Prima Fisichella, poi Selva e Musumeci, e ancora Ramponi: i malumori in An di certo non mancano e le lacerazioni del partito di Gianfranco Fini si fanno ogni giorno più evidenti e più preoccupanti. Così anche ieri non sono mancate le prese di posizione, gli appelli e i contrappelli. Risultato? Oggi si preannuncia un ufficio di presidenza infuocato, in cui si discuterà delle recenti dichiarazioni di Fini sui referendum, che hanno spiazzato molti e soprattutto i cattolici e i fondatori di An che non venivano dall’Msi.
O FIUGGI O MORTE
Il ritornello più sentito nelle ultime ore fra i ranghi di An è quello della necessità di una “nuova Fiuggi”. Lo chiede Gustavo Selva, lo ripete Romano La Russa, e mille altri. Sembra questo l’unico punto su cui si catalizza il consenso: convocare entro giugno-luglio un’Assemblea nazionale in cui discutere non solo dei referendum, ma di tutte le questioni finora non affrontate negli organi del partito, a cominciare dal partito unico. Dopo l’intervista di Domenico Fisichella, ieri è stata la volta di Gustavo Selva che allude a una sua possibile uscita dal partito: «An si sta restringendo a un Msi, anzi addirittura più risicato dell’Msi», con il rischio «di diventare una setta». Accusa condivisa da Luigi Ramponi, anch’egli tra i padri fondatori di An (con Rebecchini, Fisichella, Selva, Fiori, Armani, Basini, Porcari): uno degli errori di Fini in questi anni, ha infatti affermato Ramponi, è stato quello di aver progressivamente emarginato queste personalità «rafforzando invece la componente ex Msi, che ora è l’unica che conta con le sue correnti». Ma Ramponi almeno non intende mollare.
«I CATTOLICI STIANO TRANQUILLI»
Il tono di Selva non è piaciuto a Giampaolo Landi di Chiavenna, esponente liberal di An: «La destra italiana - ha affermato - non è nata da una costola democristiana e dunque rappresenta anche valori e ideali laici e liberali».
Anche Italo Bocchino, coordinatore di An, non è tenero: queste le critiche: «Appaiono ingenerose e somigliano all’atteggiamento di quei topi che si preparano ad abbandonare la nave nel momento di difficoltà».
ER PECORA IN FIBRILLAZIONE
Il malessere non è solo degli ex Dc. Teodoro Buontempo, che ha un passato da missino doc, ha scritto a tutti i parlamentari invitandoli ad “autoconvocarsi” se non verrà convocata oggi un’Assemblea nazionale. «Non credo che Fini possa portare An - ha aggiunto - su una nuova linea laicista senza dividere il partito». Carmelo Briguglio ha addirittura auspicato che FIni, su questo tema, faccia dietro-front. Ma al di là delle spigolosità è già partita un’operazione di recupero. Innanzi tutto Adolfo Urso, che ebbe una parte importante nella nascita di An nel 1994, ha esortato i colleghi di partito: «Non possiamo far finta di nulla, peggio ancora irritarci e reagire con stizza o augurarci che lascino libero il campo. Se qualcuno manifesta il proprio disagio sta a noi chiederci il perchè e dare risposte e soluzioni adeguate».
FINI E I QUESITI REFERENDARI
Fini non è rimasto con le mani in mano: ieri ha ricevuto Publio Fiori, che gli ha consegnato una lettera. E un lungo colloquio c’è stato anche tra Maurizio Gasparri e Selva. Fiori ha poi spiegato che il problema è capire se le dichiarazioni di Fini sul referendum “determinano o meno una nuova linea politica rispetto alle tesi di Fiuggi”. Se è così «i cattolici abbandonano An». Intanto Pietro Armani, stia lavorando ad un documento su questo tema da sottoporre agli organi di partito, e in cui vengono riproposte le tesi di Fiuggi contro «la cultura della morte» e contro aborto, eutanasia e manipolazioni genetiche. Al di là della questione referendum i fondatori di An, nei dialoghi di queste ore, mirano a ottenere da Fini che lo scioglimento delle vecchie correnti ex Msi sia effettiva, e che non siano i capi-corrente a stabilire la linea.
ADDIO A MISTER 120.000 PREFERENZE
E, amaro in fundis, sembrerebbe pronto anche l’abbandono di Nello Musumeci, nome sconosciuto ai più ma che, alle scorse elezioni europee, è stato il più votato in Italia. Nella sua Catania - e non solo lì - lo chiamano infatti “mister 120mila preferenze”.
Messo da parte alle comunali del capoluogo etneo in favore del medico di Berlusconi e candidato solo come vicesindaco, Musumeci è pronto a fare i bagagliu e a fondare un movimento autonomista tutto suo: Alleanza siciliana. Sarà la versione di destra del movimento di Raffaele Lombardo (l’ex segretario siciliano dell’Udc), assicura Musumeci.
[Data pubblicazione: 17/05/2005]




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