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  1. #1
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    Predefinito Debito Estero: Card.tettamanzi, “l’italia Onori Gli Impegni Presi"

    DEBITO ESTERO: CARD.TETTAMANZI, “L’ITALIA ONORI GLI IMPEGNI PRESI”


    “Il primo debito è quello di onorare gli impegni presi”: è un invito preciso rivolto all’Italia dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che è intervenuto oggi a Milano al convegno su “Debito estero. A cinque anni dal Giubileo” organizzato dalla Fondazione Giustizia e solidarietà. La Fondazione è l’iniziativa della Cei per dare continuità all’iniziativa dell’anno 2000, che portò alla cancellazione del debito verso l’Italia della Guinea Conakry e dello Zambia. Il cardinale Tettamanzi ha aperto l’intervento ricordando il bisogno della Chiesa italiana di “richiamare, ancora una volta, le forze vive del nostro Paese, operanti sia nella società civile che nelle istituzioni” ad una “rinnovata attenzione” sul tema della riduzione del debito estero, che definisce una “pesantissima forma moderna di schiavitù”. In particolare, ha precisato “l’ attesa è nei confronti dell’azione dello Stato italiano”: “L’Italia si colloca tra le nazioni più ricche del mondo e, proprio per questo, non può non avere una responsabilità importante nel definire le regole che governano le relazioni finanziarie tra i Paesi e nel mettere a disposizione delle popolazioni più povere le risorse finanziarie necessarie per migliorare le loro condizioni sociali ed economiche. Con gli altri Paesi ricchi, l’Italia si è impegnata a dare lo 0,7 per cento del suo Prodotto interno lordo come stanziamento minimo a favore della cooperazione allo sviluppo”. Per questo l’arcivescovo di Milano ha affermato che “il primo ‘debito’ è quello di onorare gli impegni presi”: “È dunque necessario che gli impegni siano mantenuti - anche perché, di fatto, l’Italia è ferma allo 0,15 per cento - e che, quindi, siano assicurate sollecitamente le cancellazioni del debito - con la garanzia che le risorse liberate vadano a beneficare i più poveri - e si provveda ad ulteriori e adeguate risorse finanziarie per l’aiuto allo sviluppo”.

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  2. #2
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    è un santo dovere!

    Bravo Dionigi!

  3. #3
    Napoléon I
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    Predefinito Re: Debito Estero: Card.tettamanzi, “l’italia Onori Gli Impegni Presi"

    Originally posted by Thomas Aquinas
    DEBITO ESTERO: CARD.TETTAMANZI, “L’ITALIA ONORI GLI IMPEGNI PRESI”


    “Il primo debito è quello di onorare gli impegni presi”: è un invito preciso rivolto all’Italia dal cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che è intervenuto oggi a Milano al convegno su “Debito estero. A cinque anni dal Giubileo” organizzato dalla Fondazione Giustizia e solidarietà. La Fondazione è l’iniziativa della Cei per dare continuità all’iniziativa dell’anno 2000, che portò alla cancellazione del debito verso l’Italia della Guinea Conakry e dello Zambia. Il cardinale Tettamanzi ha aperto l’intervento ricordando il bisogno della Chiesa italiana di “richiamare, ancora una volta, le forze vive del nostro Paese, operanti sia nella società civile che nelle istituzioni” ad una “rinnovata attenzione” sul tema della riduzione del debito estero, che definisce una “pesantissima forma moderna di schiavitù”. In particolare, ha precisato “l’ attesa è nei confronti dell’azione dello Stato italiano”: “L’Italia si colloca tra le nazioni più ricche del mondo e, proprio per questo, non può non avere una responsabilità importante nel definire le regole che governano le relazioni finanziarie tra i Paesi e nel mettere a disposizione delle popolazioni più povere le risorse finanziarie necessarie per migliorare le loro condizioni sociali ed economiche. Con gli altri Paesi ricchi, l’Italia si è impegnata a dare lo 0,7 per cento del suo Prodotto interno lordo come stanziamento minimo a favore della cooperazione allo sviluppo”. Per questo l’arcivescovo di Milano ha affermato che “il primo ‘debito’ è quello di onorare gli impegni presi”: “È dunque necessario che gli impegni siano mantenuti - anche perché, di fatto, l’Italia è ferma allo 0,15 per cento - e che, quindi, siano assicurate sollecitamente le cancellazioni del debito - con la garanzia che le risorse liberate vadano a beneficare i più poveri - e si provveda ad ulteriori e adeguate risorse finanziarie per l’aiuto allo sviluppo”.

    Agenzia Sir
    Ma con la carenza cronica di soldi che abbiamo in Italia, dobbiamo anche rimettere i debiti che altri hanno contratto?
    La mentalità criminale è quella che vede nel creditore uno schiavista. Tettamanzi dice che gli impegni vanno rispettati? Bravo, infatti è una delle norme basilari del diritto privato, Pacta sunt servanda. Il debitore si obbliga a versare la prestazione al Creditore. Perchè vale solo per noi il principio? Chissà se la Curia di Milano, riscuote le pigioni di tutte le proprietà che ha in affitto, ecc. oppure se Tettamanzi, giustamente, ed in base al principio di uguaglianza, rimette anche i debiti di cui la Diocesi è creditrice?

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

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    Io penso che cancellare il debito sia un errore perch' non solo non risolve i problemi di quei paesi ma addirittura puo' contribuire ad aggravarli...vi posto un articolo di Paolo Pamini in cui si spiegano i perchè,buona lettura.


    Affondiamo l'Africa: cancelliamole il debito

    Nei recenti dibattiti politici la proposta di azzerare il debito pubblico dei paesi in via di sviluppo pare diventare sempre più una moda, che solo ora i politici avrebbero scoperto essere la panacea ai mali di quelle popolazioni. Mi permetto la coerenza di dubitarne, esplicandone i motivi. Scopriremo forse che questa è la peggiore proposta che mai si potesse inventare, tanto per cambiare con conseguenze esattamente opposte a quanto desiderato.
    Prima di tutto, e mi scuso con chi queste cose già le sa, spieghiamo che cosa sia il debito estero: semplicemente titoli di Stato. La Nigeria (che prenderemo come semplice esempio, senza implicare alcun riferimento esplicito) ha come qualsiasi Stato delle spese, che finanzia o con le riscossioni fiscali o con l'emissione di titoli di Stato, con la speranza che siano acquistati da qualcuno che le fornisca così la necessaria liquidità.
    Poiché i capitali del finanziatore potrebbero essere investiti altrove con una determinata rimunerazione, è necessario che la Nigeria paghi un interesse su questo prestito.
    Inoltre, più alto è il rischio di insolvenza della Nigeria alla scadenza dell'obbligazione, tanto maggiore sarà l'interesse. In alternativa a ciò la quotazione del titolo sarà sotto alla pari (100%), ovvero un titolo con valore facciale di 1000$ verrà in realtà acquistato solo per 800$.(1)
    Parlare di debito estero significa semplicemente affermare che i finanziatori, o meglio coloro i quali hanno comprato i titoli della Nigeria, non sono nigeriani. La cosa non ci interessa in fondo molto, poiché in finanza il passaporto non conta. Questi finanziatori sono per lo più cittadini occidentali o investitori più grossi (2). Solo in piccola parte sono casse pensioni, poiché purtroppo legate a forti restrizioni nazionalistiche (3).
    Ora un punto importantissimo concerne l'uso dei capitali raccolti tramite il debito pubblico. Se questi servono a finanziare spese correnti la situazione rischia di degenerare in poco tempo: spesi questi soldi non ci sono comunque le risorse per ripagare debito ed interessi, il che porta alla formazione di ulteriore debito e alla spirale di interessi su interessi che manda in fallimento lo Stato (4). Fallire significa dichiarare non validi i titoli di stato, cioè rifiutare un rimborso.
    Se i prestiti vengono invece impiegati in investimenti strutturali, per esempio nella costruzione di strade, la capacità produttiva aumenta, con essa in teoria anche la produzione, quindi le entrate fiscali. Se tutto va bene si ripaga debito ed interessi, restando ancora qualcosa in più. È esattamente quello che abitualmente capita nell'economia privata(5): qualsiasi azienda sta in piedi grazie a capitali di terzi.
    Una considerazione merita anche il cosiddetto seigneurage (in italiano "signoreggio"): è la terza forma di finanziamento pubblico (6). Il seigneurage deriva dal diritto che il seigneur medievale aveva battendo moneta di stampare un valore nominale maggiore di quello reale contenuto in oro nella moneta stessa. Il signore cioè acquistava per esempio oro per 8 Luigi e con quello coniava una moneta da 10 Luigi. È chiaro che questo rappresenta una situazione di squilibrio economico, che più o meno in fretta conduce all'aumento del prezzo dell'oro da 8 a 10 Luigi o, visto nell'altro senso, al deprezzamento di 10 Luigi a un potere d'acquisto di 8. In altre parole: inflazione (7).
    Tra tutte le critiche all'Euro forse l'unico vero vantaggio consiste nell'indipendenza della banca centrale dai governi, almeno per ora. In Italia sappiamo per esempio quante operazioni monetarie abbia fatto "BankItalia", cioè quanta inflazione abbia creato stampando soldi per pagare il debito pubblico. Il seigneurage è una tassa che tutti pagano attraverso una perdita di potere d'acquisto, più una diminuzione di produzione dovuta agli attriti causati dall'inflazione (8).
    Ma torniamo al debito dei paesi in via di sviluppo. Consideriamo ora le proposte di annullamento che gli amati buonisti della sinistra politically correct ultimamente hanno scoperto essere la soluzione dei problemi di disparità.
    Prima di tutto un debito implica sempre un creditore, e ora sappiamo chi sia: chi ha comprato il titolo di Stato. Annullare il debito potrebbe semplicemente consistere nel non ripagare più i titoli di Stato, cosa che chiaramente non è il caso e che ucciderebbe i "ratings" di qualsiasi paese bisognoso di capitali esteri. Quanto realmente viene proposto consiste invece nel pagare noi come banca mondiale i debiti della Nigeria. Io detentore dei Bot nigeriani riceverò i miei soldi non dalla Nigeria bensì dalla Banca Mondiale.
    PRIMA CONSIDERAZIONE: l'annullamento del debito nigeriano non concerne il nigeriano, poiché i soldi rifluiscono al detentore estero del titolo di Stato. Per lo più si tratta di una ridistribuzione dai contribuenti occidentali(9) verso i detentori, per lo più occidentali, dei titoli nigeriani.
    Ora, tipico per un'analisi politico-economica, vediamo come si modificano gli incentivi delle persone toccate:
    a) Il politico (spesso un dittatore) locale viene alleggerito, i soldi che avrebbe dovuto utilizzare per pagare il debito sono ora a sua totale disposizione. Se il paese si trovava tuttavia in una situazione di quasi insolvenza (altrimenti perché aiutarlo?), ciò significa che quel politico con grande probabilità non era il dittatore illuminato che aveva promosso investimenti strutturali per migliorare la situazione del suo paese. Proprio perché per esempio non eletto democraticamente, il dittatore africano non ha nessun incentivo a fare l'interesse della popolazione. Non dobbiamo inoltre cadere nella trappola mentale del dittatore come figura politica autonoma. Anche un dittatore non può esistere da solo e ha bisogno di sostegno, notoriamente dell'oligarchia che ha in mano gran parte delle sorti del paese. I soldi statali infatti confluiscono, in maniera ancor più accentuata rispetto ai governi occidentali, in "aiuti" a questa classe oligarchica. Non c'è ragione per credere che anche i soldi liberati dal debito pubblico non seguano la stessa sorte.
    SECONDA CONSIDERAZIONE: l'annullamento del debito pubblico non fa altro che rafforzare la classe politica già al potere, proprio quella che tuttavia aveva generato la situazione disastrosa.
    b) Il politico africano ora, sapendo che ci sono i politically correct occidentali che gli ripagano i debiti, è ora ancora più incentivato a indebitarsi. Paradossalmente anche i ratings dei suoi titoli di Stato aumentano, e con essi le persone disposte ad acquistarli, dato che il rischio di insolvenza diminuisce proprio grazie all'aiuto esterno.
    TERZA CONSIDERAZIONE: il paese povero è ora ancor più incentivato ad indebitarsi e trova addirittura più creditori.
    c) Ora, in tutte queste discussioni, non abbiamo mai parlato del nigeriano. Ed è chiaro perché: egli non ha comprato titoli di Stato e non appartiene all'oligarchia cui confluisce gran parte dei mezzi finanziari. Per il normale e veramente povero cittadino non cambia assolutamente nulla, se non piuttosto veder il proprio dittatore diventare ancora più potente.
    QUARTA CONSIDERAZIONE: il normale cittadino del paese in via di sviluppo non migliora la propria condizione di vita.
    d) Stando così le cose dovremmo chiederci quali siano le alternative da preferire. Sappiamo che i canali statali molto probabilmente sono inefficienti, poiché per la struttura istituzionale non sono incentivati ad occuparsi del povero cittadino. Sappiamo che attraverso questi si finanzia la classe politica locale, vera ed unica responsabile della situazione di crisi. Dobbiamo dunque trovare il modo di pensare subito ai cittadini e di aiutare loro. Una visione semplicistica ci direbbe di andare sul posto e di sovvenzionare direttamente progetti di sviluppo. Tuttavia ancora una volta ci sarebbero problemi di monitoring: non sapremmo se si tratta di un finto progetto tanto per accaparrarsi un po' di soldi. D'altra parte, esattamente come quando spediamo alimenti in una zona disastrata da una catastrofe, uccideremmo ancor più il substrato economico (10). Come aiutare dunque i poveri cittadini? Beh, semplicemente dando loro l'opportunità di crescere economicamente. Piuttosto che cancellare il debito pubblico, misura che preserva lo status quo, potremmo semplicemente aprire le frontiere. A questo punto dalla Nigeria acquisteremmo per esempio materie prime ma soprattutto alimentari e semilavorati (11), corrisposti a una nuova forma di finanziamento che va direttamente alle persone e non alla classe politica. Noi d'altra parte potremmo acquistare beni a prezzi minori, aumentando così il nostro potere d'acquisto e il nostro benessere. Anziché pagare cifre improponibili per la nostra agricoltura iperprotetta, purtroppo per lo più nascoste nella dilagante fiscalità, pagheremmo meno e contemporaneamente permetteremmo un vero sviluppo.
    QUINTA CONSIDERAZIONE: la vera politica di sviluppo consiste in un'apertura internazionale dell'economia, quella che alcuni negli ultimi anni amano chiamare globalizzazione.
    È chiaro che nessun buonista sinistrorso propone di aprire le frontiere, che metterebbero in crisi relativamente:
    I) i settori protetti che sostengono l'interventismo pubblico;
    II) i settori pubblici e la classe politico-amministrativa occidentale che trova una giustificazione proprio nella regolamentazione;
    III) le associazioni che si occupano dei transfers di risorse ai paesi poveri, associazioni in gran parte sovvenzionate pubblicamente perché "giuste";
    IV) paradossalmente (ma non tanto) la classe politica del paese in via di sviluppo, responsabile del problema ma che esistendo dà un senso di esistere anche alle associazioni umanitarie! Non dimentichiamo che le associazioni umanitarie non hanno nessun incentivo per esempio alla diminuzione dell'immigrazione albanese, che dà loro un senso di esistenza e le giustifica nelle loro azioni. Nella letteratura economica si tratta di un classico problema di agency.
    Pur essendo a prima vista complessa, questa struttura è tipica di molti assistenzialismi sociali, e contribuisce a spiegare l'esplosione del moderno stato sociale: un qualsiasi problema "sociale", che potremmo anche ammettere esista, giustifica l'intervento che paradossalmente accentua, tramite meccanismi non sempre diretti e comprensibili a prima vista, il problema stesso.






    (1). La rendita reale sarebbe in questo caso l'interesse del titolo (per esempio un 4% annuo) più 1000$ (alla scadenza ricevo l'importo completo), il tutto meno gli 800$ investiti. La differenza di 200$, rapportata a 800$, equivale ad un incremento del 25%. Nel nostro esempio dunque la vera remunerazione sarebbe di 200$ + 1000$*4% = 240$, il che riportato agli 800$ investiti equivale al 30%! Nella trattazione delle obbligazioni non dobbiamo dunque dimenticare di considerarne pure il corso.
    (2). Banche e agenzie di investimento.
    (3). Il che fa aumentare loro il rischio dei propri investimenti, non potendo diversificare internazionalmente. Consideriamo per esempio le pensioni francesi che non possono investire troppo all'estero. È positivo? Se pensiamo alla correlazione tra le loro spese e i loro investimenti no. Se la Francia cadesse in recessione, la borsa scenderebbe e con lei i guadagni della cassa pensione, tuttavia contemporaneamente aumenterebbero le uscite, magari sulla base di prepensionamenti. Se la Francia avesse potuto investire in un mercato finanziario non correlato alla situazione dei suoi clienti avrebbe almeno attenuato questi effetti negativi. La nascita dell'EU porterebbe migliorare le cose, ma sarebbe bastato togliere la regolamentazione e non serviva creare un nuovo Stato...
    (4). Cosa che succede raramente ma che può succedere: un caso storico fu l'Argentina.
    (5). Fermo restando che lo Stato si finanzia in ultima istanza con la coercizione fiscale.
    (6). Oltre all'imposizione fiscale e al prestito pubblico sopra descritto.
    (7). Leggete a questo proposito di Liberilibri –www.liberilibri.it- il libello di Ludwig von Mises "Politica Economica". Troverete un'interessantissima parte con argomenti puramente di economia monetaria sul crollo dell'Impero Romano, che tanti storici ci hanno spiegato con teorie che mi hanno sempre lasciato perplesso. I Romani imperiali furono, infatti, i primi grandi interventisti economici, coniando sistematicamente monete con un valore facciale ben superiore a quello interno. Generato così per la prima volta nella storia quel fenomeno che prenderà il nome di inflazione e non sapendo come combatterlo, per decreto impedirono l'aumento dei prezzi. Le pene non andavano per le sottili, contemplando anche quella di morte. Il risultato ulteriore fu la lenta distruzione delle attività di bottega e il progressivo indebolimento delle economie urbane. Per fuggire l'inflazione ed il difficile commercio, le persone ritornarono alle campagne. Anche in questo caso vi fu molta legislazione contro il ritorno alle campagne e a favore della migrazione verso le città che inesorabilmente si svuotavano. Indebolitisi queste ultime, non fu difficile per i barbari, che da sempre avevano esercitato pressioni sui confini, impadronirsi dell'Impero.
    (8). Si sa per esempio che i mercati finanziari iniziano a funzionare molto male quando i tassi di inflazione diventano troppo alti, perché il creditore è in netta posizione di perdente, se i prestiti sono fissati nominalmente.
    (9). Gli stati occidentali pagano quote alla banca mondiale.
    (10). Un'ulteriore parentesi politically uncorrect: la cosa peggiore che si possa fare in una regione colpita da una catastrofe ambientale, per esempio una carestia o un'esondazione, è di spedir loro aiuti alimentari! La regione ha bisogno di risollevarsi, e quale miglior incentivo per lanciare nuove attività se non la scarsità dei prodotti alimentari che comporta un innalzamento dei loro prezzi! Le industrie fiorirebbero e il ciclo riprenderebbe. Spedendo tutto il necessario invece uccidiamo gli incentivi a far partire nuove attività, abituiamo le persone all'assistenzialismo -esattamente gli stessi danni che provoca il Welfare State in occidente- e rendiamo ancor più dipendente quella regione dai nostri aiuti.
    (11). Un esempio concreto di apertura al commercio internazionale è costituito dal Cile, che ha letteralmente innondato la California con i suoi vini e i suoi prodotti agricoli di ottima qualità e a prezzi inferiori.

  5. #5
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    2005-05-19

    I Vescovi del Kenya chiedono la cancellazione del debito estero del Paese e dell’Africa

    Non è possibile, dicono, pagare i debiti e sostenere lo sviluppo

    NAIROBI, giovedì, 19 maggio 2005 (ZENIT.org).- I Paesi africani “non possono pagare i loro debiti e sostenere lo sviluppo”, hanno avvertito i Vescovi del Kenya – in una lettera pastorale che porta la data di martedì – chiedendo la cancellazione del debito estero.

    “Attualmente tutti i Paesi in via di sviluppo del mondo – incluso il Kenya – devono pagare grandi debiti. Devono denaro a compagnie private, in genere banche internazionali, a Governi e ad istituzioni internazionali come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale”, si legge nel documento intitolato “Il peso del debito internazionale”.

    “Alla fine del 2004 il debito estero dei Paesi dell’Africa subsahariana era di 231.000 milioni di dollari; allo stesso tempo, il Prodotto Interno Lordo (PIL) di questi Paesi era di circa 350.000 milioni”, hanno ricordato nel testo inviato dal CISA (Catholic Information Service for Africa) a ZENIT.

    “In altre parole, i Paesi africani non possono restituire i loro debiti e sostenere lo sviluppo. La maggior parte dei Paesi deve spendere più del 20% delle entrate a causa del debito, ad esempio pagando le quote annuali e gli interessi maturati”, sottolineano.

    I presuli hanno anche avvertito che “il debito ha aiutato il recupero e la crescita dei Paesi ricchi, ma nega lo sviluppo dei Paesi poveri”.

    I Vescovi kenyoti constatatano la disparità tra nord e sud, ma ammettono anche l’esistenza di “cause locali dello squilibrio crescente”, come la corruzione pubblica e la mancanza di buon governo.

    Nel caso del Kenya, anche se “il debito è stato contratto, attualmente è causa di oppressione, povertà, diremmo di schiavitù neo-moderna”, hanno spiegato.

    “In passato, il finanziamento fornito dagli aiuti e dai prestiti era spesso eroso da funzionari corrotti, impiegato in investimenti sbagliati o indirizzato verso obiettivi diversi da quelli per i quali era stato erogato. La corruzione da parte dei nostri funzionari governativi e la mancanza di buon governo sono responsabili della povertà attuale tanto quanto i fattori esterni. Non possiamo denunciare il male insito nel debito con l’estero senza accettare le nostre responsabilità per la crescita della povertà tra di noi”.

    “Il Kenya è stato il destinatario di un totale di 17.000 milioni di dollari in prestiti ed aiuti”, ma “nonostante questa enorme quantità di denaro” il Paese “è stato testimone di un progressivo declino della sua economia” e “oggi la gran parte dei kenyoti vive sotto la soglia di povertà”, hanno ricordato.

    “Dobbiamo anche sottolineare – scrivono – che gran parte dell’aiuto che riceviamo dai Paesi donatori non è una sovvenzione per lo sviluppo”, ma spesso è “un prestito che deve essere restituito e si somma al già ingente debito che il nostro Paese ha nei confronti delle Nazioni ricche del Nord”.

    [Il testo integrale della lettera è disponibile in inglese su www.cisanews.org]


    tratto da agenzia Zenit

  6. #6
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    BURUNDI 30/5/2005 14:05

    RIDURRE IL DEBITO PER AIUTARE LA PACE, APPELLO DEI VESCOVI

    “Un appoggio finanziario decisivo” per sostenere gli sforzi di pace in Burundi è stato chiesto alla Comunità internazionale dai vescovi del piccolo Paese della regione dei Grandi Laghi impegnato a uscire da una guerra civile esplosa nel 1993 in cui sono morte almeno 300.000 persone secondo le stime più accreditate. “L’opera di pace e di riconciliazione globale e totale non potrà essere realizzata se il Burundi resterà schiacciato da un debito estero esorbitante e non riuscirà a ottenere dai Paesi creditori e dagli organismi internazionali una riduzione di questo peso così pressante” scrivono i vescovi in una nota pervenuta oggi alla MISNA e rilasciata al termine della visita ‘ad limina’ che sabato si è conclusa con l’incontro in Vaticano con Papa Benedetto XVI. Le sfide che attendono il Paese “vanno inserite – proseguono i presuli - nel contesto di un conflitto fratricida che faticosamente si sta dirigendo verso la pace grazie ai vari accordi firmati dai protagonisti”. Ma affinché questo cammino possa proseguire è fondamentale, proseguono i vescovi burundesi, “riuscire a ricostruire le infrastrutture economiche e sociali distrutte dalla guerra”, “riabilitare la giustizia” ma anche finanziare la “lotta contro la povertà e le malattie” e soprattutto “ la lotta contro l’ignoranza e la corruzione generalizzata”, la cui diffusione preoccupa molto i presuli. [MZ]

    tratto da agenzia MISNA

  7. #7
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    Concordo su tutta la linea con Napoleon e Silvioleo. Aggiungo che cancellare il debito (1) crea un incentivo per i governi spendaccioni e inefficienti a continuare a spendere in maniera inefficiente, con la speranza che comunque i debiti saranno condonati; (2) suona come una presa in giro di quei governi che si sono impegnati a mettere a frutto i prestiti ottenuti per poter onorare il proprio debito. Il messaggio cristiano di carità consiste nella richiesta al ricco di essere, appunto, caritatevole: non vuole essere giustificazione o invito per il povero a campare alle spalle altrui, nè tanto meno vuole essere l'alibi di governi corrotti che impegnano gran parte di quel che ricevono nel finanziamento di eserciti, guerre o cattedrali nel deserto da cui traggono vantaggio solo gli uomini del governo e i loro amici.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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    Predefinito Appello dei Vescovi per la cancellazione del debito africano

    2005-06-04

    Appello dei Vescovi per la cancellazione del debito africano

    Anche la corruzione nel loro mirino

    ROMA, sabato, 4 giugno 2005 (ZENIT.org).- Tre prelati africani sono partiti alla volta dell’Europa due settimane fa per perorare la causa della cancellazione del debito estero dei Paesi del loro continente. Si tratta degli Arcivescovi Medardo Mazombwe dello Zambia, John Onaiyekan della Nigeria, e Berhaneyessuys Souraphiel dell’Etiopia, che si incontreranno le autorità politiche europee, secondo quanto riferito da un comunicato stampa del 24 maggio del Catholic Information Service for Africa (CISA). Ad essi si aggiungono i Cardinali Telesphore Toppo dell’India e Oscar Rodríguez dell’Honduras.

    Cresce l’attenzione sulle questioni relative al debito estero dei Paesi in via di sviluppo in vista del vertice del G8 del 6-8 luglio, che si terrà in Scozia presso il Gleneagles Hotel. Si tratta del vertice annuale dei Capi di Stato e di Governo di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia, Regno Unito e Stati Uniti.

    Tra gli argomenti principali dell’incontro di luglio figura l’Africa. Negli ultimi mesi, inoltre, il Regno Unito, che nel secondo semestre di quest’anno assumerà la Presidenza di turno dell’Unione Europea, si è adoperata molto per un’azione più incisiva in aiuto dei Paesi del Terzo Mondo e dell’Africa in particolare.

    Il 18 maggio, prima della partenza dei rappresentanti della Chiesa africana, il CISA ha pubblicato una lettera pastorale scritta dai Vescovi cattolici del Kenya sulla questione del debito. La lettera osserva che alla fine del 2004 il debito estero dei Paesi subsahariani ammontava a 231 miliardi di dollari, a fronte di un prodotto interno lordo di quell’anno di circa 350 miliardi di dollari.

    “I Paesi africani non possono far fronte ai loro debiti e sostenere al contempo il proprio sviluppo”, hanno affermato i Vescovi del Kenya, spiegando che molti Paesi dovranno spendere più del 20% dei loro redditi solo per pagare gli interessi e le quote annuali del debito.

    I presuli hanno tuttavia precisato che il debito non è l’unico fattore responsabile dei problemi economici africani. Tra gli altri fattori figurano le barriere contro le esportazioni africane, poste dai Paesi sviluppati, e i forti sussidi dei Paesi ricchi ai propri produttori agricoli, che rendono impossibile la vendita delle esportazioni agricole africane nei mercati mondiali.

    I Vescovi hanno inoltre spiegato che in Africa, nel passato, “i finanziamenti derivanti dagli aiuti e dai prestiti internazionali venivano spesso depredati dalla corruzione dilagante della pubblica amministrazione, da investimenti errati o da una diversa destinazione rispetto a quella per cui erano stati forniti”. “La corruzione da parte dei nostri funzionari pubblici e la mancanza di un buon governo sono fattori che sono responsabili della povertà attuale tanto quanto le cause esterne”, hanno ammesso.

    “Non possiamo denunciare i mali derivanti dal debito estero senza ammettere anche le nostre responsabilità per l’aumento della povertà”, ha riconosciuto la lettera.

    Una questione morale

    La lettera pastorale sostiene che il debito “assume una connotazione morale quando diventa un ostacolo importante per il pieno godimento dei diritti umani”. Dopo aver osservato come lo sviluppo economico del Kenya sia stato frenato dalla corruzione e dal malgoverno della classe dirigente, i Vescovi hanno affermato: “Anche se tutti i Kenyoti diventassero grandi lavoratori, vivessero insieme pacificamente e fossero governati da politici di qualità, essi sarebbero ancora poveri a causa del pesante servizio del debito”.

    Per questo motivo, conclude la lettera, si deve procedere nella riduzione del fardello del debito, e mantenere al contempo le promesse relative ai livelli di aiuto da destinare ai Paesi in via di sviluppo.

    Pochi passi in avanti sono stati fatti sulla questione del debito nei mesi scorsi. Secondo il Wall Street Journal del 7 febbraio, alti funzionari del Gruppo dei 7 Paesi più industrializzati hanno per la prima volta convenuto di procedere alla cancellazione del 100% del debito che i 27 Paesi più poveri hanno nei confronti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e di altre istituzioni finanziarie internazionali.

    L’articolo osserva inoltre che il persistere di disaccordi sulle modalità di finanziamento della cancellazione del debito, soprattutto in relazione alle diverse proposte del Regno Unito e degli Stati Uniti, impedisce di compiere dei passi avanti nella questione. Secondo l’Associated Press del 18 aprile, le difficoltà sulle divergenti proposte sono proseguite nel corso degli incontri di primavera della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

    “La situazione è ferma a causa di disaccordi non sull’idea della cancellazione del debito, ma sui meccanismi del suo finanziamento”, ha affermato Debayani Kar, responsabile delle pubbliche relazioni e dell’ufficio legale di Jubilee USA Network.

    Problemi complessi

    Da quanto si è potuto constatare finora in merito alla questione della cancellazione del debito, si può trarre la conclusione che, sebbene si tratti di un elemento importante, essa deve rappresentare solo una parte di una strategia complessiva diretta all’aiuto dei Paesi in via di sviluppo. È questa una delle conclusioni di un documento di lavoro intitolato “Beyond HIPC: Secure Sustainable Debt Relief for Poor Countries”, pubblicato il 27 settembre dal Center for Global Development, di Washington.

    Gli autori di questo documento, Nancy Birdsall e Brian Deese, hanno affermato che l’obiettivo fondamentale della cancellazione del debito è di “assicurare che il peso del debito dei Paesi più poveri sia sostenibile a lungo termine. Un debito sostenibile potrà quindi essere gestito senza gravare eccessivamente sulla pressione fiscale, contribuendo ad una stabilità macroeconomica che, a sua volta, possa incoraggiare gli investimenti e la crescita del settore privato”.

    Sin dagli anni in cui si è arenato il programma dei Paesi poveri altamente indebitati (HIPC, dall’inglese Highly Indebted Poor Countries), tuttavia, ci si è resi conto “che il sistema dell’HIPC di riduzione del debito non avrebbe garantito una sostenibilità del debito stesso”.

    Già nel 2002 il Fondo Monetario Internazionale aveva sostenuto che la metà dei Paesi destinatari della cancellazione del debito sarebbero ricaduti in un debito insostenibile nel giro di un solo anno.

    Le cause sono diverse e variano dalla siccità al calo dei prezzi delle materie prime e alla necessità di ricorrere ad ulteriori prestiti a causa del mancato arrivo di aiuti che erano stati promessi.

    Qualche buona notizia [

    Nonostante tutto, di recente è arrivata qualche buona notizia sul fronte economico in Africa. La BBC ha riferito il 18 maggio che le economie africane sono cresciute ad un ritmo superiore al 5% nel 2004, il tasso più alto negli ultimi otto anni. I dati sono stati forniti dalla pubblicazione “The African Economic Outlook”, del Development Center dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e della Banca africana per lo sviluppo (African Development Bank).

    La crescita è dovuta, oltre ad un aumento dei prezzi delle materie prime, anche ad una maggiore stabilità politica di alcuni Paesi e ad un significativo aumento nell’aiuto pubblico allo sviluppo destinato all’Africa. La produzione agricola ha beneficiato della fine della siccità del 2003, che aveva colpito l’Etiopia, il Malawi e il Rwanda.

    Il rapporto ha encomiato la “costante prudenza delle politiche economiche”, ma ha sottolineato che l’Africa continua ad essere soggetta a conflitti regionali. Le due Organizzazioni hanno inoltre fatto appello ad una maggiore riduzione del debito, una più vigorosa lotta contro la corruzione e un maggior sostegno per le piccole imprese.

    Ciò nonostante, il mese precedente un rapporto del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale ha affermato che l’Africa dovrebbe raddoppiare il proprio tasso di crescita economica, fino a circa il 7% annuo, per poter raggiungere gli obiettivi di riduzione della povertà fissati per il 2015. Secondo un articolo della Reuters del 12 aprile, il 2005 Global Monitoring Report ha avvertito che, “sulla base dell’attuale andamento, l’Africa subsahariana non sarà in grado di raggiungere nessuno degli obiettivi prefissi”.

    Qualche aiuto aggiuntivo potrebbe tuttavia essere in arrivo, ha osservato un servizio della BBC del 24 maggio. Il ministro dell’economia Gordon Brown ha reso noto un accordo tra i Paesi dell’Unione Europea per il raddoppio dei loro aiuti allo sviluppo. Questo potrebbe significare un aumento annuale di 14 miliardi di sterline (20 miliardi di euro) per cinque anni. Qualche dubbio su questo accordo, tuttavia, appare lecito, dal momento che, come ha osservato la BBC, Germania, Italia e Portogallo hanno già detto che non potranno permettersi un aumento degli aiuti.

    In base a questi impegni, i 15 Paesi più ricchi dell’Unione Europea raggiungerebbero l’obiettivo di destinare all’aiuto almeno lo 0,51% del loro reddito nazionale entro il 2010. Gli altri 10 Stati membri dell’UE, che sono entrati nell’Unione lo scorso anno, hanno convenuto sull’obiettivo di destinare lo 0,17%. I Paesi gravati dal debito sperano che possa essere raggiunto un accordo anche nell’ambito del prossimo vertice di luglio.

    tratto da agenzia Zenit

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    Predefinito Re: Appello dei Vescovi per la cancellazione del debito africano

    Originally posted by uva bianca
    2005-06-04

    Appello dei Vescovi per la cancellazione del debito africano

    Anche la corruzione nel loro mirino

    ROMA, sabato, 4 giugno 2005 (ZENIT.org).- Tre prelati africani sono partiti alla volta dell’Europa due settimane fa per perorare la causa della cancellazione del debito estero dei Paesi del loro continente. Si tratta degli Arcivescovi Medardo Mazombwe dello Zambia, John Onaiyekan della Nigeria, e Berhaneyessuys Souraphiel dell’Etiopia, che si incontreranno le autorità politiche europee, secondo quanto riferito da un comunicato stampa del 24 maggio del Catholic Information Service for Africa (CISA). Ad essi si aggiungono i Cardinali Telesphore Toppo dell’India e Oscar Rodríguez dell’Honduras.

    QUI

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    Predefinito

    Per l'Istituto Bruno Leoni, la decisione dei Paesi del G8 di cancellare 40 miliardi di debito dei Paesi poveri è "sostanzialmente un palliativo, che non serve a sanare le ferite del sottosviluppo".

    "La cancellazione del debito è uno dei punti cardini delle campagne contro la povertà che oggi vedono impegnate in prima linea star della musica e volti noti, ma serve più a lenire il senso di colpa dell'Occidente che a migliorare sul serio la situazione economica del Terzo mondo". Secondo Alberto Mingardi, direttore del dipartimento "Globalizzazione e concorrenza" dell'IBL, "quei Paesi sono innanzitutto vittima di élite politiche parassitarie, corrotte e criminali. Con questa amnistia debitoria, si lascia intendere che i peccati del passato siano tutti perdonati: ma non c'è garanzia che in futuro si possano determinare le condizioni opportune per la crescita economica e la prosperità della popolazione".

    "È l'Africa a trarre maggior beneficio dalla cancellazione", continua Mingardi, "e in Africa la povertà ha radici culturali ed istituzionali, le une strettamente legate alle altre. Cancellare il debito è solo un palliativo: quello di cui il continente africano ha bisogno sono istituzioni che garantiscano i diritti di proprietà, che favoriscano la voglia di intraprendere, che assicurino la certezza del diritto e la sicurezza nei possessi. Se l'Africa non si dota di questa necessaria infrastruttura istituzionale, la cancellazione del debito sarà del tutto inutile: governanti corrotti continueranno a spendere, a tassare i loro popoli, e a depredare quelle terre, certi che l'Occidente sarà sempre pronto a chiudere gli occhi, per far pace con la propria coscienza".
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

 

 
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