VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE UE - 3a PUNTATA


FRANCESCA MORANDI
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«La Costituzione europea è laicista e prefigura un’Europa senza valori che esercita i suoi poteri su cose di ben poca importanza». Sperava in risultati migliori, Massimo De Leonardis, docente di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali, che oggi chiaramente si dice deluso da «questo Trattato europeo e da questa nascente Europa».
«L’Unione europea - spiega il professore - si occupa in maniera intrusiva di cose che dovrebbero essere lasciate alle amministrazioni statali e alle Regioni ed è invece incapace di gestire cose fondamentali come la politica estera europea».
Nell’articolo 2 si parla dei valori dell’Unione e vengono citati in primis il “rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia (...)”. Cosa ne pensa?
«Troppe parole, che suonano come una sorta di litania politically correct che non raggiunge il cuore dei cittadini. Dico questo anche in merito al mancato riferimento, nel Trattato costituzionale, alle origini cristiane del nostro continente. Sta emergendo un’Europa senza radici e senza identità».
Si parla di “democrazia” ma è democratico che la Costituzione europea non sia stata sottoposta al parere dei cittadini?
«Non mi scandalizzo tanto per questo perché si tratta di un problema “tecnico” interno ai Paesi. La Costituzione italiana non permette che i Trattati internazionali siano ratificati per via referendaria ma prevede invece la procedura parlamentare. Inoltre, fino a prova contraria, il parlamento italiano rappresenta il nostro popolo. Bruxelles, quindi, non ha violato le nostre leggi, e il nostro parlamento ha espresso la voce dei cittadini. Certo, la nostra Carta fondamentale avrebbe potuto essere modificata ma non è stato così. In ogni caso i miei dubbi si rivolgono alla Costituzione europea e all’Unione che sta nascendo».
Il Parlamento europeo è democratico?
«La Costituzione Ue prospetta un leggero rafforzamento di questo organismo, se non altro sulla carta ... In concreto i popoli d’Europa continuano a percepire come vere istituzioni rappresentative i propri parlamenti nazionali o locali, non quelle comunitarie. In Paesi come il Regno Unito, dove la democrazia ha una storia antica e le identità locali sono forti, l’uomo medio, magari gallese o scozzese, considera il “proprio deputato” colui che opera nella circoscrizione più vicina non l’europarlamentare che lavora a Bruxelles o Strasburgo».
Sulla parità tra uomini e donne sancita dalla Carta Ue, con l’eventuale ingresso della Turchia in Europa questo principio rischia di essere messo in discussione?
«Se l’adesione di Ankara verrà accettata dall’Ue, molti altri principi e valori sanciti da questa Costituzione saranno messi in discussione. È indicativo quello che è avvenuto qualche mese fa ai danni del ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione. Fu messo in croce un uomo politico semplicemente perché riaffermava principi di diritto naturale cristiano che fanno parte della storia e dell’identità dei popoli europei. Nel frattempo Bruxelles continua a fare sconti verso Paesi che non rispettano tali valori. L’Europa sta crescendo negando se stessa».
(Continua)
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