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  1. #1
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    Predefinito [Fantastoria]Le reliquie sacre del Louvre.

    Ho pensato che molti forumisti si dilettano a scrivere fantastorie, di politica e di quant'altro, spero che continuate la bozza d'inizio preparata malamente dal sottoscritto, e che vi appassionate quanto me.
    (per qualsiasi commento, prego postare in separato thread, grazie)

    Il custode Louis, era solito sedere tranquillamente sulla sua poltroncina di pelle nera trovata chissà dove, quella notte, però, pareva strano, era accigliato, posava in modo nervoso sul tavolo, poi si alzava, borbottava qualcosa d'incomprensibile, faceva pochi passi e tornava a sedere; quel moto continuo era frenetico e dio solo sà cosa aveva visto quel vecchio per aver il volto così attonito, era solerte nel passare la mano sulla sua folta e canuta barba; continuò tutta la notte nel suo andirivieni senza mostrare segni di stanchezza, malgrado la sua età; prese un rosario ed iniziò a sgranare rapidamente, gli occhi erano sbarrati e la bocca semiaperta lasciava cadere saliva per tutto il mento; si girò di scatto verso l'uscita più vicina, pareva avesse udito dei rumori, bisbigliò con voce roca: "Sei ancora tu?", si piegò su stesso, rise istericamente a gran voce, poi si lanciò in una folle corsa lungo i corridoi del museo, sparì dietro alla statua dello schiavo ribelle, ma lasciando dietro di sè un urlo nero.

  2. #2
    The Matrix has you....
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    Dal fondo del corridoio emerse un lento rumore di passi ed un ombra comincio ad allungarsi sul pavimento marmoreo: l'uomo, che indossava un lungo cappotto ed un cappello a cilindro, teneva nella mano destra un bastone da passeggio con una testa d'aquila che sembrava risplendere di una luce propria. Passo lentamente davanti alla statua dello schiavo ribelle accennando un'occhiata e si diresse verso l'uscita.

  3. #3
    Roberto Mime
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    Nubi pesanti avevano gravato su Parigi per tutta la notte e indugiavano ancora in quello che passava per mattino. Sprazzi di pioggia scorrevano come fumo sulla superficie della piramide del Louvre, le grandi pozzanghere che si erano formate nel piazzale del museo, riflettevano l'oscurità del cielo ancora in tempesta e si fondevano in un' unica inquietante distesa grigia, interrotta soltanto dalla luce rotante del tettuccio di quattro automobili della polizia parcheggiate: azzurro-nero, azzurro-nero, azzurro-nero.
    Francoise Guillaume, investigatore della squadra omicidi della polizia criminale di Parigi scese dalla citroen e alzò il viso verso la pioggia, diede un'occhiata all'orologio, erano passate da poco le cinque e trenta del mattino. Gli occupanti di due delle auto ferme erano addormentati al volante, la terza era un'autopattuglia della scientifica, era vuota. Dai finestrini aperti usciva nell'aria umida il crepitio delle scariche elettriche, intervallate dalle frasi precipitose di alcuni giornalisti accorsi sul posto, ma bloccati alla porta principale da due agenti del commissariato centrale di polizia.
    Francoise li conosceva bene, si trattava dei fratelli Russeau: Mario e Jaques, due tonti di prima categoria che trovarono un posto in polizia solamente grazie alle raccomandazioni di loro zio, amico fraterno del vicesindaco della città di Parigi: Salomon Trichet.
    Volevano fare i poliziotti ma non dietro ad una scrivania, volevano l'azione, loro, così essendo inadatti per compiti pericolosi e persino troppo distratti per effettuare rilevamenti senza rischiare di alterare le prove di un caso, il capo della polizia li aveva messi a fare i "portieri", lì c'era tutta l'emozione che volevano, si sentivano importanti e il tutto senza il pericolo che combinassero qualche pasticcio.
    Francoise attraversò il piccolo gruppo di giornalisti, "Permesso - permesso" ripeteva con voce secca e seccata, e parandosi di fronte ai due agenti chiese indistintamente all'uno e all'altro: "Da quanto tempo sono quì gli scribacchini?"
    "Da un quarto d'ora" - "Da oltre venti minuti" risposero contemporaneamente i due. L'investigatore non badò più di tanto alle differenti risposte e proseguì lungo il grande androne del museo che era ancora nonostante quanto fosse successo solamente semilluminato.
    "La cassa, la cassa... Quella maledetta cassa dov'è finita?" Stava farfugliando ripetutamente il guardiano Andreau, visibilmente scosso dalla morte del suo amico-collega Louis e interrogato come testimone dai due agenti in pastrano nero.
    Francoise era insospettito, "Quale cassa?" inizio a chiedersi tra se e se fissando il corpo quasi porcellanato del custode Louis impiccato dietro la statua dello Schiavo Ribelle...

  4. #4
    The Matrix has you....
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    Tutto era cominciato quel lunedi mattino con l'arrivo di una cassa di provenienza sconosciuta: il professor Musset, direttore del museo, aspettava il suo arrivo con impazienza; a nessuno era stato detto che cosa contenesse ma era trapelato tra i dipendenti del museo che aveva a che fare con le ricerche sul Tempio di Hiram Abif a cui il direttore aveva dedicato tulla la vita.

  5. #5
    Roberto Mime
    Ospite

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    C'era qualcosa di strano in quella cassa, qualcosa di inquietante, alcuni studiosi ne temevano addirittura l'apertura, per tutto il pomeriggio si diffusero le voci più discordanti, si arrivò persino ad attribuirle poteri malefici. I due guardiani dell'ala museale relativa avevano sentito abbastanza per preoccuparsene; poi l'inaspettato, l'imprevedibile, l'inspegabile: la morte del povero Louis. Cosa era successo?

    "Il suo nome?" chiese Francoise Guillaume ad un terzo agente che stava visionando i lavori di rilevamento da parte di due esperti della scientifica.
    "Louis Blanchè signore, era il guardiano di quest'ala museale."
    "Bene agente" disse Francoise con voce sommessa
    "Quando è stato scoperto?"
    "Poco più di un'ora fa signore, stavamo finendo il turno e facevamo servizio di pattuglia nel quartiere latino di fronte alla Consiergeriè. Abbiamo ricevuto la chiamata con precedenza assoluta. Siamo arrivati in cinque minuti".
    "Chi l'ha trovato?"
    L'agente indicò con il pollice alle sue spalle il guardiano Andreau interrogato dai due poliziotti in pastrano nero e ai quali stava continuando a farneticare a proposito della cassa.
    "La colpa è di quella maledetta cassa, è lei che lo ha ucciso, dov'è andata a finire? Dovete trovarla, fermarla quella maledetta cassa"
    Francoise irruppe improvvisamente "Va bene, va bene, lasciatelo respirare, non vedete che questo povero vecchio sta peggio di questo quì appeso?"
    I due agenti rimasero interdetti.
    "Sono l'investigatore Francoise Guillaume" disse mostrando il tesserino di riconoscimento "iniziate a darmi la prima ricostruzione dei fatti".

  6. #6
    Nebbia
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    "Dunque, la vittima: Louis Blanchè ha montato servizio alle ore 22:00 di ieri notte, alle ore 04:14 di stamane il secondo custode Andreau Balas ha attraversato il corridoio ed è giunto fino a quì per <<bere il solito caffè>> in compagnia della vittima, a quel punto la macabra scoperta: il custode si era impiccato.
    Alle 04:20 il custode ha chiamato il pronto intervento, la pattuglia che stava finendo il servizio presso il quartiere latino ha raggiunto il museo intorno alle 04:28.
    Alle 043 la nostra pattuglia he chiamato rinforzi - ancora non si sapeva se il custode fosse stato impiccato o se si trattasse di un suicidio - nonchè la scientifica per rilevare appunto di cosa si trattasse..."
    "A quel punto alle 05:10 circa" - aggiunse con tono seccato Francoise - sono stato chiamato per mettere la firma sul vostro verbale"
    "Esattamente signore, il teste risulterebbe estraneo alla morte della vittima, non sono state rilevate tracce di efrazione nelle sale di accesso al museo, e tutte le opere d'arte sono al loro posto. Gli esami della scientifica inoltre sembrano chiudere il caso come un suicidio. In buona sostanza sembra che quì abbiamo finito."
    "E questa fantomatica cassa?" chiese Francoise Guillaume
    "Stiamo aspettando il direttore del museo, il professor Musset per chiarire questo aspetto, ma pare si tratti più di una farneticazione del custode piuttosto che di qualcosa di interessante da mettere agli atti. Comunque niente che non possiamo svolgere da soli, volendo può benissimo fare ritorno a casa commissario, a meno che Lei creda a casse misteriose che uccidono".
    "Non credo a casse che impiccano i custodi, ma non do per chiusi i casi all'apparenza troppo scontati agente; forse Lei ha un po troppa fretta di tornare a casa, ho intenzione di aspettare il direttore del museo e fare qualche domanda." Rispose seccato Guillaume, "Ma..signore..."
    "Niente ma" ribattè Francoise, "Prendete le foto da ogni angolo, ispezionate ogni centimentro dell'area, controllate il cellulare della vittima, richiedete i tabulati telefonici, ordinate un autopsia ed un esame autoptico, voglio sapere l'ora della morte, cos' ha sotto le unghie, cos'ha mangiato prima di morire, persino se è andato al cesso"
    C'era qualcosa di troppo strano in quel cadavere bianco lattigginoso, porcellanato con gli occhi sbarrati di terrore.
    Troppo in alto, per essersi potuto impiccare da solo, nessuna sedia, nessun appiglio; o Louis si era impiccato in volo oppure ad averlo impiccato è stato qualcun'altro. Ma chi? Il secondo custode era troppo debole per poter fare una cosa simile, appendere un corpo morto per 5 metri, e poi il tutto senza lasciare uno straccio di prova. Dunque chi è stato? E perchè? Quale mistero occupa questa famosa cassa? Francoise era intrigato, il caso era più complicato di quanto potesse apparire.

  7. #7
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  8. #8
    The Matrix has you....
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    La telefonata della polizia fece trasalire il professor Musset:"....Direttore! E accaduta una disgrazia al museo, uno dei suoi custodi è stato ritrovato morto impiccato. Deve recarsi subito al Museo, ci sarà ad attenderla l'investigatore Guillaume della squadra omicidi".
    Accovacciato sulla sua grande poltrona in pelle aveva passato la notte in bianco ripensando alle parole dell'uomo misterioso:"Nessuno deve mettersi a curiosare in questa sala, chiunque lo farà subirà una tremenda punizione. Il manufatto deve restare un segreto tra noi, esso ci lega in un vincolo inscindibile...." con queste parole aveva lasciato il professore prima di sentire quel rumore dietro la porta: qualcuno di certo aveva ascoltato la loro conversazione. Non fece in tempo a rispondere che il suo misterioso 'amico' si era volatilizzato come uno spettro, e lui sapeva bene dove era andato...
    Corse velocemente verso il suo ufficio, ed attraverso un passaggio secondario guadagnò l'uscita posteriore. Fu in quel momento che salendo sulla sua auto sentì quell'urlo terrificante e fu pervaso dal terrore.
    Per tutta la notte aveva ripetuto tra se e se la stessa frase:"Oh mio Dio, che cosa ho fatto....." e ciò che lo terrorizzava maggiormente era la consapevolezza che mai gli sarebbe stato permesso di tirarsi indietro.
    -"Vada al Museo professore, e si ricordi il nostro patto" Voltandosi di scatto verso la porta dello studio il professor Monnet per un attimo si sentì mancare il fiato: lui era li e lo guardava fisso da dietro quei grandi occhiali neri.
    -"Oh, è lei......, non l'avevo sentito entrare....." disse il professore con voce tremante.
    -"Non è il momento di farsi prendere dal panico, vada al Museo e faccia bene attenzione a quello che dirà a quell'investigatore, a l'aria di essere un tipo scaltro, e noi nn abbiamo bisogno di un poliziotto che vada a mettere il naso in cose che nn può capire." disse l'uomo con vove lenta e sommessa. E voltandosi verso l'uscita si lasciò andare ad una risata agghiacciante che fece impallidire ancor di più il povero professor Musset.

  9. #9
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    Il Direttore del Museo, rimuginando su quell’essere immondo e nefasto che lo stava ricattando si sentì impotente e disperato, non avrebbe mai dovuto cercare quel maledetto Tempio, a causa di quel suo ’imperdonabile egoismo ora tutto era compromesso.
    Si sentì stringere in gola, raggelò in sol colpo sapendo che sarebbe stato vittima di due fuochi: la “police” e l’essere maledetto. C'era solo una cosa che però poteva ancora decidere.
    Colpito da un brivido lungo la schiena, avendo compreso alla fine quale poteva essere il suo unico destino prese velocemente il primo pezzo di carta sul tavolo, iniziò a scrivere senza badare troppo alla calligrafia, il suo volto cupo si trasformò in una smorfia che pareva un sorrisetto di riscatto; corse verso il balconcino rivolto verso l'Atrio centrale e senza indugio si tuffò. Per un attimo si sentì libero, libero dai mali, libero dalla condanna, dal maleficio che lo imprigionava per tanto tempo.


    Francoise Guillaume, investigatore a capo del caso, attendeva impazientemente Musset, intanto, accese un sigaro ed iniziò a sbuffare cerchi di fumo, lo faceva soltanto quando brancolava in un caso irrisolvibile, complicato come un cubo di Rubick, enigmatico come una sfinge ed apparentemente impossibile pur per un oracolo.
    Fece chiamare l'agente Jaques Russeau,
    “Si signore? Mi ha chiamato?”
    “Si può sapere dove diavolo è finito il direttore?” chiese nervosamente più a se stesso che all’agente, il quale gli rispose con una laconica alzata di mani.
    “Non possiamo più aspettare, vada in casa sua, lo prelevi a forza, lo accompagni qui al museo perché deve rispondere di alcune domande in qualità di persona informata dei fatti, e mi raccomando di non sbagliare” disse queste ultime parole quasi con ironia, non sopportava davvero i <<fratelli nullità>> com'era solito chiamarli, Jacques rispose prontamente
    “Si signore” l’agente prese l’indirizzo dell’abitazione del prof. Musset dalla segreteria del museo, la guardò un attimo cercando di ricostruire il percorso più breve per raggiungere quell’indirizzo: Rue Da Vinci 24. poi salì su una delle auto pattuglie parcheggiate di fronte al museo, svegliò malamente il conducente e lo fece spostare di posto, girò la chiave e ingranò la prima a sirene spiegate.
    Russeau era eccitato, finalmente poteva fare qualcosa di diverso dal solito compito, quello di tenere fermi i curiosi dalla scena di un delitto. Evitando incidenti per miracolo arrivò come graziato dal cielo, ma l'unica cosa che trovò fu l’ennesimo fallimento; una piccola folla era radunata di fronte al condominio di Rue Da Vinci 24, c’era anche un’ambulanza, non fece in tempo a pensare a cosa poteva essere successo che trovò la risposta, rapida quanto brutale: il corpo del professore era lì morto, schiantato, sanguinante.
    Russeau prese allora il telefono e con voce tremante informò il commissario Guillaume: “Co- commissario”
    “Russeau?!? E Lei Russeau?”
    “Si signore, il professore è morto”
    Guillaume trasalì, un brivido gli percorse la schiena, sarebbe stata una mattinata lunga, lo aveva capito sin dall’inizio, non appena vide il corpo impiccato di quell’uomo, e così infatti si stava dimostrando d’essere. Diede l’ordine alla scientifica di levare il corpo, e di concludere i rilevamenti, poi prese la sua citroen e partì alla volta dell’abitazione del professor Musset. Non fece passare dieci minuti d'attesa, era già troppo nervoso e non pensò nemmeno un attimo a tardare “Ispezionate tutto, rivoltate l’ufficio e l’abitazione del professore come un calzino”.
    Sulla scrivania c’era ben visibile il suo ultimo testamento, Guillaume lo vide subito, e iniziò a leggerlo con agitazione e preoccupazione
    <<Mi scuso con tutti voi,
    sono stato stolto,
    troppo fanatico del mio lavoro,
    troppo da non rendermi conto di ciò che stavo per scatenare,
    ho fatto in modo che la terra venisse maledetta per sempre,
    non c'è modo di fermare l'essenza demoniaca,
    Il male ha preso la sua forma, il dipinto l’ha persa
    tornare indietro è impossibile
    pago con la mia vità questo errore imperdonabile.>>

    L'investigatore, scioccato dal folle ed incompresibile manoscritto del professore, iniziò a far lavorare la mente, quale incomprensibile sciarada? Di che terribile sventura parla il professore?Quella sera non tornò a casa, rimase a pensare in ufficio: due suicidi in un solo giorno, il Louvre, una misteriosa cassa, e poi quel manoscritto intraducibile, seppur fosse francese, cosa legava tanti cocci in un unico vaso di Pandora? Se lo chiedeva l'investigatore, mentre non riusciva a chiudere occhio, forse non voleva; farfugliava qualcosa d'incomprensibile, brancolava in un buio fitto e malinconico, poi, mise le scarpe, prese la giacca e si recò frettolosamente al Louvre, forse avrebbe trovato qualche indizio particolarmente schiacciante, se lo augurava, mentre guidava la sua citroen sgangherata in quella notte che pareva più cupa delle altre.

    Guillaume, entrò ispezionando ogni minimo centimetro quadrato di quell'Atrio sinistro, fece pochi passi, poi, trovò un mantello, di chi doveva essere? Quel pomeriggio non c'era, ed alcuno avrebbe potuto metter piede se non avesse avuto un distintivo con sè, si voltò di scatto, pareva avesse sentito come dei passi, poi, si mise una mano sulla fronte pronunciando tra sè e sè: "Francoise, Francoise questo caso ti stà rendendo pazzo!", poi sospirò e disse: "Eh, non riuscirò mai a capire cosa sia successo qui dentro!", si voltò verso l'uscita, poi inciampò: "Dannata torcia! Si spegne di continuo quando serve!", improvvisamente sentì nuovamente dei passi, erano felpati, quasi striscianti, capì subito avendo esperienza di spionaggio: c'era qualcuno che lo stava osservando. Cercò di fare meno rumore possibile per sentire distintamente ogni minimo suono, quasi si spaventò quando intravide un'ombra spostarsi rapidamente per il corridoio, l'investigatore era indispettito, quell'uomo poteva esser più vicino di quanto pensasse e poi, non aveva preso nemmeno la sua arma con sè, quella si che lo avrebbe rassicurato.
    Diede un colpo alla torcia, questa si accese, la mosse tremante, in cerca di quella sagoma astratta, poi, vide un'ombra dirigersi verso la sezione egizia, entrò come un felino di fronte ad una gazzella, ma meno superbo: da un momento all'altro poteva divenire preda, in quel giorno dove il sangue scorreva a fiumi.

  10. #10
    Roberto Mime
    Ospite

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    Prese il cellulare, compose il numero del pronto intervento "sono il commissario Guillaume, polizia criminale, squadra omicidi, sono quì al museo del Louvre, sta succedendo qualcosa di strano alla sezione egizia, fate pervenire due pattuglie quì subito". -rinfoderò il cellulare nella tasca interna del soprabito, poi decise di proseguire, esitò qualche minuto, la statua dello Schiavo ribelle era sempre lì, come un monito a quanto era accaduto e a quanto sarebbe potuto ancora succedere. Il corridoio era illuminato dalla penombra, le luci che venivano da fuori davano un'atmosfera curiosa e inquietante ai tanti reperti che erano lì ordinatamente esposti, poi una sorta di bisbiglìo attirò la sua attenzione. Guillaume spense la luce della torcia, aveva trovato il sospetto, si diresse lentamente lungo il corridoio destro seguendo quello strano brusio che non cessava, anzi incalzava come una cantilena ripetitiva, il cuore dell'ispettore stava pompando sangue così velocemente che gli pareva quasi di udire le su stesse pulsazioni, sudava Guilaume, sudava copiosamente, la tensione era allo spasmo, poi un immagine inaspettata lo raggelò.
    Sotto la luce di un faro esterno che entrava timidamente da una finestra del corridoietto collaterale c'era il guardiano Andreau, soggiogato dallo sguardo di un'ombra che pareva stesse istruendolo. Chi era quell'ombra? e cosa stava stava ordinando al guardiano? Parole incomprensibili che tuttavia sembrava stessero sortendo il loro effetto, Guillaume non aveva uno straccio di arma ma la polizia stava arrivando, bisognava fermare quell'ombra e soprattutto quello che stava accadendo sotto i suoi occhi, fermare l'incomprensibile almeno finchè non fosserò arrivati i rinforzi. Si guardò attorno, intimare l'altolà senza mostrare un'arma sarebbe equivalso al suicidio, vide un allarme antincendio, prese a dare con la torcia che teneva con la mano sinistra un colpo deciso al cristallo, la cantilena s'interruppe, l'ombra misteriosa si girò di scatto, Guillaume schiacciò il pulsante, le sirene e le luci di emergenza iniziarono a funzionare, il guardiano Andreaù si svegliò dallo stato di trance, iniziò ad urlare, intanto le sirene della polizia già si udivano dalla strada antistante. Guillaume lanciò un grido "fermi, polizia, fermi o sparo", l'ombra non c'era più c'era solo più il guardiano molto scosso e provato in preda ai deliri, mentre le sirene urlavano e la polizia saliva le scale del museo Guillaume capì che quel guardiano a terra accovacciato in posizione fetale, in preda ad un inspiegabile agitazione sarebbe stato la chiave di svolta.

 

 
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