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]E il correntino tornò correntone
Sorprese. Data per morta, la minoranza Ds invece esiste, lotta, soffre e spera (soprattutto che Rutelli tenga duro). Riavvicinamento in corso con Salvi e Bandoli
Seicento persone che assiepano il Convitto della Calza di Firenze, provenienti un po’ da tutta Italia nonostante gli scioperi non se le aspettavano neppure loro. Quelli del “correntino”, la minoranza Ds guidata da Mussi che ora torna orgogliosamente a farsi chiamare nuovamente “correntone”. Lo dice chiaro e tondo il coordinatore dell’area diessina, all’inizio della sua relazione. Quel nome, inventato per denigrare una corrente giudicata un po’ troppo disomogenea, ora il bocca a Mussi è quasi motivo di rivalsa. “Esistiamo, abbiamo una funzione, non siamo una nicchia”, dice gonfiando il petto il vicepresidente della Camera, e subito spiega a cosa serve la presenza di una minoranza dentro la Quercia: “Propongo di tenere ferma la nostra contrarietà all' ipotesi di ‘partito unico riformista’ che non potrebbe vederci partecipi”. Mussi ripete così quel “non ci saremo” che pronunciò all’assemblea del Manifesto del 14 gennaio, ma stavolta distingue tra Fed e partoto riformista: “Propongo - ha aggiunto - di mantenere la propensione critica verso la Fed e le liste elettorali che ne conseguono” il che vuol dire che se alla fine il triciclo si presenterà alle politiche il correntone non diserterà né le liste né le urne. Infine “propongo – ha detto Mussi - di concentrare la nostra attenzione, nei prossimi mesi, sul programma dell' Unione e sugli aspetti fondamentali della cultura politica della sinistra rinnovata”. L’Unione e il suo programma sono il rovello del seminario correntonista, che è dedicato il gran parte alle issues del futuro governo di centrosinistra. Ma sullo sfondo resta la scelta tutta politica: Fed sì o Fed no? Mussi la spiega così: “Il punto è che Ds e Margherita non sono un partito unico nella società e quanto più i Ds correranno verso il centro, tanto più la lepre Margherita scapperà”.
Insomma, cari Fassino e D’Alema, se con le uscite sull’esportazione della democrazia credete di favorire l’unità con Rutelli, vi sbagliate. E il correntone, si sa, nella resistenza di Rutelli a farsi inglobare spera molto. “Quello che non riesco ad immaginare - ha spiegato Mussi - è una storia d’Italia nella quale possa non esistere più una sinistra di ispirazione socialista, autonoma. Non è giusto - ha aggiunto - pretendere che i liberal-democratici ed i popolari nostri alleati si socialistizzino. Non è giusto neanche immaginare che i sali del socialismo e della sinistra si sciolgano nell'acqua tiepida di un indistinto riformismo”.
Da Firenze, quindi riprende la battaglia della corrente sinistra della Quercia per evitare la cancellazione del più grosso partito della sinistra. Una battaglia che inevitabilmente confligge con i disegni dalemiani e fassiniani, ma anche con quelli di Romano Prodi. Per questo Mussi spera anche nel rafforzamento dei legami con le altre minoranze (Salvi e Bandoli) per cercare di fare fronte comune dentro gli organismi diregenti del partito.
Ad oggi le quotazioni della Fed sono in grande ribasso e Mussi conta di vincere la partita. E’ già capitato che il correntone sbagliasse previsioni (è accaduto tanto alle europee che alle regionali). Stavolta potrebbe andare meglio, sperano i 600 di Firenze. Ma, per l’intanto, Mussi chiarisce: “Si può esercitare ancora un ruolo, una influenza, una funzione”. In quell’ “ancora” ci sono però tutte le incognite date da uno scenario che ad oggi è difficile prevedere.





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