La destra sociale è un'idea non una corrente - Di Marcello De Angelis
Di Marcello De Angelis - Quella che appariva poche settimane fa come una crisi irreversibile, si è conclusa, paradossalmente, con un rilancio. Innanzitutto, abbiamo registrato una maggiore presenza di Alleanza nazionale nel governo.
All'interno di questo ampliamento di ruolo del partito, va registrato un importante risultato della destra sociale, che si ritrova con i suoi due più rappresentativi esponenti nell’esecutivo: Alemanno alle Politiche agricole e Storace alla Salute.
Questo è però un risultato che va gestito con intelligenza, poiché potrebbe aggravare un processo di indebolimento di rappresentanza sul territorio e di scollamento dalla base, che queste crescite istituzionali inevitabilmente provocano.
C’è poi un problema “simbolico” da affrontare. Se la destra sociale fosse nata, come in altri casi, come cordata di potere, il risultato odierno potrebbe rappresentare la fine di un percorso; essendo invece, storicamente, la strutturazione interna dell’anima movimentista della destra giovanile, che crescendo in maturità ed incidenza ha reclamato sempre maggior partecipazione nella guida del partito, per realizzare un cambiamento antropologico e gestionale ai vertici dell’organizzazione, il fatto di aver piazzato le sue due locomotive nelle altissime sfere, abbinato al rischio di aumentare il vuoto di crescita tra essi ed il resto dei loro compagni di strada, può arrecare danno all’immagine della destra sociale più ampiamente intesa: come corrente culturale e determinante etica.
Salvaguardare questo patrimonio culturale e di immagine è vieppiù vitale nell'eventualità, plausibile, che la Cdl affronti le prossime politiche con un esperimento di partito unico. In un contesto politico più allargato, le possibilità di "contare" e portare le istanze della base al vertice, sono molto ridotte, ma le identità forti hanno, in teoria, un maggiore spazio di manovra e contaminazione.
Il partito unico sta, insomma, ai singoli partiti, come la globalizzazione sta alle singole nazioni: per le identità deboli è la morte per assorbimento, per quelle forti, un trampolino imperiale. Ma non sarebbe però il caso di interpellare almeno i quadri intermedi o l'assemblea nazionale, prima di fare un simile passo? La necessaria democrazia interna lo imporrebbe.
Un passaggio che in questi giorni è stato nuovamente e fortemente richiesto da Fini, è lo scioglimento formale delle correnti (o componenti); passaggio che appare fisiologico se si accetta l'idea del partito unico. Le correnti, come cordate di potere, come veicoli di guerre fratricide e frazionamento del partito, nonché come veicolo della filosofia del "il peggiore dei miei e sempre meglio del migliore dei tuoi" e quindi della selezione al contrario che infesta Alleanza Nazionale, sono orribilmente deprecabili, certo.
Che queste, se animate appunto da impuro interesse, cessino di esistere per decreto è improbabile: diverranno bande, gruppi, conventicole, lobby o cosche, ma continueranno nella loro opera nefasta.
Anzi, alcuni gruppi che, all'interno della coalizione, facevano i franchi tiratori, avranno addirittura vita più facile.
Nel nostro caso - è chiaro - il problema non si pone. Essendo noi, prima di tutto e prima ancora, una "lettura" etica della politica ed essendo dotati di strutture proprie (questo sito, la rivista Area) possiamo essere funzionali al lavoro di una corrente, come a quello di un movimento o di un partito. Siamo il corpo di un'idea, non una lobby.
Comunque, diluire un partito in un'altra formula non è cosa facile, soprattutto in tempi brevi: ci sono cose non da poco da risolvere, tipo che fare col prossimo tesseramento o che fine faranno le federazioni.
E se, in un caso qualsiasi, fosse la sinistra a tornare al governo? Se l'Alleanza per la libertà non fosse sufficiente a vincere nel 2006? Il rischio di una nostra condanna ad una opposizione a lungo termine potrebbe essere inevitabile. Opposizione che non possiamo portare a termine in maniera vincente nelle condizioni in cui attualmente versa il partito ma meno che mai con una "rete di club" come propone Urso, non ancora conscio del fallimento dei "partiti leggeri".
La destra sociale, questa destra sociale, è l'unica che avrebbe le caratteristiche e le possibilità di rilanciare una politica d'opposizione, come riteniamo sia l'unica formula di governo realistico ed equo adatto alle peculiarità del nostro popolo. Oggi più che mai siamo convinti che, al governo o all'opposizione, in un partito tra tanti o in uno unico, la destra o è sociale, o non è.
Marcello De Angelis
destrasociale.org




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