
Originariamente Scritto da
Ortodossia
Tutela delle convivenze (anche omosessuali), pensione e divorzio breve
Tre proposte per dimostrare
che la “destra dei diritti” esiste
di Federico Brusadelli
Tre proposte diverse per superare un’unica “nuova frontiera”. Quella dei diritti civili. Una frontiera difficile e scivolosa, in Italia, come dimostrano scontri e dibattiti più o meno recenti e più o meno accesi (dal Family Day, ai Dico, ai Didore, alla legge sull’omofobia). Eppure c’è chi, a destra, non si rassegna a considerare il tema un tabù, a stenderci sopra il velo del silenzio. «La società è cambiata, dobbiamo prenderne atto», dice con chiarezza la senatrice Maria Ida Germontani, per anni responsabile per le Pari opportunità in Alleanza nazionale. È sua l’idea delle tre proposte di legge, firmate con i colleghi Salvo Fleres e Bruno Alicata, che modifichino la disciplina attuale dei diritti delle coppie.
La prima consiste nella modifica dell’articolo 29 della Costituzione: «La Repubblica riconosce e tutela i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». A questo, si aggiungerebbe «tra uomo e donna», tanto per tranquillizzare chi agita, ogni volta che si parla di diritti degli omosessuali, lo spettro di Zapatero e dei matrimoni gay. E poi, un’altra aggiunta: «La Repubblica garantisce i diritti individuali scaturenti dai rapporti di coppia come stabiliti dalla legge». E qui, per rapporti di coppia, si intendono anche quelli tra persone dello stesso sesso.
La seconda proposta prevede l’estensione della quota libera della pensione al “convivente”. La convivenza – viene spiegato all’articolo 2 – deve durare da almeno cinque anni. E non devono esserci più di vent’anni di differenza fra i conviventi, né i due possono essere residenti fuori dall’Italia da più di cinque anni. Ma che siano un uomo e donna, due donne o due uomini, non è precisato. Dunque non ci sono preclusioni per le coppie omosessuali, ed è questo – ovviamente – il punto più significativo della norma. L’ultimo dei tre progetti di legge riguarda il divorzio: se la coppia non ha figli, si potrà procedere al divorzio “rapido”, avviando la pratica dal notaio senza intasare i tribunali.
Insomma, sui diritti civili si riparte. Sperando che adesso le proposte – assolutamente ragionevoli e “moderate”, oltre che ispirate da quel tanto invocato “buon senso” – non vengano soffocate dai veti incrociati e dai timori (che questa volta sarebbero davvero ingiustificati) di certa parte del mondo cattolico. Sperando, anche, che questa sia l’occasione giusta per dimostrare che il Pdl non è un’anomalia, all’interno del Ppe di Nicholas Sarkozy e di Angela Merkel. Per dimostrare, insomma, che la “destra dei diritti civili” non è una leggenda, ma una realtà. E tutt’altro che minoritaria, nel paese.
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