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    Predefinito Pio X, la svolta «riformista»

    VENEZIA
    Il Papa che condannò il modernismo? Ma pure colui che si sottrasse alle Grandi potenze

    Pio X, la svolta «riformista»



    Di Gianpaolo Romanato

    Pio X fu eletto il 4 agosto 1903, un secolo fa. Ci divide lo spazio di 4 generazioni ma il distacco culturale fra noi e papa Sarto, che morì il 20 agosto 1914, è molto maggiore. Fra noi e lui c'è tutto il «secolo breve», per usare l'espressione fortunata di Hobsbawm: la Prima guerra mondiale, che era iniziata da tre settimane quando il Papa spirò; la rivoluzione bolscevica, tutta la parabola della Russia sovietica e dei regimi comunisti; il fascismo, il nazismo e gli Stati totalitari; la Seconda guerra mondiale e l'ascesa degli Stati Uniti; la guerra fredda, il superamento delle nazioni, l'unificazione europea; l'inizio delle organizzazioni internazionali; ora possiamo aggiungere anche la fine del Muro e la riunificazione dell'Europa. Accostandoci a Pio X dobbiamo tenere presente tutto questo, per evitare sia la tentazione dell'attualizzazione, sia il rischio della facile demolizione. Giuseppe Sarto non va né attualizzato né demonizzato, va capito nel suo tempo, nella sua cultura, nella Chiesa di cui fu figlio e prodotto, prima di diventarne Pontefice, nell'ambiente veneto e contadino in cui maturò come uomo e come sacerdote, senza rimanerne prigioniero. Nella storia della Chiesa dell'ultimo secolo occupa un posto di rilievo: non soltanto, negativamente, per l'enciclica Pascendi e la condanna del modernismo, ma anche, positivamente, per la linea riformista che impresse alla Chiesa, con il varo del Codex Juris Canonici, con la riforma della Curia Romana, che era ancora quella precedente il '70, con l'avvio della moderna Azione cattolica in luogo della vecchia Opera dei Congressi (enciclica Il fermo proposito del 1905), con la riforma della liturgia e della musica sacra, varata attraverso il motu proprio Inter sollicitudines, la cui fondamentale importanza nella Chiesa novecentesca è stata ben colta dal cardinal Ratzinger. Mi rendo conto che parlare di riformismo di Pio X cozza contro tutta una storiografia di segno opposto, che insistendo quasi soltanto sull'antimod ernismo ha visto nel Papa di Riese soprattutto l'uomo della reazione, del rifiuto della modernità. Ma la modernità si presentava anche allora sotto molteplici aspetti, non era soltanto l'aggiornamento della cultura ecclesiastica. La modernità imponeva alla Chiesa di staccarsi dalla Questione Romana, di abbandonare le nostalgie del potere temporale,di non lasciarsi sedurre dall'illusione di contare ancora nella grande politica internazionale. Sotto quest'aspetto Pio X fu non poco lungimirante e impresse al pontificato una svolta decisiva, di cui poté poi avvalersi il suo successore Benedetto XV, al quale toccò l'ingrata sorte di guidare la Chiesa negli anni tragici della Grande Guerra. Gli studi recenti di Luciano Trincia hanno posto in evidenza quanto il pontificato di Leone XIII fosse ancora legato al potere civile, alla speranza di ristabilire la fortuna del papato recuperandone la forma statuale. Naturalmente non c'è solo questo nel venticinquennio di Leone, ma c'è molto di quest'illusione. Un'illusione che guidò la politica del cardinal Rampolla, le sue manovre contro la Triplice, vista come alleanza antivaticana perché promuoveva l'Italia nel salotto buono della politica continentale, le speranze vanamente poste nella Francia, l'ostinato rifiuto dell'Italia unita. In questa Chiesa, più vicina all'antico regime che alla modernità, c'erano ancora i «cardinali di corona», indicati alla Santa Sede dai rispettivi governi, ed era in vigore il diritto di veto, lo jus exclusivae. Un diritto che veniva dal mondo prerivoluzionario e che né Leone né Rampolla - il particolare è tutt'altro che irrilevante ai fini del ragionamento - avevano ritenuto di dover sopprimere. E così Rampolla, che si vide sbarrare la strada dell'elezione a Papa dal veto austriaco, finì strangolato dal cappio che si era creato da solo, trascinando la Chiesa su quel terreno della grande politica internazionale, ormai pericolosamente inclinata verso la guerra, nel quale non era più in grado di muover si da protagonista ma era soltanto una comprimaria, al rimorchio dei poteri altrui. Latore in conclave del veto austriaco fu, com'è noto, il cardinale polacco, arcivescovo di Cracovia (allora austriaca), Puzyna de Kozielsko, dato che la politica vaticana era stata avvertita dall'agguerrita lobby polacca, ben rappresentata nel Sacro Collegio, come una minaccia alla propria causa nazionale. La mala fama che da allora circonda la figura di Puzyna, il cardinale che pronunciò l'ultimo veto della storia del papato, non è probabilmente condivisa dalla cattolicità polacca, come non lo era, mi sembra, da Giovanni Paolo II. Dobbiamo insomma allargare l'angolo visuale per valutare adeguatamente l'undicennio di Pio X. Nel suo riformismo va posta innanzitutto la soppressione dello Jus exclusivae, avviata subito dopo l'elezione con la nomina di una commissione di studio, della quale sarà magna pars Eugenio Pacelli, che produsse la costituzione apostolica Commissum nobis (lo strumento giuridico più forte a disposizione dei Pontefici), promulgata il 20 gennaio 1904. Ma va posta anche la scelta di tenere basso e defilato il profilo internazionale della Sede apostolica. Questa politica apparentemente rinunciataria, ben diversa da quella leoniana e rampolliana, purificò l'immagine e il ruolo della Chiesa nel mondo, salvandola dal fallimento in cui l'Europa sarebbe precipitata nel 1914. Benedetto XV non avrebbe potuto scrivere la nota diplomatica dell'agosto 1917, quella dell'«inutile strage», che oggi tutti considerano uno dei documenti più alti del papato novecentesco, se non avesse avuto alle spalle il pontificato «in tono minore» del predecessore, che aveva smarcato la Santa Sede dall'abbraccio mortale delle grandi potenze.

    Avvenire - 19 maggio 2005

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  2. #2
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    Predefinito X Percy.

    In seguito ai reiterati e immotivati insulti nei confronti miei e di Napoléon I, ho deciso di metterti in sola lettura.

    Questo è un forum cattolico e non deve essere insozzato dalle tue volgarità.


    Thomas

 

 

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