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  1. #1
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    Predefinito Carol Wojtyla beato

    da corriere.it

    Accelerato l'iter come avvenne per Madre Teresa
    «Subito il processo per Wojtyla santo»

    Da Ratzinger il via alla causa di beatificazione voluta dalla piazza. L'annuncio nel giorno dell'attentato di Alì Agca


    ROMA - Papa Ratzinger ha ascoltato la «piazza» che chiedeva a gran voce: Wojtyla santo subito. E così è stato. Venerdì mattina, a sorpresa, Benedetto XVI, nella sua visita al Palazzo del Laterano per l'incontro con il clero romano, ha annunciato che la causa di beatificazione del Papa polacco scomparso il 2 aprile avrà un iter accelerato.
    In genere la Chiesa, prudentissima, attende almeno cinque anni dalla morte del servo di Dio. Ma stavolta, come è avvenuto per Madre Teresa - anch'essa santa a furor di popolo - verrà fatta una eccezione straordinaria.

    Papa Ratzinger alla fine del discorso che ha rivolto ai parroci romani ha comunicato: «Voglio darvi una notizia che sicuramente vi darà grande piacere». Il cardinale Camillo Ruini, accanto a lui, sorrideva soddisfatto. A quel punto ha iniziato a leggere un documento in latino col quale la Chiesa dà l’avvio alla procedura che porterà all'onore degli altari Papa Wojtyla. Un lungo, commosso applauso è subito scattato nel clero romano, tutti in piedi in segno di devozione e ringraziamento per Benedetto XVI che ha autorizzato l'avvio della causa.

    L'annuncio è stato fatto in un giorno davvero simbolico: il 13 maggio è la festa della Madonna di Fatima, momento liturgico tanto caro al Pontefice scomparso ma anche giorno in cui nel 1981 Wojtyla subì l'attentato in piazza San Pietro per mano del terrorista turco Alì Agca.
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  2. #2
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    bellissimo quando il Papa ha detto di notare una buona conoscenza del latino da parte degli ascoltatori...

  3. #3
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    Instante Em.mo ac Rev.mo Domino D. Camillo S.R.E. Cardinali Ruini, Vicario Generali Suae Sanctitatis pro Dioecesi Romana, Summus Pontifex BENEDICTUS XVI, attentis peculiaribus expositis adiunctis, in audentia eidem Cardinali Vicario Generali die 28 mensis Aprilis huius anni 2005 concessa, dispensavit a tempore quinque annorum exspectationis post mortem Servi Dei Ioannis Pauli II (Caroli Wojtyla), Summi Pontificis, ita ut causa Beatificationis et Canonizationis eiusdem Servi Dei statim incipi posset. Contrariis non obstantibus quibuslibet.

    Datum Romae, ex aedibus huius Congregationis de Causis Sanctorum, die 9 mensis Maii A.D. 2005.

    Iosephus Card. Saraiva Martins

    Praefectus

    Eduardus Nowak

    Archiepiscopus tit. Lunensis

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  4. #4
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    Accelerato l'iter come avvenne per Madre Teresa «Subito il processo per Wojtyla santo»

    Da Ratzinger il via alla causa di beatificazione voluta dalla piazza.

    L'americano Levada nuovo prefetto della Congregazione della Fede.



    ROMA - Papa Ratzinger ha ascoltato la «piazza» che chiedeva a gran voce: Wojtyla santo subito. E così è stato. Venerdì mattina, a sorpresa, Benedetto XVI, nella sua visita al Palazzo del Laterano per l'incontro con il clero romano, ha annunciato che la causa di beatificazione del Papa polacco scomparso il 2 aprile avrà un iter accelerato.
    In genere la Chiesa, prudentissima, attende almeno cinque anni dalla morte del servo di Dio. Ma stavolta, come è avvenuto per Madre Teresa - anch'essa santa a furor di popolo - verrà fatta una eccezione straordinaria.

    Papa Ratzinger alla fine del discorso che ha rivolto ai parroci romani ha comunicato: «Voglio darvi una notizia che sicuramente vi darà grande piacere». Il cardinale Camillo Ruini, accanto a lui, sorrideva soddisfatto. A quel punto ha iniziato a leggere un documento in latino col quale la Chiesa dà l’avvio alla procedura che porterà all'onore degli altari Papa Wojtyla. Un lungo, commosso applauso è subito scattato nel clero romano, tutti in piedi in segno di devozione e ringraziamento per Benedetto XVI che ha autorizzato l'avvio della causa.


    L'annuncio è stato fatto in un giorno davvero simbolico: il 13 maggio è la festa della Madonna di Fatima, momento liturgico tanto caro al Pontefice scomparso ma anche giorno in cui nel 1981 Wojtyla subì l'attentato in piazza San Pietro per mano del terrorista turco Alì Agca.
    Intanto è stato ufficializzato che sarà monsignor William Joseph Levada, arcivescovo di San Francisco, il nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Succede proprio a Joseph Ratzinger, che ha provveduto alla nomina del proprio successore alla testa della Congregazione. Il nome di Levada circolava già da alcuni giorni come il favorito numero uno per l'importante incarico nella Curia Romana.
    13 maggio 2005

    Corriere.it

  5. #5
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    GIOVANNI PAOLO II: L’ANNUNCIO DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE NEL GIORNO DELLA MEMORIA DELLA MADONNA DI FATIMA E DELL’ATTENTATO DEL 1981


    La causa per la beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II comincerà subito. Lo ha annunciato questa mattina Benedetto XVI, nel corso dell’udienza al clero romano nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il Papa, alla fine del discorso ai sacerdoti della diocesi di Roma, ha letto il “rescritto” della Congregazione per le cause dei Santi in cui tra l’altro si legge che Benedetto XVI, “considerate le peculiari circostanze esposte, nell’udienza concessa al cardinale vicario generale (Camillo Ruini, ndr) il giorno 28 del mese di aprile di questo anno 2005, ha dispensato dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte del Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), Sommo Pontefice, cosicché la causa di Beatificazione e Canonizzazione del medesimo Servo di Dio possa avere subito inizio. Nonostante qualsiasi cosa in contrario”. L’annuncio è stato fatto in un giorno simbolico: il 13 maggio, infatti,la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Fatima, momento liturgico caro a Wojtyla; ma il 13 maggio è anche il giorno in cui nel 1981 Giovanni Paolo II subì l’attentato in piazza San Pietro.


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  6. #6
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    Vox populi, vox Dei: inizia subito processo di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II

    di Francesco Silvestri/ 14/05/2005

    Grande gioia e festa in tutto il mondo per l'annuncio, dato ieri da Benedetto XVI, dell'inizio immediato del processo di beatificazione e canonizzazione del suo predecessore Papa Giovanni Paolo II senza aspettare i cinque anni dalla morte.




    In 25 giorni di pontificato, Benedetto XVI ha già dimostrato di andare dritto al cuore delle questioni, senza troppi fronzoli. Ha subito confermato tutti i capi dei Dicasteri della Curia Romana, ha formalizzato la nomina del card. Sodano a nuovo Decano del Collegio Cardinalizio ed ha subito trovato i suoi successori per gli incarichi che ha lasciato con l'elezione a sommo pontefice: il card. Francis Arinze lo sostituisce come cardinale-vescovo della sede suburbicaria di Velletri-Segni, mentre mons. Levada lo sostituisce come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, un incarico questo che Giovanni Paolo II gli aveva affidato ininterrottamente dal 25 novembre 1981.

    Ma nonostante questa evidente predisposizione ad agire bene e velocemente nessuno avrebbe forse mai immaginato che Papa Ratzinger a soli 25 giorni dall'inizio del suo pontificato prendesse già la decisione (che comunque era quasi scontata) di concedere la dispensa affinché il processo di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Giovanni Paolo II potesse iniziare immediatamente senza attendere i cinque anni dalla morte come prevede il codice di diritto canonico. Una velocità che ha sorpreso tutti, ma che si può ben spiegare con le parole dello stesso card. José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, che ha firmato l'annuncio della dispensa concessa dal papa: "Vox populi, vox Dei. Benedetto XVI ha avuto presente che la voce del popolo è la voce di Dio e quando il popolo considera Santa una persona vuol dire che quella persona è davvero, veramente, Santa - ha detto il porporato - Naturalmente si deve tenere conto che viviamo in un mondo mediale, nel senso positivo del termine. E questo, certamente, ha aumentato ancora di più la corale manifestazione della santità di Giovanni Paolo II presso i fedeli di tutto il mondo".

    "Il fatto che Benedetto XVI abbia dato 'luce verde' all'avvio della causa - ha detto il card. Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della Salute e presidente della fondazione del 'Buon Samaritano' - non significa ancora una beatificazione e canonizzazione certa. Sicuramente siamo tutti contenti della dispensa dai 5 anni canonici concessa dal Papa, ma questo significa che si può avviare il primo processo diocesano. Infatti solo dopo il processo la questione passerà al vaglio della Congregazione per le cause dei Santi. Solo il Signore potrà poi valutare se le virtù eroiche stabilite dalla consulta diocesana siano da giudicare tali. Si avvia, quindi uno studio molto serio anche sui fatti di guarigione, per valutare se veramente non sono spiegabili dalle attuali, ma anche future, frontiere della scienza".

    "Tutti lo aspettavano, tutti lo chiedevano. La decisione del Santo Padre è una risposta a una richiesta popolare molto diffusa" - ha detto l'arcivescovo di Milano, card. Dionigi Tettamanzi. ''Era una domanda sospesa già durante la sede vacante: una norma della Chiesa dispone che siano passati cinque anni prima dell'inizio del processo, ma si tratta di una legge ecclesiastica che può essere superata dal Santo Padre. Ora inizierà il processo, e i tempi saranno quelli necessari per l'analisi della figura, lo spoglio dei fatti, delle notizie, degli scritti. La nostra speranza è che questo cammino si concluda positivamente e in fretta".

    ''La notizia che il Santo Padre Benedetto XVI ha deciso di avviare subito il processo di beatificazione di Giovanni Paolo II non può che rallegrami, considerata la significativa testimonianza cristiana del Papa, che diversi hanno definito 'magno' e che già durante le esequie era stato acclamato dalla folla 'santo subito'" - ha detto il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, mons. Luigi Antonio Cantafora. "Questo è solo il primo passo, lo Spirito Santo che guida la sua chiesa, continuerà ad assistere e guidare il Santo Padre, perché discerna sempre ciò che è bene per la Chiesa intera. E di questo non possiamo che gioire".

    "La richiesta del popolo di Dio era stata così chiara, così pressante, così universale e così spontanea, che il Papa non poteva non tenerne conto" - ha affermato l'arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni. Papa Ratzinger ''era un collaboratore così vicino a Giovanni Paolo II, che quello che il popolo di Dio ha chiesto lui l'ha constatato personalmente".

    "Credo che la santità di Giovanni Paolo II, del nostro Papa defunto, sia chiara, lampante limpida. L'avvio della causa di beatificazione è una cosa meravigliosa. Tutti saranno consenzienti", ha detto il vescovo dei Oristano, mons. Piergiuliano Tiddia. "Giovanni Paolo II era santo. Certi atteggiamenti, in particolare davanti alla sofferenza e al dolore lo testimoniano chiaramente. La lucidità di fede in quei momenti non si improvvisa, testimonia la sua santità".

    "Credo che il Santo Padre abbia fatto bene a raccogliere il 'sentire' di tanti fedeli, che fin da subito avevano chiesto la beatificazione di Giovanni Paolo II. Ora c'é tutto il tempo per raccogliere i documenti e verificare se si trattava soltanto di una situazione legata all'emotività del momento, e se per davvero questa volta 'vox populi, vox dei'", ha detto Padre Domenico Carminati, rettore della Basilica Pontificia di Sant'Antonio di Padova. "Penso infatti che sia una cosa positiva non attendere i cinque anni per l'avvio delle verifiche, e se il Papa ha deciso così vuol dire che ha 'buoni segni' per farlo... anche perché, appunto la causa di beatificazione durerà comunque qualche anno".

    "Ciò che è accaduto oggi... è una conferma di qualcosa che a volte dimentichiamo quando valutiamo il Pontificato: non darebbe così tanti frutti se non fosse per la santità di Giovanni Paolo II", ha dichiarato alla radio polacca il portavoce della Conferenza Episcopale Polacco e Vescovo Ausiliare di Katowice, mons. Piotr Libera, che ha voluto sottolineare come l'annuncio sia stato dato il 13 maggio, ossia nel 24mo anniversario dell'attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro.

    Molte altre espressioni di gioia e felicità per la decisione di Papa Benedetto XVI sono arrivate da ogni parte del mondo, da ogni comunità diocesana, da ogni congregazione religiosa, dai rappresentanti delle istituzioni civili, dai portavoce dei movimenti cattolici. I momenti di gioia più intensi si sono vissuti ovviamente in Polonia dove oggi erano già stati organizzati diversi momenti per ricordare il 24esimo anniversario dall'attentato a Giovanni Paolo II e la festa liturgica della Vergine di Fatima.


    korazym.org

  7. #7
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  9. #9
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    SI AVRA’ MOLTO PRESTO L’APERTURA UFFICIALE DEL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE PER GIOVANNI PAOLO II: L’ANNUNCIO DI BENEDETTO XVI NEL GIORNO DELLA SUA UDIENZA AL CLERO ROMANO E DELLA PRESA DI POSSESSO DELL’APPARTAMENTO PONTIFICIO IN LATERANO. IL PAPA HA RIFLETTUTTO SUL SIGNIFICATO E LA MISSIONE DEL SACERDOZIO, RISPONDENDO ALLE DOMANDE DEI PARROCI ROMANI

    - Servizio di Alessandro De Carolis -



    Benedetto XVI “ha dispensato dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte del Servo di Dio Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), Sommo Pontefice, cosicché la causa di Beatificazione e Canonizzazione del medesimo Servo di Dio possa avere subito inizio”. Sono queste le parole, pronunciate in latino, con le quali il Papa ha dato questa mattina un annuncio atteso da milioni di fedeli in tutta la Chiesa. L’annuncio di Benedetto XVI è stato dato all’interno della Basilica Lateranense, durante l’incontro con il clero romano. Il racconto dell’evento nel servizio di Alessandro De Carolis:



    **********

    “Summus Pontifex Benedictus XVI (…) dispensavit a tempore quinque annorum exspectationis post mortem Servi Dei Ioannis Pauli II (Caroli Wojtyla), Summi Pontificis, ita ut causa Beatificationis et Canonizationis eiusdem Servi Dei statim incipi posset.



    (applausi)



    E’ velata dalla formula in latino ma scatena subito un commosso entusiasmo la grande notizia che coglie di sorpresa la Chiesa universale e il mondo: Giovanni Paolo II sarà presto Beato. E’ lo stesso Benedetto XVI, sfoggiando un sorriso emozionato, ad annunciare la deroga al Canone, che – ad appena 42 giorni dalla morte di Papa Wojtyla – risponde in sostanza a quel grido partito dal cuore di Piazza San Pietro l’8 aprile scorso, giorno delle esequie di Giovanni Paolo II: “Santo subito!”.



    L’annuncio della dispensa pontificia – dato significativamente il 13 maggio, festa della Madonna di Fatima cui Giovanni Paolo II ha detto nel suo testamento di dovere la sua “seconda” vita – ha fatto questa mattina da spartiacque tra i due momenti di un altro avvenimento importante in questo inizio di Pontificato: la presa di possesso dell’appartamento pontificio in Laterano da parte di Benedetto XVI, nella sua veste di vescovo di Roma. Il Papa ha voluto incontrare in Basilica il clero capitolino, in quella che è una tradizionale udienza annuale, offrendo un’ampia riflessione sull’essenza spirituale e sulla natura ministeriale del sacerdozio e poi soffermandosi in dialogo con i sacerdoti, ascoltando e rispondendo alle loro domande.



    Benedetto XVI ha fatto il suo ingresso nella Basilica Lateranense verso le 10, accompagnato dal cardinale vicario Camillo Ruini, dal vicegerente, mons. Luigi Moretti, e dal segretario generale del Vicariato, mons. Mauro Parmeggiani. Il Papa ha percorso la navata centrale della Basilica salutando i parroci romani che si protendevano dalle transenne per stringergli la mano. Dopo il saluto del cardinale Ruini, che ha annunciato in anteprima la presenza del Papa, con un suo discorso, all’apertura del Convegno diocesano dedicato ai temi della famiglia in Basilica, il prossimo 6 giugno – Benedetto XVI ha voluto subito salutare “con animo amico”, ha detto, ciascun sacerdote impegnato come lui “nella fatica quotidiana nella vigna del Signore”. I funerali di Giovanni Paolo II, ha affermato, hanno dimostrato come la Chiesa di Roma sia “profondamente unita e piena di fervore”. Merito certamente dei sacerdoti romani, ha riconosciuto il Papa, chiamati a promuovere insieme a lui “l’esemplarità” della Chiesa capitolina:



    “Conto dunque su di voi, sulla vostra preghiera, sulla vostra accoglienza e dedizione, perché questa nostra amata Diocesi corrisponda sempre più generosamente alla vocazione che il Signore le ha affidato. E da parte mia vi dico: potete contare, nonostante i miei limiti, sulla sincerità del mio paterno affetto”.



    Benedetto XVI ha poi offerto una disamina della situazione attuale della Chiesa. Se è ormai alle spalle, ha osservato, il tempo della “crisi d’identità” che aveva “travagliato” molti sacerdoti nel passato, “rimangono però ben presenti – ha asserito -quelle cause di ‘deserto spirituale’ che affliggono l’umanità del nostro tempo e conseguentemente minano anche la Chiesa che vive in questa umanità”. Come non temere, si è chiesto allora, “che esse possano insidiare anche la vita dei sacerdoti?” Di qui, dunque, il discorso è entrato, in modo concettualmente denso, nel merito del ministero sacerdotale:



    “Siamo incaricati non di dire molte parole, ma di farci eco e portatori di una sola “Parola”, che è il Verbo di Dio fatto carne per la nostra salvezza (…) Cari sacerdoti di Roma, il Signore ci chiama amici, ci fa suoi amici, si affida a noi, ci affida il suo corpo nell’Eucaristia, ci affida la sua Chiesa. E allora dobbiamo essere davvero suoi amici, avere con Lui un solo sentire, volere quello che Egli vuole e non volere quello che Egli non vuole”.



    Vivere ed agire come Gesù, ha proseguito Benedetto XVI, comporta l’avere una relazione privilegiata con lui, attraverso l’Eucaristia. Nell’invitare ogni sacerdote, sulla scia di Giovanni Paolo II, a vivere la Santa Messa come centro “assoluto” della propria vita, il Papa ha toccato il tema delicato dell’ubbidienza:



    “Nella Chiesa però l’ubbidienza non è qualcosa di formalistico; è ubbidienza a colui che è a sua volta ubbidiente e impersona il Cristo ubbidiente. Tutto ciò non vanifica e nemmeno attenua le esigenze concrete dell’ubbidienza, ma assicura la sua profondità teologale e il suo respiro cattolico: nel vescovo ubbidiamo a Cristo e alla Chiesa intera, che egli rappresenta in questo luogo”.



    La riflessione si è poi rivolta al ruolo di mediatore che il sacerdote svolge tra Dio e l’umanità. “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro”. E in quanto ministro di Cristo, il sacerdote diventa servitore dell’uomo, per il dovere di annunciargli la salvezza del Vangelo, facendosi, come San Paolo” “tutto a tutti”:



    “Naturalmente una tale vicinanza e dedizione ha per ciascuno di voi un costo personale, significa tempo, preoccupazioni, dispendio di energie. Conosco questa vostra fatica quotidiana e voglio ringraziarvi, da parte del Signore. Ma vorrei anche aiutarvi a non cedere sotto questa fatica. Per poter resistere, e anzi crescere, come persone e come sacerdoti, è fondamentale anzitutto l’intima comunione con Cristo, il cui cibo era fare la volontà del Padre”.



    Proprio da Gesù, che sacrificò la propria vita per fare la volontà di Dio, il sacerdote impara, ha notato il Papa, “l’arte dell’ascesi sacerdotale”. Azione pastorale, dunque, ma anche preghiera e meditazione quotidiane perché, come lo ha dimostrato ampiamente Giovanni Paolo II, “il tempo per stare alla presenza di Dio è una vera priorità pastorale, in ultima analisi la più importante. Le ultime parole del suo discorso – prima dell’annuncio sul processo di beatificazione del suo predecessore – Benedetto XVI le ha dedicate all’esortazione alla santità personale di ogni membro del clero e alla comunione all’interno della gerarchia ecclesiale.



    Quindi, il microfono è passato ai parroci e ai sacerdoti romani. Venti interventi, intervallati da considerazioni, manifestazioni d’affetto, domande, sollecitazioni al Pontefice su temi tra i più vari, dalla necessità di una riaffermazione di Cristo al centro della vita ecclesiale e parrocchiale alla situazione dei divorziati, all’impegno ecumenico e alla missione. Proprio gettando uno sguardo al mondo – in particolare soffermandosi sulla responsabilità dell’Europa verso gli altri continenti, specialmente verso l’Africa - Benedetto XVI, rispondendo a braccio, ha aperto una parentesi tra le più significative:



    “L’Africa è un continente di grandissime possibilità, di una grandissima generosità da parte della sua gente, con una fede viva e impressionante, ma dobbiamo confessare che l’Europa ha esportato, purtroppo, non solo la fede in Cristo, ma anche i vizi. Ha esportato il senso della corruzione, ha esportato la violenza, che adesso sta devastando questa Africa. C’è il commercio delle armi. C’è lo sfruttamento dei tesori di questa terra. Tanto più noi cristiani dobbiamo fare di tutto perché arrivi la fede e con la fede la forza di resistere a questi vizi”.



    Benedetto XVI ha quindi concluso il suo intervento a braccio, riaffermando con forza – tra gli applausi dei sacerdoti - la necessità della missione, dell’annuncio di Cristo a tutti gli uomini:



    “Se noi abbiamo trovato il Signore, se per me il Signore è la luce e la gioia della vita, se è così, siamo sicuri che a un altro che non ha trovato Cristo manca una cosa essenziale. E’ un dovere nostro offrirgli questa realtà essenziale. Poi lasciamo alla guida dello Spirito Santo e alla libertà di ognuno quello che succederà. Ma se siamo convinti che abbiamo fatto l’esperienza che senza Cristo la vita è incompleta, manca una realtà, la realtà fondamentale, siamo anche convinti che non facciamo torto a nessuno se gli mostriamo Cristo e offriamo la possibilità di trovare la gioia di aver trovato la vita”.



    (applausi)



    Pochi minuti prima delle 12.30, il Papa ha fatto rientro in Vaticano a bordo della berlina scoperta, ed ha benedetto la folla che si era rapidamente addensata ai lati della strada per salutarlo.

    **********



    Nel corso della sua visita alla Basilica lateranense, Benedetto XVI ha rivolto un saluto ai dipendenti del Vicariato di Roma, le cui varie mansioni, ha detto loro, “sono accomunate però dalla partecipazione alla stessa missione della Chiesa”. Proprio quest’unica missione, ha soggiunto il Papa, “chiama ciascuno ad una profonda comunione che ha in Gesù Cristo il suo centro, ed esige da parte di tutti una quotidiana disponibilità alla collaborazione. In tal modo – ha concluso il Pontefice, chiedendo preghiere e sostegno ai presenti - ognuno porta a compimento con gioia il compito che gli è affidato per il bene dell’intera Comunità diocesana”.



    Ma torniamo all’annuncio di Benedetto XVI sulla dispensa dai cinque anni di attesa per Giovanni Paolo II perché la sua causa di Beatificazione possa avere subito inizio. Ascoltiamo il commento del cardinale Josè Saràiva Martìns, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Luca Collodi gli ha chiesto come si è arrivati a questa decisione:



    **********

    R. – Vorrei innanzitutto sottolineare l’intima e profonda gioia che invade i nostri cuori. Tutti lo aspettavano, perché la fama di santità di Giovanni Paolo II era chiara a tutti. Come si è arrivati a questo? Certamente bisogna ricordare le norme giuridiche attualmente in vigore. Il Diritto canonico, infatti, richiede che passino cinque anni dopo la morte del servo di Dio, perché si possa dare inizio alla causa della sua beatificazione. E’ un diritto certamente positivo che il Santo Padre può dispensare. Ed infatti per Madre Teresa di Calcutta sono stati dispensati due anni circa. Adesso per Giovanni Paolo II, Papa Benedetto ha dispensato in toto i cinque anni dopo la morte. E’ certamente un caso eccezionale, un caso straordinario, come straordinaria è la figura di Giovanni Paolo II.



    D. – Che cosa succederà ora, dopo quest’annuncio?



    R. – L’attore della causa, che poi è il Vicariato di Roma, deve procedere all’apertura ufficiale della causa di beatificazione, nonché alla nomina di un postulatore della causa. Sotto la guida, poi, del postulatore vengono raccolti i documenti e viene preparato altresì l’elenco dei testimoni che testimonieranno sulle virtù eroiche di Giovanni Paolo II. Questo è il meccanismo previsto dalle norme giuridiche. Ovviamente tutto questo richiede del tempo, ma ci auguriamo davvero che tutto proceda con celerità e che quanto prima potremo venerare Giovanni Paolo II come beato. Tutta la Chiesa ha proclamato questa santità e ha detto: “Per noi Giovanni Paolo II è stato un Vangelo vivente. Ha vissuto il Vangelo nella sua radicalità. E’ stato veramente un Santo”. Vox populi, vox Dei.



    D. – L’annuncio dell’apertura della causa di beatificazione di Giovanni Paolo II arriva nel giorno della festa della Madonna di Fatima…



    R. – Certamente per noi si tratta di una felice coincidenza, ma io dico sempre che per Dio non ci sono coincidenze, c’è sempre la Provvidenza. Io vedo in questo un segno meraviglioso che viene a sottolineare in maniera particolarmente forte il rapporto intimo e profondo che sempre ha avuto Giovanni Paolo II con Fatima, con la Bianca Signora. La vita del Papa, Giovanni Paolo II, è quasi inspiegabile senza rapportarla a Fatima.

    **********



    Per conoscere le reazioni in Polonia, Roberto Piermarini ha raggiunto telefonicamente a Varsavia il corrispondente dell’agenzia Ansa Tadeusz Konopka:



    **********

    R. - Ovviamente è stata una notizia molto attesa ed accolta con soddisfazione e grande gratitudine. I vescovi polacchi, in una lettera che sarà letta domenica prossima in tutte la parrocchie, hanno invitato i cattolici a pregare in continuazione perché Papa Wojtyla possa diventare subito santo.



    D. – Che cosa dicono i media polacchi?



    R. – I media polacchi ricordano che per annunciare questa decisione, il Papa Benedetto XVI ha scelto una data molto particolare, il 24.mo anniversario dell’attentato. Infatti, oggi, alle 17.17 minuti, in un programma della radio pubblica verrà trasmesso una testimonianza registrata qualche anno fa all’Università cattolica di Dublino di mons. Dziwisz, che racconta quel tragico evento di 24 anni fa.



    D. – La Polonia come ricorderà il 13 maggio del 1981?



    R. – I giovani, qualche giorno fa, si sono dati appuntamento per una veglia notturna sulla stessa piazza dove sono stati per seguire insieme i funerali del Papa, 42 giorni fa. Sono attesi anche gli ospiti dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dalla Repubblica Ceca, dalla Germania, a mezzanotte il vescovo ausiliare di Cracovia celebrerà la Messa la quale, sicuramente, sarà celebrata anche per dimostrare gratitudine per questa decisione, ma anche per la missione del nuovo Papa.



    D. – I mezzi di comunicazione polacchi hanno raccolto in questi giorni, dalla morte di Giovanni Paolo II, testimonianze sulla santità di Papa Wojtyla?



    R. – Certo le testimonianze vengono pubblicate in continuazione. C’è sempre la volontà di ricordare e di tener presente l’importanza di questo Pontificato non solo per la Polonia, ma anche per la Chiesa universale.

    **********

    Radio Vaticana

  10. #10
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    da "Avvenire" di sabato 14 maggio 2005

    Ogni giorno si calcola che siano almeno 23mila le persone che si recano nel luogo in cui riposa Giovanni Paolo II per un momento di preghiera Una processione infinita che non conosce pause Per facilitare il loro accesso è stato istituito un percorso ad hoc completamente sotterraneo


    Già un milione di fedeli alla sua tomba

    L'arcivescovo Comastri: dallo scorso 12 aprile prosegue senza soste l'omaggio dei pellegrini al sepolcro di Wojtyla

    Da Roma Salvatore Mazza


    Già un milione. E la processione prosegue al ritmo costante di circa 23mila al giorno. E «non vengono a pregare per il Papa, vengono a pregare il Papa». Un «sentimento popolare» che si è «manifestato immediatamente», e «Benedetto XVI ha notato che c'è stato subito il primo requisito per dare inizio alla causa, che è la "fama di santità"». Dura da un mese, per la precisione dal 12 aprile scorso, la piena che alimenta senza sosta il fiume di fedeli che si reca a rendere omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II. «Nessuno immaginava un fatto del genere», ammette in questa intervista ad Avveniremonsignor Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro, arrivato a questo duplice incarico proprio alla vigilia della morte di Papa Wojtyla. Era la fine di marzo, non è vero? «Sì, esatto. Sono venuto in maniera definitiva a Roma il 31 marzo scorso. Ricordo che il giorno dopo monsignor Stanislao Dziwisz mi telefonò dicendomi che il Santo Padre stava morendo, e se volessi prendere la sua benedizione. Mi precipitai... e cosa devo dire?... Davvero mi sembrava che stesse morendo un santo. Lo vidi nel suo letto, come già avvolto nel mistero di Dio, gli occhi limpidi, mentre un sacerdote polacco leggeva brani della Passione». E intanto, proprio quel giorno, iniziava quello che sarebbe diventato l'immenso abbraccio dei fedeli a Giovanni Paolo II. «Era venerdì sera. I gendarmi mi chiamarono per dirmi: "Eccellenza, la piazza si sta riempiendo di gente, ci saranno già sessantamila persone, sembra Pasqua. Che facciamo?". Mi venne l'idea di scendere giù e di dire il rosario, che iniziai, ricordo, dicendo: "In questa piazza il 16 ottobre del 1978 il Papa gridò di spalancare le porte a Cristo, oggi abbiamo la certezza che Cristo sta spalancando le porte a lui"». Ci si aspettava una partecipazione del genere? «No, davvero nessuno immaginava un fatto di queste p roporzioni. Si è trattato di un qualcosa che ha preso di sorpresa anche noi. Pur amando il Papa, e venerandolo, chi poteva prevedere quello che è successo? Una cosa mai vista, impressionante e commovente. Decidemmo di non chiudere la Basilica la notte, salvo quel paio d'ore necessarie per la manutenzione, proprio perché non si riusciva a contenere tutta quella folla, che veniva a San Pietro mossa da una commozione incontenibile, da un senso di orfananza, per dirgli tutto il suo affetto, l'affetto che si nutre per i santi». Un fiume di fedeli che è continuato a scorrere anche dopo le esequie. Quante persone hanno già visitato la tomba di Papa Wojtyla? «Oh, probabilmente oltre un milione. Dopo l'afflusso impressionate dei primi giorni, non appena il 12 aprile è stato consentito l'accesso alla tomba di Giovanni Paolo II, questa piena non si è mai arrestata. I gendarmi hanno calcolato che continua a una media costante di circa 23mila persona al giorno, senza interruzione. La richiesta è continua. Per questo abbiamo preso la decisione di creare un percorso ad hoc per le Grotte, tutto sotterraneo, con ingresso da sotto la Cappella Sistina, sulla destra guardando la basilica, e l'uscita da Largo Braschi, sul lato opposto, altrimenti il flusso di visitatori delle tomba di Giovanni Paolo II occuperebbe tutta la basilica, che a sua volta ogni giorno è visitata da altre ventimila persone. Un flusso di persone che è superiore a quello del Giubileo!». La domanda è di quelle scontate, ma credo anche naturale: che cosa vengono a fare? «Guardi, le racconto una cosa. Al termine del funerale, il venerdì 8 aprile, scendemmo nelle Grotte per la tumulazione. A un certo punto rimasi sotto con i sampietrini (come sono chiamati gli operai della Fabbrica di San Pietro, ndr) per chiudere il vano sepolcrale. Prima che fosse collocata la pietra pietra bianca, mi hanno chiesto: "Eccellenza, possiamo inginocchiarci e pregare?". Dissi di sì, ovviam ente, e chiesi loro per quali intenzioni volessero pregare. Mi risposero: "Preghiamo il Papa della famiglia, perché benedica e protegga le nostre famiglie". Ecco, le ho voluto raccontare questo episodio perché questa idea del "Papa per la famiglia" l'ho percepita in modo chiaro». Qualche episodio particolare? «Ricordo benissimo una madre che pregava per la guarigione del figlio malato, o un altra che pregava anch'essa per suo figlio che aveva perso la fede e il matrimonio vacillava... Gli episodi sono tanti: non si prega per il Papa, si prega il Papa. Ogni giorno raccogliamo due ceste piene di lettere indirizzate che i fedeli lasciano davanti alla tomba». Che cosa ha provato quando ha saputo che sarebbe stata avviata subito la Causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II? «Un'enorme emozione! Il 28 aprile scorso sono stato ricevuto in udienza da Benedetto XVI, che prima di me aveva visto il cardinale Camillo Ruini. E il Papa mi ha detto di aver dato al cardinale il suo assenso all'inizio della Causa. Ho ripensato ai brividi provati il giorno del funerale quando, sulla piazza, vidi quel grande striscione che diceva "Santo subito". Ecco, credo che Benedetto XVI abbia notato che, per Giovanni Paolo II, s'è manifestato subito quello che è il primo requisito per dare inizio al processo, che è la fama di santità. Per cui, come ho detto, ho provato un'emozione grandissima, la stessa che ebbi quando Papa Wojtyla diede il suo assenso all'introduzione anticipata della causa di Madre Teresa di Calcutta, alla quale ero molto legato e che aveva avuto la bontà di farmi dono della sua amicizia».

 

 
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