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    Predefinito Cina, paura della bolla immobiliare

    Cina, paura della bolla immobiliare
    Di Miaeconomia.it


    Per cercare di contenere quella che appare sempre più
    come una "bolla" speculativa, il governo cinese ha
    annunciato una serie di misure per frenare i prezzi
    del mattone.
    In primis, dal 1 giugno saranno colpiti da una nuova
    imposta tutti gli immobili che vengono venduti prima
    che siano passati due anni dalla loro costruzione.

    La campagna contro la bolla, sostenuta da sette
    agenzie governative, dimostra quanto per la Cina il
    raffreddamento del mercato immobiliare sia diventata
    ormai una priorità nazionale.


    Tra le misure volte a frenare i prezzi, una serie di
    imposte e altre politiche atte a scoraggiare gli
    investimenti e gli affari speculativi e assicurare un
    ventaglio di offerte accessibili per chi cerca casa.
    In base a quanto diffuso dai media ufficiali, il
    consiglio di stato cinese, cioè il governo centrale,
    ha ordinato ai governi locali di rendere il controllo
    dei prezzi immobiliari una priorità delle loro
    politiche economiche.

    I prezzi medi del settore sono cresciuti su base annua
    del 14,4% nel 2004 e del 12,5% nel primo scorcio del
    2005.
    La punta massima a Shanghai (+30%), dove un metro
    quadro ha raggiunto il costo medio di oltre 10.000
    yuan (1200 dollari).

    I giornali cinesi sono pieni di storie di fortune
    fatte o perse in pochi mesi, legate alla febbre delle
    costruzioni che sta divorando la Cina.
    Si parla di speculatori che comprano a scatola chiusa,
    a volte prima che siano stati costruiti, cinque o sei
    appartamenti, e di gente comune che lamenta di non
    riuscire a trovare un'abitazione decente, nonostante
    l'aumento spettacolare dei redditi (a Shanghai e
    Pechino il reddito pro-capite sfiora i 2000 euro
    all'anno ma il costo medio di un appartamento centrale
    è di 250mila).

    Molti residenti delle aree urbane sono riusciti ad
    acquistare una casa grazie alle riforme del settore
    diversi anni fa, ma attualmente non possono
    permettersi di comprare una nuova proprietà.
    Le famiglie a basso reddito sono praticamente tagliate
    fuori da un mercato che si è focalizzato su ricchi
    investitori e sugli speculatori.


    Oltre alla nuova imposta sulle vendite prima dei due
    anni, verrà introdotta una nuova tassa sulla terra
    acquistata per costruzioni se entro un anno
    dall'acquisto non saranno iniziati i lavori; se il
    ritardo sarà di due anni, verrà revocata la licenza di
    costruzione; le vendite di appartamenti non completati
    saranno proibite e, infine, verranno imposti limiti ai
    prestiti concessi dalle banche alle imprese del
    settore.

    Alcune delle principali banche cinesi, già oberate dai
    crediti non riscuotibili perché concessi incautamente
    o sulla base di conoscenze e di accordi personali
    spesso non del tutto trasparenti, sono pericolosamente
    esposte nell'edilizia.
    La "bolla" rischia dunque di minare due dei capisaldi
    su cui si basa la politica del Partito Comunista
    Cinese: mantenere un
    ritmo sostenuto di crescita economica, contenendo allo
    stesso tempo lo sviluppo delle disparità sociali che
    sempre più frequentemente danno luogo a proteste
    popolari.


    Il compito non appare facile: una nuova ondata di
    capitali, sempre secondo la stampa locale, si è
    riversata nell'edilizia da Hong Kong e da Taiwan nelle
    settimane scorse, spinta dalle
    aspettative di una prossima rivalutazione dello yuan,
    la valuta cinese.
    Nella capitale l'attività edilizia è in pieno
    fermento: dopo un breve periodo di sosta invernale
    sono ripresi i lavori intorno alle "grandi opere"
    concepite in preparazione delle Olimpiadi del 2008 e
    non passa giorno senza che apra un nuovo cantiere.

  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito

    io tifo per la Cina. Piú quel paese cresce, piú diventa evidente che il modello occidentale é fallimentare o come minimo meno di successo rispetto a quello cinese.

    Cina: nazionalismo, stato sociale autoritario, omogeneitá etnica, valori comunitari (risultato: potenza)

    Occidente: cosmopolitismo, stato liberista democratico (in realtá oligarchico), caos (multi)etnico, nichilismo individualista (risultato: decadenza)

 

 

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