Scapagnini: "Catania così bella"
di Andrea Lodato
Sindaco Scapagnini, scusi se glielo chiedo e se partiamo da qui. Ma viene naturale una domanda guardandola in queste ultime ore di campagna elettorale: come fa ad essere così rilassato? Si racconta, e un po' si scherza e favoleggia di pillole magiche date da lei anche a Berlusconi. Qui cos'è, camomilla?
"Qui non è questione né di pillole né di straordinarie terapie. Io sono tranquillo, oggi, consapevole di quel che ho fatto, di quel che abbiamo realizzato in questi anni. Certo, non nego che dentro c'è un po' di agitazione. Ma, glielo assicuro, è quella fisiologica, naturale. La calma deriva dalla certezza di aver fatto tanto. E bene".
Lo scontro diretto con il suo avversario, il candidato del centrosinistra, quindi la preoccupa, come dire, il giusto?
"Mi preoccupa, ovviamente, ma io amo giocare tutte le partite, anche quelle difficili. Mi pare di averlo dimostrato. Sarebbe stato facile, e persino comodo, qualche mese fa lasciare tanti cantieri aperti in città, perché erano già aperti. Lasciare una città che era già in via di trasformazione, e giusto alla vigilia delle elezioni, magari con annunci trionfali, staccare un biglietto per andare a fare il ministro a Roma. Ho voluto restare, giocarmi la partita delle elezioni, quella dei cantieri aperti sì, ma da chiudere per regalare a Catania altri segni tangibili del cambiamento che abbiamo immaginato, impostato, progettato e realizzato. Ho voluto ricandidarmi e credo che oggi sia chiaro a tutti il perché. Non c'è giorno in cui non nasca una nuova piazza, una strada non venga rifatta e migliorata, un appalto non crei nuovi posti di lavoro e nuove prospettive".
Insomma, sindaco, se vogliamo parlare per slogan lei è sicuro dei fatti. E il confronto?
"C'è, con i catanesi. Lo dico con il massimo rispetto per il mio avversario e per le regole della democrazia. Innanzitutto c'è il confronto mio personale, quello degli uomini che mi sono stati accanto in questi cinque anni, quello di chi, come Nello Musumeci, per esempio, è accanto a me pronto a giocare la prossima fase della nostra scommessa su Catania, con i cittadini. E' per loro che abbiamo lavorato, tra difficoltà ed entusiasmo. E l'inizio è stato impegnativo come, confesso, nemmeno avevamo ipotizzato nella più pessimistica delle previsioni cinque anni fa".
Vuole fare un po' di polemica con chi l'ha preceduta e con chi la sfida e si ricandida per guidare la città?
"Ma no, per carità. Non è tempo di polemiche, di sfide dirette fatte di parole, esercizi verbali, provocazioni. Gioco della politica, anche questo, magari divertente talvolta. Ma non per i catanesi. Oggi non voglio entrare nel merito di polemiche scatenate dai miei avversari. Non voglio confrontarmi più su teorie, ipotesi, cose immaginate, cose sognate, cose che potevano esser fatte...".
Beh, sta già entrando nel campo che ha battuto in queste settimane, sindaco. Tra passato e futuro, tra battute divertenti e accuse feroci, tra strategie elettorali e possibilità di farcela o meno, lei cosa mette in bilancio?
"Numeri. Numeri precisi. C'è la moda dei numeri nella politica da qualche tempo, soprattutto dei numeri possibili, impossibili, probabili più o meno. Per esempio quelli dei sondaggi. Beh, faccio finta che, oggi, non mi interessino, perché sono altri i numeri che ho, che abbiamo trasmesso ai cittadini. Per sommare il nostro lavoro e arrivare al prodotto di una città che cambia".
Allora dia i numeri, professore Scapagnini.
"Comincio da 700 milioni di euro di appalti per grandi opere pubbliche. Un dato che ha proiettato Catania al primo posto tra le città italiane, secondo Sole 24 ore. Un dato in cui hanno un'importanza decisiva i poteri concessimi come commissario per l'emergenza traffico da Berlusconi, e con cui, nella prossima fase, potremo agire ancora con rapidità ed efficacia. Aggiungo 6000 nuovi posti di lavoro, in una città negli anni passati ha sofferto il dramma della disoccupazione. Abbiamo stabilizzato 2000 precari, aiutato a nascere 110 attività produttive. E poi 13 parcheggi scambiatori appaltati, nove progettati. Portato al 98% di copertura la rete fognaria che nel 2000 era ferma al 25%...".
Un attimo, sindaco. Un attimo di tregua. C'è un'obiezione che le viene fatta dall'opposizione e che diventa un piccolo appunto anche da ambienti più vicini all'amministrazione: avete badato solo alla politica del mattone? Cioé, potrebbe esserci stato un deficit di "attenzione sociale"?
"Capisco che i numeri possono sembrare noiosi, ma sono numeri e non si discutono come le teorie. La nostra attenzione per chi vive in situazioni di disagio è stata altissima. Lo testimonia il fatto che, per esempio, 4500 famiglie hanno ricevuto il reddito minimo garantito. Noi ci siamo riusciti, altre città, per esempio Palermo, e mi dispiace ovviamente, no. Il cuore della nostra amministrazione c'è stato quando ci siamo battuti per dare 700 alloggi popolari a Librino. Certo, scusate eh, ma partire da dove siamo partiti noi in quelle zone, non era facile. Avremmo potuto fare una cosa assai comoda, non lo nego: far finta che Catania fosse solo il centro, far finta che Catania fosse la zona più ricca, dove, con qualche intervento, chi ha bisogno di poco è convinto d'aver avuto tutto. Scusate, non abbiamo agito così. Ci siamo intestati le battaglie dei quartieri, cominciando a risolvere i primi problemi. Ma, allo stesso, tempo per il centro abbiamo avviato grandi progetti, come la riqualificazione di corso Italia che diventerà una passeggiata verso il mare di rara bellezza. Idea che ci vedrà lavorare a fianco dei commercianti dell'intero centro".
Ma in questa campagna elettorale, onestamente, i catanesi che le dicono? Sono tutti contenti? Qualcuno si lamenta?
"Se fossero tutti contenti sarei il primo ad esserne stupito. E a non crederci. I catanesi sono molto più intelligenti di quanto osservatori distratti, o interessati a modo loro, non vedano o non raccontino. Certo, vado in giro e mi sento dire: "Sindaco, pure questa strada potevate fare, questa piazza potevate finire. Le altre le avete fatte. Queste quando?". Ho ragionato con questi cittadini e sulle loro parole. Chiedono perché siamo riusciti a fare tante altre piazza, tante altre strade, altre strutture importanti per la città e, di conseguenza, perché non siamo riuscite a farle tutte. Ma, e questo mi ha stupito di giorno in giorno nei giri che ho fatto nei quartieri, da Librino al Villaggio Sant'Agata, da Picanello a Zia Lisa, la seconda domanda è significativa: queste, quando le fate? I catanesi hanno fiducia, perché vedono in giro per la città decine di cantieri aperti, lavori in corso, una città che ha ritrovato il suo mare, che, presto, vedrà sanata la ferita di corso Martiri della Libertà, che con il nuovo piano regolatore si candiderà ad essere, ma davvero, la capitale del Mediterraneo nei prossimi dieci anni. Ci piace il modello Barcellona, ma la Catania che stiamo costruendo avrà anche le sue specificità, i suoi aspetti unici, la sua posizione strategica che la promuove naturalmente capitale di quest'area del Mediterraneo. Grazie anche al rafforzamento del sistema Sicilia e del contesto metropolitano che ci ha portato a varare iniziative e progetti di dimensione internazionale.".
Però, sindaco, intanto, in attesa d'essere come Barcellona, Catania "habla catanese". Nel senso che lei deve vincere. Vincerà lei? Vinceranno le liste? Sente aria sicura nella sua coalizione?
"Non la sento, la vedo. Vado in giro per la città, incontro i candidati del mio partito, di An, dell'Udc, delle liste autonome in cui s'è impegnato in maniera straordinaria l'amico Raffaele Lombardo, e Nuova Sicilia e Patto per la Sicilia, laici, Nuovo Psi. Tutti, dico tutti, lavorano per Catania, lavorano per avere un sindaco e un'amministrazione che continuino la loro opera, e lavorano per avere un consiglio comunale autorevole e determinante. Al lavoro per vincere tutta la Cdl. Perché, diciamolo, la sfida è dura, per tutti. E dovendola combattere sino in fondo, ma a chi potrebbe passare per la testa di giocare per perdere? La partita la nostra squadra la gioca sullo stesso campo. E contro lo stesso avversario".




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