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  1. #1
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    Predefinito Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    • da Il Clandestino del 26 novembre 2009

    di Elena Capra

    Nel corso dell`ultimo mese i diversi istituti di ricerca hanno rilevato le intenzioni di voto relative ai diversi partiti. Nei dati dei sondaggi a nostra disposizione, il partito radicale oscilla tra lo 0,2% di Ipsos e il 2,0% di Euromedia, ci siamo chiesti come fosse possibile che uno stesso partito avesse un range così ampio e lo abbiamo chiesto a due autorevoli esperti, Nicola Piepoli dell`omonimo istituto e Renato Mannheimer di Ispo. Ad entrambi abbiamo chiesto le ragioni per le quali istituti diversi talvolta con campioni di interviste similari possano dare risultati così diversi. Nicola Piepoli, raggiunto al telefono ci ha prontamente risposto che dipende sostanzialmente dalla campionatura rilevata, o meglio se su 100 casi 10 rispondono positivamente avremo un valore del 10, ma se i casi sono mille e solo 10 indicano come intenzioni di voto il Partito Radicale, ai fini statistici il valore del Partito Radicale sarà pari allo 0,1%. Servirebbe un campione molto più ampio rispetto alla campionatura tradizionale di 1000 interviste per avere un dato rappresentativo. "Per quanto ci riguarda non rileviamo il Partito Radicale non avendo uno storico in quanto nelle ultime elezioni il partito di Marco Pannella era confluito nel partito Democratico, quindi non è possibile fare delle ponderazioni non avendo la storicità dei dati". Indicativamente la medesima ragione ci è stata data da un altro autorevole sondaggista Renato Mannheimer direttore di Ispo, il quale oltre a confermare quanto ci ha detto Nicola Piepoli, aggiunge che nelle rilevazioni esiste sempre un margine di errore, e quindi una forbice che va dal 2 al 3% che influisce ovviamente su tutte le rilevazioni, afferma inoltre che la valutazione del Partito Radicale ha poca rilevanza dal punto di vista statistico, mente lo ha certamente dal punto di vista politico. Per quanto riguarda Ispo, i Radicali sono rilevati all`1%, ribadendo comunque che necessiterebbe un campione di maggiore ampiezza, normalmente la campionatura è su 1000 casi per avere dati meno discordanti tra i vari istituti.
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Bordin continua la polemica sui sondaggi

    • da Il Clandestino del 27 novembre 2009

    Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, nella consueta rassegna stampa mattutina, ha preso spunto da un articolo del Clandestino a firma di Elena Capra per contestare i dati delle intenzioni di voto dell`ultimo mese di istituti come Ipsos (che dà i radicali allo 0,25%), Euromedia (2,0%) e Ispo (1,0%). L`articolo, in cui si chiedeva a Nicola Piepoli dell`omonimo istituto e Renato Mannheimer di Ispo di spiegare un di mille intervistati dava risultati che andavano ben oltre la normale forbice del 2-3, ha fornito l`occasione a Bordin per aprire una polemica e fare delle puntualizzazioni: "Queste rilevazioni non risolvono due problemini chiari anche a chi non si occupa di demoscopia: perché prima di tutto il Partito Radicale non si presenta alle elezioni con il proprio simbolo da decenni. Quindi non ha senso mettere la dicitura "Radicali". Si presenta e sì è presentato recentemente non all`interno del Pd ma con la sua sigla: quella della lista Bonino-Pannella che ha partecipato alle ultime europee. Quindi sarebbe bene che ci fosse questa e non i "Radicali". La seconda cosa che qualcuno ci deve spiegare è questa: un partito che è testato dall`elettorato pochi mesi fa con il 2,6% per precipitare allo 0,3 deve aver subito un tracollo. Potrà perdere punti, anche per il range del 2-3%, però non può passare dal 2,6 allo 0,2. Un risultato del genere può riguardare partiti che si trovano di fronte lo spettro dello scioglimento come Sinistra e Libertà. A meno che non fosse successo quello che accade ad alcuni dati di ascolto per cui quello che si deve inserire come decimale da qualche parte per far quadrare un po` i conti si leva da qualche altra".

  3. #3
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Staderini: i sondaggi ormai sono strumenti di propaganda

    • da Il Clandestino del 2 dicembre 2009

    di Dimitri Buffa

    Ci si chiede perché i radicali siano assenti dai sondaggi e spesso messi nella categoria "altri". Ma perché non vi chiedete chi è che li commissiona questi sondaggi, cioè soprattutto giornali e tv dì regime, e che uso sceglie di farne?". Per il segretario dei radicali italiani Mario Staderini, che interviene nella polemica nata grazie agli articoli del "Clandestino" sul sondaggismo politico, non c`è dubbio che "allo stato attuale gli strumenti di rilevazione vengono usati per formare più che per informare l`opinione pubblica" e che "rispondono alla logica della propaganda più che a quella della ricerca scientifica". E questo perché "i committenti sono quasi sempre programmi televisivi di regime come quello di Vespa o quelli di Floris e di Santoro", ma anche "perché c`è un`oggettiva concentrazione in cinque istituti di tutta la sondaggistica politica in Italia". Quanto al fatto che i radicali oscillino in modo assurdo tra lo 0,2% e il 2,6%, che fu il loro ultimo risultato alle Europee, anche in ciò, per il segretario di Radicali italiani, "il difetto è nel manico". "Gli stessi sondaggisti ammettono che i campioni sono troppo piccoli per monitorare forze minori come la nostra, non c`è di più la maggior parte degli italiani si informano, si fa per dire, con i Tg, da cui poi siamo pressoché assenti e nei campioni del rilevamento non è mai presente il dato su come gli intervistati si siano fatti le proprie opinioni. Ad esempio oltre alla tv, sulla carta stampata o su internet. Ebbene, se si limitasse la ricerca sul voto radicale a queste ultime due voci noi registreremmo lo stesso dato che abbiamo ottenuto alle europee nelle grandi città capoluogo di regione: dal 4 al 5% con punte del 6 anche in città come Cagliari, Milano o Roma centro". Insomma il voto consapevole premia i Radicali, quello popolare quasi per niente. Ma se i campioni di rilevamento se ne fregano di questa realtà, chi legge il sondaggio avrà sempre l`impressione che i radicali non esistano con le relative conseguenze. "Poi - chiosa Staderini con sarcasmo - qualcuno sicuramente ci marcia anche tra i sondaggisti, probabilmente sempre su input della committenza: a dieci giorni dalle Europee la dizione Lista Bonino Pannella, che è l`unica giusta per le rilevazioni, scompariva guarda caso sia dalle rilevazioni fatte da "Repubblica" sia da quelle di "Ballarò", che più o meno fanno riferimento alla stessa area politica che ce l`aveva giurata, cioè il Pd di Franceschini. Sarà un caso? E come mai invece noi abbiamo letto tre giorni fa, a 8 giorni dalla nascita del suo soggetto politico, che Rutelli sta all`1%? Sembra matematicamente impossibile a meno che il sondaggista abbia voluto fare un favore a quel preciso partito, un po` come accadde alla "Rosa bianca" di Tabacci che pure a suo tempo fu accreditata di oltre il 2% quando ancora il partito doveva nascere e la gente intervistata, se non glielo diceva appositamente l`intervistatore, mica poteva saperlo che già esisteva...".
    Liberalismo e socialismo, considerati nella loro sostanza migliore, non sono ideali contrastanti né concetti disparati

  4. #4
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Pannella: complimenti ai sondaggisti mistificanti di regime

    Roma, 4 dicembre 2009

    • Il seguente intervento sarà pubblicato sul giornale online Notizie Radicali (si prega di citare la fonte).

    Da mesi si pubblicano – per il loro uso o abuso politico, partitocratico – i consueti sondaggi elettorali.

    Per quanto riguarda noi della galassia radicale ci troviamo dinanzi a reiterati comportamenti che inizialmente potevano addebitarsi a imperizia o errori professionali mentre ormai si tratta di ben altro, di dolo.

    La situazione è la seguente: alle elezioni europee ci siamo presentati sotto la denominazione “Lista Bonino-Pannella”, riportando il 2,4% di voti.

    Dal mese di giugno abbiamo, reiteratamente, anche in pubblici congressi, annunciato che alle regionali avremmo partecipato con lo stesso logo “Lista Bonino-Pannella”.

    Ora i sondaggi di Ipsos-Pagnoncelli, Ipr-Noto, Istituto Nicola Piepoli, Digis-Sole 24 Ore continuano da mesi a eliminare la presenza della “Lista Bonino-Pannella”, inserendo per di più nei loro sondaggi un logo semplicemente inesistente, mistificante: “i Radicali”.

    I sondaggi che includono la nostra presenza ci assegnano almeno il 2%, da mesi. Quelli che ci aboliscono e mistificano così la verità assegnando agli inesistenti “Radicali” cifre inferiori allo 0,8%- naturalmente la committente stampa nazionale, pressoché unanime, con l’eccezione de “il Clandestino” e (episodicamente poche altre) usa e abusa di questa operazione. In tal modo, Ballarò può notificare a milioni di ascoltatori la nostra assenza dalle forze politiche esistenti.

    Provvederemo a citare questo fatto nelle sedi opportune e competenti, Magistratura, Ordini professionali, Autorità garante mettendo nel conto i danni che in tal modo ci sono stati e vengono tuttora inferti.

    Aggiungo, per opportuna memoria che i nostri loghi sono stati precedentemente, negli ultimi 10 anni, Rosa nel Pugno, Lista Emma Bonino e mai , anche prima “i Radicali”.

    Complimenti, sondaggisti e committenti di Regime!

  5. #5
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    Predefinito Pannella: complimenti ai sondaggisti mistificanti di regime

    Pannella: complimenti ai sondaggisti mistificanti di regime

    Roma, 4 dicembre 2009

    • Il seguente intervento sarà pubblicato sul giornale online Notizie Radicali (si prega di citare la fonte).

    Da mesi si pubblicano – per il loro uso o abuso politico, partitocratico – i consueti sondaggi elettorali.

    Per quanto riguarda noi della galassia radicale ci troviamo dinanzi a reiterati comportamenti che inizialmente potevano addebitarsi a imperizia o errori professionali mentre ormai si tratta di ben altro, di dolo.

    La situazione è la seguente: alle elezioni europee ci siamo presentati sotto la denominazione “Lista Bonino-Pannella”, riportando il 2,4% di voti.

    Dal mese di giugno abbiamo, reiteratamente, anche in pubblici congressi, annunciato che alle regionali avremmo partecipato con lo stesso logo “Lista Bonino-Pannella”.

    Ora i sondaggi di Ipsos-Pagnoncelli, Ipr-Noto, Istituto Nicola Piepoli, Digis-Sole 24 Ore continuano da mesi a eliminare la presenza della “Lista Bonino-Pannella”, inserendo per di più nei loro sondaggi un logo semplicemente inesistente, mistificante: “i Radicali”.

    I sondaggi che includono la nostra presenza ci assegnano almeno il 2%, da mesi. Quelli che ci aboliscono e mistificano così la verità assegnando agli inesistenti “Radicali” cifre inferiori allo 0,8%- naturalmente la committente stampa nazionale, pressoché unanime, con l’eccezione de “il Clandestino” e (episodicamente poche altre) usa e abusa di questa operazione. In tal modo, Ballarò può notificare a milioni di ascoltatori la nostra assenza dalle forze politiche esistenti.

    Provvederemo a citare questo fatto nelle sedi opportune e competenti, Magistratura, Ordini professionali, Autorità garante mettendo nel conto i danni che in tal modo ci sono stati e vengono tuttora inferti.

    Aggiungo, per opportuna memoria che i nostri loghi sono stati precedentemente, negli ultimi 10 anni, Rosa nel Pugno, Lista Emma Bonino e mai , anche prima “i Radicali”.

    Complimenti, sondaggisti e committenti di Regime!

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  6. #6
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Il sondaggio che divide: le reazioni

    • da Il Clandestino del 4 dicembre 2009

    di Andrea Camaiora

    Il sondaggio dell`istituto Crespi pubblicato ieri dal nostro quotidiano ha sollevato le reazioni del mondo politico e con esse le più disparate interpretazioni dei dati più significativi: la tenuta di Berlusconi e del PDL, la crescita dei PD, il calo dell`IDV, l`anomalia radicale e la stretta attualità sono gli argomenti più ricorrenti. Uno dei maggiorenti del PDL in Lombardia, Mario Mantovani, trova «naturale il consenso solido a Berlusconi e al nostro partito. Credo che sia lampante che il PDL non si riconosce nelle iniziative del presidente della Camera. Gli Italiani hanno scelto Berlusconi come capo del governo e lo ritengono un leader insostituibile anche per il PDL. Conseguenza naturale di queste convinzioni è l`ottimo gradimento di Gasparri che da presidente del nostro gruppo al Senato si è impegnato in prima persona a difesa dei patto sottoscritto nel 2008 con gli elettori». Mantovani spiega così il successo di Brunetta e Gelmini: «sono entrambi grandi lavoratori, impegnati nell`innovazione. del Paese. Il ministro dell`istruzione, ad esempio, ha lavorato ad un`eccezionale riforma dell`università». Di tutt`altro avviso una delle promesse del Partito democratico, Matteo Colaninno che ha immediatamente messo in luce «la preferenza degli italiani per un sistema che, se non è bipolare, è certamente molto semplificato». In particolare, secondo Colaninno, «è premiata la scelta di portare Bersani alla segreteria dei partito». Intervistato a proposito della partecipazione alla manifestazione del 5 dicembre, sponsorizzata da Antonio Di Pietro con l`adesione di Veltroni e Franceschini, il responsabile dello sviluppo economico per il PD ha detto che non andrà. Il comportamento dei Pd di fronte alla manifestazione è preso di mira dall`instancabile vice capogruppo Idv alla Camera, Fabio Evangelisti, secondo il quale «ricorda le titubanze del partito socialista di fronte alla prima guerra mondiale, quando si diceva né aderire né sabotare». L`esponente dell`Idv attribuisce anche il forte indice di fiducia di uomini come Brunetta e Gasparri alla loro popolarità e presenza televisiva, conseguentemente «l`Italia dei valori è stata penalizzata dall`oscuramento che abbiamo subito dopo le elezioni europee». In ogni caso per Evangelisti «per I`IdV sarà interessante vedere i sondaggi dopo la manifestazione del 5 dicembre». Il berlusconiano di ferro chiamato a controllare la commissione di vigilanza Rai di cui è vice presidente, Giorgio Lainati, è il solo esponente del centro destra ad avvertire che la nuova spinta dell`opposizione passa per la trasmissione di Santoro di ieri sera e l`adunata di Antonio Di Pietro di domani. «La puntata di AnnoZero di ieri è funzionale a portare mezzo milione in dote a Di Pietro». Sui nostri numeri Lainati dice che «gli elettori del centro destra premiano Berlusconi e chi con lui è coerente col mandato ricevuto nel 2008 sulla base di un programma i cui contenuti devono essere attuati e non scardinati come sta facendo Fini». Da segnalare, infine, la presa di posizione della lista Pannella Bonino che ha nuovamente sottolineato l`anomalia radicale. Un sondaggio apparso ieri sul Sole 240re attribuisce ai Radicali lo 0,7% mentre la rilevazione dell`istituto Crespi pubblicata ieri dal Clandestino consegnava alla lista Pannella Bonino un onorevole 2,2%. Il problema Bordin e gli altri hanno ragione - è che i radicali non esistono proprio! Nel senso che anche alle ultime elezioni europee ha concorso la lista Pannella Bonino. Che senso ha, dunque, cambiare le carte in tavola, alterando il nome di una lista?

  7. #7
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    Le riforme radicali e il tatticismo del Pd

    • da Europa del 4 dicembre 2009

    di Marco Cappato

    Fa una certa impressione, ma non stupisce, vedere Veltroni capeggiare il fronte anti-berlusconiano-duro interno al PD. E’ lo stesso Veltroni che un annetto fa intendeva usare assieme a Berlusconi il Parlamento dei nominati per aprire la stagione delle riforme, a partire da quelle “sulle regole”? E’ proprio lui. D’altronde la storia dei rapporti del PD, e prima quella del PCI-PdS-DS, con Berlusconi è fatta di balzi e frenate, dai baratti sul sistema radiotelevisivo degli anni ’70-’80, alla quotazione di Mediaset in borsa col Governo D’Alema, per arrivare a D’Alema candidato di Berlusconi in Europa. Anche nel Veltroni leader “dialogante” del PD si può trovare un segno chiaro, e apparentemente contradditorio, di attenzione privilegiata nei confronti di Di Pietro: all’Italia dei Valori fu infatti concesso l’apparentamento del simbolo elettorale negato alla Lista Bonino-Pannella.

    La contraddizione è solo apparente, perché la rissa e l’intesa, lo scontro e la saldatura, si alternano inesorabilmente quando non si hanno proposte alternative a quelle dell’altro campo. Se prevalgono convenienze tattiche, è inevitabile che in un partito come il PD, dove non mancano fazioni contrapposte, quando una parte lavora per il dialogo, un’altra si trova aperto lo spazio dello scontro. E puntualmente ci si infila.

    Quello che, come Radicali, non abbiamo smesso un attimo di proporre al Paese, e quindi anche al PD, è l’individuazione di riforme chiave per realizzare un’alternativa non solo a Berlusconi, ma allo sfascio delle istituzioni italiane che vive un processo di accelerazione ormai incontrollabile. Non basta dire, come fa Bersani, che bisogna tornare a eleggere i Parlamentari. Bisogna evitare di cadere nella restaurazione proporzionalista e offrire ai cittadini italiani l’eletto “del collegio”, cioè il rappresentante di quel preciso territorio, selezionato con un turno unico come vorremmo noi, oppure con un doppio turno alla francese, come pure era nel programma del PD veltroniano alle politiche. Solo un Parlamento più autorevole, cioè composto di rappresentanti dei cittadini invece che da emissari dei partiti, può rappresentare un contro-potere efficace nei confronti dell’esecutivo. Solo così il rafforzamento dei poteri del capo del governo, inclusa l’ipotesi di riforma presidenzialista, ci avvicinerebbe al modello degli Stati Uniti d’America invece che agli esempi centro-sud-americani di populismi democraticisti.

    Sul versante della giustizia, alle controriforme ad uso personale messe in campo da Berlusconi è urgente contrapporre l’esigenza di sbloccare la macchina giustizia dai 9 milioni di processi pendenti, all’amnistia di fatto rappresentata dalle 170.000 prescrizioni l’anno contrapporre un’amnistia legale che selezioni i processi per i reati più gravi, risarcisca le vittime e liberi i tribunali dai reati senza vittima, primi fra tutti quelli in materia di droga e immigrazione. Senza dimenticare le carceri, e quello sciopero della fame di Rita Bernardini e degli altri Radicali che da ormai due settimane chiedono che una mozione per discuterne sia messa all’ordine del giorno del Parlamento.

    L’urgenza di proposte alternative si avverte anche sul piano dell’economia e dell’ambiente, della politica internazionale e dei diritti civili. Se però l’Opposizione Ufficiale, l’unica che può parlare ogni giorno al Paese, si divide fra dialoganti e intransigenti, condanna se stessa ad essere subalterna, perfettamente integrata nello stesso sistema che contribuisce a conservare: quello di un regime antidemocratico che dura da sessant’anni e del quale è urgente liberarsi.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Le carte e i radicali

    • da L'Opinione del 8 dicembre 2009

    di Pier Paolo Segneri

    Nella stanza in cui si sono svolte le tre riunioni della direzione, almeno all`inizio, si è respirata una buona aria. Poi, gradualmente, sempre meno. Alla fine dei tre atti, proprio come in teatro, cioè al termine delle tre riunioni, l`aria era ormai divenuta asfissiante, fumosa, viziata. E l`energia positiva dei lavori congressuali si era trasformata in un clima avvilente e refrattario a qualsiasi "pazzia". All`inizio, però, il clima sembrava proprio quello giocoso e sereno delle serate natalizie in cui tutta la famiglia si riunisce intorno al tavolo per la consueta partita a tombola. Tra di noi si scherzava e si stemperava qualche tensione di troppo. E non era soltanto apparenza. Seppure tra i mille abituali distinguo, certamente sempre presenti, durante i lavori del recente Congresso di Radicali Italiani a Chianciano vi è stata, davvero, una comunità radicale capace ancora una volta di trovare intenti e obiettivi comuni. Merito senz`altro di Marco Pannella e di Emma Bonino, ma aggiungerei anche il nome della segretaria Antonella Casu sottolineando anche l`ottima relazione di apertura. Il primo giro, cioè la prima riunione, è sembrata una mano di Blackjack. Per chi non lo sapesse, si tratta di un gioco con le carte molto simile al nostro "Sette e mezzo". Il Blackjack è un gioco d`azzardo tra i più praticati nei vari casinò del mondo. Si gioca con uno o più mazzi di carte da poker: un giocatore fa il banco (Antonella Casu) e gli altri giocano. Nato in Francia nel XVII secolo, era uno dei giochi preferiti di Napoleone Bonaparte. Approdato poi negli Stati Uniti, il gioco incontrò un grandissimo successo e assunse l`attuale denominazione: Black Jack, cioè Fante Nero. Nella denominazione c`era già un presagio di ciò che sarebbe accaduto. Al secondo giro, abbiamo fatto una volgare mano a Cucù, anche conosciuto come "Saltacavallo", in cui sono continuati ad uscire soltanto i nomi dei possibili candidati alla segreteria che, però, si sapeva già non essere disponibili. Infatti, puntualmente, a ogni nome fatto corrispondeva una impossibilità di accettare da parte dell`interessato o interessata. Insomma, abbiamo giocato a Cucù (detto anche Cucco, Cucùlo, Passa l`asso). Per chi non lo conoscesse, è un gioco di carte italiano che si pratica con un mazzo di 40 carte divise in quattro semi: cuori, quadri, fiori, picche (semi francesi) oppure coppe, denari, bastoni, spade (semi italiani). Si gioca in senso antiorario. Il giocatore alla destra del mazziere inizia il gioco. Durante il proprio turno, un giocatore decide se tenere o cambiare la carta che ha in mano. Se il giocatore a cui viene chiesta la carta ha in mano un Re di qualunque seme (cioè, il cucù) lo mostra e annulla lo scambio, costringendo il giocatore che voleva cambiare a tenere la propria carta. Al proprio turno, il mazziere (Marco Pannella)- può tenere la propria carta o scambiarla con quella in cima al mazzo. Se questa è un Re, lo scambio viene annullato. Se la persona a cui viene chiesta una carta ha in mano un cavallo lo mostra e lo scambio verrà effettuato con il giocatore successivo. Da qui il nome Saltacavallo. Ma, come ben si sa, i semi delle carte non germogliano. La terza partita, cioè la riunione notturna della direzione, è stata una vera e propria partita a poker. Personalmente, pur conoscendo bene le regole del gioco, preferisco evitare di sedermi ad un tavolo di pokeristi perché si tratta sempre di un gioco d`azzardo. E la politica non si fa con gli azzardi. Ma, a quanto pare, il poker è il gioco preferito da Marco Cappato. Anche sotto questo aspetto, pur stimandolo, Cappato è agli antipodi con il mio modo di sentire e vedere le cose. A quel punto, insomma, mi sarei dovuto alzare, soprattutto quando ho visto che proprio Marco Pannella, il mazziere, lasciava il tavolo per andare a dormire. Non l`ho fatto perché ero troppo curioso di vedere come sarebbe andata a finire. Anche se era tutto chiaro già da giorni. Sono rimasto seduto al tavolo, ho ritirato le mie fiches e mi sono guardato attorno. C`era Mario Staderini, divenuto poi segretario, che continuava ad avere lo stesso sguardo e la stessa espressione che aveva all`inizio della riunione precedente: cioè il viso di chi aspettava che si facesse il suo nome. E fumava una sigaretta tenendola in uno strano modo, obliquamente tra le labbra e le dita. Mario aveva una grande voglia di fare il segretario, ma non aveva e non ha l`urgenza. E` questo che Marco Cappato non ha capito e non so se capirà mai, visto che non l`ha capito già. Staderini ricopre un ruolo politico così importante senza avere dentro di sé l`urgenza di quella responsabilità, ma sostenendosi soltanto con la voglia, l`ambizione, il carrierismo. L`indicazione di Mario Staderini, a mio parere, era stata ampiamente decisa tempo prima, a Roma, con lo sponsor di Marco Cappato. Non soltanto, perciò, nella direzione notturna si è svolto un avvilente giro di poker, ma il mazzo era pure truccato. Alla fine della fiera, mi è sembrato di stare dentro un libro giallo di Agatha Christie. Infatti, la caratteristica dei suoi romanzi è sempre quella di mostrare il profilo nascosto di personaggi che si ritrovano talmente coinvolti in un omicidio da essere tutti indiziati o sospettati, quindi appaiono tutti come dei potenziali colpevoli. I personaggi di Agatha Christie, insomma, hanno tutti un movente, hanno tutti avuto il tempo per commettere il delitto, hanno tutti un elemento oscuro che non convince, ma uno solo è il colpevole. Non che gli altri siano innocenti, è semplicemente che soltanto uno di loro ha superato il limite e armato la mano. Al Congresso nazionale di Chianciano, alla fine della riunione notturna, ho avuto la netta sensazione che l`iniziale "presunzione di innocenza", con cui ero entrato nella stanza per partecipare alla direzione di Radicali Italiani, si era trasformata in una "presunzione di colpevolezza". Alla fine, eravamo tutti presunti colpevoli di qualcosa, cioè responsabili di ciò che sarebbe accaduto in plenaria. Ma uno solo avrebbe armato la mano e commesso il delitto. E non aveva neppure l`urgenza di compierlo.

  9. #9
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    Non archiviamo il caso Bianzino

    • da Europa del 8 dicembre 2009

    di Francesco Pullia

    “Brillante operazione di polizia, maxi piantagione di cannabis, arrestata coppia tifernate”. Questo il titolo che campeggiava domenica 14 ottobre 2007 su un quotidiano umbro a diffusione regionale, con tanto di foto, nell’articolo, delle piantine sequestrate. La “brillante operazione di polizia” aveva portato all’arresto, il 12 ottobre, di Aldo Bianzino, 43enne, tradotto nel carcere perugino di Capanne, e della sua compagna, Roberta Radici. Bianzino non era un narcotrafficante. Idealista, nonviolento, vegetariano, influenzato dalla spiritualità orientale, aveva scelto di vivere in montagna, sopra Pietralunga. Per campare faceva l’artigiano, il falegname, e, stando a quel che si dice, era anche molto bravo e stimato. Voleva stare appartato, con la sua compagna e il figlio Rudra, lontano dal clamore cittadino, in sintonia con la natura e con uno stile più consono alla sua indole. Chi conosce l’Umbria, sa benissimo che non sono pochi coloro che, stanchi della routine metropolitana, decidono di mollare tutto, ristrutturano casolari abbandonati accettando volentieri un po’ di stenti pur di dedicarsi alla ricerca interiore.
    Bianzino tutto era fuorché un individuo pericoloso, tale da giustificare un blitz in pompa magna. A renderlo, come milioni di italiani, un “delinquente” era ed è una legge probizionista sulla droga che continua a mietere vittime e a portare alla saturazione il sistema carcerario, una legge fuori di ogni logica che, con buona pace dei vari Giovanardi ma anche dello stesso Fini, ogni anno regala incalcolabili fortune alla criminalità organizzata. Il suo reato? Farsi in santa pace qualche canna, magari con qualche amico, senza ledere niente e nessuno. Quando, quella domenica del 2007, le locandine strillarono la “brillante operazione”, Aldo Bianzino era già morto in carcere e, in un primo momento, all’insaputa della sua compagna che era stata rilasciata per potere stare accanto al figlio allora quattordicenne. Cosa accadde realmente in quelle trentasei ore tra le mura del penitenziario? Le cronache inizialmente parlarono di morte per un malore naturale. Ben presto, si capì che forse le cose erano andate diversamente. Innanzitutto va detto che Bianzino entrò sanissimo in carcere.
    L’esame autoptico, effettuato il 16 ottobre dal dott.
    Luca Lalli, escluse patologie cardiache pregresse e mise, invece, in evidenza lesioni agli organi interni, presenza di sangue in addome e pelvi, lacerazione epatica, lesioni all’encefalo, a fronte di un aspetto esterno indenne da segni di traumi. Il 27 ottobre 2007 Sergio D’Elia e Bruno Mellano, allora parlamentari della Rosa nel Pugno, venuti a conoscenza del caso tramite i radicali umbri, e in particolare dal dott. Tommaso Ciacca, anestesista e dirigente del partito, rivolsero un’interrogazione al ministro della giustizia.
    Nel frattempo si costituì il comitato “Verità e giustizia per Aldo” e due giorni dopo, il 27 ottobre, Luigi Manconi, sottosegretario alla giustizia, si recò in visita al carcere di Capanne e privatamente da Roberta Radici, compagna di Bianzino, e dal figlio Rudra. Il 10 novembre, a Perugia si svolse una manifestazione nonviolenta con la partecipazione di numerosi giovani provenienti da varie parti d’Italia.
    Intanto, una seconda autopsia accreditò la tesi della rottura di un aneurisma cerebrale. Furono sempre riscontrate lesioni epatiche e la presenza di sangue nell’addome.
    Pur accettando l’ipotesi del medico legale, si affermò che l’emorragia cerebrale potesse essere stata causata da un forte stress di tipo fisico con improvviso rialzo della pressione.
    I dubbi prendevano, intanto, consistenza. Ci si chiese e ci si chiede, ad esempio, come mai le indagini relative al decesso fossero seguite dallo stesso magistrato che aveva ordinato l’arresto di Bianzino, come mai la cella dove l’artigiano era stato rinchiuso non fosse stata sigillata e sottoposta a controllo da parte della polizia scientifica, come mai si sia subito richiesta l’archiviazione del caso e, ancora, come mai Aldo e Roberta fossero stati portati in carcere nonostante si sapesse che, trattandosi di un fine settimana, non sarebbe stato possibile alcun incontro con il magistrato prima del lunedì successivo.
    Nell’aprile del 2008 i parenti di Aldo, alcuni esponenti dell’apposito comitato nonché i radicali rivolsero domanda affinché fosse consentito all’Associazione Nessuno Tocchi Caino di partecipare, in qualche modo, al processo. La richiesta venne respinta. Il 27 luglio Rita Bernardini, radicale nel gruppo del Pd, ha presentato un’altra interrogazione a risposta scritta con cui si è chiesto al ministro competente l’istituzione di «una commissione ministeriale per chiarire le eventuali responsabilità amministrative connesse con la morte del detenuto» nonché «un urgente ripensamento della politica fino ad oggi adottata per combattere il problema della diffusione delle droghe, ed in particolare sulla necessità che anche l’attività di coltivazione di sostanza stupefacente il cui ricavato sia destinato ad uso esclusivamente personale sia depenalizzata in conformità a quanto previsto dal referendum del 1993».
    Verso la fine di novembre, intanto, il gup di Perugia ha rinviato a giudizio al prossimo 28 giugno, per omissione di soccorso, omissione di atti di ufficio e falso, l’agente della polizia penitenziaria in servizio durante la detenzione di Bianzino. «A detta degli altri detenuti del reparto – ha denunciato il padre di Bianzino – durante la notte Aldo aveva suonato più volte il campanello d’allarme ed aveva invocato l’assistenza di un medico, sentendosi anche, pare, mandare al diavolo dall’assistente del corridoio». Adesso c’è il rischio che nell’udienza fissata a porte chiuse per venerdì 11 dicembre si tenti nuovamente la strada dell’archiviazione.
    Se ciò avvenisse sarebbe un ennesimo duro colpo alla giustizia nel nostro paese. Per questo i radicali, e non solo loro, si stanno mobilitando ed è previsto l’arrivo a Perugia di Emma Bonino. È evidente l’estrema gravità della vicenda ed è inammissibile che il parlamento, radicali e Luigi Manconi a parte, non ne prende atto. Il Pd, in particolare, non può ignorarla o prenderla sottogamba.
    Sarà il nuovo segretario, Pierluigi Bersani, a Perugia l’11 dicembre? Potrebbe essere un segnale di svolta.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Polemica: i sondaggisti rispondono ai Radicali

    Pannella sull'IPR marketing: noto cervellotico "pseudo-sondaggista"

    Roma, 5 gennaio 2010

    • Dichiarazione di Marco Pannella

    L’Udc ha commissionato un sondaggio all’istituto IPR Marketing sulle elezioni regionali del Lazio, noto sondaggista che ha certamente anche committenti occulti, se continua a ignorare le liste Bonino-Pannella mentre inventa quali concorrenti alle elezioni laziali gli inesistenti “Radicali Italiani” ai quali attribuisce … quel che gli pare. Si tratta di volgari falsificatori professionalmente e civilmente. E di questo sarò lieto di rispondere in sede civile o penale a loro scelta. Altrettanto, a parte l’innocente Udc, il giudizio si estende a quanti useranno eventualmente questo “sondaggio” e questo “sondaggista”.

 

 

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