Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Exclamation Ratzinger e l'attesa messianica ebraica

    «L'attesa messianica ebraica non è vana».
    È uno dei passi più forti e innovativi del documento Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, redatto dalla Pontificia Commissione Biblica e pubblicato nel 2001 con la prefazione di Joseph Ratzinger, che di quella commissione era presidente dal 1981. Rileggiamolo per esteso: «Ciò che è già compiuto in Cristo deve ancora compiersi in noi e nel mondo. Il compimento definitivo sarà quello della fine, con la risurrezione dei morti, i cieli nuovi e la terra nuova. L'attesa messianica ebraica non è vana. Essa può diventare per noi cristiani un forte stimolo a mantenere viva la dimensione escatologica della nostra fede. Anche noi, come loro, viviamo nell'attesa. La differenza sta nel fatto che per noi Colui che verrà avrà i tratti di quel Gesù che è già venuto ed è già presente e attivo tra noi».

    Una cosa da brividi il leggere Ratzinger che sostiene che “L'attesa messianica ebraica non è vana” se consideriamo che il Messia atteso dai Giudei è l'Anticristo.



  2. #2
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    Predefinito Re: Ratzinger e l'attesa messianica ebraica

    Originally posted by L'Argonauta
    «L'attesa messianica ebraica non è vana».
    È uno dei passi più forti e innovativi del documento Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, redatto dalla Pontificia Commissione Biblica e pubblicato nel 2001 con la prefazione di Joseph Ratzinger, che di quella commissione era presidente dal 1981. Rileggiamolo per esteso: «Ciò che è già compiuto in Cristo deve ancora compiersi in noi e nel mondo. Il compimento definitivo sarà quello della fine, con la risurrezione dei morti, i cieli nuovi e la terra nuova. L'attesa messianica ebraica non è vana. Essa può diventare per noi cristiani un forte stimolo a mantenere viva la dimensione escatologica della nostra fede. Anche noi, come loro, viviamo nell'attesa. La differenza sta nel fatto che per noi Colui che verrà avrà i tratti di quel Gesù che è già venuto ed è già presente e attivo tra noi».

    Una cosa da brividi il leggere Ratzinger che sostiene che “L'attesa messianica ebraica non è vana” se consideriamo che il Messia atteso dai Giudei è l'Anticristo.


    seconda dichiarazione folle dopo quella sull'apertura della frontiere...e pensare che io per un po ci avevo creduto che fosse un papa diverso.
    è solo un burattino in mano a sappiamo noi chi...

  3. #3
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    La pietra d'angolo della violenza
    di ISRAEL SHAMIR


    Mentre gli F-16 bombardano nuovamente le citta' palestinesi, e nuovi giovani sacrificano le loro vite e quelle degli altri, Martin Indyk, del New York Times, proclama che "la violenza sta peggiorando". Gli articoli della BBC e della CNN, come un coro greco, echeggiano Indyk con i loro rapporti sulla "Violenza in Palestina". La Casa Bianca dirama un altro comunicato in cui chiede "la fine della spirale di violenza". Questa "violenza" senza volto e senza cause, dovrebbe probabilmente essere scritta in maiuscolo, come "L'Ira" del primo verso dell'Iliade. Questo poema immortale inizia con una richiesta a "cantare l'Ira di Achille". Nel mondo omerico, l'Ira (come la Furia, la Guerra, l'Amore, la Speranza) era una condizione personificata.
    Oggi tendiamo, piuttosto, a vedere un Achille arrabbiato o un marito violento, piu' che l'Ira o la Violenza in se'. All'opposto, ne vediamo un abuso nello stato ebraico. In quel caso, torniamo al concetto omerico di Violenza come essere personificato, piu' che come azione perpetrata da uomini. Qui la gente discute, con serieta', come "trattare con " la Violenza allo scopo di portare la Pace.
    Nel mondo reale, la Violenza non e' come il tempo. A volte lo e', sicche' noi possiamo identificare il mucchio di nubi come responsabile della pioggia. E cosi' fu, sicche' quando fu invocato il piano "Mitchell" e la quota giornaliera di morti comincio' ad abbassarsi lentamente, i fautori della supremazia ebraica riproposero la provocazione della visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ponendo la pietra d'angolo del Terzo Tempio.
    Immediatamente dopo la provocazione della pietra angolare, Israele si rese responsabile di un'ondata di omicidi a Nabul, Ramallah ed altrove, cercando di suscitare la risposta palestinese. Sembra la recita di un copione. Lo scorso settembre, dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, la polizia di frontiera israeliana assassino' sette fedeli in preghiera alla moschea di Gerusalemme, dando il via alla seconda intifada. Gli assassini di Sharon continuarono ad uccidere fino a che non ottennero la risposta da parte di un attentatore suicida.
    Non e' una coincidenza. Israele vuole che la rivolta palestinese continui. Israele non vuole la pace, ma un conflitto a bassa intensita'. Un stato perpetuo di guerra con i palestinesi, permette ai leaders israeliani di compattare le comunita' eterogenee dell'interno evitando che si scannino le une le altre. Cio' che e' piu' importante, la guerra permette ai leaders ebraici di tutto il mondo di perpetrare l'arduo compito di tenere in vita il "Giudaismo Mondiale", una costruzione medievale ormai fuori moda. Ecco perche' non ha senso parlare contro la "Violenza", a favore della "Pace". Finche' esistera' lo stato della supremazia ebraica, continuera' a inseguire la violenza e ad allontanare la pace.
    I recenti assassinii hanno anch'essi lo scopo di coprire la provocazione della pietra angolare sotto una montagna di cadaveri. IL significato di questa oscura cerimonia e' stato anch'esso oscurato dai media principali, e tutti i riferimenti ad essa si sono smaterializzati come per incanto. Ad esempio, la Reuters ha riportato, il 3 agosto 2001: "La polizia israeliana ha preso d'assalto il Monte del Tempio, venerato dai musulmani quale Haram esh-Sharif, dopo che alcuni palestinesi avevano lanciato pietre su ebrei in preghiera al Muro del Pianto sottostante".
    Perche', all'improvviso, i palestinesi avevano cominciato a lanciare sassi ai fedeli ebrei? Ovviamente, il rapporto ometteva la storia della pietra angolare e cosi' l'europeo o l'americano medio avevano la conferma che i "selvaggi" musulmani avevano attaccato senza motivo pacifici ebrei in preghiera. A questo proposito, l'unanimita' dei media in lingua inglese e' stata orrenda. La BBC, per una volta piu' obiettiva rispetto ai media americani, colmo' la lacuna. Anch'essa riporto' di "soldati israeliani che sono entrati nella moschea rispondendo al lancio di pietre da parte dei musulmani", ma, alla fine dell'articolo faceva riferimento anche alla pietra angolare. Sembra proprio che la messa in onda della tramissione su Sharon da parte della BBC sia stata un singolare atto di coraggio che non sara' ripetuto tanto facilmente.
    Per quanto riguarda le televisioni americane, il loro supporto continua ad essere consistente, ed esse pubblicizzano, senza esitazione, il punto di vista israeliano. Ecco perche' bisogna tornare sui dettagli della strana, gia' dimenticata storia della pietra angolare. Non si tratta della solita provocazione israeliana. Essa ci riporta alle formule di magia nera di Pulsa di Nura, la formula cabbalistica usata contro il primo ministro israeliano Yitzak Rabin. Nel 1995, i giornali israeliani riportarono la notizia dell'incontro di importanti Cabbalisti che invocarono gli spiriti del male affinche' estinguessero la vita del primo ministro. Poco dopo, Rabin fu assassinato da un religioso fanatico ebreo. Uno degli organizzatori della cerimonia di Pulsa di Nura fu processato dalla Corte di Giustizia ed imprigionato per incitamento all'omicidio. Non c'e' bisogno di credere alla magia nera per capire la logica del giudice.
    Per poter comprendere meglio cio' che ha significato la deposizione della pietra angolare, immaginate la seguente scena: vi svegliate, una splendida mattina di domenica, nella vostra bella casa fuori citta', prendete il caffe' e vi incamminate verso la chiesa. Qui incontrate del movimento. Di fronte alla chiesa, un gruppo di uomini, ben protetto dalla polizia e da soldati armati, e' intento a sistenare un enorme striscione che dice: "In questo luogo, nel 2001 sara' edificata una sinagoga". Sullo sfondo, il suono cupo dei bulldozers e la voce amplificata di un rabbino che benedice la nuova sinagoga. Probabilmente diventereste isterici come l'eroe di "Guida alla Galassia" di Hitchhiker. Immaginate che la chiesa in questione sia San Pietro o il Santo Sepolcro, e riuscirete a capire i sentimenti dei gerusalemiti.
    Sebbene "I fedeli del Monte del Tempio", che hanno svolto questa cerimonia magica, siano un gruppo piccolo e difficilmente riconducibile alla maggioranza, non si puo' dire altrettanto di coloro che hanno dato luce verde all'operazione. Nonostante le obiezioni della polizia, la Corte Suprema, massima autorita' legale ebraica, gli permise di svolgere la cerimonia nella data carica di auspici del Nono giorno del mese lunare di Ab, con tutti i suoi significati esoterici. Tutta la potenza dello stato ebraico, incluse migliaia di soldati e poliziotti, furono mobilitati affinche' la cerimonia potesse svolgersi. Ecco perche' è lecito paragonare il piccolo gruppo dei Fedeli all'estremità sottile, affilata dello strumento odontoiatrico in mano al dentista, che lo spinge nella profondità del dente per verificare che la radice sia morta, devitalizzata.
    I risultati di questo doloroso esame non lasciarono spazio ai dubbi. Il nervo, apparentemente, era vivo, e la rapida mobilitazione dei palestinesi costrinse gli ebrei a deviare la processione dei Fedeli del Tempio. La cerimonia ebbe luogo al di fuori delle mura della Citta' Vecchia, un po' prima dell'ora stabilita. Duro' pochi minuti, e la pietra torno' al suo posto consueto, all'ombra profondamente protettiva del Consolato americano. La spinta inferta dal trapano provoc? un dolore intenso e la prevedibile reazione dei palestinesi e, in seguito, l'aggressione violenta della polizia ai fedeli presenti nella moschea. Qual fu il motivo di tutto quel turbamento? Perche' mai i ragazzi palestinesi osarono sfidare la Polizia di frontiera, famosa per la sua brutalita'? Perche' la pietra angolare era cosi' importante?
    Molti ebrei ed i loro alleati sionisti-cristiani ritengono che la preziosa bellezza delle moschee di Gerusalemme, risalenti al Settimo secolo, debba essere distrutta per fare posto, sulle sue rovine, ad un tempio ebraico. Perche' questo dovrebbe accadere? La gente prova a dare differenti spiegazioni, storiche ed escatologiche. Non e' certo per giustizia storica, o per esigenze di culto, dal momento che il giudaismo ortodosso proibisce qualsiasi interazione con il Monte del Signore. Alcuni ebrei con inclinazioni esoteriche credono che quest'atto rendera' totale ed irreversibile il dominio ebraico sul mondo. Questa credenza non e' dominio esclusivo di gente folle o stramba, ne' dei soli sionisti, ma rappresenza una credenza piuttosto diffusa.
    I media occidentali presentano spesso i termini del conflitto come una lotta tra musulmani ed ebrei. Invece, questa gente vede il conflitto come lotta tra ebrei e gentili, ossia tutti coloro che non sono ebrei. Nelle loro menti, il Monte del Tempio e' un cerchio magico di potere, che essi dovrebbero ottenere al momento giusto. Come l'Anello del "signore degli Anelli" di Tolkien, esso portera' il Messia. Per i religiosi ebrei il messia non e' quello cristiano. Per le loro scritture, il Messia non e' un personaggio gentile con un messaggio per tutta l'umanita'. Il loro messia rendera' per sempre schiave tutte le nazioni della terra e rendera' il Popolo Eletto signore dell'universo. Il loro messia, colui che schiavizzera' i popoli della terra, e' l'Anticristo delle profezie.
    Col volgere dall'uno al due nella conta dei millenni sul metro della nostra Cabalina Cosmica, anche le menti normalmente sane vengono facilmente assalite da pensieri apocalittici. Questa non e' la prima volta che alcuni ebrei sognino della dominazione sul mondo e della supremazia eterna dell'Anticristo. Solo che adesso hanno a disposizione armi atomiche, jet all'avanguardia e navi da guerra, ricchezza, cieco supporto da parte degli USA, decine di milioni di entusiasti schiavi "cristiani-sionisti", ed una vasta rete di media internazionali, docili e mansueti.
    E non e' solo l'esoterismo. Dieci anni fa, un importante giornalista israeliano, Nahum Barnea, scrisse in "Yediot Aharonot": "Per decenni gli ebrei hanno cercato di rifiutare il mito (della dominazione ebraica sul mondo e della riduzione in schiavitu' dei non-ebrei) considerandolo una orribile manifestazione di anti-semitismo. Ora molti ebrei vi credono". Lo scomparso intellettuale ebreo Israel Shahak commento': "Il governo del Likud (per non parlare dell'estrema destra), crede in quel mito ciecamente".
    L'importante quotidiano israeliano, Ha'aretz, ha riportato che Sharon, come Barak prima di lui, si reca furtivamente a chiedere consiglio ai maghi della Cabbala. Sembra sia di moda. Scuole cabbalistiche, corsi e negozi si espandono come una rete su tutto lo stato ebraico. Secondo i loro dettami, la Terra Santa dovra' trasformarsi in una Terra Deserta. Non e' questione di scelta. Si ritiene che la Cabbala sia opera del mistico del Primo secolo Simeon ben Yohai, la cui massima piu' nota afferma: "Schiaccia la testa del migliore tra i serpenti, uccidi il migliore tra i Gentili".
    Questo modello arcaico di dominazione, genocidio e riduzione in schiavitu' richiede un contenuto religioso arcaico. Molti israeliani sentono riemergere l'antico spirito di odio e dominio. Il supplemento settimanale di Ha'aretz ha pubblicato una breve storia di un presidente americano che cerco' di disobbedire agli ordini dei Cabbalisti e che, per questo, fu rimosso dai suoi subordinati. Gli ebrei sono destinati a dominare il mondo, predicava il rabbino Leichtman, un importante Cabbalista, in un lungo articolo pubblicato da Vesti, un giornale russo-israeliano. Nelle chat-rooms israeliane, si trova anche di peggio. Si cita un vecchio poema di Uri Zvi Greenberg, un defunto poeta ebraico, che predicava lo sterminio dei Gentili. Greenberg non si limitava ai palestinesi, come Menahem Begin, ne' solo agli arabi, come la massima autorita' spirituale in Israele, il rabbino Ovadiah Yussef. Lo sterminio di Edom, una parola in codice usata tradizionalmente per indicare i Gentili europei ed americani, e' un'opzione plausibile per le menti febbricitanti dei seguaci della Cabbala.
    Questo sentimento si riversa anche nella diaspora. Nel cuore degli USA, ad Atlanta, c'e' stato recentemente un dibattito nel Centro della Comunita' ebraica alla presenza del Console israeliano, di un uomo d'affari ebreo, di un importante rabbino di Atlanta e di un giornalista del New York Times. Un osservatore mi ha scritto: "Sono stato molto colpito dalle parole del rabbino. Nonostante si dichiarasse non-sionista, ha dichiarato che lo scopo ultimo della creazione di Israele, per come la vede lui, e' controllare il denaro ed il potere mondiali. Gli ebrei faranno crollare i governi mondiali ed occuperanno posizioni che consentiranno loro di dominare il mondo. Cio', ha asserito, accadra' tra pochi anni".
    All'altro capo del mondo, in Russia, un seguace ebreo del movimento ultra-nazionalistico di Jabotinsky, cui appartiene lo stesso Sharon, Eliezer Dacevitch-Voronel, che si definisce Professore all'Universita' Ebraica, ha composto un poema: "Noi, gli Eletti, siamo uniti dall'odio verso le tribu' schiave che sorsero, detronizzarono i nostri antenati e rifiutarono il nostro Dio. Una volta che hai compreso qual'e' il tuo posto nel mondo, getta il maiale nella sua tana. Vi siete ribellati e ci avete costretti a servirvi, ma ora e' arrivata la vostra fine. Siamo i vostri padroni e voi siete i nostri schiavi. Questo e' il piano di Dio. Presto il nostro sole sorgera' ancora, e gli schiavi non oseranno guardarlo. E allora, il Signore del Mio Popolo apparira' nel Cielo, mentre noi, la dozzina della dozzina delle migliaia (i.e. 144.000) tra gli Eletti siederemo nel grande anfiteatro e vedremo le miserabili colonne di anime riversarsi nel paradiso loro concesso. Per volonta' di Dio, lo chiameremo Auschwitz".
    Questi esaltati parlano persino di ricostruire geneticamente il Re dell'Anticristo. Il dott. Avi ben Abraham, un brillante capo branco, sembra essere dietro quel progetto. Questo strano uomo e' appena ritornato in Israele dopo alcuni anni trascorsi in California, dove ha lavorato ad un progetto chiamato Deep Freeze per ebrei molto facoltosi. Riempitosi di denaro, ben Abraham ha costruito un palazzo a Cesarea sulle rive del Mediterraneo, 50 km a nord di Tel Aviv, ed ha contattato un esperto di genetica italiano, il dott. Severino Antinori. Ben Abraham, che si e' laureato in medicina all'insolita eta' di 18 anni, parlo' del suo progetto in un'intervista ad Ha'aretz. Pochi giorni fa, il piano ha ricevuto un'attenzione benevola da parte del New York Daily News, il giornale di Mortimer Zuckerman, un miliardario supremazista ebreo a capo della Conferenza delle Organizzazioni Ebraiche americane.
    Dunque, gli uomini dell'odio e della vendetta sono pronti a prendere il cerchio magico del potere, il Monte del Tempio, per rinforzare e perpetuare il ruolo dell'Anticristo. Ma cio' non puo' essere ottenuto con la forza bruta, poiche' vi e' una proibizione medievale, Issur Homah. Una azione prematura non sarebbe accettata. Un religioso ebreo di Brooklyn, Lubavitcher Rebbe, era considerato dai suoi discepoli come un Messia potenziale, ecco perche' non mise mai piede nella Terra Santa. Non si sentiva pronto per la prova di forza. Nel frattempo, i figli della Palestina, i fratelli di Fares Odeh, i nipoti di Cristo fanno il possibile per mantenere a bada questi fanatici. Ora, Sharon e la sua banda di pazzi credenti cercano di conquistare l'Orient House, una villa della famiglia Husseini di Gerusalemme. Se la passeranno liscia, avranno fatto un altro passo verso la conquista del Cerchio del Potere.
    Il ricercatore dell'anima e scrittore russo Eugene Zamyatin ha composto una breve favola sul tipo del Vangelo. E' la storia di un uomo che aveva deciso di costruire un tempio, ma non aveva soldi. Allora assali' un mercante per strada, lo torturo' fino ad ucciderlo, rubo' il denaro e costrui' il tempio. Invito' un Vescovo e molti preti e tanta gente comune, ma, dopo breve tempo, tutti lasciarono la chiesa: il luogo era intriso di odore di morte. Non si costruisce un tempio sul sangue degli innocenti. Un anziano contemporaneo di Zamyatin, intellettuale ebreo di Odessa, il "sionista dello spirito" Ahad HaAm, lo specifico' con parole semplici e belle:
    "Se questo e' il Messia, desidero non vedere il suo arrivo".

    traduzione a cura di www.arabcomint.com

  4. #4
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    Questi esaltati parlano persino di ricostruire geneticamente il Re dell'Anticristo. Il dott. Avi ben Abraham, un brillante capo branco, sembra essere dietro quel progetto. Questo strano uomo e' appena ritornato in Israele dopo alcuni anni trascorsi in California, dove ha lavorato ad un progetto chiamato Deep Freeze per ebrei molto facoltosi.


    http://pweb.jps.net/~cryonics/indexit.htm

  6. #6
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    «Non ci sarà pace prima dell'avvento del messia»


    I BRAHIM WARDE
    «Il Dio dell'islam non è il nostro Dio e l'islam è una religione malvagia e scellerata». Così si è espresso il reverendo Franklin Graham nell'ottobre 2001. Il caso ha voluto che, qualche settimana dopo, il pubblico scoprisse che suo padre, il reverendo Billy Graham, indubbiamente il predicatore più rispettato del paese, aveva l'abitudine di fare affermazioni altrettanto spiacevoli, ma sugli ebrei. La registrazione di una conversazione privata avuta nel 1972 con Richard Nixon nello studio ovale della Casa bianca era stata resa pubblica. Il pastore - che dagli anni '50 fu intimo amico e consigliere spirituale di tutti i presidenti - si lamentava (tra le altre cose) del controllo degli ebrei sui media: «bisogna spezzare questo controllo, altrimenti il paese è fottuto». Billy Graham presentò «scuse sincere» per queste affermazioni, «che non riflettevano per nulla il suo pensiero», e ha ricordato che aveva sempre appoggiato senza esitazioni lo stato di Israele. Invece, l'erede del suo impero di predicazione, non ha cercato di temperare le affermazioni anti-musulmane. Anzi, non ha fatto che amplificarle.
    La transizione dall'anti-semitismo all'islamofobia colpisce ancora di più nel caso del pastore Pat Robertson. In un libro pubblicato nel 1990, si scagliava contro «gli ebrei liberali che negli ultimi quarant'anni si sono dedicati a ridurre l'influenza cristiana nella vita pubblica americana». In seguito, il celebre televangelista, che in un primo tempo si era rallegrato per gli attentati dell'11 settembre, sanzione divina imposta a un paese colpevole di aver tollerato aborto e omosessualità, si è accanito soprattutto contro i musulmani: «vogliono convivere con noi fino a quando non potranno controllare, dominare e persino, se necessario, distruggere». Nel luglio scorso, questo stesso Pat Robertson è stato insignito del Premio degli amici di Israele, conferito dall'Organizzazione sionista d'America (1).
    L'interesse per il Medioriente non è recente. Dal XIX secolo, la regione è stata una terra di missione per numerose chiese protestanti, dove alcuni non avevano visto di buon occhio la creazione dello stato ebraico. Soltanto i gruppi fondamentalisti - che fanno una lettura letterale dei testi sacri - vedevano nella creazione di Israele la realizzazione di profezie bibliche. E, come nel caso del pastore Billy Graham, il «sionismo cristiano» poteva coesistere serenamente con l'antisemitismo, di cui a volte si nutriva. Il conflitto in Medioriente era però lungi dal figurare tra le prime preoccupazioni dei pastori e dei loro fedeli.
    Bisogna risalire alla fine degli anni '70 per capire il rafforzamento della destra cristiana e l'alleanza con Israele. Gli sconvolgimenti sociali, politici ed economici dell'epoca crearono un terreno fertile per i gruppi religiosi reazionari, come la Moral Majority del pastore Jerry Falwell. In Israele, il Likud, partigiano del «ritorno» su tutta la terra di Israele (Eretz Israele) biblica, era alla fine arrivato al potere. Nel 1978-79, il reverendo Falwell si era recato in Terra santa, su invito del primo ministro Menahem Begin. Si compresero così bene che nel 1980 al pastore venne conferita la medaglia Vladimir Jabotinsky (dal nome del fondatore del sionismo «revisionista» e mentore di Menahem Begin, Itzhak Shamir e Ariel Sharon) (2).
    Quegli anni furono egualmente segnati da sconvolgimenti all'interno della comunità ebraica statunitense. Due delle sue figure di punta, Irving Kristol e Norman Podhoretz, avevano rotto con la tradizione «liberal» (nel senso americano di progressista) alla quale gli intellettuali ebrei erano stati a lungo legati. Dopo aver militato a favore dei diritti civili, della «discriminazione positiva» e della distensione con l'Unione sovietica, avevano fatto un voltafaccia spettacolare, fondando così il movimento neo-conservatore. Numerosi punti comuni - la critica del welfare, il ritorno ai «valori tradizionali», l'anticomunismo puro e duro e un appoggio senza riserve al Likud - li avvicinavano ormai alla destra cristiana (3).
    L'elezione di Ronald Reagan nel 1980 consacrò questa alleanza per una frazione - che restò a lungo minoritaria - della popolazione ebraica statunitense, tradizionalmente più vicina alla sinistra democratica.
    I neoconservatori svolgevano allora la funzione di intellettuali di corte, mentre il presidente nominava nel suo gabinetto alcuni fondamentalisti d'assalto. Il segretario agli interni, James Watt, spiegò che l'inquinamento della terra non doveva essere fonte di inquietudine, poiché «il ritorno del Signore è vicino». Fu davanti all'Associazione nazionale dei gruppi evangelici che Reagan pronunciò, l'8 marzo 1983, il celebre discorso nel quale definì l'Unione sovietica l'«impero del male».
    Nel 1989, giudicando la «missione compiuta», il reverendo Falwell affondò la sua «maggioranza morale». Le chiese fondamentaliste, d'altronde, erano indebolite dagli scandali dei televangelisti e la lobby israeliana Aipac (American Israeli Public Affairs Commitee) subì una delle sue rare sconfitte (4). Il presidente Bush si era infatti opposto a garantire un prestito di 10 miliardi di dollari fino a quando il primo ministro Itzhak Shamir avesse proseguito la politica con la quale incoraggiava l'insediamento di colonie nei territori occupati.
    Inoltre, il crollo del comunismo toglieva sia un argomento di primo piano ai sostenitori dei movimenti anti-comunisti in America centrale (numerosi tra i fondamentalisti) che alla tesi geostrategica a favore di Israele («unico stato democratico e stabile in una regione minacciata dall'Unione sovietica»). L'Aipac allora cercò di convertire alla propria causa settori più ampi: piuttosto che concentrare i propri sforzi sugli stati con una forte presenza ebraica (New York, California, Florida, Illinois), la lobby pro-israeliana tesseva ormai alleanze in tutto il paese, anche là dove la popolazione ebraica era quasi inesistente (5). Nel corso degli anni di Clinton, le scappatelle del presidente e soprattutto la battaglia per l'impeachment riunirono di nuovo neo-conservatori e destra fondamentalista in una linea di difesa della virtù generosamente finanziata e molto ben organizzata.
    Con l'aiuto della febbre millenarista, le presidenziali del 2000 hanno segnato il ritorno alla grande di Dio nel dibattito politico.
    Il candidato repubblicano George W. Bush ha dichiarato che il suo filosofo politico preferito era «Gesù Cristo: ha salvato la mia vita», mentre il rivale Albert Gore ha rivelato che, prima di prendere una decisione, si chiede: «cosa avrebbe fatto Gesù?». Scegliendosi come vice il senatore Joseph Lieberman, un ebreo ortodosso noto per i suoi discorsi moralistici, ha fatto contenti tutti gli integralisti.
    Ma sono soprattutto gli attentati dell'11 settembre 2001 ad aver cementato l'alleanza dei neo-conservatori e dei fondamentalisti, impegnati a trasformare lo «scontro delle civiltà» in una profezia che si autorealizza. L'islam è stato in effetti designato come il nuovo impero del male. Il discorso martellato senza sosta dai media e ripreso dalla quasi totalità dei parlamentari statunitensi (6) ha adottato le tesi del governo israeliano: poiché Yasser Arafat è il «bin Laden d'Israele», i due paesi sono uniti nella stessa lotta.
    Sono d'altronde i falchi vicini ad Israele (come il segretario alla difesa, Paul Wolfovitz o lo stratega del Pentagono, Richard Perle) ad aver guidato il rinnovamento della dottrina di difesa: l'America ormai procederà a interventi preventivi contro i paesi in grado di dotarsi di armi nucleari, biologiche o chimiche - di qui l'urgenza di un «cambiamento di regime» in Iraq (si legga l'articolo in alto).
    Tutti i grandi nomi della destra cristiana - Ralph Reed, Gary Bauer, Paul Weyrich - si sono impegnati nella nuova crociata, spesso teleguidata da Israele. Per esempio, è Ariel Sharon stesso che ha voluto che il rabbino Yechiel Eckstein, fondatore dell'International fellowship of christians and jews, reclutasse Ralph Reed, ex presidente della coalizione cristiana, per predicare la buona parola: 250mila cristiani hanno così inviato in Israele più di 60 milioni di dollari. Allo stesso modo, l'organizzazione Christians for Israel/Usa ha finanziato l'immigrazione di 65mila ebrei, con lo scopo di realizzare, a dire del suo presidente, il reverendo James Hutchens, «l'appello di Dio che consiste ad aiutare il popolo ebraico e ritornare e a ripristinare la terra di Israele» (7).
    La retorica del presidente Bush («chi non è con noi, sta con i terroristi», «noi siamo buoni») ha favorito il discorso binario e manicheo che coincide con gli schemi del pensiero degli integralisti. Secondo un recente sondaggio Time/Cnn, il 59% degli statunitensi pensa che gli avvenimenti descritti nell'Apocalisse si realizzeranno (a Har Meggidar, situata nella pianura di Jezreel oggi in Israele - «Armageddon» nel Nuovo Testamento) e il 25% crede che gli attentati dell'11 settembre fossero stati predetti dalla Bibbia (8). Di qui il successo fenomenale della serie Left Behind (50 milioni di copie vendute): dieci volumi, a metà tra romanzo di anticipazione e guida pratica per la fine dei tempi, che pretendono di offrire la chiave dei misteri dell'Apocalisse (9).
    In alcuni ambienti fondamentalisti, l'intransigenza di Ariel Sharon e il suo spirito guerriero vengono accolti con esaltazione. Non è stata difatti la sua visita - puramente provocatoria - del 28 settembre 2000 al monte del Tempio (la spianata delle Moschee) ad aver scatenato il ciclo di violenza di cui non vediamo ancora la fine? Secondo le scritture, è proprio in questo luogo sacro che verrà eretto il terzo Tempio, preludio alle sanguinose guerre escatologiche. In queste condizioni, una soluzione pacifica o delle concessioni territoriali potrebbero compromettere - o ritardare - la realizzazione delle profezie.
    Come ha sottolineato il pastore Hutchens: «non ci sarà pace prima dell'avvento del Messia».
    Malgrado un'apparente solidità, l'alleanza tra estremisti israeliani e fondamentalisti cristiani si basa su un malinteso. In effetti, la cronologia prevista dai fondamentalisti è inquietante: prima i flagelli, le sofferenze e le guerre; poi la ricostruzione del Tempio e l'arrivo dell'Anticristo; infine, il secondo avvento del Messia e la lotta finale a Gerusalemme tra il Bene e il Male. I giusti saranno allora trasportati «in estasi» in cielo. I due terzi degli ebrei saranno convertiti, gli altri eliminati o destinati alla dannazione (10). Per alcuni, la fine del mondo è più vicina di quanto sembri.
    Nel gennaio 1999, il reverendo Jerry Falwell ha dichiarato che l'avvento del Messia potrebbe prodursi nei prossimi dieci anni. Ha egualmente affermato che l'Anticristo è già tra noi e che è «ebreo e maschio» (11).


    http://www.lulav.it/dettagli.php?id=35

    http://www.moshiach.it/Tempio/terzo/...icostruito.asp




    note:

    * Ricercatore alla Harvard Univesity (Boston, Stati uniti), autore di Islamic Finance in the Global Economy, Edimburgh University Press, 2000.

    (1) Pat Robertson, The New Millenium: 10 trends that will impact you and your family by the year 2000, World Publishing, Dallas, 1990, Christian Broadcasting Network, 21 febbraio 2002. Si veda anche Ingrid Carlander, «La Foire aux miracles des télévangelistes américains», Le Monde diplomatique, giugno 1988.

    (2) Grace Halsell, Prophecy and Politics: The Secret Alliance between Israel and the US Christian Right, Lawrence Hill, Westport (CT), 1989.

    (3) Norman Podhoretz, Breaking ranks: A Political Memoir, Harper and Row, New York, 1980.

    (4) Si legga Serge Halimi, «Le poids du lobby pro-israélien aux Etats Unis», Le Monde diplomatique, agosto 1989.

    (5) «How Israel Became a favorite Cause of the Conservative Christian Right», The Wall Street Journal, 23 maggio 2002.

    (6) Con 94 voti contro 2 al Senato e 352 contro 21 alla Camera dei rappresentanti, il Congresso statunitense ha proclamato che «Israele e gli Stati uniti sono impegnati in una causa comune contro il terrorismo».

    (7) Jeffrey I.Sheler, «Evagelicals Support Israel, but Some Jews Are Skeptical», U.S. News and World Report, 12 agosto 2002.

    (8) Time, 23 giugno 2002.

    (9) Ultimo volume uscito: Tim La Haye e Jerry Jenkins, The Remnant: On the Brink of Armageddon, Tyndale House, 2002.

    (10) Cfr. Per esempio: http://www.bible-prophecy.com, http://bci.org/prophecy-fulfilled, http://www.raptureready.com
    (11) The Washington Post, 16 gennaio 1999.
    (Traduzione di A. M. M.)

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    La politica mondiale e l’Anticristo
    di Maurizio Blondet

    Il Messia porterà pace sulla terra. Tutti vivranno più a lungo. E sotto un solo governo mondiale. Come vuole la globalizzazione. Questa è la visione ebraica della storia. La Chiesa e Cristo, invece, rimandano a una giustizia infallibile. Ma nel mondo che verrà.

    Un paio d'anni fa intervistai David Golinkin, giovane simpatico rabbino nato in Usa, che insegna a Gerusalemme. Gli chiesi come l'ebraismo concepisce l'aldilà, il destino dell'uomo dopo la morte.
    Rabbi Golinkin si spazientì allegramente: "Siete voi cristiani ad essere "altromondisti". La nostra non è una fede nell'altro mondo". Ma quando verrà il Messia, come immaginate la redenzione? "Fra noi, c'è chi dice che quando il Messia arriverà, tutto sarà come prima, salvo che non ci saranno più guerre".
    Dunque un evento politico, pace universale, liberazione degli ebrei dal dominio degli altri popoli. "Il giudaismo - ha scritto il massimo studioso ebreo del messianismo, Gershom Scholem - ha sempre riguardato la redenzione come un evento pubblico che deve prodursi sulla scena della storia e all'interno della comunità ebraica; un evento visibile [?] esteriore. Al contrario, il cristianesimo vede la redenzione come qualcosa che accade nello spirituale e nell'invisibile, un evento che si gioca nell'anima [?] e che chiama a una trasformazione inferiore senza che ciò modifichi necessariamente il corso della storia [?]. Ciò appare all'Ebreo come una scappatoia".
    Per Israele, non si scappa. L'Alleanza fra Dio e il popolo eletto comporta la promessa di un regno nell'aldiquà. Perciò Gesù, che diceva: "II mio Regno non è di questo mondo", non poteva essere per loro il Messia Dal loro punto di vista, rifiutarlo fu persino doveroso II fatto è che la stona, oggi, sembra dare ragione ai "fratelli maggiori", e torto a quel Gesù con le sue speranze celesti. Con l'organizzazione mondialistica in corso, l'Onu, il "superamento degli stati nazionali", i commerci globali e così via, la pace universale sembra alle porte. E il popolo d'Israele è tornato nella sua terra, massimo "segno dei tempi", vistoso indizio dell'imminenza dei tempi messianici, per gli antichi profeti gli israeliti stanno procedendo alla propria redenzione storica. "L'idea ebraica di un principio universale che abbraccia tutta l' umanità [nell'aldiquà] ha trovato la sua incipiente realizzazione nell'era globale in cui il mondo è effettivamente entrato", ha notato il filosofo Franco Volpi nel suo saggio Il Nichilismo (Laterza 1966), è un bel progetto, a cui i cattolici dovrebbero dare il loro assenso cordiale E molti, moltissimi lo danno.
    Perché un credente in Gesù non deve compiacersi del fatto che l'umanità "migliora", che si sta "redimendo", che è meglio istruita, che mangia meglio, che fa' meno guerre ?
    Non la pensava così il grande filosofo della politica Cari Schmitt. Cattolico, peccatore ma cattolico, Schmitt, considerava che solo due "interpretazioni della stona universale" contassero nel mondo, l'ebraica e la cattolica, quella che vede la redenzione nell'aldiquà e quella che l'attende nell'aldilà. Due interpretazioni "in lotta" da secoli. E Schmitt, nella creazione delle Nazioni Unite, paventò che "l'escatologia cristiana, basata sulla redenzione dell'uomo nell'aldilà, si stesse rivelando l'interpretazione perdente della stona universale", ha scritto sempre Franco Volpi" "Vincente invece sarebbe quella ebraica: l'umanità in cammino progressivo verso "il regno di pace" futuro, verso la nuova Gerusalemme, lontana nel tempo, ma situata nell'aldiquà" In questo radioso mondo futuro, Schmitt vedeva la fine "del cattolicesimo romano come la forza che frena l'Anticristo".
    Strane, tremende parole.
    Perché mai quel buon progetto di progresso secolarizzato, la volontà di attuare il miglioramento umanitario nell'aldiqua (con la conseguente eclisse del pensiero escatologico cristiano) dovrebbe portare l'avvento dell'Anticristo ? Pensiamoci. La Chiesa, Cristo, rimandano a una giustizia escatologica e infallibile nell'aldilà.
    Rispetto a questa giustizia assoluta, che spetta a Dio, i poteri politici, stati, governi e Onu, sono (inevitabilmente) manchevoli. La giustizia promessa da Cristo è in qualche modo "l'ultima istanza", a cui i deboli e gli oppressi nell'aldiquà si appellano contro i forti, e gli Stati e i potenti devono (più o meno) tenerne conto. In un progetto di futuro tutto "nella stona", da cui l'aldilà come timore e speranza è cancellato, l'ultima istanza diventa invece la potenza politica, in ultima analisi la forza, l'astuzia, il successo pratico. Non c'è una giustizia superiore a cui gli ultimi possano appellarsi, ammonendo i potenti del divino castigo che li attende. Non ci sarebbe un criterio assoluto per giudicare il potere, e trovarlo mancante o deviante. E il potere potrà dichiarare buono, santo addirittura, ciò che lui vuole e impone. Come, dice San Paolo, farà l'Anticristo "Si porrà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio". Il suo regno sarà magari "buono" e progressista, ma privo di verità, e perciò di giustizia.
    Ben Gurion, il grande statista israeliano, confidò alla rivista Look nel 1962 la sua immagine del mondo futuro: "Tutti gli eserciti saranno aboliti. In Gerusalemme le Nazioni Unite edificheranno un tempio per celebrare l'unione federata di tutti i continenti: sarà la Corte Suprema dell'Umanità per comporre le controversie tra i popoli federati, come profetizzato da Isaia. Ogni persona avrà una migliore educazione. Una pillola per prevenire la gravidanza abbasserà la crescita demografica esplosiva. La media raggiungerà i cento anni". è la visione ebraica della stona, ed è già qui. "Buona" in apparenza: vita lunga, governo dell'Onu, tribunale dell'umanità e poi anche la pillola. Già. Quando non c'è riferimento a una giustizia assoluta, a un giudizio infallibile che verrà da Dio, nel "buono" può mescolarsi anche qualche offesa all'uomo, qualche violazione della giustizia divina. Nell'interesse dei poteri costituiti, diventati l'ultima istanza, contro cui non ci si può appellare.

    «Nessuno vi inganni in nessun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà esser rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio» (San Paolo, II lettera ai Tessalonicesi, 2,3-4).

    Bibliografia

    Maurizio Blondet, Gli "Adelphi" della dissoluzione, Ares, Milano 1994.

    Maurizio Blondet, I fanatici dell'Apocalisse, II Cerchio, Rimini 1993.

    © Il Timone - n. 14 Luglio/Agosto 2001
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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