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    Predefinito Il laicismo che si fa religione e i pericoli per la libertà

    Il laicismo che si fa religione e i pericoli per la libertà

    Si fa sempre un gran parlare di laici e credenti. Se ne discute a tal punto
    che ci si dimentica di parlare di ciò di cui si stava parlando. Intendo dire
    che il discorso sulla contrapposizione tra laici e cattolici viene
    rispolverato di continuo, in modo inopportuno. In questi mesi ad esempio si
    parla di fecondazione artificiale, e in moltissimi, in troppi, volano alto:
    libertà di ricerca scientifica, libera scienza in libero Stato, valori
    laici, non ingerenza dei credenti, cattolici ipso facto boia e ignoranti.E'
    sempre la stessa minestra, e così la noia è assicurata, ma il dibattito su
    cosa siano la fecondazione extracorporea e l'embrione no.
    Non si discute affatto su cifre, dati, realtà concrete, episodi storicamente
    avvenuti, come occorrerebbe fare in questi casi. Non si parla di percentuali
    di successo delle tecniche, di aborti spontanei, di mortalità neonatale,
    delle possibili malformazioni ecc., ma si filosofeggia, aprioristicamente.
    Sembra che esistano due tipi di laici: quelli aperti al dubbio, alla
    ricerca, al confronto, e i "credenti laici". Questi ultimi sono una
    categoria particolare: si affannano di continuo a spiegare che non esiste la
    Verità, come fa ad esempio il buon Capezzone, per poi sostenere a spada
    tratta che loro hanno ragione, che gli altri sono crudeli e oscurantisti, e
    che pertanto le loro posizioni vanno cassate, abrogate per via referendaria
    perché offenderebbero i veri valori, quelli più profondi. Si affannano a
    spiegare che siamo tutti uguali, perché la Rivoluzione Francese ce lo ha
    insegnato, e che tutti hanno diritto di parola. Ma ogni volta che un
    personaggio in tonaca, o che dovrebbe portarla, sostiene una posizione,
    urlano all'ingerenza, oppure, con monotonia incredibile, alla crociata.
    Tutti uguali, sì, ma non i religiosi. Non è più chiaro, quindi, chi abbia
    diritti e chi no; non è chiaro perché uno che si afferma laico, come
    Giuliano Ferrara, perda l'etichetta "salvifica" se per caso ha una posizione
    che, in una determinata questione, coincide con quella di molti cattolici.
    Tale categoria di laici alla Capezzone, possessori di una verità che non si
    dichiara apertamente tale, ma nello stesso tempo si propone come l'unica
    posizione esatta, per l'abolizione hegeliana del principio di non
    contraddizione, si affacciano alla storia soprattutto nel Settecento. Ne
    descrive alcuni Paul Johnson, nel suo "Gli intellettuali" (Einaudi). Gli
    intellettuali di cui parla sono appunto persone che criticano, giudicano,
    spiegano e si propongono, come uomini e in quanto uomini, di illustrare al
    genere umano come comportarsi nel campo della vita sociale, politica e
    religiosa. Hanno creato il loro schemino, materialista, dialettico, o
    qualcos'altro, e credono che tutta la realtà ci stia dentro, ben pigiata.
    Sono magari avvocati, o medici, o filosofi, ma hanno sotto controllo tutto,
    dai problemi economici a quelli morali a quelli scientifici. Guai a
    contraddirli, perché sono, per autodefinizione, gli "illuminati", dopo
    secoli di buio, di barbarie, e chi più ne ha più ne metta. La storia, come
    dicono i Condorcet, o gli Hegel, è giunta a compimento con loro, con la loro
    epoca, e con le loro teorie. Si considerano le levatrici del progresso.
    Propugnano un mondo nuovo, finalmente più bello, più solare, in cui non ci
    saranno nè ingiustizie nè miserie. Occorre solo che li si ascolti. Ma se non
    lo si fa.
    Pensiamo a Marat, con la sua fissazione della dittatura, per il popolo, ma
    non attraverso il popolo; con la ossessione delle migliaia e migliaia di
    teste da tagliare, ad ogni costo, in ogni momento, per eliminare i "nemici
    del popolo". Pensiamo a Danton, con i suoi tribunali rivoluzionari e la
    legge dei sospetti, per la quale chiunque non la pensi in un certo modo, è
    meritevole di morte. Ci finirà sotto anche lui. Poi c'è il suo amico-nemico,
    Robespierre: con la ghigliottina, per la felicità dei francesi, fa in poco
    tempo migliaia e migliaia di morti. Ghigliottina, Grande Paura, Terrore,
    arruolamenti di massa, Vandeani massacrati sotto gli zoccoli del generale
    Westermann, come denucerà Babeuf; e poi muore ghigliottinato anche lui.: è
    il clima laico della Rivoluzione.
    Cosa è la libertà sotto Robespierre? Una pagliacciata indegna. La libertà di
    stampa, ad esempio, è per lui un dogma, e deve essere totale, illimitata,
    nel 1791. Diviene "l'arma della cospirazione" nel 1793, quando giunge al
    potere. E il referendum? Sacrosanto nel 1791, quando lo invoca, per decidere
    sulla vita o la morte del re, dopo la sua fuga a Varennes. Nel 1793 diviene
    una "astuzia da furfanti" (Henri Guillemin, "Robespierre, politico e
    mistico", Garzanti). Dopo Robespierre, Napoleone. E' la Rivoluzione adulta
    in marcia, con le sue grandi e piccole battaglie, così numerose da non
    starci neppure in un calendario di 365 giorni. La Francia si riprenderà
    dalla libertè, dall'egalitè e dalla fraternitè rivoluzionaria, quanto a
    crollo demografico, in un secolo circa. Perderà i suoi figli, a centinaia di
    migliaia, al punto che la campagna di Russia del 1812 ha causato da sola più
    vittime di tutte le crociate messe insieme. Tutti costoro, famosissimi
    "credenti laici", hanno creduto in qualcosa, ed hanno agito pesantemente di
    conseguenza.
    Poi verranno i Comte, con l'adorazione degli scienziati sostituiti ai santi
    nel calendario; verranno laici credenti nel positivismo, nello spiritismo,
    nel nazionalismo, nel comunismo o nel nazionalsocialismo. Perché
    bisognerebbe ricordare anche questo: i dittatori del Novecento non divennero
    tali senza prima aver regolato i conti con Dio, senza aver prima tolto di
    mezzo quell'interrogativo così grande che nessun filosofo della storia ha
    mai potuto fingere di ignorare. Dio non fu per loro un problema teorico, un'
    entità di ragione, ma il possibile ostacolo alla realizzazione dei loro
    intenti. Infatti, o Dio è la risposta all'esigenza di felicità, di salvezza,
    e alle "domande maledette"( cos'è l'uomo, da dove viene, dove va?), oppure,
    toltolo di mezzo, la risposta è un'altra, e il dittatore di turno si
    incarica di indicarla. Così il giovane socialista Benito Mussolini teorizzò
    l'inesistenza di Dio in un opuscolo di 47 pagine intitolato L'uomo e la
    divinità; prese a picconate la statua della Madonna di Forlì; invitò Dio
    stesso, davanti ad una folla di ascoltatori, a rivelare la sua presenza
    fulminandolo nell'arco di cinque minuti: il fulmine non arrivò ed egli
    ritenne di aver finalmente provato che non esisteva.Il percorso religioso di
    Hitler fu assai più complesso, costellato di superstizioni, credenze
    magiche, simpatie buddiste ed induiste...: all'interno di questa visione non
    rientrava, però, il concetto del Dio cristiano, personale e creatore.
    Stalin, infine, ritenne di aver raggiunto la verità proprio negli anni in
    cui studiava in seminario. Marx e Feuerbach gli avevano insegnato che l'
    "uomo è ciò che mangia". Ma era stato soprattutto Darwin a fargli capire,
    nella sua interpretazione, che era tutto chiaro, che gli uomini non erano
    stati creati da Dio, che il darwinismo biologico era il corrispondente
    esatto dell'evoluzionismo sociale ed economico di Marx: l'uomo evolve da
    scimmia ad essere intelligente come la struttura economica evolve dal
    capitalismo al comunismo, dall'infelicità alla felicità. Lenin aveva
    affermato: "Per noi non esiste e non può esistere il vecchio sistema di
    moralità e di umanità.La nostra moralità è nuova, la nostra umanità è
    assoluta, perché si basa sul luminoso ideale di distruggere ogni oppressione
    e ogni coercizione. A noi tutto è permesso.Sangue? E sangue sia, se esso
    solo può cambiare la bandiera grigio-bianca-nera del vecchio mondo
    brigantesco in una bandiera scarlatta." (citato in Lenin, di R. W. Clark,
    Bompiani, 1988).
    Similmente Stalin, che ammirava tantissimo Ivan il Terribile, affermò di
    lui: "Ivan il Terribile era estremamente crudele. Ma bisogna far vedere
    perché doveva essere crudele. Uno degli errori di Ivan il Terribile sta nel
    fatto che non ha sterminato fino alla fine cinque grandi famiglie
    feudali.lui ammazzava qualcuno e poi pregava e si pentiva a lungo. Dio era
    per lui un impaccio in questa opera. Bisognava essere ancor più risoluti"
    (G.Rocca, Stalin, Mondadori).
    Ma torniamo al Settecento. Si potrebbe ricominciare la lista di illustri
    "credenti laici" con Rousseau, documentandone l'egoismo parossistico, la
    continua autoesaltazione, il fatto che, pur spacciandosi e spacciato per
    grande educatore, espose tutti e cinque i figli avuti da Teresa Levasseur.
    Oppure si potrebbe analizzare la figura di Voltaire, il grande difensore
    della libertà di pensiero, secondo un luogo comune diffusissimo. Eppure
    scriveva: " Dobbiamo screditare gli autori ( che non la pensano come noi);
    dobbiamo abilmente infangare la loro condotta, trascinarli davanti al
    pubblico come persone viziose.Se ci mancano i fatti, dobbiamo farne supporre
    l'esistenza fingendo di tacere parte delle loro colpe. Tutto è permesso
    contro di essi" (Gaxotte, La rivoluzione francese, Mondadori). Era sempre
    lui a scrivere, riguardo alla Chiesa: "Schiacciate l'infame".
    Contemporaneamente gli Enciclopedisti colpivano la Fede in nome del
    progresso, della ragione, della scienza. Erano, ancora, Voltaire, che
    giudicava ridicola l'idea che gli anelli di Saturno siano formati da
    satelliti; erano Montesquieu, i cui esperimenti migliori consistevano
    nell'immergere la testa di un piccione nell'acqua e contare quanti secondi
    ci metteva a morire. Anche Diderot e gli altri non conoscevano quasi nulla,
    e nulla scoprirono, benchè si eleggessero a interpreti filosofici delle
    contemporanee scoperte scientifiche. Da esse ritenevano di ricavare,
    sostanzialmente, solo argomenti avversi alla religione.
    Anche un altro pregiudizio sarebbe da abbattere: che l'Illuminismo sia l'età
    tout court della ragione. In questa epoca Rousseau scriveva il suo "Discorso
    sulle Scienze": " L'astronomia è nata dalla superstizione, l'eloquenza
    dall'ambizione. la fisica da una vana curiosità.le scienze e le arti devono
    dunque la loro nascita ai nostri vizi". L'irrazionalismo, l'esaltazione del
    buon selvaggio e la condanna teorica della civiltà e della scienza sono
    anche in questo periodo così pomposamente definito "età dei lumi, della
    ragione". E questa condotta nasce in alcuni dalla considerazione che la vita
    degli animali sarebbe più naturale e felice di quella umana; migliori i loro
    comportamenti, migliore il loro obbedire a tutti gli istinti. Tra questi
    assume una certa importanza quello all'incesto, difeso da roussoiani come
    Deschamps, nel suo "Il vero sistema", o da Restif de la Bretonne, che lo
    praticherà a scopo educativo pedagogico con due sue figlie, per poi
    descriverlo con minuzia di particolari in un libro.
    L'enciclopedista Diderot, rimanendo sulla stessa linea di pensiero, nel suo
    "Supplement" contrappone la vecchia Europa civilizzata alla primitiva
    Tahiti, a suo dire non ancora intaccata dalla barbarie cristiana: dei suoi
    abitanti si elogiano l'estrema libertà di costumi nel campo sessuale, la
    pratica disinibita dell'incesto, l'inesistenza di qualsiasi legame
    matrimoniale. A Tahiti, dice Diderot gongolando, non esiste la famiglia, ma
    solo unioni e separazioni libere ed estemporanee, tanto che al forestiero
    che giunge all'isola è consuetudine che l'ospite offra di giacere con sua
    moglie o sua figlia.E' una concezione della famiglia che influenzerà,
    attraverso Fourier, il socialismo moderno.
    Quanti sedicenti laici del passato furono dunque dei dogmatici credenti?
    Quanti di loro fecero strame dell'idea di libertà di cui si proponevano come
    i difensori? Assistiamo oggi alla stessa farsa: si lamenta la censura a
    Santoro o Biagi, ma si è chiesta quella per Socci; si condannano le
    ingerenze della Rai su Tizio o Caio, ma si chiede di silenziare Celentano,
    ben conoscendo la sua posizione antiabortista; si vuole il referendum sulla
    bioetica, ma si rifiuta quello sulla Turchia; si urla da mattino a sera, ma
    si deprecano coloro che propongono visioni diverse, magari anche un po'
    forti.
    Allora sarebbe bene rimettere le cose al loro posto: esistono credenti che
    non credono e laici che non sono laici; vi sono credenti che non ragionano e
    laici che non ricercano, non domandano, non hanno dubbi. Esistono "briganti"
    tra i laici e "briganti" tra i credenti. Insomma, esiste un po' di tutto a
    questo mondo, e va bene così. Per questo è bene discutere razionalmente
    senza continuare, preliminarmente, col solito ritornello, la solita
    contrapposizione preconfezionata, il solito atteggiamento di superiorità, a
    prescindere. La ragione è il minimo comune denominatore di tutti: affrontare
    certi problemi alla luce della ragione è cosa buona e giusta, per i "buoni"
    credenti e per i buoni laici. E la ragione guarda prima i fatti e poi ci
    discute sopra, non viceversa.

    Francesco Agnoli, Il Foglio, 3/2/2005, http://www.ilfoglio.it/

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    Predefinito Re: Il laicismo che si fa religione e i pericoli per la libertà

    In Origine postato da krentak
    Il laicismo che si fa religione e i pericoli per la libertà

    Si fa sempre un gran parlare di laici e credenti. Se ne discute a tal punto
    che ci si dimentica di parlare di ciò di cui si stava parlando. Intendo dire
    [...]
    certi problemi alla luce della ragione è cosa buona e giusta, per i "buoni"
    credenti e per i buoni laici. E la ragione guarda prima i fatti e poi ci
    discute sopra, non viceversa.
    Francesco Agnoli, Il Foglio, 3/2/2005, http://www.ilfoglio.it/
    Beh, Agnoli non scrive nulla di nuovo. In Italia non c'e' il diritto di parola di fatto, ma solo legale. E' cosi' probabilmente per questi referendum ed e' cosi' in politica generalmente.
    Difficilmente ormai senti qualcuno dire "Ho votato DC" al bar. Ormai non senti piu' nemmeno dire "Ho votato Berlusca". Perche'? Perche' si tende a bollare (con relativi insulti) tale persona.
    Non si puo' avere un idea differente. Mi ricorda vagamente i "Borg" di Star Trek... vogliono assimilarti.
    E pensare che si chiamano pure "Progressisti"... senza spiegarmi le conseguenze dei loro "progressi"....
    La Chiesa con Benedetto XVI sta tentando di uscire dal guscio in cui e' rimasta troppo a lungo.
    Mi chiedo se pure il CDX italiano ci voglia provare. E' ora di attaccare, e non di difendersi.
    Io non devo giustificare perche' non voto. Loro devono giustificare perche' reputano giusto il SI.
    Posto che io trovo totalmente sbagliato proporre un referendum in questa maniera e lo trovo del tutto anti-democratico.

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    E' molto vero quel che dici, The Texan: la nostra non deve essere una battaglia "di retroguardia".
    Difendere le radici cristiane dell'Europa, e la loro sacrosanta presenza nella Costituzione europea, difendere la vita umana dall'assalto alla baionetta che questi referendum conducono, parlare di CONSERVATORI; tutto ciò non è significa resistere a un moto che si dà per scontato sia proprio della "civiltà".
    Non è naturale che si vada verso uno sbocco sempre più laicizzato e sempre più preda della visione libertina del mondo.

    E' un pò come una partita di pallone: possiamo arroccarci in noi stessi e tentarle tutte per evitare di prenderle, ma se non ci proviamo nemmeno a "venire fuori" e a fare goal, sicuramente la partita la perdiamo.

    Serve un autentico CONTRATTACCO, un'autentica CONTRORIVOLUZIONE. Smascheriamo le mire vere che sottendono questi referendum, tiriamo fuori i nostri argomenti e portiamoli orgogliosamente in piazza contro la vulgata filoislamica e filomassonica!

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    In Origine postato da UgoDePayens
    E' molto vero quel che dici, The Texan: la nostra non deve essere una battaglia "di retroguardia".
    Difendere le radici cristiane dell'Europa, e la loro sacrosanta presenza nella Costituzione europea, difendere la vita umana dall'assalto alla baionetta che questi referendum conducono, parlare di CONSERVATORI; tutto ciò non è significa resistere a un moto che si dà per scontato sia proprio della "civiltà".
    Non è naturale che si vada verso uno sbocco sempre più laicizzato e sempre più preda della visione libertina del mondo.

    E' un pò come una partita di pallone: possiamo arroccarci in noi stessi e tentarle tutte per evitare di prenderle, ma se non ci proviamo nemmeno a "venire fuori" e a fare goal, sicuramente la partita la perdiamo.

    Serve un autentico CONTRATTACCO, un'autentica CONTRORIVOLUZIONE. Smascheriamo le mire vere che sottendono questi referendum, tiriamo fuori i nostri argomenti e portiamoli orgogliosamente in piazza contro la vulgata filoislamica e filomassonica!
    Bravissimo! Ovviamente il contrattacco non e' una cosa facile, non saprei, ora come ora, nemmeno da dove iniziare, ma se non altro in questo gruppetto si comincia a delineare la fotografia dello stato attuale, che e' il primo step.
    La mia vera paura e' che il giorno che i conservatori diventeranno qualcosa di piu' vasto si lascino prendere dal "politically correct" che in italia BISOGNA mantenere. Dico Bisogna perche' i "progressisti" nella loro vilta' ormai hanno fatto si che il politically correct sia la cosa normale, mentre la verita' e l'istruzione no. Lo scambio di idee e' totalmente fasullo e mentre quelli di sx possono dire quello che vogliono, quelli di dx devono stare molto attenti a quel che dicono. E non e' normale... e purtroppo le generazioni future rischiano di essere troppo assuefatte.
    Bisogna agire... e purtroppo siamo indietro di almeno 20 anni...

    TheTexan

 

 

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