dobbiamo impegnarci per una riforma delle istituzioni multilaterali, a partire dall'Onu. E per una ridefinizione del diritto internazionale, che ci consenta di chiarire su quali basi, dalla soppressione dei diritti fondamentali al genocidio, il ricorso all'uso della forza può essere legittimo" (Massimo D'Alema, la Repubblica, 6 maggio 2005).




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