"L'acqua è un patrimonio dell'umanità": quando sentite parole del genere state in guardia, perché la libertà individuale è in pericolo.
Dinanzi a un bene tanto importante le più elementari leggi dell'economia finiscono inspiegabilmente con l'essere ignorate: domanda, offerta, prezzi, diventano termini impronunciabili, ed i diritti di proprietà, unica alternativa alla gestione statale, si fanno indefiniti, difficilmente trasferibili, scarsamente protetti.
Eppure l'acqua non è un "bene pubblico", neppure volendo accettare la discutibile definizione di Samuelson relativa a quei beni che si presumono caratterizzati da non rivalità nel consumo e non escludibilità, e vi sono numerose evidenze che mostrano come anche il consumo di risorse idriche risponda a variazioni di prezzo, così come qualsiasi altro bene esistente sul mercato: prezzi tenuti artificiosamente bassi dallo Stato, finiscono col dare agli agenti economici informazioni distorte, e provocano la scarsità del bene le cui dinamiche si vorrebbero invece tenere sotto controllo.
Il prezzo infatti non è una variabile indipendente, ma porta con sé delle informazioni: ci dice ad esempio quanto il bene in questione venga domandato ed offerto sul mercato, o se tale risorsa sia scarsa o abbondante, e consente agli agenti economici di allocare nella maniera più efficiente le risorse stesse attraverso il cosiddetto calcolo economico, che offre loro la possibilità di decidere cosa, quanto e come produrre in base alle proprie previsioni su costi e ricavi futuri.
In assenza di prezzi "ballerini", lasciati liberi di fluttuare senza Fiamme Gialle e "Mister Prezzi" alle calcagna, questo meraviglioso meccanismo grazie al quale milioni di persone si coordinano armoniosamente e spontaneamente fra di loro ogni giorno, finisce però col saltare: nel nostro caso in particolare, i consumatori non saranno incentivati ad utilizzare in maniera saggia ed accorta l'acqua, perché non avranno più le informazioni necessarie per farlo, ed ogni appello all'educazione civica ed al buon cuore sarà romantico, ma senz'altro inefficace.
Stato e burocrazia costituiscono insomma un binomio disastroso: non solo il controllo dei prezzi rende le crisi idriche sempre più frequenti, ma un sistema che non coinvolga i privati o li sottometta completamente ai voleri della casta al potere non è in grado neppure di raccogliere le risorse necessarie all'ammodernamento e alla manutenzione costante della rete idrica. Si calcola che occorrano all'uopo circa due miliardi di euro l'anno: un'enormità, per chi ha come scopo non il profitto, ma solamente la conservazione del potere ed il mantenimento di clientele.
Esempi di privatizzazioni riuscite (badate bene, non sto parlando delle privatizzazioni "all'italiana", con aziende municipalizzate solo formalmente private ma in realtà sempre saldamente in mani pubbliche) ve ne sono molti: dall’Inghilterra degli anni '90 ai paesi del cosiddetto Terzo Mondo, relativamente ai quali qualcuno comincia forse a capire che non è tramite aiuti ad una classe politica corrotta che si possono risolvere i problemi, ma solo attraverso la competizione in un mercato libero.
Certo, neanche i privati possono fare miracoli, e la perfezione non è di questo mondo: vi sarà sempre chi non potrà godere di un bene tanto vitale, cosi' come vi sarà sempre chi non avrà da cibarsi o da vestirsi. Ma se la sola "colpa" della libertà è quella di non rendere il mondo perfetto, andate avanti voi, che a me vien da ridere.
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repapelle:
