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  1. #1
    Roscetta
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    DOMANI ANDRO' ALL'ORDINAZIONE PRESBITERIALE DI UN MIO CARO AMICO,E LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA SARA' PRESIEDUTA DA BENEDETTO XVI:Ragazzi ci credete se vi dico che sono emozionatissima????(anche per il mio amico ovvio...)


    In così poco tempo...già un grande PAPA!!!

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  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito Roma ha 21 nuovi sacerdoti: la Santa Messa di Benedetto XVI

    Roma ha 21 nuovi sacerdoti. La Santa Messa di Benedetto XVI

    di Alessandro Renzo - Mattia Bianchi/ 15/05/2005

    Nella solennità di Pentecoste, nella Basilica di San Pietro, il Papa ha conferito l'ordinazione presbiterale a 21 diaconi della diocesi di Roma. L'invito ad "aprire le frontiere" fra i popoli e "infrangere" le barriere fra le classi e le razze.




    Un cerimonia intensa nella solennità di pentecoste: nella basilica di San Pietro, Benedetto XVI ha presieduto la santa messa nel corso della quale ha conferito l'ordinazione presbiterale a 21 diaconi della diocesi di Roma, tra cui stranieri. Hanno concelebrato con il Santo Padre il cardinale Camillo Ruini, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma; mons. Luigi Moretti, arcivescovo vicegerente; i vescovi ausiliari mons. Enzo Dieci, mons. Armando Brambilla, mons. Vincenzo Apicella, mons. Salvatore Ficischella, mons. Paolo Schiavon, mons. Ernesto Mandara; mons. Mauro Parmeggiani, segretario generale del vicariato di Roma; 26 superiori dei seminari, collegi e istituti di formazione romani; 21 parrocchi degli ordinandi; 400 presbiteri.

    I 21 diaconi ordidandi sono originari dall’Italia (11), Irlanda, Bolivia (2), Uruguay, Perù, Kenia, Angola, Nigeria, Costa Rica e Romania provengono dal Pontificio Seminario Romano Maggiore (6), dal Collegio Diocesano Redemptoris Mater (9), dall’Associazione pubblica clericale Fraternità Sacerdotale dei Figli della Croce (1) e dall’Associazione pubblica di fedeli Figli di S. Anna (5).

    Vescovi "coadiutores" per l’Ordinazione presbiterale erano il card. Camillo Ruini e mons. Luigi Moretti. Hanno prestato servizio all’Altare 14 ministranti del Seminario Romano Maggiore (10) e degli Figli di Sant’Anna (4), con il diacono ministrante don Alfio Privitera.

    È stato eseguito il Canto di attesa Veni, Sancte Spiritus.

    Riti di introduzione

    Mentre il Santo Padre e i Ministri si avviavano all’Altare, sono stati eseguiti i Canti d’ingresso Lo Spirito del Signore e Manda il tuo Spirito, Signore.

    Dopo il segno della Croce e il saluto liturgico, il Santo Padre ha introdotto la celebrazione e l’atto penitenziale:

    "Fratelli e sorelle, oggi la gioia della Pasqua raggiunge la sua pienezza per la celebrazione della Pentecoste. Compimento del ministero pasquale di Cristo, e per l’ordinazione di questi nostri figli carissimi, destinati ad esercitare il loro ministero presbiterale nella Chiesa.

    Lo Spirito scenda su di essi, perché siano consacrati ministri di Cristo, Maestro, Sacerdote e Pastore; scenda su tutti noi rinati nel Battesimo, perché sappiamo essere nella società testimoni e profeti; scenda su tutta la Chiesa, perché sia una Pentecoste vivente e conduca tutte le genti a credere, sperare e amare.

    E perché la nostra gioia sia piena, all’inizio di questa celebrazione imploriamo la misericordia del Signore".

    Il Santo Padre ha intonato il Gloria in excelcis e la schola e l’assemblea lo hanno cantato acclamando a Dio e a Cristo Signore. Quindi, il Santo Padre ha pronunciato l’Orazione colletta:

    "O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo".

    Liturgia della Parola

    Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (At 2, 1-11) - Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare - Primo lettore: Paola Tria.

    Salmo responsoriale dal Salmo 103 - Del tuo Sprito, Signore, è piena la terra - Salmista: Luigi Santo.

    Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 12, 3b.7.12.13) - Tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo -Secondo lettore: Antonio Turrisi.

    Quindi, è stato eseguito a strofe alternate fra schola e assemblea il canto della Sequenza Vieni, Santo Spirito.

    In seguito, mentre il diacono al Vangelo don Gabriele Girardi portava solennemente il Libro dei Vangeli all’ambone, l’assemblea ha acclamato il Cristo presente nella sua Parola - Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

    Vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-23) - Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi: ricevete lo Spirito Santo.

    Liturgia dell’ordinazione

    Il diacono don Gabriele Girardi ha presentato al Santo Padre 21 candidati per essere ordinati presbiteri. Gli ordinandi sono stati chiamati per nome. Hanno risposti: "Eccomi". Il cardinale vicario Camillo Ruini ha domandato quindi al Santo Padre di ordinare per il ministero presbiterale coloro che ne sono stati riconosciuti idonei.

    Il Santo Padre ha quindi parlato agli eletti e all’assemblea sul ministero del Presbitero. Nella sua omelia, ha invitato i cristiani ad "aprire le frontiere" fra i popoli e "infrangere" le barriere fra le classi e le razze, perchè nella Chiesa ci sono "soltanto liberi fratelli e sorelle di Gesu' Cristo" e occorre pregare perchè ognuno abbia "la grazia della comprensione". Partendo dal Vangelo della Pentecoste, Benedetto XVI sottolinea come lo Sprito Santo, "sotto i segni di un vento potente e del fuoco, irrompe nella comunità orante dei discepoli di Gesù e dà così origine alla Chiesa". Una Chiesa che dunque "fin dall'inizio è cattolica, questa è la sua essenza più profonda". Per questo il nuovo popolo di Dio, "la Chiesa", è un popolo "che proviene da tutti i popoli". Ed è qui la cattolicità della Chiesa, è qui "la sua essenza più profonda". Tra i cristiani "non possono esserci nè dimenticati nè disprezzati. Dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele - ha detto Benedetto XVI -, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste". Un percorso che deve dunque spingere a "pregare che lo Spirito Santo ci apra, ci doni la grazia della comprensione, così da divenire il popolo di Dio proveniente da tutti i popoli".


    Subito dopo l'omelia, gli eletti si sono recati davanti al Santo Padre, che li ha interrogato. Quindi, ciascuno degli eletti si è avvicinato al Santo Padre, si è inginocchiato davanti a Lui e ha posto le proprie mani congiunte in quelle del Santo Padre.

    Il Santo Padre ha introdotto il canto delle Litanie dei Santi.

    Gli eletti si sono avvicinato nuovamente al Santo Padre e si sono inginocchiati davanti a Lui, che ha imposto le mani sul capo di ciascuno. Lo stesso hanno fatto dopo di Lui alcuni presbiteri. Il Santo Padre ha detto quindi la Preghiera di Ordinazione.

    I neo-ordinati hanno rivestito la stola al modo sacerdotale e la casula.

    Il cardinale vicario Camillo Ruini ha unto con il Sacro Crisma le palme delle mani di ciascun ordinato. Il mons. Vicegerente ha consegnato loro il pane sulla patena e il calice con il vino, preparati per la celebrazione della Santa Messa. Nel frattempo solista e schola hanno cantato Tu sarai profeta, Non sono più io che vivo ed Ecco quant’è bello.

    I novelli Presbiteri si sono recati dal Santo Padre e da Lui hanno ricevuto l’abbraccio e il bacio di pace. Quindi si sono scambiato un abbraccio con alcuni presbiteri.

    Il Santo Padre ha intonato il Credo e la schola e l’assemblea lo hanno cantato a cori alterni, affermando la propria fede.

    Liturgia Eucaristica

    Mentre venivano portate al Santo Padre le offerte per il sacrificio dagli offerenti Maria Bellisario e Lehel Nevezi Strango, Celia Olivares e Michele Reschini, Paolo La Mastra e Zita Nevezi Strango, venivano eseguiti i Canti di offertorio, Effonderò il mio Spirito e Ubi caritas. Quindi, il Santo Padre ha pronunciato l’Orazione sulle offerte.

    Il Santo Padre ha invitato l’assemblea a innalzare il cuore verso il Signore nell’orazione e nell’azione di grazia e l’ha associato a sé nella solenne preghiera che, a nome di tutti, ha rivolto nel Prefazio - La Pentecoste epifania della Chiesa al Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. Quindi la schola e l’assemblea hanno cantato il Sanctus, lode a Dio da parte delle creature e del popolo celestiale. Il Santo Padre e i Concelebranti hanno invocato lo Spirito Santo. È seguito il racconto dell’istituzione. Il Santo Padre ha presentato al popolo l’ostia consacrata e il calice, e si è genuflesso in adorazione. Si è continuato con il memoriale e offerta, l’invocazione perché lo Spirito operi la nostra unità, la preghiera di intercessione per la Chiesa universale e i suoi pastori, per i defunti e per la nostra felicità eterna. Si è conclusa la Liturgia Eucaristica con la lode alla Trinità.

    Riti di Comunione

    Il Santo Padre e l’assemblea hanno cantato la Preghiera del Signore. Nel Rito della pace i presenti hanno quindi manifestato il loro desiderio di pace con un gesto che li unisce ai fratelli. Mentre il Santo Padre spezzava il Pane Eucaristico, la schola e l’assemblea hanno cantato l’Agnus Dei. Il Santo Padre e i Concelebranti si sono comunicati al Corpo e al Sangue di Cristo (diaconi per la Comunione ai concelebranti erano 11 diaconi del Seminario Romano Maggiore e 1 diacono permanente della diocesi di Roma). Anche i fedeli hanno ricevuto la Comunione (da 80 diaconi permanenti della diocesi di Roma e concelebranti), mentre la schola e l’assemblea eseguivano i Canti di comunione Pane di vita nuova, Gustate e vedete (Salmo 33) e Anima Christi. A conclusione, il Santo Padre ha recitato l’Orazione dopo la Comunione.

    Riti di conclusione

    Il Santo Padre ha impartito la solenne Benedizione apostolica. Quindi è stata cantata l’Antifona mariana Regina Coeli e il Canto finale Saldo è il mio Cuore.

    Musica e canto

    Coro di Roma con 180 giovani e seminaristi
    Maestro del Coro: Mons. Marco Frisina
    Organista: Maestro del Seminario Romano Maggiore


    korazym.org

  4. #4
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    L'OMELIA DEL SANTO PADRE



    La prima lettura ed il Vangelo della Domenica di Pentecoste ci presentano due grandi immagini della missione dello Spirito Santo. La lettura degli Atti degli Apostoli narra come, il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo, sotto i segni di un vento potente e del fuoco, irrompe nella comunità orante dei discepoli di Gesù e dà così origine alla Chiesa. Per Israele, la Pentecoste, da festa della mietitura, era divenuta la festa che faceva memoria della conclusione dell’alleanza al Sinai. Dio aveva mostrato la sua presenza al popolo attraverso il vento e il fuoco e gli aveva poi fatto dono della sua legge, dei 10 Comandamenti. Soltanto così l’opera di liberazione, cominciata con l’esodo dall’Egitto, si era pienamente compiuta: la libertà umana è sempre una libertà condivisa, un insieme di libertà. Soltanto in un’ordinata armonia delle libertà, che dischiude a ciascuno il proprio ambito, può reggersi una libertà comune. Perciò il dono della legge sul Sinai non fu una restrizione o un’abolizione della libertà ma il fondamento della vera libertà. E poiché un giusto ordinamento umano può reggersi soltanto se proviene da Dio e se unisce gli uomini nella prospettiva di Dio, ad un ordinato assetto delle libertà umane non possono mancare i comandamenti che Dio stesso dona. Così Israele è divenuto pienamente popolo proprio attraverso l’alleanza con Dio al Sinai. L’incontro con Dio al Sinai potrebbe essere considerato come il fondamento e la garanzia della sua esistenza come popolo. Il vento ed il fuoco, che investirono la comunità dei discepoli di Cristo radunata nel cenacolo, costituirono un ulteriore sviluppo dell’evento del Sinai e gli diedero nuova ampiezza. Si trovavano in quel giorno a Gerusalemme, secondo quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli, “Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo” (At 2, 5). Ed ecco che si manifesta il dono caratteristico dello Spirito Santo: tutti costoro comprendono le parole degli apostoli: “Ciascuno li sentiva parlare la propria lingua” (At 2, 6). Lo Spirito Santo dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele - la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri - e apre le frontiere. Il popolo di Dio che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene ora ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera. Il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, è un popolo che proviene da tutti i popoli. La Chiesa fin dall’inizio è cattolica, questa è la sua essenza più profonda. San Paolo spiega e sottolinea questo nella seconda lettura, quando dice: “Ed in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito” (1 Cor 12, 13). La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati. Nella Chiesa vi sono soltanto liberi fratelli e sorelle di Gesù Cristo. Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste. Dobbiamo perciò continuamente pregare che lo Spirito Santo ci apra, ci doni la grazia della comprensione, così da divenire il popolo di Dio proveniente da tutti i popoli – ancor più, ci dice San Paolo: in Cristo, che come unico pane nutre tutti noi nell’Eucaristia e ci attira a sé nel suo corpo squarciato sulla croce, noi dobbiamo divenire un solo corpo e un solo spirito.

    La seconda immagine dell’invio dello Spirito, che troviamo nel Vangelo, è molto più discreta. Ma proprio così fa percepire tutta la grandezza dell’evento della Pentecoste. Il Signore Risorto attraverso le porte chiuse entra nel luogo dove si trovavano i discepoli e li saluta due volte dicendo: la pace sia con voi! Noi, continuamente, chiudiamo le nostre porte; continuamente, vogliamo metterci al sicuro e non essere disturbati dagli altri e da Dio. Perciò possiamo continuamente supplicare il Signore soltanto per questo, perché egli venga a noi superando le nostre chiusure e ci porti il suo saluto. “La pace sia con voi”: questo saluto del Signore è un ponte, che egli getta fra cielo e terra. Egli discende su questo ponte fino a noi e noi possiamo salire, su questo ponte di pace, fino a lui. Su questo ponte, sempre insieme a Lui, anche noi dobbiamo arrivare fino al prossimo, fino a colui che ha bisogno di noi. Proprio abbassandoci insieme a Cristo, noi ci innalziamo fino a lui e fino a Dio: Dio è Amore e perciò la discesa, l’abbassamento, che l’amore ci chiede, è allo stesso tempo la vera ascesa. Proprio così, abbassandoci, noi raggiungiamo l’altezza di Gesù Cristo, la vera altezza dell’essere umano.

    Al saluto di pace del Signore seguono due gesti decisivi per la Pentecoste: il Signore vuole che la sua missione continui nei discepoli: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Gv 20, 21). Dopo di che egli alita su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 23). Il Signore alita sui discepoli, e così dona loro lo Spirito Santo, il suo Spirito. Il soffio di Gesù è lo Spirito Santo. Riconosciamo qui, anzitutto, un’allusione al racconto della creazione dell’uomo nella Genesi: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gn 2, 7). L’uomo è questa creatura misteriosa, che proviene tutta dalla terra, ma in cui è stato posto il soffio di Dio. Gesù alita sugli apostoli e dona loro in modo nuovo, più grande, il soffio di Dio. Negli uomini, pur con tutti i loro limiti, vi è ora qualcosa di assolutamente nuovo – il soffio di Dio. La vita di Dio abita in noi. Il soffio del suo amore, della sua verità e della sua bontà. Così possiamo vedere qui anche un’allusione al battesimo ed alla cresima – a questa nuova appartenenza a Dio, che il Signore ci dona. Il testo del Vangelo ci invita a questo: a vivere sempre nello spazio del soffio di Gesù Cristo, a ricevere vita da Lui, così che egli inspiri in noi la vita autentica – la vita che nessuna morte può più togliere. Al suo soffio, al dono dello Spirito Santo, il Signore collega il potere di perdonare. Abbiamo udito in precedenza che lo Spirito Santo unisce, infrange le frontiere, conduce gli uni verso gli altri. La forza, che apre e fa superare Babele, è la forza del perdono. Gesù può donare il perdono ed il potere di perdonare, perché egli stesso ha sofferto le conseguenze della colpa e le ha dissolte nella fiamma del suo amore. Il perdono viene dalla croce; egli trasforma il mondo con l’amore che si dona. Il suo cuore aperto sulla croce è la porta attraverso cui entra nel mondo la grazia del perdono. E soltanto questa grazia può trasformare il mondo ed edificare la pace.

    Se paragoniamo i due eventi di Pentecoste, il vento potente del 50° giorno e il lieve alitare di Gesù nella sera di Pasqua, ci può tornare in mente il contrasto fra due episodi, accaduti al Sinai, di cui ci parla l’Antico Testamento. Da una parte c’è il racconto del fuoco, del tuono e del vento, che precedono la promulgazione dei 10 Comandamenti e la conclusione dell’alleanza (Es 19 ss); dall’altra, il misterioso racconto di Elia sull’Oreb. Dopo i drammatici avvenimenti del Monte Carmelo, Elia era fuggito dall’ira di Acab e Gezabele. Quindi, seguendo il comando di Dio, aveva pellegrinato fino al Monte Oreb. Il dono dell’alleanza divina, della fede nel Dio unico, sembrava scomparso in Israele. Elia, in un certo qual modo, deve riaccendere la fiamma della fede sul monte di Dio e riportarla ad Israele. Egli sperimenta, in quel luogo, vento, terremoto e fuoco. Ma Dio non è presente in tutto questo. Allora egli percepisce un mormorio dolce e leggero. E Dio gli parla da questo soffio leggero (1 Re 19, 11 – 18). Non è forse proprio la sera di quella Pasqua che ci insegna cosa qui si vuol dire? Non possiamo forse vedere qui una prefigurazione del servitore di Jahwé, del quale Isaia dice: “Egli non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce” (42, 2)? Non appare forse così l’umile figura di Gesù come la vera rivelazione nella quale Dio si manifesta a noi e ci parla? Non sono forse l’umiltà e la bontà di Gesù la vera epifania di Dio? Elia, sul Monte Carmelo, aveva cercato di combattere l’allontanamento da Dio con il fuoco e con la spada, uccidendo i profeti di Baal. Ma in questo modo non aveva potuto ristabilire la fede. Sull’Oreb egli deve apprendere che Dio non è nel vento, nel terremoto, nel fuoco; Elia deve imparare a percepire la voce leggera di Dio e, così, a riconoscere in anticipo colui che ha vinto il peccato non con la forza ma con la sua Passione; colui che, con il suo patire, ci ha donato il potere del perdono. Questo è il modo con cui Dio vince.

    Cari ordinandi! In questo modo il messaggio di Pentecoste si rivolge ora direttamente a voi. La scena pentecostale del Vangelo di Giovanni parla di voi ed a voi. A ciascuno di voi, in modo personalissimo, il Signore dice: pace a voi – pace a te! Quando il Signore dice questo, non dona qualcosa ma dona se stesso. Infatti egli stesso è la pace (Ef 2, 14). In questo saluto del Signore, possiamo intravedere anche un richiamo al grande mistero della fede, alla Santa Eucaristia, nella quale egli continuamente ci dona se stesso e, in tal modo, la vera pace. Questo saluto si colloca così al centro della vostra missione sacerdotale: il Signore affida a voi il mistero di questo sacramento. Nel suo nome voi potete dire: questo è il mio corpo – questo è il mio sangue. Lasciatevi attirare sempre di nuovo nella Santa Eucaristia, nella comunione di vita con Cristo. Considerate come centro di ogni giornata il poterla celebrare in modo degno. Conducete gli uomini sempre di nuovo a questo mistero. Aiutateli, a partire da essa, a portare la pace di Cristo nel mondo.

    Risuona poi, nel Vangelo appena udito, una seconda parola del Risorto: “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21). Cristo dice questo, in modo molto personale, a ciascuno di voi. Con l’ordinazione sacerdotale voi vi inserite nella missione degli apostoli. Lo Spirito Santo è vento, ma non è amorfo. E’ uno Spirito ordinato. E si manifesta proprio ordinando la missione, nel sacramento del sacerdozio, con cui continua il ministero degli apostoli. Attraverso questo ministero, voi siete inseriti nella grande schiera di coloro che, a partire dalla Pentecoste, hanno ricevuto la missione apostolica. Voi siete inseriti nella comunione del presbiterio, nella comunione con il vescovo e con il Successore di San Pietro, che qui in Roma è anche il vostro vescovo. Tutti noi siamo inseriti nella rete dell’obbedienza alla parola di Cristo, alla parola di colui che ci dà la vera libertà, perché ci conduce negli spazi liberi e negli ampi orizzonti della verità. Proprio in questo comune legame col Signore noi possiamo e dobbiamo vivere il dinamismo dello Spirito. Come il Signore è uscito dal Padre e ci ha donato luce, vita ed amore, così la missione deve continuamente rimetterci in movimento, renderci inquieti, per portare a chi soffre, a chi è nel dubbio, ed anche a chi è riluttante, la gioia di Cristo.

    Infine, vi è il potere del perdono. Il sacramento della penitenza è uno dei tesori preziosi della Chiesa, perché solo nel perdono si compie il vero rinnovamento del mondo. Nulla può migliorare nel mondo, se il male non è superato. E il male può essere superato solo con il perdono. Certamente, deve essere un perdono efficace. Ma questo perdono può darcelo solo il Signore. Un perdono che non allontana il male solo a parole, ma realmente lo trasforma. Ciò può avvenire solo con la sofferenza ed è realmente avvenuto con l’amore sofferente di Cristo, dal quale noi attingiamo il potere del perdono.

    Infine, cari ordinandi, vi raccomando l’amore alla Madre del Signore. Fate come San Giovanni, che l’accolse nell’intimo del proprio cuore. Lasciatevi rinnovare continuamente dal suo amore materno. Imparate da lei ad amare Cristo. Il Signore benedica il vostro cammino sacerdotale! Amen.

  5. #5
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    LE PAROLE DEL PAPA AL REGINA COELI



    Cari fratelli e sorelle!

    Nella Basilica di San Pietro si è da poco conclusa la Celebrazione eucaristica durante la quale ho avuto la gioia di ordinare 21 nuovi sacerdoti. E’ un evento che segna un momento di crescita importante per la nostra Comunità. Dai ministri ordinati, infatti, essa riceve vita, soprattutto mediante il servizio della Parola di Dio e dei Sacramenti. Questo, dunque, è un giorno di festa per la Chiesa di Roma. E per i sacerdoti novelli, questa è in modo speciale la loro Pentecoste: ad essi rinnovo il mio saluto e prego perché lo Spirito Santo accompagni sempre il loro ministero. Rendiamo grazie a Dio per il dono dei nuovi presbiteri, e preghiamo che a Roma come pure nel mondo intero fioriscano e maturino numerose e sante vocazioni sacerdotali.

    La felice coincidenza tra la Pentecoste e le Ordinazioni presbiterali mi invita a sottolineare il legame indissolubile che esiste, nella Chiesa, tra lo Spirito e l’istituzione. Lo accennavo già sabato scorso, prendendo possesso della Cattedra di Vescovo di Roma, a San Giovanni in Laterano. La Cattedra e lo Spirito sono realtà intimamente unite, così come lo sono il carisma e il ministero ordinato. Senza lo Spirito Santo, la Chiesa si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture. Ma, a sua volta, nei piani di Dio lo Spirito si serve abitualmente delle mediazioni umane per agire nella storia. Proprio per questo Cristo, che ha costituito la sua Chiesa sul fondamento degli Apostoli stretti intorno a Pietro, l’ha anche arricchita del dono del suo Spirito, affinché nel corso dei secoli la conforti (cfr Gv 14,16) e la guidi alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13). Possa la Comunità ecclesiale restare sempre aperta e docile all’azione dello Spirito Santo per essere tra gli uomini segno credibile e strumento efficace dell’azione di Dio!

    Affidiamo questo auspicio all’intercessione della Vergine Maria, che oggi contempliamo nel mistero glorioso della Pentecoste. Lo Spirito Santo, che a Nazaret era sceso su di Lei per renderLa Madre del Verbo incarnato (cfr Lc 1,35), è sceso oggi sulla Chiesa nascente riunita intorno a Lei nel Cenacolo (cfr At 1,14). Invochiamo con fiducia Maria Santissima, perché ottenga una rinnovata effusione dello Spirito sulla Chiesa dei nostri giorni.

  6. #6
    Roscetta
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    WOW!!!RAGAZZI NON CREDEVO POTESSI PROVARE UN'EMOZIONE COSI' FORTE....

    Da quando Benedetto XVI è entrato in basilica...poi il mio amico che tremava dalla gioia...poi l'omelia così bella...poi"Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?"e il si di Adrian(GIL BELOQUI ADRIAN,URUGUAY,Redemptoris Mater)... lì io ho attaccato a piangere(oh neppure ai matrimoni mi comporto così!!)


    Scusate se non sono stata dettagliata nel descrivere....ma sono ancora...wow...EUFORICA!!!




    W IL PAPA!!

  7. #7
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    Aspettiamo dettagli "a freddo" quindi...

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by Roscetta
    WOW!!!RAGAZZI NON CREDEVO POTESSI PROVARE UN'EMOZIONE COSI' FORTE....

    Da quando Benedetto XVI è entrato in basilica...poi il mio amico che tremava dalla gioia...poi l'omelia così bella...poi"Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?"e il si di Adrian(GIL BELOQUI ADRIAN,URUGUAY,Redemptoris Mater)... lì io ho attaccato a piangere(oh neppure ai matrimoni mi comporto così!!)


    Scusate se non sono stata dettagliata nel descrivere....ma sono ancora...wow...EUFORICA!!!




    W IL PAPA!!
    Incredibile roscetta......proprio oggi all'omelia il parroco ci ha detto:

    "quando ti senti solo/a... abbi la forza di pensare che un altro cristiano, in questo momento sta vivendo una qualche esperienza di fede molto forte, e poichè siamo membra del medesimo corpo, ognuno ne benficerà...........così se tu preghi e pensi ad esempio per quanto, ti sembra strano e lontano, che in san Pietro il Papa sta dando il mandato a 21 sacerdoti, bè, impossibile sentirci soli....questa è l'opera dello Spirito Santo che mentre noi siamo qui e loro li, entrambi stiamo svolgendo un unica missione, un solo mandato per mezzo di UN SOLO SIGNORE GESU'.......Preghiamo per questi nuovi sacerdoti e preghiamo per noi qui, affinchè possiamo gioire con tanti altri cristiani........"

    Grazie roscetta per avermi dato una conferma (anche se non ne dubitavo) di quanto per grazia mi è dato di credere........se hai foto mettile, condividici qyuesta grazia.........

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
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    BENEDETTO XVI: ORDINA 21 DIACONI DELLA DIOCESI DI ROMA E INVOCA LO SPIRITO SANTO CHE "SUPERA LA ROTTURA DI BABELE E APRE LE FRONTIERE"


    "La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere ai popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati". Lo ha detto ieri, domenica di Pentecoste, papa Benedetto XVI nell'omelia della messa per l'ordinazione sacerdotale di 21 diaconi della diocesi di Roma. Il papa ha invitato la Chiesa ad "aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare tra di noi: dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste. Dobbiamo perciò continuamente pregare che lo Spirito Santo ci apra, ci doni la grazia della comprensione, così da divenire il popolo di Dio proveniente da tutti i popoli". "Lo Spirito Santo – ha ricordato Benedetto XVI – dona di comprendere. Supera la rottura iniziata a Babele - la confusione dei cuori, che ci mette gli uni contro gli altri - e apre le frontiere".
    Con un ritardo di 15 minuti causato dal prolungamento del rito di ordinazione, Benedetto XVI si è poi affacciato dalla finestra del suo studio scusandosi con i 40 mila pellegrini che si erano radunati in piazza San Pietro per la recita del Regina Caeli. Il papa ha ripreso la sua meditazione sullo Spirito Santo ed ha detto: "Senza lo Spirito Santo la Chiesa si ridurrebbe a un'organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture". "Possa la Comunità ecclesiale - ha concluso - restare sempre aperta e docile all'azione dello Spirito Santo per essere tra gli uomini segno credibile e strumento efficace dell'azione di Dio".

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    I primi ventuno preti di Papa Ratzinger

    Nel suo ruolo di vescovo di Roma stamani Benedetto XVI imporrà le mani sui nuovi sacerdoti che si sono formati nella sua diocesi Sette sono italiani, gli altri arrivano da diversi Paesi europei, africani nonché dal Sud e Centro America
    L’ufficio stampa del Quirinale ieri ha reso noto il messaggio ispirato da grande cortesia del Pontefice al presidente della Repubblica Ciampi dopo l’incontro del 3 maggio «Le sono riconoscente di aver partecipato alla cerimonia di inizio del mio ministero»


    Da Roma Salvatore Mazza

    Sarà il giorno dei nuovi preti di Roma. Benedetto XVI ordinerà infatti oggi a San Pietro ventuno nuovi sacerdoti per la diocesi di cui è vescovo, nel corso di quella che, a tutto gli effetti, sarà la prima cerimonia pubblica ordinaria da lui presieduta in Vaticano. E si potrebbe aggiungere «significativamente», a sottolineare la scelta fatta da Papa Ratzinger di riservare questa «prima» alla cerimonia di oggi, evento centrale nella vita della della Chiesa. Dei futuri sacerdoti, sei vengono dal Seminario romano Maggiore, nove dal Seminario Redemptoris Mater, mentre gli altri sono membri di diversi Istituti religiosi di diritto diocesano, presenti a Roma. Per quanto riguarda la nazionalità degli ordinandi, sette sono italiani, mentre gli altri provengono da Irlanda, Uruguay, Nigeria, Costa Rica, Romania, Bolivia, Perù, Kenya e Angola. L'età media dei nuovi sacerdoti è piuttosto alta, andando dai 29 anni fino ai 55 di Maurizio, ex impiegato al dipartimento per i Beni Culturali della Presidenza del Consiglio, il cui percorso vocazionale iniziò nel 1995 per approdare, nell'anno del Giubileo, al Seminario romano. Degli altri cinque provenienti dallo stesso Seminario, due sono vocazioni adulte, Enzo e Giovanni, entrambi con consolidate esperienza lavorative precedenti all'inizio del loro percorso vocazionale, mentre gli altri hanno seguito un percorso più «tradizionale», legato alla vita della parrocchia. Commentando la cerimonia in programma oggi, il rettore del Seminario romano maggiore monsignor Giovanni Tani ha rilevato, in un'intervista rilasciata a Radio Vaticana, che «per quanto riguarda le vocazioni si può dire che la diocesi di Roma ha un "tenuta" sostanziale». «Quest'anno - ha infatti spiegato Tani - il numero dei sacerdoti ordinati sono sei. L'anno prossimo ancora un numero abbastanza basso, poi ci saranno degli anni con numeri più elevati e diciamo che l'ingresso in seminario, in questi ultimi anni, è abbastanza soddisfacente, con numeri che superano l e dieci unità all'anno». Ieri intanto è stato reso noto il testo della lettera che Benedetto XVI ha inviato al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: «In occasione dell'incontro avuto con lei il 3 di questo mese corrente, ho già potuto esprimerle il vivo compiacimento - si legge nel testo, diffuso come vuole la consuetudine protocollare dall'Ufficio Stampa del Quirinale - per le nobili espressioni di augurio, che ella, anche a nome del Popolo italiano, aveva voluto inviarmi in occasione dell'elezione alla Cattedra di Pietro». «Vorrei ora ringraziarla - prosegue la lettera, scritta personalmente da Papa Ratzinger - anche per iscritto del suo premuroso atto di cortesia e le sono altresì riconoscente per aver voluto prendere parte alla cerimonia dell'inizio solenne del mio ministero petrino».

    Avvenire - 15 maggio 2005

 

 
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