

"Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".
Der Wehrwolf
JOHN BOLTON E UNO STRANO SUICIDIO
di Maurizio Blondet
Il 7 novembre 2003 un funzionario del Dipartimento di Stato, John J. Kokal, fu trovato morto nel cortile interno dello stesso Dipartimento. Kokal, 58 anni, era un funzionario dell’Ufficio di Intelligence per il Medio Oriente e il Sud Est Asiatico (INR/NESA), l’ufficio che al ministero si occupava delle sedicenti “armi di distruzione di massa” di Saddam
Secondo la polizia, Kokal s’era gettato dal tetto dell’edificio di otto piani; i media americani hanno generalmente taciuto la notizia, a parte un breve resoconto postato sul sito della Fox News l’8 novembre. Ora, secondo il giornalista investigativo Wayne Madsen (1), quella strana morte assume un nuovo significato alla luce delle rivelazioni, che stanno uscendo in questi giorni nelle audizioni al Senato Usa, sui comportamenti di John Bolton, il neocon che Bush vuole nel ruolo di ambasciatore americano all’Onu.
Bolton, hanno detto diversi testimoni, avrebbe in passato aggredito “verbalmente e fisicamente” suoi dipendenti e funzionari che non erano d’accordo con lui.
E’ singolare che la polizia non abbia mai escluso del tutto l’omicidio come causa della morte di Kokal.
Il corpo, quando è stato trovato, non aveva né la giacca né le scarpe. Negli stessi istanti in cui John Kokal precipitava (o era spinto) dal tetto dell’edificio, come si disse subito, o da una finestra (il tetto del Dipartimento di Stato risulta inaccessibile dall’interno) (2), sua moglie Pamela lo aspettava nel parcheggio sotterraneo dello stesso ministero. Anche la moglie infatti lavorava al Dipartimento di Stato, e specificamente agli affari consolari, dove si occupava di esaminare in modo restrittivo le richieste di visto da Paesi islamici, in seguito all’11 settembre.
Un collega di Kokal ha detto a Madsen che l’uomo sembrava “esasperato e disperato” a causa di “problemi” a proposito della sua security clearance (l’autorizzazione ufficiale a trattare informazioni riservate). Stranamente peraltro, il comunicato ufficiale del Dipartimento, emanato al momento della morte, negava che Kokal fosse un analista dell’INR; particolare che invece i colleghi confermano. Alcuni di loro hanno detto al periodico francese Geopolitique che Kokal si occupava dell’analisi delle informazioni di intelligence sull’Irak prima e durante la guerra contro Saddam Hussein.
Fonti del Dipartimento aggiungono anzi che Kokal incontrava Colin Powell, l’allora segretario di Stato, almeno una volta la settimana per riferirgli sull’Irak; le stesse fonti aggiungono che Kokal era molto scettico sulla presenza di armi di distruzione di massa negli arsenali di Saddam.
Funzionari ascoltati da Madsen ricordano che dopo il “suicidio” di Kokal per defenestrazione, nel Dipartimento si era creata un’atmosfera “di paura”: nessuno osava parlare del morto.
Ancor più singolare il giornale di Arlington dove Kokal viveva, The Northern Virginia Journal, non pubblicò il necrologio sul defunto.
Un altro funzionario dell’INR, l’esperto di armamenti Greg Thielmann, ha riferito che il suo ufficio e lui stesso erano sistematicamente “ignorati” da John Bolton (allora sottosegretario al Dipartimento di Stato, con la delega per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale), e dal suo vice David Wurmser: entrambi ebrei, entrambi neocon e fanatici sostenitori del Likud in Israele.
Wurmser è nel frattempo diventato di “consigliere per il Medio Oriente” per il vicepresidente Dick Cheney.
Il capo dell’INR e all’epoca superiore di Kokal, Carl W. Ford, ha riferito che Bolton “soleva esagerare le informazioni per portare la gente alle conclusioni sbagliate”.
Secondo lui, Bolton “è il classico tipo che oggi ti bacia e domani ti strozza”.
Oggi, come abbiamo detto, nelle sessioni della Commissione Relazioni Estere del Senato Usa che esaminano le qualifiche di John Bolton al posto di ambasciatore all’Onu, molti che hanno lavorato con lui hanno testimoniato del suo comportamento violento, non solo verbalmente, contro colleghi e sottoposti. Si dice che ad incoraggiare queste testimonianze sia, dietro le quinte, lo stesso
Colin Powell.
E’ degno di nota il fatto che un altro grande amico di Bolton e come lui fanatico neocon israelita, Elliot Abrams (membro del National Security Council, NSC) è noto per comportamenti parimenti violenti.
La United Press International (UPI) ha riferito che una volta Abrams trascinò fino ad una finestra Ben Miller, un funzionario della CIA distaccato al NSC urlandogli di “saltare”; questo genere di minacce fisiche contro subordinati paiono essere state la regola sia per Bolton sia per Abrams.
Abrams, dopo la minaccia, licenziò in tronco Millen e altri due colleghi al NSC, Flynt Leverett e Hillary Mann; Bolton licenziò a raffica funzionari del Dipartimento di Stato che sentivano meno urgente di lui la “necessità” di attaccare l’Irak, fra cui il noto analista Christian Westermann.
Fatto non casuale, sia Bolton sia Abrams fanno parte dell’ufficio studi e centro ideologico dei neocon, il “Project of a New American Century” (PNAC).
Altro fatto singolare. Poche settimane dopo il “suicidio” di Kokal, cadde da una finestra del complesso Watergate anche Gus Weiss: un ex agente della CIA e funzionario del NSC che negli anni ’70 aveva lavorato alle dipendenze del senatore Henry “Scoop” Jackson: per il quale lavoravano anche Richard Perle e Paul Wolfowitz, i due futuri architetti della guerra all’Irak, nonché membri degli uffici-studi neocon.
Come Kokal, Weiss si opponeva alla guerra all’Irak e non credeva che Saddam avesse le super-armi; ma, fatto insolito, Weiss era arrivato al punto di protestare pubblicamente e denunciare le forzature sulla pericolosità di Saddam.
Note
1)Wayne Madsen, “Bolton behind death of department official?”, Online Journal,
20 aprile 2005.
2)E’stato appurato che l’INR, l’ufficio in cui Kokal lavorava al sesto piano del
Dipartimento di Stato, è una “Sensitive Compartmented Information Facility”
(SCIF), ossia un’area completamente chiusa e senza finestre per ragioni di
sicurezza; inoltre l’INR occupa anche il sottotetto, anch’esso senza finestre e
senza accesso interno al tetto. Le finestre degli altri piani del Dipartimento
di Stato sono a prova di attacco terroristico e non possono essere aperte.
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