CHIESA E SCUOLA
Al convegno della Cei in corso in Abruzzo il rilancio di un’azione pastorale adeguata perché gli atenei siano luogo di crescita intellettuale e insieme di formazione umana

Università, la fede è lievito della cultura

Nel secondo giorno di lavori a Montesilvano, le relazioni di don Bruno Stenco, direttore dell'Ufficio per 'educazione,
e di Franco Giulio Brambilla, antropologo e teologo


Dal Nostro Inviato
A Montesilvano (Pe)
Pierangelo Giovanetti

La pastorale universitaria costituisce un momento decisivo del Progetto culturale orientato in senso cristiano della Chiesa cattolica italiana. L'università, infatti, è il luogo dove la persona costruisce la propria visione del mondo e la elabora in un sistema che inciderà sui processi professionali, culturali e sociali. In quanto luogo di cultura diventa quindi necessariamente luogo pastorale, in cui la presenza della Chiesa e delle associazioni è indispensabile. Solo così l'università potrà diventare un tempo propizio per prendere coscienza di sé e del rapporto col mondo. Al terzo Convegno nazionale Cei di Montesilvano, ieri è stato indicato con forza l'obiettivo che si pone la Chiesa italiana: rafforzare la propria presenza negli atenei, con una pastorale specifica in ogni centro universitario o di sede distaccata. Un impegno di frontiera, di dialogo con la cultura, che deve vedere in primo piano le Chiese locali, protagoniste di questa azione. «La pastorale universitaria è azione ecclesiale specifica da rendere ordinaria», ha ricordato don Bruno Stenco, direttore dell'Ufficio nazionale della Cei per l'educazione. «Questa si realizza attraverso la cura pastorale delle persone, l'animazione culturale della vita universitaria e l'approfondimento della fede nei diversi ambiti del sapere». «Un aspetto qualificante - ha aggiunto don Stenco - è l'animazione dell'università verso un nuovo umanesimo integrale. Per questo diventa fondamentale l'azione degli studenti, insieme ai docenti. Non basta infatti consolidare un'appartenenza: occorre rimotivare le ragioni della fede in rapporto alla situazione culturale. Laici oggi nel mondo significa saper dire la fede in questa cultura, operandovi un discernimento evangelico. La maturità di fede scaturisce da una più salda consapevolezza delle radici e da una più coraggiosa immersione nel proprio tempo». Centrale nella riflessione è stata la relazione di Franco Giulio Brambilla, docente di Antropologia teologica al Seminario di Venegono Inferiore (Milano). «La cultura, l'intuizione della propria vocazione e del proprio destino - ha aggiunto - non è disponibile solo come un prodotto confezionato da trasmettere come un pacchetto di conoscenze e di abilità. Apprendere è acquisire frammenti culturali in modo critico, riflesso, creativo. E qui gioca un ruolo fondamentale la valenza etica e religiosa, che, lungi dall'essere un freno, rende invece la persona più cosciente e quindi più libera di scegliere. Ecco perché è necessaria la prospettiva etico-religiosa: perché concorre alla libertà del giovane, alla sua identità personale, all'assunzione motivata delle scelte. In questa dimensione, l'università non è solo laboratorio di conoscenze e abilità, ma diventa comunità di ricerca, dove si impara a scambiare con gli altri non solo conoscenze, ma anche se stessi». Secondo Brambilla, pertanto, «le comunità cristiane non possono essere assenti nel momento dello stato nascente della persona nella sua formazione culturale. Altrimenti significa avere della fede cristiana una comprensione marginale, che la colloca nello spazio delle emozioni e delle convinzioni private. La Chiesa non può essere assente perché l'università è luogo di elaborazione culturale non solo per le nuove generazioni, ma per l'insieme del tessuto civile». «Far ritrovare la dimensione sapienziale della ricerca e recuperare il senso critico della fede - ha aggiunto Brambilla - va affrontato certo a livello di istituzioni d'ateneo. Ma la pastorale universitaria può certamente funzionare sul versante della coscienza degli studenti. Occorre accompagnare le persone a essere lievito forte e stimolo pungente. Nell'attuale deserto della mentalità tecnologica e funzionale, il sapere strumentale non può fare a meno del sapere che riguarda i significati, sia del vivere personale che del vivere civile, nella società, nel lavoro e nella polis».


Avvenire - 14 maggio 2005