Ultimora da notiziario Radio Capital ore 13.30


Ultimora da notiziario Radio Capital ore 13.30


Nel'attesa di trovare altre conferme alla notizia dell'appello dei cattolici per andare a votare vi riporto l'opinione del Vescovo di Foggia, che non intende adeguarsi all'ordine di Ruini:
http://www.lucacoscioni.it/node/3508
Non tutti, nel mondo della Chiesa e dintorni, sembrano disposti ad accettare supinamente la prescrizione del cardinal Ruini di astenersi ai referendum. Monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia, uno dei critici più puntigliosi delle scelte della Curia attuale, ha fatto sapere che lui al seggio elettorale ci andrà. Poi, sceglierà secondo coscienza come votare.
Monsignor Casale, come mai non si sente vincolato dalle indicazioni sempre più pressanti del cardinal Ruini?
Quella di Ruini non è né potrebbe essere un'indicazione dottrinale, perché non sono in campo questioni di fede né di disciplina. In ogni caso, però, dato il rilievo della materia, se ci si voleva pronunciare sarebbe stata opportuna una larga e approfondita discussione nell'Assemblea dei vescovi, che fra l'altro deve riunirsi proprio nella seconda metà di aprile, e che poteva concludersi con un documento finale. Ma con l'accentramento che caratterizza la gestione attuale l'Assemblea è stata svuotata. Il vertice della CEI ha deciso questa campagna senza consultare nessuno, partendo da analisi discutibili.
A che cosa si riferisce?
Alla base c'è la paura che i referendum possano vincere, c'è il terrore che l'opinione maggioritaria degli italiani sia per il sì. E allora si è scelto un escamotage come l'astensione. Ci si è aggrappati a una legge votata in condizioni speciali, da un Parlamento dove né la maggioranza berlusconiana né una parte della Margherita volevano perdere la primogenitura nel rapporto con la Chiesa. Non rendendosi conto che non solo stavano minando la laicità dello Stato, ma che facevano un gran male alla Chiesa stessa, trasformandola, per così dire, in istrumentum regni.
Ruini parla della necessità di difendere comunque i valori cristiani sotto tiro. E la dirigente di un pilastro della campagna anti referendum come il comitato Scienza e vita Jole Santolini sostiene addirittura "si gioca il futuro dell'uomo".
Si fa una gran confusione. Le leggi dello Stato non possono essere la traduzione meccanica dei principi etici della religione cattolica. Questi principi devono essere mediati dalla dialettica politica, devono tener conto di altre sensibilità, di altre convinzioni. Le leggi sono sempre frutto di un compromesso fra le varie opinioni in campo. Se così non fosse avremmo uno stato teocratico.
Insomma non le sembra che la legge 40 abbia rispettato questa divisione di ruoli tra Chiesa e Stato?
Non mi sembra. Quella legge ha assorbito alcuni principi cattolici, come il fatto che l'embrione sia persona fin dal concepimento, trascurando che molti non condividono questi principi. Per questo c'è stata nel mondo laico una vera e propria insurrezione, che si è tradotta nella volontà di cercare di modificare la legge attraverso i referendum.
Secondo lei adesso che cosa dovreste fare voi cattolici?
Accettare lo scontro, metterci in campo con le nostre idee, per tastare il polso della società. Sarebbe anche un'occasione per attivare nella Chiesa una discussione, un confronto. Bisognerebbe approfondire meglio i temi connessi alla fecondazione assistita in modo da avere un quadro più preciso di questo delicato problema. Del resto anche sulla donazione degli organi la Chiesa in un primo momento era contraria perché li considerava un'offesa al corpo, ma poi ha cambiato idea. E lo stesso è successo con la cremazione e con le teorie evoluzioniste.
Perché si sentono così poche voci contrarie rispetto all'astensione? Perché ci sono già vescovi che invitano i sacerdoti delle loro diocesi a far propaganda al non voto dal pulpito?
Oggi nel mondo cattolico non c'è più dialogo ma solo ripiegamento dietro le sicure barriere della disciplina. Tacciono i vescovi, confondendo spesso l'obbedienza con l'acquiescenza e forse temendo per la loro carriera. Noi emeriti, ormai in pensione, siamo un po' più liberi. Ma mancano i luoghi dove esprimersi. I giornali cattolici, in questa campagna referendaria, sono di un conformismo spaventoso, non fa eccezione neanche Famiglia Cristiana. Non è un caso che don Zega, volendo criticare la scelta dell'astensione, lo abbia fatto sulla Stampa. Altri sacerdoti meno famosi, che pure dissentono, non hanno luoghi così visibili per far sentire la loro voce.
Anche vari politici cattolici si stanno dimostrando piuttosto timorosi, basti pensare alla marcia indietro di Andreotti.
Che un uomo della sua esperienza senta il dovere di "inchinarsi" non alla parola di Cristo ma a una scelta opinabile della curia è un episodio triste, scoraggiante, un'altra prova della mancanza di libertà e di dialogo oggi. Mi viene in mente un altro brutto periodo, gli ultimi anni del pontificato di Pio XII. Anche allora c'era questa immagine di una Chiesa in stato d'assedio, sempre sul punto di essere sopraffatta dalle forze del male. Anche a quei tempi c'era un clima da crociata, con i comitati civici di Gedda, con la scomunica ai comunisti.
Allora la Chiesa era profondamente mescolata alle vicende della politica italiana. Anche in questo vede una somiglianza con il presente?
Ci sono aspetti diversi. Questa volta la Chiesa, in cambio di una difesa strumentale di alcuni principi cattolici sulla vita e sull'embrione, si è spinta ad allearsi in modo improprio e pericoloso con un potere politico che in tanti altri campi è lontanissimo dalla nostra etica, dai nostri valori. Non possiamo far finta di credere che i cosiddetti laici devoti si siamo schietati attorno alla Chiesa perché sono diventati improvvisamente devoti. Dobbiamo liberarci dell'abbraccio soffocante dei neocon all'italiana e riaprire un dialogo vero con la comunità dei credenti. Ricordandoci che le coscienze non si educano con una legge, ma con la parola di Cristo.
Nella sua vita lei si è scontrato spesso con il cardinal Ruini. Che cosa gli rimprovera oggi in particolare?
Con Ruini ho avuto vivaci dibattiti quando, nel momento della disgregazione della Democrazia Cristiana, si batteva perché venisse mantenuta l'unità politica dei cattolici, mentre io credevo fosse meglio orientarci alla libertà di voto. Adesso purtroppo Ruini fa qualcosa di peggio, si batte per il Polo. Interpretando in senso restrittivo alcune prudenze del Papa ci si è spinti su un terreno minato, da cui dobbiamo ritrarci.
E' pessimista sul futuro della Chiesa?
No, nonostante tutto. Come dopo il gelo degli anni ’50 è arrivato il vento rinnovatore del Concilio, così mi sembra che anche oggi stia maturando silenziosamente una nuova primavera, frutto non dei compromessi politici, ma della fedeltà alla voce dello spirito.


IMPRESSIONANTE!!!!!!!!!!!!!!!!!
http://www.lucacoscioni.it/node/3974
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“Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Non è forzato, per noi e per molti cristiani, di fronte al referendum sulla procreazione assistita questo riferimento alle parole iniziali della Costituzione pastorale sulla Chiesa promulgata “a perpetua memoria” dal Concilio. Perché questa partecipazione in solido alla condizione umana porta necessariamente a partecipare anche alla trasversalità interna a ognuna delle aggregazioni che si creano in base a contrastanti opinioni e opzioni politiche attinenti direttamente all’etica. Non si pone qui la questione di coalizzarsi in un solo schieramento. Compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno. Ne va della autenticità e credibilità della loro solidarietà umana.
Il cristianesimo non è mai stato solo potere e lotta fra poteri. Il Vangelo e la profezia hanno incessantemente animato la crescita dell’umanità lungo l’asse dei valori democratici, fra cui il primato della coscienza, il pluralismo, l’etica della responsabilità. Che dire allora di questa chiamata all’ubbidienza verso l’autorità e all’appartenenza ecclesiale in occasione del referendum? Che ne è del primato della coscienza, che ne è del pluralismo, che ne è dell’etica della responsabilità? Che ne è della lettera e dello spirito del Concilio?
Vogliamo rileggere la magnifica apertura della “Costituzione dogmatica sulla Chiesa”? Il Concilio si serve di parole antiche, citando cioè il profeta Geremia e l’apostolo Paolo, per dire la parola nuova quasi rivoluzionaria che tanti, compreso in primo luogo Papa Giovanni, si aspettavano da tempo: “Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo…Porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l’imprimerò; essi mi avranno per Dio e io li avrò per mio popolo… Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore” (Geremia 31, 31-34). Cristo istituì questo nuovo patto, cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. I Cor. II, 25)…”.
Questo è scritto nel documento conciliare fondamentale. Se tutti hanno impressa nella loro mente e nel loro cuore la legge di Dio perché non dare fiducia agli uomini e alle donne? Perché non affidare la ricerca delle soluzioni più giuste al contesto della partecipazione democratica in cui coscienze responsabili si confrontano e infine trovano mediazioni politiche? Perché forzare le coscienze col principio di autorità per fare un fronte politico contrappositivo?
Si obbietta da parte dei vertici ecclesiastici che “I parlamenti che approvano e promulgano simili leggi (quelle che legalizzano l’aborto, ndr) devono essere consapevoli di spingersi oltre le proprie competenze e di porsi in palese conflitto con la Legge di Dio e con la legge di natura” (Giovanni Paolo II, Memoria e identità).
E’ vero che la democrazia non è esente da errori, da ingiustizie e da misfatti anche gravi. La guerra preventiva, ma si può dire la guerra senza aggettivi, è un esempio attuale eclatante che brucia a due anni dall’inizio della guerra contro l’Iraq. Ma la soluzione è il principio di autorità? Quando l’autorità ecclesiastica gestiva, direttamente o indirettamente, il potere civile non ha forse commesso gli stessi errori e misfatti e massacri?
No, la soluzione al problema del rapporto fra la legge umana imperfetta e la legge divina perfetta non è l’appello al principio di autorità, non è il ritorno al primato dell’appartenenza, non è un nuovo intruppamento dietro il potere che si fa scudo di Dio. La risposta è quella di Gesù: la profezia disarmata, la testimonianza che rifiuta il potere e che allontana da sé la tentazione stessa del potere. Lo indica bene l’apostolo Paolo in una sua lettera: “(Gesù) pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.
Prime adesioni
p. Felice Scalia, gesuita, Issur (Messina); don Antonello Solla, parroco di San Grato di Saluggia, Vercelli; don Enzo Mazzi, Comunità dell’Isolotto, Firenze; don Leonardo Zega, già direttore di “Famiglia cristiana”, direttore di “Club 3”;, Milano; p. Pierangelo, p. Adriano, p. Giorgio, Comunità dei Sacramentini, Caserta; suor Elisabetta (Gina Toscano), Comunità s. Agnese di Livorno-Unione Suore Domenicane S. Tommaso d’Aquino; suor Teresa Caterina (Maria Teresa Nannoni), Comunità s. Agnese di Livorno-Unione Suore Domenicane S. Tommaso d’Aquino; Lina Vicario, associata, Comunità s. Agnese di Livorno-Unione Suore Domenicane S. Tommaso d’A-quino; suor Maria Teresa Ricci, superiora generale della Congregazione Serve di Maria di Ravenna; suor Maria Grazia Gaddoni, Congregazione Serve di Maria di Ravenna; suor Stefania (Leda Baldini), Comunità G. Savonarola e Compagni Martiri di Firenze – Unione Suore Domenicane S. Tommaso d’Aquino; suor Ludovica (Doriana Castellani), Comunità G. Savonarola e Compagni Martiri di Firenze – Unione Suore Domenicane S. Tommaso d’Aquino; don Paolino Trani, Città di Castello; don Paolo Farinella, Genova; don Andrea Gallo, Comunità di san Benedetto al Porto, Genova; don Olivo Bolzon, parroco emerito di San Floriano, Treviso; don Achille Rossi, direttore de “L’Altrapagina”, Città di Castello; don Claudio Mondino, Cuneo; don Mario Piantelli, parroco della parrocchia di San Michele Arcangelo, Crema; don Gianfranco Formenton, parroco di S. Angelo in Mercole, Spoleto; don Giacomo Stinghi, responsabile del Centro di Solidarietà di Firenze – Onlus; p. Giorgio Pisano, Portici (Na); don Carmine Miccoli, parrocchia Maria ss. Assunata, Tollo (Chieti); p. Alberto Simoni, domenicano, Comunità Koinonia, Pistoia; don Lorenzo Grigoletto, Padova; don Renzo Fanfani, prete operaio, parrocchia di San Iacopo in Avane, Firenze; don Luciano Scaccaglia, parroco di Santa Cristina, Parma; Giulio Girardi, Roma; Ettore Masina, Roma; Giancarla Codrignani, Bologna; Elisa Lurgo, collaboratrice del “Foglio” di Torino; Enrico Peyretti, pubblicista, Torino; Ivano Pioli, consigliere del gruppo Mac (Movimento Apostolico Ciechi) di Milano; Michele Di Schiena, già consigliere nazionale e presidente dell’Azione Cattolica di Brindisi, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione; Maurizio Portaluri, esponente di Medicina De-mocratica, già segretario regionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica (Brindisi); Giancarlo Canuto, docente di religione e già presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Brindisi; Fortunato Sconosciuto, docente di storia e filosofia, già presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Brindisi; Claudia Toniolo, ricercatore, Università di Roma “Tor Vergata”; Domenico Jervolino, , redazione de “Il Tetto”, direttore di “Alternative”; Maria Restello, Castelfranco Veneto; Amelia Girardi, Mestre; Tina Mazzullo, insegnante; Sergio Conti Nibali, pediatra; Antonio Gussio, insegnante; Natale Ullo, pensionato; Vincenzo Romano, magistrato; Luisa Berbero, insegnante; Raffaello De Leonardis, medico; Margherita Messina; Sandro Gorgone, ricercatore universitario; Grazia D'Arrigo, insegnante; Anna Notarbartolo; Zurzolo Albino, educatore; Carmelo Labate, docente universitario; Alfonso Augugliaro, medico; Maria Rigoli, medico, direttore sanitario; Renato Accorinti, insegnante; Rosario D'Anna, medico, docente universitario; Andrea La Torre, impiegato; Lino Prenna, Ordinario di Pedagogia generale e di Etica sociale nell'Università di Perugia; Salvatore Messina, sbattezzato, Valdagno (Vicenza); davide romano, palermo; Gaia Marsico, livorno;


http://www.lucacoscioni.it/node/3975
Un appello firmato da fedeli, preti e suore invita soprattutto i cattolici ad andare alle urne per il referendum sulla procreazione assistita, contravvenendo all'indicazione data dal presidente della Cei Camillo Ruini. L'appello e' lanciato sulla versione on-line dell'agenzia
cattolica Adista, e si puo' sottoscrivere via Internet. Tra i firmatari - fino a questo momento una sessantina, di varie aree del cattolicesimo italiano - ci sono anche alcuni
nomi noti di preti, come l'ex direttore di Famiglia cristiana don Leonardo Zega e don Enzo Mazzi della Comunita' dell'Isolotto di Firenze. Molte anche le firme di suore e di esponenti
dell'Azione cattolica. Leggi l'appello


Ecco dove sottoscrivere l'appello dei cattolici al voto:
http://www.adista.it/


Si fa una gran confusione. Le leggi dello Stato non possono essere la traduzione meccanica dei principi etici della religione cattolica. Questi principi devono essere mediati dalla dialettica politica, devono tener conto di altre sensibilità, di altre convinzioni. Le leggi sono sempre frutto di un compromesso fra le varie opinioni in campo. Se così non fosse avremmo uno stato teocratico.Al riguardo mi sovviene una frase letta in un'intervista di qualche tempo fa all'attuale pontefice. Diceva il cardinale Ratzinger all'epoca: " Il diritto crea la morale o una forma di morale, perché la gente normale comunemente ritiene che quanto afferma il diritto sia anche moralmente lecito". E poi :"L'uomo d'oggi è manipolabile dal mercato, dai media, dalle mode. Il problema è che oggi la religione e la morale sembrano appartenere solo alla sfera del soggetto. Di conseguenza la religione perde peso nella formazione della coscienza comune".Compito dei vescovi è indicare valori, non imporre ai credenti scelte che competono alla coscienza e alla fede di ognuno.
Dunque non "la morale crea il diritto" come pure ci si potrebbe e dovrebbe aspettare, bensì "il diritto crea la morale". Tutto ciò che accade intorno a questo referendum non mi stupisce dunque più di tanto, se queste sono le strategie di chi è al comando.
Ciao


SPERIAMO CHE QUESTO PRETONZOLO E SUORINE AL SEGUITO VENGA SPEDITO AL PIU' PRESTO IN SENEGAL....![]()


L'amico Aguas ha accuratamente evitato di riportare il fatto che l'appello è stato sottoscritto int otale da ben SESSANTA persone, tra le quali alcune si dichiarano SBATTEZZATEIn Origine Postato da ETTORE MUTI
SPERIAMO CHE QUESTO PRETONZOLO E SUORINE AL SEGUITO VENGA SPEDITO AL PIU' PRESTO IN SENEGAL....![]()
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Tanto per dirti, qui su POL di gente che non va a votare siamo già riusciti a trovarne altrettanta... figurati se aprivamo una sottoscrizione nel web.


Solo che hai evitate di dire che la CEI, che certo non brilla per democrazia interna, ha dato una indicazione di voto cui si ribellano gli stessi membri del clero, tra cui alcuni vescovi (di Foggia e di Isernia).In Origine Postato da UgoDePayens
L'amico Aguas ha accuratamente evitato di riportare il fatto che l'appello è stato sottoscritto int otale da ben SESSANTA persone, tra le quali alcune si dichiarano SBATTEZZATE![]()
Tanto per dirti, qui su POL di gente che non va a votare siamo già riusciti a trovarne altrettanta... figurati se aprivamo una sottoscrizione nel web.
E' il segno della distanza dei vertici della chiesa cattolica dalla società.


No! E' il tuo sessanta% di coppie che NON SONO CATTOLICHE.In Origine Postato da onestuomo
l'altro giorno ho sentito che il 60 percento delle coppie che vanno all'estero per la inseminazione eterologa sono cattokliche![]()
mi sa che stavolta i talebani vaticani hanno sbagliato i conti![]()
NON E' LA STESSA COSA.
Se nel bene e nel male ,non ci fossero stati i cristiani in questi ultimi 2000 anni ,andresti a braccetto con gli islamici e scriveresti ancora con i scalpelli