Un ufficiale finge esecuzioni sommarie dei figli di un iracheno fermato per furto
Martino Mazzonis
L'esercito a stelle e strisce non perde occasione per commettere orribili violazioni dei diritti umani. Le inchieste interne condotte dal Pentagono sono state raccolte in due rapporti, i cui contenuti sono stati anticipati ieri dal New York Times e dal network televisivo Cnn. Si tratta di due volumi di duemila pagine ciascuno, sull'Iraq e l'Afghanistan e le prime rivelazioni raccontano altri episodi di violenze fisiche e psicologiche tremende. Finte esecuzioni, botte, prigionieri morti durante gli interrogatori e umiliazioni sessuali, un repertotio che conoscevamo che, a forza di esempi, diventa una pratica diffusa. Due gli elementi che tornano con una certa frequenza: i prigionieri umiliati ed a volte ammazzati, spesso non avevano fatto nulla - e spesso i militari avevano chiaro di non avere a che fare con pericolosi terroristi; a interrogare con tanto accanimento, ad Abu Ghraib, come a Kabul, sono spesso militari bassi di grado, con nessuna esperienza, né addestramento specifico per funzioni tanto delicate. Il rapporto sull'Iraq è stato reso pubblico a causa delle pressioni su richiesta dell'Aclu, l'Unione Americana per le Libertà Civili e racconta di diverse fucilazioni simulate e finte esecuzioni sommarie per terrorizzare i prigionieri iracheni e i fermati ai posti di blocco.
da : liberazione ed. online




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