STORIA
Il Terzo Reich allestì un’imponente rete di spie per contrastare la Chiesa. Ma ebbe scarso successo
Il grande fiasco dei nazi in Vaticano
L'operazione mirava a limitare l'azione di Pio XII a favore degli Alleati. Ma gli uomini di Hitler, vittime dei propri pregiudizi anticristiani, non riuscirono mai a interpretare in modo corretto le informazioni raccolte dagli agenti
Di Marco Roncalli
Gli storici la chiamano la «dimensione mancante», e le sue ricostruzioni si sono rivelate utilissime negli studi sulla Seconda guerra mondiale . Il pubblico comune invece la conosce con un'espressione che rimanda a intrighi e misteri: «attività di spionaggio». Se poi le spie sono quelle della Germania nazista e lavorano all'ombra del Cupolone, allora l'interesse per la materia - si tratti di un libro, si tratti di un film, di un'opera teatrale - è decretato in partenza. Questa volta è il caso di un saggio: non un lavoro improvvisato, di quelli in apparenza generosi in «rivelazioni» per chi ha poca memoria, ma il frutto di molti anni di ricerche, di colloqui con testimoni e protagonisti (come ex agenti e generali in pensione non arrivati ai nostri giorni), di analisi di memoriali e di dossier diplomatici (inediti o declassificati) custoditi in archivi privati o di vari servizi d'intelligence (in Europa e negli Stati Uniti). Tradotto dall'edizione originale inglese apparsa otto anni fa Nothing Sacred. Nazi Espionage against the Vatican, 1939-1945, esce in Italia con i tipi delle Edizioni San Paolo e il titolo Spie naziste contro il Vaticano (pagine 262, euro 16,00). Ne sono autori due specialisti: David Alvarez, docente di politica al Saint Mary's College in California, che per Newton Compton ha già edito un titolo simile ma allargato ad un periodo più vasto (Spie in Vaticano) ,e padre Robert A. Graham , mancato nel 1997, forse il massimo esperto di intelligence e diplomazia vaticana, sì, proprio lui, il gesuita che insieme a tre confratelli (Pierre Blet, Angelo Martini, Burkhart Schneider) pubblicò gli atti e i documenti della Santa Sede relativi al secondo conflitto mondiale. Premettiamo subito che, anche se molte pagine presentano trame così rocambolesche da sembrare sequenze preparate per lo schermo, in realtà si tratta di un'attenta ricostruzione per documentare quanto e come il piccolo neutrale Stato vaticano - cuore di quel cattolicesimo considerato dal Reic h «pericoloso potere sovranazionale» - divenne gradualmente oggetto di una rilevante offensiva spionistica da parte del nazismo. Un regime sempre più interessato (dopo aver già tessuto, a partire dal 1933, una rete segreta mirante a sorvegliare la Chiesa tedesca, il Kirche Referat diretto dal grande reclutatore di monaci rinnegati Albert Hartl ) a prevenire le iniziative della Santa Sede, a carpirne i segreti, ad annientare quelle che considerava minacce alle sue ambizioni internazionali. Anche sulla base dell'assioma che Pio XII eletto nel marzo 1939, simpatizzasse per la causa degli Alleati e li aiutasse. Un'offensiva - quella di Hitler - che chiamò a raccolta una rete organizzativa davvero impressionante, composta all'apice della guerra da oltre venti organismi governativi, civili, militari - gremiti di agenti, informatori, infiltrati, crittoanalisti, intercettatori, violatori di cifrari, impiegati presso una serie di uffici, dall'Abwehr (il servizio di spionaggio militare del Terzo Reich) alla Polizia segreta (Reichssicherheitshauptamt, l' ente principale per la sicurezza del Reich), per fare due esempi. Ma i risultati della rete spionistica rimasero sempre abbastanza mediocri. La brutta performance può spiegarsi in vari modi. Non solo perché capitò pure che alcuni dei migliori infiltrati del Reich in Vaticano facessero anche il doppio gioco (si pensi al caso dell'estone Aleksander Kurtna, che era in pari tempo fonte di Herbert Kappler e agente dello spionaggio sovietico). Non solo perché fallirono piani arditi come la destinazione di un nuovo convento (con qualche prete compromesso e falsi seminaristi selezionati tra le SS) a sede di copertura per operazioni di spionaggio e a stazione radio clandestina (è il caso di cui fu protagonista e vittima il padre georgiano Michael Tarchnisvili, che riuscì a ottenere dal Papa la speciale benedizione per i suoi anonimi benefattori, cioè le spie naziste, rifiutandosi poi di cooperare). Ma, soprattutto, l'esito fu negativ o, per il carattere prevalentemente ecclesiastico dell'amministrazione vaticana, per la solida formazione e la fedeltà dei suoi dipendenti e funzionari. Senza trascurare, infine, rivalità , debolezze, mancanza di coordinamento, e persino l'ignoranza storica o la paranoia ideologica di parecchi gerarchi nazisti. In fin dei conti per Joachim von Ribbentrop, Reinhard Heydrich, Hermann Göring , ecc., la questione non era sempre se le loro informazioni fossero esatte, ma se fossero accettabili. «Non solo una menzogna era buona quanto la verità, a volte era migliore della verità», sostengono gli autori di queste pagine concludendo: «Questo potrebbe essere l'epitaffio dell'opera di spionaggio tedesco contro il Vaticano durante la Seconda guerra mondiale» Ma non è tutto. Peculiarità di queste pagine è il saper cogliere come sempre più la Santa Sede si sia spinta su posizioni contrarie alla guerra, non dimenticando che Pio XII e i collaboratori più vicini furono sempre informati, attraverso uomini di fiducia, delle azioni di un movimento antinazista tedesco che aveva come suoi promotori generali dell'esercito e dei servizi segreti militari: pur tra le difficoltà nel ricevere e ritrasmettere le notizie a Londra. Difficoltà che delineano l'immagine di un Vaticano poco adatto a gestire informazioni sensibili secondo i metodi tipici dello spionaggio: sia per mancanza di cultura specifica e di apposite mansioni , sia per carenze di sicurezza nei canali di comunicazione. Da un punto di vista storico, infine, ancora parole soltanto a favore della figura di Pio XII: con le presunte simpatie filo-naziste, anche qui smentite nei fatti.
Avvenire - 17 maggio 2005




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