La vergogna degli Stati Uniti, a due anni dalla “missione compiuta”
di Robert Fisk
Una guerra tutt'altro che conclusa. Continuano gli abusi e sembra senza fine l'escalation di violenza nella capitale irachena
A due anni dalla “Missione Compiuta”, qualsiasi statura morale che gli Stati Uniti avrebbero potuto rivendicare alla fine della loro invasione dell'Iraq è stata da tempo sciupata dalla tortura, dagli abusi e dalle morti di Abu Ghraib. Che il simbolo della brutalità di Saddam Hussein sia stato convertito, per i nemici dell’ex dittatore, nel simbolo della loro stessa brutalità è un epitaffio di singolare ironia per tutta l’avventura irachena. Siamo stati contaminati dalle immagini della crudeltà degli interrogatori, impiegati dalle guardie e dai comandanti delle prigioni.
Ma questo non riguarda solo Abu Ghraib. Vi sono chiari e comprovati vincoli tra gli abusi ad Abu Ghraib e la crudeltà nella prigione statunitense di Bagram, in Afghanistan così come a Guanatamo.Curiosamente, il generale Janis Karpinsky, unico ufficiale di alto rango che dovrà affrontare le accuse per Abu Ghraib, mi ha confessato un anno fa, quando visitai la prigione, che aveva lavorato a Guantanamo Bay ma mi assicurò che lì non le era stato permesso di assistere agli interrogatori, il che mi parve molto strano.
E' stata già raccolta una grande quantità di prove evidenti riguardo il sistema che gli americani hanno creato per maltrattare e torturare i prigionieri. Intervistai un palestinese che mi fornì una prova convincente delle violazioni anali con pali di legno perpetrate a Bagran -dagli americani, e non dagli afgani.
Intervistai un palestinese che mi raccontò delle violazioni anali con pali di legno perpetrate a Bagran - dagli americani, non dagli afgani.
Molte delle storie che sono uscite da Guantanamo - le umiliazioni sessuali di prigionieri musulmani, le catene ad alcuni sgabelli in cui defecano e urinano, l’uso della pornografia per far sì che i musulmani si sentano impuri, le soldatesse che indossano vestiti succinti per fare gli interrogatori (o, in alcuni casi, che fingono di imbrattare il viso di un prigioniero con il flusso mestruale)- sono eventi sempre più comprovati. Gli iracheni con cui ho parlato per molte ore mi hanno descritto in tutta sincerità gli interrogatori militari e civili, non solo ad Abu Ghraib, ma nelle basi statunitensi in tutto l’Iraq.
In un accampamento americano appena fuori Fallujah, i prigionieri vengono colpiti con bottiglie di acqua di plastica piene, fino a che queste si rompano e taglino la pelle. Nella prigione di Abu Ghraib sono stati usati cani per spaventare e feriti i prigionieri.
Come si è sviluppata questa cultura immonda nella “guerra al terrore?” Come si origina l’ingiustizia istituzionalizzata che abbiamo visto in tutto il mondo, le vili “consegne” di prigionieri in cui dagli Stati Uniti i rapiti vengono trasferiti in paesi dove possono essere bruciati, elettrificati o, come accade in Uzbekistan, fritti vivi nel grasso?
Come ha scritto Bob Herbert sul New York Times, quello che sembrava inconcepibile quando vennero alla luce le prime fotografie di Abu Ghraib è ora una routine chiara, tipica dell'abuso "perpetrato dalle operazioni dell'amministrazione Bush".
Amnesty International, nel documento di 200 pagine pubblicato l’ottobre scorso, ricostruisce i memorandum del segretario alla difesa Donald Rumsfeld riguardo ai sistemi degli interrogatori e all'autorizzazione delle pratiche di tortura.
Per esempio, nell’agosto 2002, solo alcuni mesi dopo la dichiarazione di "Missione Compiuta", un documento del Pentagono affermò che “al fine di rispettare l’autorità costituzionale del presidente di comandare una campagna militare, [la legge americana che proibisce la tortura] deve essere considerata inapplicabile durante gli interrogatori compiuti sotto l'autorità del comandante in capo”. Questo significa che è stato Bush a dare il permesso di torturare?
Nel 2004 un report del Pentagono utilizza parole specifiche per permettere a coloro che compiono interrogatori si usare la violenza senza correre il rischio di dover affrontare future azioni legali: “sebbene un funzionario sappia che il risultato delle sue azioni sarà un grave dolore, se procurare tale dolore non è il suo obiettivo, non esiste il requisito specifico dell'intenzione [per essere colpevole di esercitare la tortura], sebbene colui che compie l’interrogatorio ammetta di non averlo agito in buona fede”.
L’uomo che istituzionalizzò direttamente i crudeli interrogatori di Abu Ghraib è stato il maggiore generale Geoffrey Miller, il comandante di Guantanamo che fu inviato a Abu Ghraib con l’ordine di “aumentare l’efficienza” nelle operazioni di confinamento”.
A questo seguì un incremento nell’uso criminoso delle mogli e la nudità forzata dei prigionieri. In un documento di Miller che seguì alla sua vistia ad Abu Ghraib nel 2003, il generale maggiore parla della necessità di una forza di detenzione che “crei le condizioni per gli interrogatori e per lo sffruttamento dei detenuti”. Secondo il generale Karpinski, Miller affermò che i prigionieri “sono come cani, e se si permette loro di sentirsi qualcosa di più che cani, si perde il controllo su di loro”.
Il “nuovo” Iraq imparerà da questi centri di interrogatori como devono essere trattati tutti i prigionieri e, inevitabilmente, i “nuovi” iracheni faranno loro la lezione di Abu Ghraib.
La lista delle prigioni presenti in territorio iracheno è un simbolo vergognoso non solo della nostra crudeltà ma del nostro insuccesso nel creare le circostanze in cui il nuovo Iraq dovrebbe prendere forma. Si possono celebrare elezioni e creare un governo, ma quando si permette a questo potere militare di estendersi tutto il senso della democrazia cambia. Il “nuovo” Iraq imparerà da questi centri di interrogatori como devono essere trattati tutti i prigionieri e, inevitabilmente, i “nuovi” iracheni faranno loro la lezione di Abu Ghraib e torneranno nello status che avevano durante il regime di Saddam e l'intero scopo dell'invsionee (almeno quello della versione ufficiale) andrà perduto.
La ribellione è sempre più imprevebilie da controllare ed è divenuto ovvio il vuoto della stupida bravata del presidente Bush. Sembrava che la vera missione fosse istituzionalizzare la crudeltà degli eserciti occidentali, sporcandoci per sempre con la depravazione di Abu Ghraib, Guantanamo e Bagram - per non parlare delle prigioni segrete che non è concesso visitare nemmeno alla croce rossa e in cui chissà quali viltà si stanno consumando.
Mi chiedo: quale sarà la nostra prossima “missione”?
Dieci giorni di sangue in Iraq: 338 morti, 588 feriti
giovedì 28 aprile
Una bomba lungo la strada uccide quattro truppe americane e ne ferisce due. Altre due truppe americane muoiono in un incidente. Cinque iracheni vengono uccisi durante gli scontri a fuoco.
venerdì 29 aprile
Diciassette bombe, tra cuiquattro attacchi suicidi quasi in contemporanea a Azamiyah e 13 autobombe a Bagdad, lasciano almeno 50 morti, tra cui due uomini dei servizi segreti americani e 114 iracheni e 7 americani feriti.
sabato 30 aprile
Undici autobombe, due attacchi lungo la strada e numerosi razzi, colpi di mortaio e imboscate. Cinque autobombe a Bagdad, altre sei a Mosul, la peggiore della quali, nascosta nell'altare di una mosceha, ha ucciso una donna e due bambini. Un totale di 17 iracheni e un americano morti, più 32 feriti.
domenica 1 maggio
Un'autobomba contro un corteo funebre vicino a Mosul ha ucciso circa 30 persone, e ferite più di 50. Cinque poliziotti iracheni uccisi a un checkpoint, 4 morti e 12 feriti a seguito dell'esplosione di una autobomba a Bagdad; e un morto e due feriti per una bomba nel parcogiochi della capitale. Altri attacchi hanno provocato un morto iracheno e 24 feriti. Cinque americani rimasti feriti per altre sei autobombe nella città. Presi in ostaggio alcuni civili australiani.
lunedì 2 maggio
Tre autobombe a Bagdad hanno ucciso nove persone, kamikaze a Mosul hanno ucciso un bambini e feriti altri 15. I soldati inglesi uccisi dalle bombe lungo la strada da marzo 2003 sono 83. Nel nord, un'autobomba ha ucciso una donna e ferito 4 persone. Due soldati americani sono rimasti feriti per lo scoppio di una bomba a Mosul. Due aeroplani americani F/A-18 Hornet si sono schiantati, entrambi i piloti sono morti.
martedì 3 maggio
Due soldati bulgari sono morti in uno scontro d'auto. A Ramadi uno scontro a fuoco ha ucciso 12 ribelli, un soldato iracheno e 8 cittadini, tra cui una ragazzina.
mercoledì 4 maggio
Sessanta iracheni morti, 150 feriti, quando un kamikaze si è fatto esplodere nella città curda di Arbil. Un altro attacco kamikaze a Bagdad ha ucciso 15 persone e ferte 16.
giovedì 5 maggio
Un attacco kamikaze ha colpito il centro di svago dell'esercito di Bagdad, uccidendo 13 persone e ferendone 18. Un'autobomba ha ucciso quattro poliziotti iracheni a Mosule e ne ha feriti 5.
venerdì 6 maggio
Un attacco suicida nel mercato della verdura ha ucciso 31 persone e ne ha ferite 45. Un altro attacco ha ucciso 8 poliziotti a Tikrit. I corpi di 12 uomini con abiti civili e con gli occhi bendati sono stati ritrovati a Bagdad.
sabato 7 maggio
Esplosione di una bomba suicida, che uccide 22 persone e ne ferisce 35. Un soldato americano viene ucciso e vengono ritrovati i altri 4 corpi in una fossa comune. Vengono giustiziati due uomini a Ramadi.
Fonte: http://www.robert-fisk.com/articles494.htm
Traduzione a cura della redazione di Nuovi Mondi Media
| Martedì, 10 Maggio 2005 - 06:25




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