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Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Genetliaco Di Papa Wojtyla

    Oggi avrebbe compiuto 85 anni.........

    se andate in edicola, prendendo AVVENIRE di oggi, in omaggio troverete un bellissimo libricino di 80 pagine per ricordare Giovanni Paolo II nelle parole DELLA GENTE COMUNE in quei giorni di trepidante attesa...........

    Preghiamo molto almeno oggi.......affinchè il Signore per intercessione di Papa Wojtyla, doni alla Chiesa che egli ha tanto amato, la forza della fede, armi sante per combattere lo scoraggiamento........strumenti celesti per accedere come lui nella santità eterna in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.......

    Grazie Signore per questo dono che hai fatto a noi e al Mondo intero..........presto i frutti di questo Pontificato fioriranno........alcuni li abbiamo visti Domenica di Pentecoste....dei 21 sacerdoti nominati dal santo Padre Papa Benedetto XVI, ben 13 sono entrati in seminario dopo aver accolto gli inviti alla conversione di Giovanni Paolo II.........7 di loro sono i reduci della GMG del 2000 che vide Tor Vergata un enorme lume di fede e speranza.........
    Al Signore non interessano i numeri, ma la qualità......infatti non abbiamo mille Papi, ma un solo UOMO, un solo Papa che nell'azione ha saputo far scendere dal Cielo i semi della Grazia divina.........

    Buon Compleanno ancora una volta, Papa Wojtyla il Grande.....
    il Coro degli Angeli intoni con te e con noi per mezzo della Comunione dei Santi il canto del MAGNIFICAT di Maria.....con la quale hai vissuto pienamente la potenza del TOTUS TUUS EGO SUM...........
    PREGA PER NOI.........PREGA CON NOI..........
    OTTIENICI LE GRAZIE DI CUI URGENTEMENTE LA CHIESA OGGI NECESSITA.........

    Con affetto, Caterina LD



    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
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    18 maggio:
    grande giorno.

  3. #3
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    GIOVANNI PAOLO II: OGGI AVREBBE COMPIUTO 85 ANNI


    “Il 18 maggio del 1920 entrava in questo mondo, nei pressi di Cracovia, Karol Woityla che a distanza di poco meno d’ottantacinque anni ne usciva salutato e rimpianto da una folla di milioni di persone che hanno riempito le strade di Roma non solo per dirgli addio, ma anche per gridare a gran voce di volerlo annoverato nell’elenco dei Santi”. Lo scrive, in una nota per il Sir, Carlo Crovetto, ricordando che oggi – 18 maggio – Giovanni Paolo II avrebbe compiuto 85 anni. “Quando la Chiesa proclama la santità di un cristiano – osserva Crovetto - intende dichiararne il merito di aver dimostrato l’attualità del Vangelo in ordine alla soluzione dei problemi che angustiavano il tempo in cui egli visse”. E’ quanto fece Giovanni Paolo II che fin dall’inizio del suo Pontificato “non smise più di prodigarsi per far conoscere quel Cristo al quale il mondo era stato invitato ad aprire le porte. S’è fatto instancabile pellegrino, ansioso di raggiungere i quattro angoli più remoti del mondo”. “S’è fatto avvocato degli affamati, dei carcerati, degli oppressi, degli emarginati e dei dimenticati”. “Ha dato al mondo intero certezze e ha riscoperto valori che parevano scomparsi e ignorati dalla coscienza collettiva della moderna umanità. Guai a perdere memoria della sua persona, del suo insegnamento e del suo esempio! Per non correre questo rischio – scrive Crovetto - milioni di persone hanno chiesto che subito sia proclamato santo e ad esse Papa Benedetto XVI non ha tardato a rispondere”.

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  4. #4
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    IL COMPLEANNO DI GIOVANNI PAOLO II


    «Wojtyla, padre coraggioso»


    L'arcivescovo Comastri ricorda il Papa di Wadowice nell'85° della nascita: «Una fede nutrita di preghiera»


    Angelo Comastri, Arcivescovo

    Pubblichiamo il testo della riflessione che l'arcivescovo Angelo Comastri offrirà stasera alle 21 nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, in occasione del concerto dedicato alla memoria di Giovanni Paolo II nell'85° anniversario della nascita.

    Un affetto che cresce ogni giorno Molte persone, con il passare del tempo, vengono dimenticate: questo vale anche per i cosiddetti personaggi. Provate un giorno a fare una meditazione osservando le rovine del Palatino (palazzo imperiale!) lì sono vissuti uomini che hanno fatto tremare il mondo! Si facevano chiamare divus, divino! Oggi c'è il silenzio dei ruderi! Per Giovanni Paolo II invece sta accadendo un fatto inconsueto: man mano che passano i giorni cresce il ricordo, cresce l'affetto, cresce l'ammirazione, cresce la gratitudine. Ventiduemila persone al giorno passano davanti alla sua tomba! Perché? Controcorrente in tempi di paura È stato un uomo coraggioso nell'epoca delle tante paure! È stato un uomo deciso nell'epoca dei compromessi e della indecisione programmatica. È stato coraggioso nel difendere la pace, mentre soffiavano venti di guerra. Chi non ricorda il coraggio dei suoi ripetuti appelli, anche quando non venivano ascoltati? Chi non ricorda con emozione e ammirazione il grido del 16 marzo 2003 - al termine degli esercizi spirituali - quando dalla finestra del suo studio esclamò senza paura: «Io so, io so che cos'è la guerra! Io ho il dovere di dire a costoro (a quanti credono nella guerra!) che la guerra moltiplica l'odio e non risolve i problemi». Che coraggio! È stato un uomo coraggioso nel difendere la famiglia in un'epoca in cui si è persa la consapevolezza dell'ineliminabile e insostituibile dualità padre-madre. Giovanni Paolo II, con occhio profetico, aveva percepito che è in pericolo l'umanità dell'uomo, cioè la costitutiva progettualità dell'umanità come famiglia, cioè come uomo e donna che diventano culla della vita umana e luogo insostituibile di crescita della vita umana. Forse capiremo fra qualche anno l'importanza dei richiami di Giovanni Paolo II in merito alla famiglia. È stato un uomo coraggioso nel difendere la dignità della vita umana, di ciascuna vita umana: bianca o gialla o nera; sana o ammalata; ricca o povera; dal concepimento alla morte. Chi non ricorda il fremito che attraversò improvvisamente la persona del Pontefice alla Valle dei Templi nei pressi di Agrigento? Con piglio degno di Amos o di Osea o di Isaia gridò: «Uomini della mafia, convertitevi! Di quello che fate oggi ne dovrete rispondere un giorno davanti a Dio!». Nello stesso tempo Giovanni Paolo II ha difeso l'intangibile e affascinante mistero di tutta la vita umana, ricordandoci che la giustificazione di un'aggressione alla vita umana al suo nascere o nel suo morire, apre un varco a una giustificazione per ogni violenza in qualsiasi momento dell'arco dell'esistenza umana. Egli ben sapeva che le terribili violazioni della dignità della vita umana perpetrate dai totalitarismi del XX secolo nascevano da errori antropologici: nascevano da errori che discriminavano la vita umana, decidendo arbitrariamente chi doveva vivere o chi doveva morire, chi avesse più dignità e chi avesse meno dignità. È stato un uomo coraggioso nel parlare ai giovani: non è mai sceso a compromessi per avere audience; non ha mai annacquato la proposta evangelica per diventare popolare; non ha mai usato la demagogia per strappare gli applausi dei giovani. Per questo motivo è stato amato dai giovani, che l'hanno cercato come si cerca un padre che sa anche correggere quando è necessario, perché sa amare veramente. Mi vengono i brividi, quando ripenso a come accolse i giovani in Piazza San Pietro, all'inizio della Giornata mondiale della gioventù nell'agosto del 2000. Li apostrofò così: «Chi cercate?». E subito chiarì che non voleva abbassare la proposta, ma volev a invitarli ad alzarsi per dare dignità e senso alla loro vita desiderosa di grandi ideali. Questa è onestà: e i giovani l'hanno capito. Donarsi fino alla fine È stato un uomo coraggioso nella stagione difficile della malattia e nel momento della morte. Durante la malattia, che lentamente e progressivamente lo privava delle sue caratteristiche più geniali e più apprezzate, il Santo Padre Giovanni Paolo II è rimasto ancorato alla decisione di spendersi fino in fondo, di donarsi fino all'ultima briciola. In una parola: ha deciso di non scendere dalla Croce, sull'esempio di Gesù. E il mondo è rimasto sorpreso e si è inchinato con riverenza. Nel testamento il Papa Giovanni Paolo II ha scritto: «Prego il Signore affinché anche la mia morte sia un dono per la Chiesa, un dono per portare anime a Gesù». È accaduto così per il suo coraggio! Al mattino, davanti al Tabernacolo Dove trovava questo coraggio? Nella fede nutrita di continua preghiera. Mi hanno raccontato che, durante i ripetuti e faticosi viaggi per il mondo intero, Giovanni Paolo II al mattino si alzava prima degli altri e si prostrava in preghiera davanti al Tabernacolo: e come Mosè il suo volto si impregnava di Luce! Stasera siamo qui, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nel giorno dell'85° compleanno di Giovanni Paolo II, per consegnare a Maria il nostro augurio di «buon compleanno!»; sarà Lei, la Madre, a portare in Cielo il nostro affettuoso augurio al Papa del coraggio, che ora certamente prega per Benedetto XVI e per la grande missione che la Provvidenza Gli ha voluto affidare. E noi preghiamo con Lui!


    Avvenire - 18 maggio 2005

  5. #5
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    Glorioso Servo di Dio Giovanni Paolo il Grande prega per tutti noi perche' nella vita di ciascuno si realizzi il progetto di amore del Padre.

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Mi manchi molto Karol Wojtyla............












    GIOVANNI PAOLO II
    Non lo abbiamo intervistato: siamo ormai arrivati al Grande Giubileo del Duemila e non ci abbiamo neanche provato a chiedere un incontro per sottoporlo alle nostre domande. Giovanni Paolo II, però, è un Papa particolarmente attento al pianeta sanità. Un po’ per disavventure personali (dall’attentato in poi), un po’ per impegno pastorale. Abbiamo deciso allora di andare a spulciare fra i testi dei suoi numerosissimi discorsi per vedere se saremmo riusciti a trovare alcune risposte alle nostre curiosità. Ecco quello che abbiamo scoperto.

    Santità (facciamo finta di chiedergli), potrebbe spiegare a medici e scienziati cos’è la vita?

    "La vita è un dono di Dio. L’uomo non ne è il signore, ma l’amministratore responsabile. L’uomo perciò, in tutte le espressioni della sua vita, appartiene a Dio, al quale deve rispondere (non è forse questa la radice etimologica del termine "responsabile"?) dell’uso da lui fatto del grande dono" (Ai partecipanti alla II Conferenza Internazionale sull’umanizzazione della medicina ricevuti nell’Aula del Sinodo, 12 novembre 1987).




    E cos’è la malattia?

    "La malattia è veramente una croce, alle volte pesante, una prova che Dio permette nella vita di una persona, dentro al mistero insondabile di un disegno che sfugge alla nostra comprensione. Ma non deve essere guardata come una cieca fatalità. E non è neppure necessariamente e in se stessa una punizione... Al contrario, anche quando pesa sul corpo, la croce della malattia portata in comunione con quella di Cristo diventa sorgente di salvezza, di vita e di risurrezione per il malato stesso e per gli altri, per l’umanità intera" (Al lebbrosario di Marituba, Brasile, 8 luglio 1980).

    Qual è il ruolo della scienza medica?

    "La professione medica oggi soffre di una crisi di identità: c’è il pericolo grave che questa professione, nata e cresciuta come impegno di servizio all’uomo sofferente, dalle ideologie venga deviata e impiegata a danno della vita umana. Là dove la professione medica viene chiamata a sopprimere la vita concepita; là dove viene impiegata all’eliminazione del morente; là dove si lascia indurre a intervenire contro il disegno del Creatore nella vita della famiglia o si lascia portare dalla tentazione della manipolazione della vita umana e perde di vista la sua autentica finalizzazione verso l’uomo più sfortunato e più malato, essa perde il suo ethos, diventa a sua volta malata, smarrisce e offusca la propria dignità e autonomia morale" (Ai medici dell’Università Cattolica, 28 giugno 1984).

    Come deve essere il rapporto fra medico e paziente?

    "Il rapporto fra medico e malato deve tornare a basarsi su di un dialogo fatto di ascolto, di rispetto, di interesse; deve tornare ad essere un autentico incontro tra due uomini liberi, o tra una "fiducia" e una "coscienza"" (A due congressi internazionali, 27 ottobre 1980).

    Perché religiosi e religiose si impegnano tanto nell’assistenza sanitaria?

    "L’assistenza non può ridursi all’elemento strettamente tecnico-professionale, ma deve rivolgersi a tutte le componenti dell’essere umano, e perciò anche alla sua componente spirituale. Ora, lo spirito umano è per sua natura aperto alla dimensione religiosa, la quale si fa in genere più viva e avvertita nel momento della malattia e della sofferenza. L’infermo pertanto, se cristiano, desidererà la presenza accanto a sé di persone consacrate le quali, insieme con ogni idonea prestazione tecnica, sappiano trascendere questa dimensione per così dire solo umana, ed offrirgli con delicatezza premurosa e paziente la prospettiva di una speranza più vasta, quella che ci insegna la croce, a cui fu inchiodato il Figlio di Dio per la redenzione del mondo" (All’Associazione Religiosi Istituti Socio-sanitari, 18 giugno 1979).

    Perché c’è un’assistenza cattolica privata accanto a quella pubblica gestita dallo Stato?

    "Anche se l’assistenza pubblica viene man mano a coprire uffici assolti per secoli dalla carità della Chiesa, e anche se la società moderna cerca di soddisfare in forma istituzionale e organica certe esigenze di previdenza e di assistenza, l’azione assistenziale e benefica della Chiesa non ha perduto per nulla nel mondo contemporaneo la sua funzione insostituibile. La carità sarà sempre necessaria, come stimolo e complemento della giustizia stessa; essa resterà sempre per la Chiesa il segno della sua testimonianza e della sua credibilità" (Al congresso dell’UNEBA, 7 aprile 1979).

    Cosa pensa degli ospedali?

    "L’Ospedale è per l’uomo malato, non l’ammalato per l’ospedale" (All’Ospedale di Parma, 6 giugno 1988).

    Quale può essere l’impegno della Chiesa nei confronti del pianeta Sanità?

    "Il mondo della salute, di fronte alla minaccia di nuovi mali indotti dalla crisi dei valori, dal degrado dell’ambiente, da crescenti infermità sociali, postula un impegno globale di tutta la Chiesa nelle sue articolate componenti, affinché l’assistenza a chi soffre abbia a trasformare gli stessi assistiti in soggetti attivi di evangelizzazione" (Al Capitolo dei Camilliani, 20 maggio 1989).

    Andrea Piersanti




    Pensieri di Giovanni Paolo II (Boxino)

    Le affermazioni di Giovanni Paolo II sono raccolte, insieme con molte altre, nell’utilissimo libro: Non abbiate paura - Pensieri dal Magistero di Giovanni Paolo II, edito nel 1993 dalla Libreria Editrice Vaticana e dalle Edizioni Aquila Bianca (pp. 558, lire 50.000). Il volume è stato curato da Sergio Trasatti, per molti indimenticato giornalista e saggista, caporedattore dell’Osservatore Romano e presidente dell’Ente dello Spettacolo. L’antologia offre 760 voci (da Amore a Zingari) e 1.589 citazioni, raccolte durante i viaggi di Giovanni Paolo II, nelle udienze e nelle pagine dei suoi ricchi documenti.


    GRAZIE GIOVANNI PAOLO II.............
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    GRAZIE!

 

 

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