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    Predefinito Schio: ecco il testo dell'intesa...

    Mercoledì 18 Maggio 2005


    I valori della Costituzione posti a fondamento della concordia ritrovata


    Sessant'anni dopo: ricordo e pacificazione.
    Dichiarazione sui valori della concordia civica a sessant'anni dai fatti di
    Schio.


    "Sono trascorsi sessant'anni dalla Liberazione d'Italia e della nostra città
    di Schio ed anche dai terribili fatti qui accaduti dopo la fine della seconda
    guerra mondiale; quei fatti, tristemente noti come "Eccidio di Schio", che
    hanno prodotto una ferita nella coscienza civile della nostra comunità locale.
    Il Sindaco, i rappresentanti dei famigliari delle vittime ed i rappresentanti
    delle associazioni partigiane si incontrano oggi per una riflessione comune
    intesa a riconciliare la città con il ricordo di quel tragico evento e a
    promuovere una duratura pacificazione nel riconoscimento dei valori fondanti
    del nostro sistema democratico. La pacificazione viene promossa nella convinta
    riaffermazione, senza riserve o revisioni, dei valori di libertà, giustizia, e
    solidarietà per i quali la Resistenza locale e nazionale ha combattuto, valori
    inviolabili che sono a fondamento della nostra Costituzione. Per tali valori
    molti hanno versato un tributo di sangue a Schio, in Italia e in Europa: essi
    ebbero il coraggio di lottare contro la dittatura nazi-fascista, per
    l'affermazione di un sistema fermamente democratico. La nostra fede democratica
    è perciò oggi sufficientemente matura da indurci a riconoscere come l'Eccidio
    di Schio fu particolarmente ingiusto e insensato. Rinunciando in questa sede ad
    un'analisi storiografica di quell'evento, riteniamo tale crimine un esecrando
    rigurgito di odio e faziosità, compiuto a guerra già finita, che nessuna
    finalità, seppur distorta, di giustizia, poteva giustificare. Occorre dunque
    riconoscere il dolore reciproco, non come un fattore di disunione, ma invece
    come cemento della nostra ritrovata concordia civica. E non vogliamo in alcun
    modo che il nostro faticoso cammino sia interrotto da manifestazioni che
    strumentalizzano i morti dell'Eccidio di Schio. Per questo compiremo insieme
    alcuni altri passi importanti ed essenziali, oltre a quelli che già abbiamo
    condotto e che ci hanno dato la convinzione che si può e si deve andare
    avanti:
    1) costruiremo insieme un momento di riflessione pubblica congiunta sulla
    memoria di questi fatti e su questi valori, e sulla nostra comune volontà di
    vivere democraticamente e in pace a Schio e nel Paese, senza alcun odio o
    rancore;
    2) celebreremo pubblicamente, insieme a tutti coloro che vorranno pacificamente
    e sobriamente condividere quel momento, la funzione religiosa che il 7 luglio
    ricorderà coloro che vennero uccisi nell'Eccidio ed il dolore dei loro
    familiari;
    3) vogliamo fin d'ora che non vi sia - né in luglio, né mai - alcuna
    manifestazione di stampo nazi-fascista, e non riconosciamo a nessuno che
    pratichi ancora quella ideologia la legittimità di parlare in nostro nome di
    coloro che furono colpiti nelle carceri di Schio il 7 luglio del 1945;
    4) affermiamo perciò di riconoscerci, tutti e per sempre, nei sacri valori
    costituzionali che furono frutto del sacrificio di chi lottò per la
    Liberazione di Schio e della nostra Patria.
    Consapevoli del valore esemplare della nostra volontà di condivisione del
    dolore e del ricordo e di quanto per questo è già positivamente avvenuto qui
    a Schio lo scorso mese d'Aprile e nel giorno della Celebrazione del 60°
    anniversario della Liberazione, continueremo a proseguire insieme nel cammino
    intrapreso.
    Il Sindaco

    Luigi Dalla Via

    I Rappresentanti del Comitato famigliari delle vittime dell'Eccidio di Schio:
    Matilde Sella

    Anna Vescovi

    Giorgio Ghezzo

    Renato Fistarol

    I Rappresentanti delle Associazioni partigiane A.N.P.I. e A.V.L: il Presidente
    Regionale e Provinciale di Vicenza dell'A.N.P.I.
    On. Franco Busetto

    Il Presidente Provinciale di Vicenza dell'A.V.L.
    Giulio Vescovi

    +++++++++++++++++++++
    alcuni artivoli pubblicati su alcuni giornali


    www.bloggers.it/schio

    Mercoledì, 18 Maggio 2005



    Firmata la "pace" per l'eccidio di Schio
    I parenti delle vittime insieme alle associazioni partigiane per evitare
    strumentalizzazioni: «No al raduno naziskin del 7 luglio»

    Schio (Vicenza) «L'eccidi o di Schio fu ingiusto ed insensato»: con questo
    giudi zio i familiari delle 54 vittime e le associazioni partigiane hanno posto
    fine a sessant'anni di odi e rancori che hanno di viso la città e che, fino
    allo scorso anno, hanno provocato raduni di naziskin e di estrema sinistra.
    Ieri, nella sala del Comune, è stato firmato un documento di riappacificazione
    per i fatti accaduti nella notte tra il 6 e il 7 luglio del 1945. Era buio
    quella sera pochi mesi dopo la fine della guerra, quando un commado partigiano,
    composto da una decina di uomini, fece irruzione nelle carceri di via Baratto.
    Poco dopo mezzanotte restò solo un mucchio di cadaveri. L'eccidi o giunse a
    conclusione di un biennio di fficile per la città caratterizzato da scontri
    tra fascisti e partigiani, prima, e tra partigiani e truppe tedesche in
    ritirata, poi. Tedeschi che, risalendo la Valdastico, tra il 30 aprile e il due
    maggio, misero a ferro e fuoco Pedescala, Forni e Settecà trucidando 82 civili
    in risposta ad un attacco partigiano. È un momento di fficile. In questo clima
    il 27 giugno fa rientro a Schio l'unico sopravvissuto della zona al campo di
    concentramento di Mauthausen, William Pierdi cchi. Il suo ritorno sconvolge la
    cittadi nanza: nel pomeriggio del 28 giugno un'immensa folla, in piazza, chiede
    giustizia per le vittime del nazismo. Il desiderio di vendetta sfocia in quel
    feroce eccidi o del 6 e 7 luglio che peserà sempre sulla città. Odi e rancori
    di videranno gli scledensi; la stessa Schio , proprio per l'eccidi o , dovrà
    rinunciare alla medaglia d'oro per meriti della Resistenza e accontentarsi di
    quella d'argento. Negli ultimi anni, in particolare, la città è di ventata
    teatro di raduni di estrema destra con la contrapposizione, spesso,
    dell'estrema sinistra. Il documento firmato ieri intende porre fine anche a
    questo, soprattutto nel passo in cui recita: «Non vogliamo che il nostro
    faticoso cammino sia interrotto da manifestazioni che strumentalizzano i morti
    dell'eccidi o . Vogliamo, fin d'ora, che non vi sia, né a luglio, né mai,
    alcuna manifestazione nazifascista e non riconosciamo a nessuno, che pratichi
    ancora quell'ideologia, la legittimità di parlare, in nostro nome, di coloro
    che furono colpiti nelle carceri di Schio ». Un invito esplicito a rinunciare
    ad un raduno previsto il 7 luglio dall'estrema destra è stato rivolto ieri da
    Matilde Sella, rappresentante delle vittime: «Spero che Alex Cioni (esponente
    di destra) ci ripensi visto che ancora c'è tempo; due anni fa ha ribadi to che
    non avrebbe più organizzato manifestazioni se la città si sarebbe ricordata di
    questi morti. Ora lo ha fatto. Si perpetuerebbe ancora di visione in una
    popolazione che, da oggi, non è più di visa». Il merito di questa
    riappacificazione va soprattutto al sindaco di Schio Luigi Dalla Via che, in
    quest'ultimo anno, con la collaborazione di Giuseppe Pupillo, dell'Istituto
    Storico per la Resistenza di Vicenza, ha promosso incontri tra familiari delle
    vittime e esponti partigiani. Il documento considera l'eccidi o "un esecrando
    rigurgito di odi o e faziosità compiuto, a guerra finita, che nessuna
    finalità, seppur di storta, poteva giustificare". Il testo, per le famiglie
    delle vittime, è stato firmato da Anna Vescovi, Matilde Sella e Giorgio
    Ghezzo; per le associazioni partigiane, da Franco Busetto, presidente regionale
    e provinciale dell'Anpi, e da Giulio Vescovi, presidente provinciale
    dell'Associazione Volontari della Libertà. La cerimonia, che si è conclusa
    con momenti di commozione e con abbracci, da oggi, dovrebbe rendere più sereno
    il clima della città sulla quale, per tanti anni, è pesata una cappa di
    rancori che, nei momenti critici, venivano a galla. Fiorì Palmeri











    Mercoledì, 18 Maggio 2005


    IL CASO
    Firmata la pace per l'eccidio di Schio


    Schio A sessant'anni di di stanza e dopo feroci polemiche che fino all'anno
    scorso, in occasione degli anniversari, hanno portato più volte a un passo
    dall scontro fisico opposte fazioni di nostalgici fascisti e estremisti
    comunisti, ieri a Schio è stata siglata formalmente la riconciliazione su una
    delle pagine più buie della Resistenza: la strage di 54 persone passata alla
    storia come l'Eccidi o di Schio . 54 uomini che alla fine della guerra si
    trovavano in carcere e che furono prelevati e fucilati la notte del 6 luglio
    1945 da un commando di partigiani comunisti decisi a vendi carsi per gli anni
    di sofferenze patiuti sotto l'occupazione nazifascista. Una strage efferata,
    che da anni non ha trovato alcuna giustificazione nemmeno tra i rappresentanti
    delle formazioni partigiane, i quali hanno ieri firmato con i parenti delle
    vittime e i rappresentanti dei sopravvissuti un formale atto di
    rappacificazione, sotto l'egida del Comune di Schio . «L'eccidi o di Schio fu
    ingiusto e insensato - si legge nel documento congiunto -, un esecrando
    rigurgito di odi o e di faziosità, compiuto a guerra già finita, che nessuna
    finalità, seppur di storta, poteva giustificare».


    Mercoledì 18 Maggio 2005



    Ha vinto la rappacificazione Sindaco, Anpi, Avl e Comitato firmano il "patto
    di concordia"Lunghi mesi di trattative tra il Comitato, gli ex partigiani e il
    sindaco, suggellati dall'intesa sottoscritta ieri in MunicipioAnna Vescovi Una
    grande maturazione delle coscienze. Chi è "contro" rimane isolatoFranco
    Busetto Il documento dovrebbe essere fatto conoscere ed apprezzare dalle scuole

    di Paolo RolliL'abbraccio tra Anna Vescovi, figlia del commissario
    prefettizio Giulio Vescovi, tra i primi a cadere la notte del 7 luglio 1945,
    con l'omonimo di suo padre, il Giulio Vescovi già comandante partigiano
    delle "Fiamme verdi" ed oggi presidente dell'Associazione volontari della
    libertà, ha sancito la ritrovata concordia. È stato, ieri mattina nella sala
    consiliare del municipio, il momento più commovente dell'incontro per la
    firma del documento di riconciliazione elaborato da Comune, associazioni
    partigiane e Comitato familiari delle vittime dell'eccidio. L'abbraccio tra
    i due, accomunati non solo dalle origini asiaghesi ma anche da una lontana
    parentela, ad oltre sessant'anni dall'opposta scelta di fronte dei due
    omonimi, ha sottolineato quello che per la città è stato il momento storico
    che si attendeva da decenni. Un percorso lungo e necessariamente ponderato,
    quello che ha portato alla stesura della "Dichiarazione sui valori della
    concordia civica a sessant'anni dai fatti di Schio", il documento firmato
    dal sindaco Luigi Dalla Via, dai presidenti dell'Associazione nazionale
    partigiani (Anpi) e dell'Associazione volontari della libertà, (Avl) e dai
    rappresentanti del Comitato dei famigliari delle vittime dell'eccidio in
    carcere. Da oltre un anno il sindaco Dalla Via, i familiari delle 54 vittime e
    le associazioni partigiane hanno lavorato necessariamente in sordina per
    giungere all'attesa riappacificazione che con il documento firmato ieri è
    stata ufficialmente sancita. «Un percorso che ha radici profonde - ha detto
    Dalla Via-. Negli ultimi mesi ci sono stati un paio di incontri tra i
    rappresentanti delle associazioni partigiane e i famigliari delle vittime. Si
    è quindi arrivati all'importante intervento dell'on. Franco Busetto alle
    celebrazioni dello scorso 25 aprile, quindi a questo significativo documento,
    che è stato molto meditato e valutato». «La nostra è una storia di
    sofferenza, e quello che viviamo oggi è un momento di grande maturazione delle
    coscienze, un enorme passo avanti - ha detto Anna Vescovi, figlia dell'allora
    commissario prefettizio morto nell'eccidio -. Serve capire che se si è
    contro qualcosa o qualcuno si resta da soli, e solamente il perdono reciproco
    dà la liberazione da questa schiavitù: oggi i nostri morti sono i morti della
    città». «Questo patto onora la città di Schio e l'intero Paese - ha
    affermato Franco Busetto, presidente provinciale e regionale del'Anpi -.
    Rinnovo ai familiari delle vittime il più rispettoso cordoglio a memoria dei
    loro caduti, e ribadisco quanto già affermato qui a Schio il 25 aprile. Sono
    pienamente d'accordo con il documento: un bel documento che sarebbe opportuno
    che i ragazzi delle scuole potessero leggere ed apprezzare». «Grazie al
    sindaco e all'on. Busetto, a Max Marangon e a Luciano Carollo che hanno
    contribuito alla stesura di questo scritto, perché tutti hanno messo la buona
    volontà per arrivare in fondo - ha detto Matilde Sella, portavoce del Comitato
    dei familiari delle vittime, che ieri ha firmato il documento assieme ad Anna
    Vescovi e Giorgio Ghezzo, in quanto Renato Fistarol, a sua volta tra gli
    artefici del riavvicinamento, era convalescente-. Un anno fa il sindaco Dalla
    Via ci aveva detto che si sarebbe adoperato per questo: è stato di parola, e
    gliene siamo grati». «Ci stiamo adoperando attivamente - spiega il sindaco
    Dalla Via -, perché a Schio non vi siano più le manifestazioni nazi-fasciste
    che si sono viste negli ultimi anni». «Tempo addietro gli organizzatori di
    quelle manifestazioni avevano detto che il giorno in cui Schio avesse ricordato
    i morti dell'eccidio, quelle manifestazioni non avrebbero più avuto senso -
    aggiunge Matilde Sella -. Ebbene, spero che adesso queste persone prendano atto
    che a Schio la situazione è cambiata».

    Mercoledì 18 Maggio 2005
    I valori della Costituzione posti a fondamento della concordia ritrovata

    Sessant'anni dopo: ricordo e pacificazione. Dichiarazione sui valori della
    concordia civica a sessant'anni dai fatti di Schio. "Sono trascorsi
    sessant'anni dalla Liberazione d'Italia e della nostra città di Schio ed anche
    dai terribili fatti qui accaduti dopo la fine della seconda guerra mondiale;
    quei fatti, tristemente noti come "Eccidio di Schio", che hanno prodotto una
    ferita nella coscienza civile della nostra comunità locale. Il Sindaco, i
    rappresentanti dei famigliari delle vittime ed i rappresentanti delle
    associazioni partigiane si incontrano oggi per una riflessione comune intesa a
    riconciliare la città con il ricordo di quel tragico evento e a promuovere una
    duratura pacificazione nel riconoscimento dei valori fondanti del nostro sistema
    democratico. La pacificazione viene promossa nella convinta riaffermazione,
    senza riserve o revisioni, dei valori di libertà, giustizia, e solidarietà
    per i quali la Resistenza locale e nazionale ha combattuto, valori inviolabili
    che sono a fondamento della nostra Costituzione. Per tali valori molti hanno
    versato un tributo di sangue a Schio, in Italia e in Europa: essi ebbero il
    coraggio di lottare contro la dittatura nazi-fascista, per l'affermazione di un
    sistema fermamente democratico. La nostra fede democratica è perciò oggi
    sufficientemente matura da indurci a riconoscere come l'Eccidio di Schio fu
    particolarmente ingiusto e insensato. Rinunciando in questa sede ad un'analisi
    storiografica di quell'evento, riteniamo tale crimine un esecrando rigurgito di
    odio e faziosità, compiuto a guerra già finita, che nessuna finalità, seppur
    distorta, di giustizia, poteva giustificare. Occorre dunque riconoscere il
    dolore reciproco, non come un fattore di disunione, ma invece come cemento
    della nostra ritrovata concordia civica. E non vogliamo in alcun modo che il
    nostro faticoso cammino sia interrotto da manifestazioni che strumentalizzano i
    morti dell'Eccidio di Schio. Per questo compiremo insieme alcuni altri passi
    importanti ed essenziali, oltre a quelli che già abbiamo condotto e che ci
    hanno dato la convinzione che si può e si deve andare avanti: 1) costruiremo
    insieme un momento di riflessione pubblica congiunta sulla memoria di questi
    fatti e su questi valori, e sulla nostra comune volontà di vivere
    democraticamente e in pace a Schio e nel Paese, senza alcun odio o rancore; 2)
    celebreremo pubblicamente, insieme a tutti coloro che vorranno pacificamente e
    sobriamente condividere quel momento, la funzione religiosa che il 7 luglio
    ricorderà coloro che vennero uccisi nell'Eccidio ed il dolore dei loro
    familiari; 3) vogliamo fin d'ora che non vi sia - né in luglio, né mai -
    alcuna manifestazione di stampo nazi-fascista, e non riconosciamo a nessuno che
    pratichi ancora quella ideologia la legittimità di parlare in nostro nome di
    coloro che furono colpiti nelle carceri di Schio il 7 luglio del 1945; 4)
    affermiamo perciò di riconoscerci, tutti e per sempre, nei sacri valori
    costituzionali che furono frutto del sacrificio di chi lottò per la
    Liberazione di Schio e della nostra Patria. Consapevoli del valore esemplare
    della nostra volontà di condivisione del dolore e del ricordo e di quanto per
    questo è già positivamente avvenuto qui a Schio lo scorso mese d'Aprile e nel
    giorno della Celebrazione del 60° anniversario della Liberazione, continueremo
    a proseguire insieme nel cammino intrapreso. Il Sindaco

    Mercoledì 18 Maggio 2005



    «Nessuno da ora in avanti potrà ignorare il "patto"» «Onore al merito
    a chi è riuscito nell'impresa»

    di Giampaolo ResenteraNon è dato sapere i percorsi fatti dalle associazioni
    partigiane e da quella delle vittime per arrivare allo storico appuntamento.
    Non so dire perciò quanto la mediazione dell'amministrazione comunale di
    centro-sinistra sia stata determinante. Di certo, il testo sottoscritto ieri
    possiede una solidità e una caratura tali che non avrei mai creduto potesse
    essere sottoscrivibile dall'Anpi. Onore al merito di chi è riuscito a mettere
    di fronte, in modo così costruttivo e responsabile, schieramenti fino a
    qualche anno fa ancora contrapposti. Gente come me che sempre attendeva un
    segno - non ambiguo, non strumentale - di accettazione della sconfitta del
    comunismo come prassi politica, ora non può far finta di non aver letto. La
    prima conseguenza sarà infatti la cancellazione dai discorsi ufficiali
    dell'espressione "Resistenza tradita". La seconda conseguenza sarà la posa
    di una corona di fiori in via Baratto. Sarà cioè la fine di un equivoco
    terminologico su cui viaggiava il rancore dei parenti. Andremo perciò a
    verificare, il prossimo 7 luglio, se verrà ancora appesa una corona di alloro
    alla grata di una finestra delle ex carceri. Alloro rimanda a gloria e a
    eroismo. Il testo sottoscritto fa capire invece che si è accettata l'evidenza,
    che cioè gli sparati nell'eccidio non furono eroi, men che meno furono martiri,
    ma vittime e poveri diavoli. Detto questo, non è ben chiaro cosa si voglia in
    concreto. Cosa vuol dire, qui a Schio, riconciliazione? Che trovandoci per la
    strada possiamo fermarci a parlare del tempo, invece che girare la testa
    dall'altra parte? Si tratta di un avvenimento di natura interpersonale? Non mi
    pare, in quanto riguarderebbe un numero ristretto di persone. I residui
    partigiani dicono: abbiamo sbagliato (senza se e senza ma); i residui degli
    incolumi e i figli delle vittime dicono: bravi, mettiamoci una pietra sopra e
    guardiamo avanti, visto che dobbiamo pur vivere a contatto di gomito. E poi
    cosa c'entra l'ideologia di un fascista ucciso (né tutti gli uccisi lo erano)
    e l'ideologia di un suo nipote: cosa deve promettere? La responsabilità non è
    personale? Appare chiaro allora che non si tratta di un avvenimento tra persone,
    ma di un avvenimento tra schieramenti, cioè eminentemente politico. Se così
    è, interessa quasi niente cosa davvero pensino i singoli; interessa
    soprattutto che Schio, come comunità democraticamente rappresentata, definisca
    formalmente l'eccidio un orrore (senza se e senza ma) e inviti quanti si
    ritrovano ideologicamente in schiere contrapposte a voltar pagina.
    Naturalmente, sarà da vedere se la lapide-ammonimento, murata con un tantino
    di prepotenza dalla passata amministrazione, vada ancora bene, non già
    nell'essere murata alle ex carcere, ma nel tenore del testo. Se infatti anche
    le furibonde diatribe sulla espressione "pretendendo di fare giustizia sulla
    barbarie" sono superate, davvero di far pace c'è proprio la volontà, non
    solo la voglia. Allora sarebbe finalmente giunto il momento di trasferire
    l'eccidio ad altro àmbito: non più interpersonale, non più politico, ma
    storico. Oddio, non che gli storici non siano faziosi; hanno almeno l'obbligo
    però di giustificare con prove e indizi le proprie affermazioni. Io sono tra
    quelli che sperano di potere, un giorno o l'altro, assistere a un convegno
    storico - ora che anche Giampaolo Pansa è d'accordo - con questo titolo:
    "Resistenza o Resistenze? L'eccidio di Schio".

  2. #2
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    Thumbs up com. stampa di UNC RSI e Continuità Ideale.

    Schio 2005-05-18


    Alla Vs redazione

    Oggetto: comunicato stampa


    In merito all'annunciata iniziativa di un'intesa tra i parenti delle vittime
    dell'"Eccidio di Schio", l'Amministrazione comunale e i rappresentanti
    delle associazioni partigiane responsabili dell'assassinio, il Vice
    Presidente Nazionale della Unione Nazionale Combattenti della RSI Umberto
    Scaroni dichiara quanto segue: "Esprimo la più assoluta estraneità
    dall'assurdo tentativo di cancellare la Storia in nome di una riconciliazione
    resa impossibile dalla perdurante faziosità di un'interessata interpretazione
    di parte, che da sessant'anni offende la memoria di quanti hanno pagato con la
    vita la scelta compiuta in difesa dell'Onore della Patria. Nella riconfermata
    orgogliosa coscienza della loro "giusta scelta", i superstiti reduci di
    quella mirabile epopea sacrificale riconfermano il loro dovere, oltre che il
    diritto, di rendere il dovuto omaggio alla memoria dei Martiri dell'Idea.".

    Dal canto suo Continuità Ideale rileva che la cosiddetta intesa tra Comune di
    Schio, Anpi e Comitato dei famigliari è un fatto che va in ogni modo osservato
    con attenzione. Tuttavia, secondo Continuità Ideale, c'è qualcosa che stona
    in questa faccenda.
    "Questa operazione - afferma il portavoce Alex Cioni - ci appare di
    facciata se non altro perché è chiaro che il principale obiettivo è quello
    di bloccare o delegittimare l'annuale cerimonia dei reduci della RSI. Ciò
    che ci stupisce, è che parte del Comitato dei famigliari delle vittime si
    presti a questa sterile operazione machiavellica."
    Su questo punto gli esponenti di Continuità Ideale non hanno dubbi "se da
    parte dell'Amministrazione comunale -- continua Alex Cioni - c'é
    veramente l'intenzione di affrontare l'annosa questione con serietà
    storica e, soprattutto, con uno spirito veramente conciliatore, la premessa sui
    valori della resistenza e dell'antifascismo non sarebbe stata inserita nella
    cosiddetta lettera conciliatrice".
    Ebbene - si chiede in modo retorico Cioni - "perché voi liberali e
    difensori della democrazia e della libera manifestazione di pensiero volete che
    la cerimonia non sia più svolta? La risposta è ovvia. Non rispettate chi ha
    scelto di non seguire acriticamente la vulgata resistenziale."
    Il portavoce di Continuità Ideale continua il suo ragionamento facendo presente
    alla signora Sella (rappresentante del Comitato) "che i morti dell'Eccidio
    non appartengono esclusivamente ai famigliari, al vincolo di parentela, ma a
    tutta la città di Schio e all'Italia intera, e al sindaco ricorda che alla
    base di ogni azione di riconciliazione ci deve essere il rispetto verso
    "l'altra parte" perché la storia non si costruisce con i se e i ma, né
    tanto meno con il senno di poi."

    A luglio confluiranno in città miglia di persone - continua il portavoce -
    "proprio perché nel ricordo delle vittime dell'Eccidio s'innalza un
    ideale pensiero che è rivolto a tutti i caduti e a tutte le vittime
    dimenticate da questa Italia nata appunto dalla resistenza e dalle sanguinose
    stragi partigiane.
    Il sindaco dovrebbe sapere che quando si professano idee liberali poi le stesse
    non si possono manifestare a corrente alternata a seconda delle circostanze; se
    lo tenga bene a mente per le prossime dichiarazioni che dovrà rilasciare in
    merito alla programmata e confermata cerimonia di domenica 10 luglio.
    Come sempre ribadiamo che i nostri sentimenti sono di pace, casomai sono da
    altre parti (solitamente questi figuri si dichiarano democratici) da dove
    partono le minacce, gli insulti e la conseguente militarizzazione della città.
    Chi ha dalla propria un minimo d'onestà intellettuale, lo deve ammettere.
    Ciò nonostante, anche quest'anno andremo avanti per la nostra strada, anche
    perché - dichiara Federico Tonti già esponente del Comitato dei famigliari
    - "noi ci aspettiamo qualcosa di più dall'amministrazione comunale,
    altro che letterine, ed è appunto la lapide che ricordi attraverso l'elenco
    dei nomi il crimine compiuto nella notte tra il 6/7 luglio del 1945 dal
    manipolo di partigiani."

  3. #3
    Brigante del 3° Millennio
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    Riconciliazione? Non direi, a leggere i preamboli e gli ultimi punti dell' "intesa"...
    Conosci il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna

  4. #4
    La Via del Matto
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  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Schio: ecco il testo dell'intesa...

    In origine postato da Heimdall
    Ma che cazzo vogliono 'sti deficienti? :rolleyes:
    Ciurlare per il manico...................

  6. #6
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    E' un "segnale" che bisogna saper sfruttare!

    E' ormai evidente che Schio è la piaga nel corpo antifascista in cui bisogna rigirare il coltello.

    Per questo motivo stanno facendo di tutto per insabbiare la faccenda, perché oggi i tempi sono maturi per far crollare il mito della "Resistenza" buona, e questo è un episodio paradigmatico che - come per le Foibe - i comunisti non riescono più a giustificare.

    Per cui, a luglio:
    TUTTI A SCHIO !

    NB.
    Sbaglio? Vorrei conoscere il parere dei forumisti più autorevoli, e un po' di tutti. Facciamo un tam tam per l'evento?

  7. #7
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    SCHIO Nonostante l’invito a evitare le divisioni, giungono le proteste. Lo storico Valente replica: "I morti sono di tutta la città"

    Eccidio, polemiche dopo la pace

    L’estrema destra chiede una lapide con i nomi delle vittime. Il 10 luglio manifestazione

    Schio

    La riappacificazione per l'eccidio non ferma le manifestazioni dell'estrema destra che chiedono una lapide con i nomi delle vittime: il 10 luglio migliaia di naziskin sfileranno a Schio.

    Dopo la firma di martedì, tra familiari delle vittime e associazioni partigiane, una presa di posizione di Umberto Scaroni, vicepresidente nazionale dell'Unione Combattenti della Repubblica Sociale Italiana che esprime "la più assoluta estraneità all'assurdo tentativo di cancellare la Storia in nome di una riconciliazione resa impossibile dalla perdurante faziosità di un'interessata interpretazione di parte".

    A Schio l'organizzazione di estrema destra "Continuità Ideale" sembra un po' più cauta: "La cosidetta intesa tra comune di Schio, Anpi e comitato dei familiari-afferma il responsabile Alex Cioni-è un fatto che va, in ogni modo, osservato con attenzione. Tuttavia c'è qualcosa che stona in questa faccenda; questa operazione ci appare di facciata se non altro perchè è chiaro che il principale obiettivo è quello di bloccare o delegittimare l'annuale cerimonia dei reduci della RSI. Ciò che ci stupisce è che parte del comitato dei familiari delle vittime si presti a questa sterile operazione machiavellica". Il passaggio del documento sottoscritto che non va giù a "Continuità Ideale" è quello relativo alla premessa sui valori della Resistenza e dell'antifascismo.

    A nulla, quindi, è servito l'appello lanciato martedì da Matilde Sella, dei familiari delle vittime, che, rivolgendosi all'esponente di Continuità Ideale, lo invitava a non organizzare la manifestazione di luglio: "Se si continuasse con le manifestazioni, si perpetuerebbe ancora divisione in una popolazione che, da oggi, non è più divisa". E un monito a quanti si attardano ancora su posizioni ormai superate dalla riconciliazione è esplicito anche nel documento: "Non vogliamo che il nostro faticoso cammino sia interrotto da manifestazioni che strumentalizzano i morti dell'eccidio . Vogliamo, fin d'ora, che non vi sia, né a luglio né mai, alcuna manifestazione di stampo nazifascista e non riconosciamo a nessuno, che pratichi ancora quell'ideologia, la legittimità di parlare, in nostro nome, di coloro che furono colpiti nelle carceri di Schio".

    Ma Continuità Ideale non accetta il solo vincolo della parentela: "I morti dell'eccidio -aggiunge Cioni- non appartengono esclusivamente ai familiari, al vincolo di parentela, ma a tutta la città di Schio e all'Italia intera. A luglio confluiranno in città migliaia di persone proprio per rendere omaggio a tutti i caduti e a tutte le vittime dimenticate da questa Italia nata dalla Resistenza e dalle sanguinose stragi partigiane".

    "Dall'amministrazione comunale ci aspettiamo una lapide con l'elenco dei caduti nell'eccidio ", aggiunge Federico Tonti, già esponente del comitato delle vittime. Lo storico Luca Valente considera la riconcialiazione un passo avanti notevolissimo: "Ha un valore politico e umano in quanto i morti dell'eccidio diventano le vittime di tutta la città e non solo di una minoranza di persone. Certo, da una parte e dall'altra, ci saranno le frange estremistiche che continueranno a non accettare questo importante accordo che crea un clima di serenità".

    Fiorì Palmeri

    (da www.gazzettino.it 19/05/2005)

    www.bloggers.it/schio

 

 

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