Dal 16% al 213% il folle aumento dei dazi cinesi sulle importazioni. Prima vittima un calzificio di Castelgoffredo, che ha visto saltare una commessa che avrebbe garantito il lavoro di un anno. Ora la nuova situazione rischia di mandare a picco tutto il distretto tessile dell’Alto Mantovano. Si chiede l’intervento di Regione e Governo.
Si chiedono a gran voce le misure capaci di proteggere il mercato dall’invasione cinese, intanto nel continente giallo partono in anticipo le contromisure con l’instaurazione di pesanti dazi doganali. Non si tratta dell’aumento di pochi punti, ma di una mazzata spaventosa che rischia di mandare a picco le nostre imprese: prime tra tutte quelle di Castelgoffredo.
A segnalare la vicenda sono i titolari del calzificio “Bellafonte” al quale sono giunti i documenti doganali cinesi che, dopo la traduzione, non lasciano dubbi di sorta: l’aumento delle tasse per l’entrata delle merci nella Cina continentale hanno subito un’ impennata che passa dal 16% al 213%.
L’azienda ha 15 dipendenti e produce calze, collants e intimo senza cucitura; da tempo mantiene rapporti d’affari con il Paese asiatico, dove un partner del posto acquista le loro merci per venderle in una catena di negozi in “franchising”. Le merci dall’italia arrivano ad Hong Kong, una sorta di porto franco, il problema è quando si giunge sul continente, dove le tasse rientrano si nella normalità, cioè il 16%, con la variante però che si è deciso di introdurre da poco un minimo tassabile di due dollari sui calzini da donna, solo che il primo prezzo del calzificio è pari a 0.15 dollari. In poche parole la novità ha portato a sfumare una commessa che avrebbe garantito ben un anno di lavoro, un fatto di non poco conto dato il periodo di vacche magre in cui si trova il comparto tessile.
“La Cina - afferma Vittorio Bertasi, presidente della società che gestisce il calzificio - ha deciso di adottare quelle misure protezionistiche che si invocano in Europa, ma lo fanno con controlli serrati che non lasciano passare nulla, diversamente da quanto avviene da noi dove si usa una rete a maglie larghe”.
Secondo Bertasi il problema vero sarebbe quello di eliminare tutti i dazi per operare sul sistema delle quote, in modo di mettere un tetto alla quantità di merci che si vuole far entrare in Europa. “La competizione cinese fa paura - continua Bertasi - ma lo credo bene loro usano le stesse nostre macchine che comprano dalla “Lonati” di Brescia, in più mandiamo i tecnici per tararle e farle funzionare alla perfezione. C’è da dire che loro sfornano prodotti come i nostri, ma non riescono ancora a competere su quelli ad elevatà qualità. Infatti, se riescono a produrre calze da uomo, sono in difficoltà con i collants, visto che non riescono a lavorare i tessuti fini dove serve molta precisione e competenza”.
Il problema dei dazi è ora il problema urgente, per questo si chiede l’intervento della Regione Lombardia e del Governo italiano perché si facciano carico di iniziative utili a ridurre gli oneri doganali.
La Voce di Mantova 25-5-2005
Stendiamo un velo pietoso sul Bertasi che, in mezzo a una cosa giusta riesce ad infilare due cazzate..
E stendiamo un velo pietoso anche sul governo, al quale si chiede di “farsi carico ecc. ecc.” L’unica cosa utile che questi qua potrebbero fare per il paese è quella di infilarsi in testa, via tempia, un cal. 9 parabellum e liberarci della loro presenza.
Adesso, stando alle logiche sbarellate di Via Bellerio, mi aspetto che se ne escano con: “I dazi sono una contromisura necessaria per opporsi all’arroganza dei cinesi”.
Complimenti a chi diceva di voler tutelare l’impresa padana. Tanto stanno facendo che riusciranno a stroncare in un colpo solo le imprese non più competive e quelle sane.
Dato che siamo in argomento “tessile” direi che hanno fatto cappotto!!
Se vedòm!




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