Israele sta preparando una nuova guerra contro Gaza?
di Senussi Bsaikri
su Rebelión del 27/11/2009

Sebbene la grande offensiva contro la Striscia di Gaza sia terminata in gennaio, gli attacchi sporadici di Israele non sono mai cessati. Nelle prime ore di domenica scorsa, aerei israeliani hanno lanciato attacchi contro obiettivi nella Striscia di Gaza, ferendo sette palestinesi e distruggendo numerosi edifici. L’esercito ha giustificato l’aggressione, sostenendo che era stato lanciato un missile dalla Striscia di Gaza. I bombardieri hanno preso a bersaglio una casa, varie botteghe e una fabbrica di lavatrici nella zona settentrionale e centrale di Gaza. Queste incursioni non sono state le prime e non saranno nemmeno le ultime. Molti le considerano parte di un’ampia mobilitazione contro la popolazione del territorio. Molti analisti di questioni palestinesi credono molto probabile che Israele scateni un’altra guerra nella Striscia di Gaza. Gli israeliani non sono riusciti ad eliminare i gruppi di resistenza guidati da Hamas a Gaza. Non sono riusciti a porre fine al suo controllo della Striscia e, pertanto, temono che Hamas possa aver successo nel tentativo di rompere il blocco e che approfitti della “tregua” per migliorare le proprie capacità militari. L’intensificazione degli attacchi e delle provocazioni va inserita in questo contesto.
Nelle ultime due settimane, i mezzi di comunicazione israeliani hanno lanciato una campagna contro Hamas, affermando che essa ha progettato missili in grado di raggiungere il centro di Israele. Tale campagna potrebbe rappresentare la propaganda pre-bellica ad uso interno di Israele e della comunità internazionale. La speranza del governo israeliano è che questa nuova guerra gli permetta di ottenere ciò che non ha ottenuto nell’ultima guerra. Come è solito fare, il governo di Israele utilizza la “legittima difesa” e la costante minaccia dei “terroristi” contro la sicurezza di Israele come pretesto per giustificare il suo piano aggressivo.
Osservatori nazionali e internazionali sono preoccupati per quelli che considerano come sottili preparativi per ulteriori attacchi contro i palestinesi attraverso la pubblicazione di editti religiosi che giustificano il massacro di tutti i palestinesi senza eccezione. I rabbini hanno emesso un nuovo decreto in base al quale si permette di uccidere tutti i palestinesi, compresi i minorenni. Recenti informazioni di stampa parlano della crescente influenza dei leader religiosi sull’esercito israeliano. Questi editti creano le condizioni per la possibilità dello scatenamento di una nuova aggressione contro Gaza.
La scalata delle aggressioni israeliane crea uno stato permanente di insicurezza e caos. Sebbene il governo palestinese a Gaza stia tentando di mantenere la calma fermando gli attacchi con i missili e cercando il consenso di tutte le fazioni a questo proposito, l’aggressione israeliana potrebbe solo indebolire questi sforzi. Molti gruppi di militanti di Gaza respingono la decisione del governo in base al fatto che le operazioni militari israeliane contro i palestinesi non sono cessate. E’ precisamente ciò che è accaduto negli ultimi giorni quando Ansar al-Sunna ha rivendicato la responsabilità dei lanci di missili; essa viene associata a diversi gruppi della yihad salafista che pure si è attribuita la responsabilità degli attacchi contro le Forze Speciali di Israele ad est di Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza. Il portavoce del gruppo ha dichiarato a United Press International che “questa operazione yihadista è una risposta agli attacchi dei sionisti contro il nostro popolo nella città di Gerusalemme, e una risposta alle continue provocazioni del nemico sionista a Gaza”.
Gli attacchi israeliani contro i palestinesi non sono mai cessati. Assumono molteplici forme, compresi l’inasprimento del blocco della Striscia di Gaza e le frequenti incursioni. Le forze israeliane continuano a sequestrare e a imprigionare persone in Cisgiordania. La costruzione del muro della Sicurezza e gli insediamenti non sono cessati nonostante la condanna internazionale. Allo stesso tempo, la confisca di terre, la demolizione delle abitazioni e gli attacchi contro Al-Aqsa, a Gerusalemme, costituiscono forme persistenti di aggressione e rappresentano i fattori più importanti nella scalata della tensione e del caos nella regione.

Traduzione a cura della redazione di l'ernesto

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