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Discussione: Fidanzamento

  1. #1
    Roscetta
    Ospite

    Predefinito Fidanzamento

    Ho trovato questo articolo su un sito...che ne pensate?(si lo so è un pò lungo).....sarebbe interessante approfondire


    Fra i tanti problemi che coinvolgono i sentimenti e le preoccupazioni dei giovani, v'è ne uno estremamente importante: la scelta della persona con cui bisogna trascorrere tutta la vita. Le ragioni che ci spingono a trattare quest'argomento, nella speranza che possa essere di aiuto ai giovani, sono vari.

    La persona che sposeremo eserciterà, inevitabilmente, su noi un'influenza che può essere sia negativa, che positiva. E' assurdo sperare di sposarsi senza essere influenzati da chi ci sta a fianco;

    La scelta è importante perché è per tutta la vita, e condizionerà il nostro futuro;

    I cristiani si fidanzano con l'idea di sposarsi, e non si sposano certo con l'idea che, se le cose non andranno bene, alla fine potranno divorziare (Matteo 10:9);

    E' assolutamente da escludere un pre-matrimonio per i cristiani, una specie di accordo per provare la vita in comune e poi a secondo dell'esperienza spezzare un legame oppure ufficializzarlo;

    La scelta di un compagno per la vita, è così importante da non dover essere fatta in fretta né lasciata al caso.


    Putroppo, si sono visti diversi matrimoni falliti, ma, gloria a Dio, anche molti matrimoni fiorire e contribuire notevolmente alla crescita personale di entrambi i coniugi. Meditando un pò su questo si giunge alla conclusione che, anche in questo caso, «Prevenire è meglio che curare».

    Si è più che convinti che la Parola di Dio ci dà alcuni principi basilari che, se seguiti, permetteranno una scelta e un fidanzamento sereni, ma c'è di più: condurranno a un matrimonio felice.

    La guida del Signore nella scelta

    La più importante scelta della vita è quella di seguire Gesù. Dopo vi è quella del matrimonio. A proposito di quest'ultima bisogna considerare alcune cose.

    Dio è la suprema autorità

    Quando Abramo mandò il servo Eliazar a cercare una moglie per il proprio figlio, lo fece «giurare per il Signore» (Genesi 24), proprio perché Abramo aveva la certezza che soltanto Dio poteva guidare nella maniera giusta. Prima che il giovane si impegni in un fidanzamento, deve accertarsi che Dio costituisca l'autorità suprema della propria vita. Sottoponiamo le nostre scelte alla volontà di Dio che non sbaglia mai.

    Bisogna vivere in profonda comunione con Cristo Gesù

    Il cristiano che vuole fare la scelta giusta, deve assicurarsi, prima di ogni cosa, che stia vivendo un'esperienza piena e continua con il Signore, che ha detto: «Dimorate in me e io dimorerò in voi ... senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15:4-5). Se c'è stata una profonda rigenerazione, se c'è una vera consacrazione alla preghiera, una totale ubbidienza alla Bibbia, di certo Dio non farà mancare la sua guida, perché essa è un segno del Suo amore.

    Conoscere ciò che Dio vuole

    Quando vogliamo fare la volontà di Dio, c'impegniamo anche a conoscere ciò che egli vuole da noi:

    «Confida nel Signore e fa' il bene; abita il paese e pratica la fedeltà. Trova la tua gioia nel Signore, ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore. Riponi la tua sorte nel Signore; confida in lui ed egli agirà» (Salmo 37-5)
    e ancora:

    «Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed Egli appianerà i tuoi sentieri» (Proverbi 3:1-6).

    Deve essere cristiano

    Le amicizie nel mondo dovrebbero avere soltanto lo scopo della testimonianza (cfr. Giacomo 4:4) perché il mondo giace sotto il potere del maligno (1 Giovanni 5:19) che è il principe di questo mondo (Giovanni 121; 16:11). Pertanto, è chiaro che un cristiano deve coltivare le sue amicizie soprattutto tra credenti e, quindi, fare le sue scelte tra i credenti medesimi. Bisogna sposare qualcuno della famiglia di Dio. Questo è il modello biblico!


    Non vi è alcun rapporto fra la giustizia e l'ingiustizia. Chi è salvato è anche giustificato, e conduce, o dovrebbe condurre, una vita secondo i principi della «nuova vita» che ha ricevuto. Come potrebbe coesistere una persona i cui principi e il cui atteggiamento è generato da un'ignoranza dell'Evangelo, o addirittura da un'opposizione ad esso? Quali principi verranno applicati in un matrimonio spiritualmente eterogeneo? Sarebbe disastroso per entrambi, soprattutto per la salute spirituale della parte credente.

    Non c'è coesistenza fra la luce (credente) e le tenebre (non credente). Dove arriva la luce le tenebre scompaiono. E' una questione di posizione: se siamo in una stanza illuminata non vediamo assolutamente le tenebre, viceversa chi è nelle tenebre non sopporta la luce.

    Non vi può essere relazione fra il tempio di Dio e gl'idoli. L'idolatria è una delle inclinazioni naturali del cuore umano. Avere dentro casa qualcuno che alimenti questa naturale inclinazione è terribilmente pericoloso.


    E poi, all'arrivo di un figlio arriveranno irreparabilmente anche i problemi. Questo bimbo dovrà essere battezzato secondo il rito cattolico? Che tipo di educazione religiosa dovrà ricevere? (Attenzione perché prima del matrimonio si fanno tante promesse che poi non possono essere mantenute, grazie anche alla pressione di genitori e familiari). Quale shock può provocare al bambino? Che tipo di educazione potrà mai dare ai figli, malgrado la buona volontà, il coniuge non credente?
    Soltanto essendo di pari consentimento, i coniugi possono vivere una vita felice ed educare in armonia i loro figli nelle vie del Signore.





    Considerazioni per la scelta

    Premesso che la scelta del futuro coniuge deve essere fatta nell'ambito della famiglia di Dio, qui di seguito cercheremo d'individuare, seppur genericamente, alcuni elementi che possono essere di aiuto.

    Deve esserci un'attrazione particolare

    Certamente la Parola di Dio ci esorta ad amare tutti i credenti. Si tratta, però, di un amore spirituale, fraterno. La simpatia e l'attrazione che invece nasce tra due probabili candidati al matrimonio è qualcosa di diverso, che riguarda il carattere, la personalità in genere, il modo di fare, di parlare e, certo, anche quella fisica. Quando nascono tutte queste cose, allora può darsi che ci si sia «innamorati». Attenzione, però , all'elemento emotivo, che può far tacere quello razionale di cui siamo anche forniti.

    A questo punto è il momento di pregare in modo specifico Dio. Se l'attrazione continua, se non ci sono novità contrarie, se ci si rende conto che l'attrazione è ricambiata e si sente che è la volontà di Dio, viene il momento di dichiararsi, magari senza un impegno definitivo ma per fare una bella conversazione, per conoscersi meglio, per fare insieme una bella preghiera. Se non ci sono grossi ostacoli si può passare ad un fidanzamento.

    Bisogna essere d'accordo

    «Due... camminano forse insieme, se prima non si sono accordati?» (Amos 3). Com'è stato già detto il disaccordo sulla fede può rendere il matrimonio veramente infelice e disastroso. Prima di ogni cosa bisogna essere d'accordo su questo, successivamente si può parlare insieme e scoprirsi d'accordo sulle scelte fondamentali della vita matrimoniale: sul modo di vivere la fede in comune, sul modo di servire il Signore nella comunità locale, se uno dei due ha qualcosa di grave da confidare, sulla possibilità o volontà di avere dei figli, su come educarli, sulla possibilità che anche lei lavori, sul lavoro di lui e sulla sicurezza economica, sulle relazioni d'avere con i genitori, su impegni finanziari presi o da prendere, se vi sono delle infermità ereditarie, sulla diversità del livello culturale, sulla scelta degli amici, sugli svaghi, e molti altri possono essere i soggetti d'affrontare. Molti argomenti possono essere affrontati con la Bibbia, e, anche questo, sarà un modo di conoscere il grado di sottomissione dell'altro alla Parola di Dio.

    Se non ci sono delle premesse solide, è meglio rompere subito, anziché impegnarsi ufficialmente in un fidanzamento che non ha ragione di sussistere. Tuttavia, bisogna tenere presente che possono esserci cose di secondaria importanza sui quali non si è perfettamente d'accordo, ed è veramente il caso di non mettervi troppo peso.

    Vi devono essere delle qualità personali che apprezziamo

    Attenzione a certe qualità quali: bellezza, talenti, educazione, ricchezza, dolcezza ..., che non garantiscono la felicità in un matrimonio. Nella scelta è fondamentale saper riconoscere le qualità che contano: la gentilezza del carattere, la voglia di lavorare, la pazienza nell'educare i figli, la capacità di comunicare e rendere un rapporto soprattutto amichevole, la generosità nel prodigarsi per il bene della famiglia, la capacità di sapere veramente perdonare e lo zelo nel servizio a Dio. Il carattere di uno dei coniugi può avere influenze negative e sul rapporto stesso e sulla crescita dei figli. Chi sceglie una persona nata di nuovo, può avere la garanzia che Dio sta trasformando il suo carattere e tutto diventa più facile.

    Interessi similari

    Saremmo disposti a vivere una vita con una persona che non ha i nostri stessi interessi? Non parliamo di interessi diversi, ma che si integrano a vicenda. Parliamo, per esempio, di cristiani che amano frequentare la comunità e altri i quali ci andrebbero soltanto la domenica per rivedere gli amici o per mettere a tacere la propria coscienza, ma non per un amore sincero verso Dio e la comunità. Certamente, questo non può essere un fidanzamento benedetto dal Signore.

    Le circostanze

    Come faccio ad essere certo della guida di Dio? Oltre alla già citata guida del Signore secondo il modello biblico, esiste anche l'aiuto che viene dalle circostanze che il Signore armonicamente prepara per noi. Prendiamo come esempio Rut, poiché la sua storia c'insegna come si possa trovare un compagno mediante le circostanze. Nel caso di Rut c'erano molti ostacoli al suo matrimonio, ma Dio aprì una strada in modo da consentire ciò che era secondo la Sua volontà (leggere libro di Rut).

    Buoni consigli

    Rut ascoltò i consigli datele dalla esperiente e spirituale Naomi, così ogni giovane cristiano dovrebbe dare ascolto alla voce dell'esperienza: i genitori, il pastore e credenti profondamente consacrati a Dio, per potere, anche in questo modo, riconoscere la volontà di Dio. In particolare un fidanzamento cristiano, in una comunità evangelica non dovrebbe mai prescindere dal consiglio del pastore o, ancora peggio, a sua insaputa.



    Concludendo questo capitolo, la scelta deve essere fatta con oculatezza, sapienza, pazienza e, soprattutto, in preghiera invocando la guida del Signore.

    www.adivasto.it

  2. #2
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    Grazie, Roscetta! Gli ho dato solo una rapida lettura ma sembra interessante ed utile.

    Pier

  3. #3
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    Già, è molto interessante, una chiara esposizione.
    Grazie Roscetta!

  4. #4
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    Corinzi 1 - Capitolo 7
    II. SOLUZIONE DI DIVERSI PROBLEMI

    1. MATRIMONIO E VERGINITA'

    [1]Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l'uomo non toccare donna; [2]tuttavia, per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.

    [3]Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. [4]La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. [5]Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. [6]Questo però vi dico per concessione, non per comando. [7]Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.

    [8]Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; [9]ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.

    [10]Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito - [11]e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie.

    [12]Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; [13]e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: [14]perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, mentre invece sono santi. [15]Ma se il non credente vuol separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servitù; Dio vi ha chiamati alla pace! [16]E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie?

    [17]Fuori di questi casi, ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le chiese. [18]Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! E' stato chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere! [19]La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l'osservanza dei comandamenti di Dio. [20]Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. [21]Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! [22]Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore! Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di Cristo. [23]Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini! [24]Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato.

    [25]Quanto alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. [26]Penso dunque che sia bene per l'uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. [27]Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla. [28]Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele.

    [29]Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d'ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l'avessero; [30]coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; [31]quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo! [32]Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; [33]chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, [34]e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. [35]Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.

    [36]Se però qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell'età, e conviene che accada così, faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! [37]Chi invece è fermamente deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. [38]In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio.

    [39]La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. [40]Ma se rimane così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch'io lo Spirito di Dio.

  5. #5
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    Uppiamo questo interessante 3d!

  6. #6
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    Predefinito Caffarra

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Uppiamo questo interessante 3d!
    http://www.caffarra.it/catnov94_95.php

    LA PREPARAZIONE AL MATRIMONIO
    Radio Maria - novembre 1994


    La catechesi di questa mattina affronta un tema di grande importanza pratica. Parleremo della preparazione al matrimonio. Probabilmente molte delle persone che mi stanno ascoltando, non sono direttamente interessate, perché già sposate. Tuttavia, prestino ugualmente attenzione. Esse hanno figli o figlie che si sposeranno e devono essere aiutati nella loro preparazione.

    1. Il primo punto della nostra catechesi è costituito precisamente da questa convinzione: è necessario prepararsi al matrimonio. È necessario perché il matrimonio è una cosa molto seria, dalla quale dipende in larga misura la felicità o l'infelicità della propria esistenza. Se osserviamo il nostro comportamento, vediamo che sempre, quando dobbiamo affrontare qualcosa che riteniamo importante, non vi andiamo mai impreparati. Pensiamo, per fare solo un esempio, se una persona intende partecipare ad un concorso da cui dipende il suo lavoro. Essa non comincia a pensarvi qualche giorno o qualche ora prima. Spesso si prepara per molto tempo. Cerca tutti quei sussidi che pensa la possano aiutare per affrontare quell'esame. Si mette a studiare quelle materie che presume saranno oggetto di esame. Se può, parla con persone che hanno già sostenuto quell'esame per sapere più o meno quali domande faranno, quali prove si dovranno sostenere, e cosi via.
    Dunque, vedete ci si prepara cercando i sussidi, studiando per conoscere la materia, parlando con persone esperte. Lasciamo per ora questo esempio sul quale ritorneremo più avanti. Se, dunque, per cose che sono certamente serie ci prepariamo, come è possibile non farlo per una cosa tanto seria come il matrimonio? Non voglio ora dirvi perché il matrimonio è una cose seria. Dovrei ripetervi tutte le catechesi precedenti. Esse precisamente miravano a mostrarvi la grandezza, la bellezza, la preziosità, la santità del matrimonio.
    Tuttavia oggi è spesso presente nei giovani un gravissimo errore che, se penetra nel loro spirito, impedisce loro qualsiasi preparazione al matrimonio. Questo errore di solito si formula nella loro mente in questo modo: "non ci preoccupiamo più di tanto; sposiamoci; se poi non va, c'è il divorzio e ciascuno se ne ritorna libero". Questa attitudine oggi è molto diffusa. Essa è spaventosamente dannosa. È una delle più gravi disgrazie spirituali in cui possa cadere un giovane. Perché? Perché chi si prepara, sarebbe più giusto dire chi non si prepara così al matrimonio, può essere sicuro che il suo (pseudo-)matrimonio così costruito fallirà certamente. Per quali ragioni? Per una: perché i due non decidono mai di sposarsi, ma decidono semplicemente di convivere facendo uso uno dell'altro. È una sorta di contratto con cui si concede all'altro l'uso della propria persona fino a quando questo uso possa procurare piacere o benessere psichico. Ci troviamo nell'attitudine più anti-coniugale che esista. In che cosa consiste infatti la coniugalità, l'amore coniugale? lo abbiamo già detto varie volte nelle catechesi precedenti. Esso è il dono totale e definitivo della propria persona all'altro. L'amore, il vero amore non mette mai limiti di tempo, non mette mai condizioni. La persona dell'altro non è mai considerata come qualcosa di cui potersi servire per se stessi. Chi ama non dice mai alla persona amata: "come mi è utile che tu ci sia!" Non dice mai: "come mi piace che tu ci sia!". Chi ama dice alla persona amata: come è bene, come è bello che tu ci sia! Introdurre nella relazione, nella comunione coniugale condizioni risolutive e introdurvi un germe patogeno che prima o poi semplicemente la distruggerà. Per questa ragione chi si prepara al matrimonio pensando che tanto poi, "se le cose non funzionano, c'è il divorzio", pone le basi e le premesse per un sicuro fallimento.
    Ma esiste oggi anche un altro fatto che impedisce una seria preparazione al matrimonio. È il fenomeno delle cosiddette "libere convivenze". In che cosa consiste? I due giovani decidono di convivere come se fossero sposi, senza però nessun atto pubblico né religioso, né civile: è un fatto che riguarda esclusivamente loro due.
    Alla radice di questo fatto che nelle grandi città soprattutto va sempre più diffondendosi, sta un'esperienza della propria libertà, del proprio amore, che si è completamente corrotta. E ciò può vedersi da due punti di vista.
    L'amore coniugale non è mai un fatto che riguarda solo due individui. L'amore coniugale è un'esperienza nella quale la persuna stessa dell'uomo e della donna è pienamente coinvolta. Ora, la persona non è un individuo isolato: è nella comunità in cui vive. Il loro amore non è solo un fatto loro: è un evento nel quale si realizza anche il bene della comunità.
    E scopriamo così la vera radice di questo fenomeno delle "libere" convivenze: l'individualismo. La libera convivenza è semplicemente la somma di due individui. Che cosa è, in che cosa consiste l'individualismo? È quell'uso della propria libertà nel quale il soggetto fa ciò che vuole, stabilendo egli stesso la verità di ciò che gli piace o gli torna utile. Non ammette che altri voglia o esiga qualcosa da lui nel nome di una esigenza oggettiva. Instaurandosi queste libere convivenze, diminuisce la stima del matrimonio e quindi la consapevolezza della necessità di prepararsi seriamente.
    Abbiamo parlato finora della preparazione al matrimonio. Ma come abbiamo visto nelle catechesi precedenti, la comunità matrimoniale è intimamente orientata a divenire famiglia, attraverso il dono della vita. È una nuova prospettiva che ci illumina ancora più profondamente sulla necessità della preparazione.
    Nelle catechesi precedenti abbiamo parlato a lungo della sublimità della vocazione e della missione di donare la vita ad una nuova persona umana, attraverso la generazione e l'educazione. È una tale sublimità che ci dice come i fidanzati devono prepararsi profondamente: generare ed educare una persona umana è l'opera più grande che si possa compiere. È molto più grande che costruire la cupola di S. Pietro. Questa finirà come tutte le cose di questo mondo. La persona umana non finirà mai, perché essa non appartiene a questo mondo. Appartiene all'eternità di Dio.
    Dunque, concludendo questo primo punto della nostra catechesi, dobbiamo essere profondamente convinti della necessità di una profonda preparazione al matrimonio.

    2. Ed ora riflettiamo sul secondo aspetto della nostra catechesi. È necessario prepararsi al matrimonio. Ma come prepararsi? Cerchiamo ora di rispondere a questa domanda. Proviamo a considerare che cosa facciamo, quando vogliamo prepararci a qualcosa, per esempio a svolgere una professione. È un esempio, ovviamente, per aiutarci a capire: il matrimonio non è una professione.
    Si comincia ad acquisire, a venire in possesso di tutte le conoscenze che sono necessarie per esercitare quella professione: il medico deve conoscere come è fatto e come funziona il corpo umano; l'avvocato deve conoscere le leggi e cosi via. Chi si prepara al matrimonio, deve sapere che cosa significa sposarsi.
    Ma questo non basta. Ogni professione esige dalle persone determinate qualità umane e spirituali. Può una persona pensare di fare il medico se non sopporta gli ammalati, se non ha pazienza con chi soffre? può una persona pensare di fare l'autista se non ci vede bene? Chi si prepara al matrimonio, deve educarsi ad acquisire qualità spirituali necessarie per vivere la vita matrimoniale.
    Ma questo non basta. Ogni professione esige che chi si appresta ad esercitarla prenda contatto con chi è già esperto in essa: esservi come introdotto gradualmente.
    I giovani medici fanno, si dice, la pratica negli ospedali; i giovani avvocati all'inizio lavorano nello studio di chi è già affermato nella professione. Chi si prepara al matrimonio deve essere guidato nel suo cammino verso questo stato di vita.
    Vedete: quasi senza accorgercene, abbiamo individuato tutti i momenti essenziali della preparazione al matrimonio: Il primo: sapere che cosa significa sposarsi. È la base di tutto. Quanti giovani oggi si sposano, conoscendo veramente la grandezza, la dignità, la bellezza e quindi la responsabilità della vita coniugale? La radice della nostra libertà è la conoscenza della verità: chi è ignorante non è libero. Quale libertà, nel senso più profondo del termine, è presente in chi si sposa, senza sapere veramente che cosa è il matrimonio? Poi si dice: "Se avessi saputo...". Allora è necessario premettere al matrimonio una vera, prolungata catechesi sul matrimonio. Certamente, ormai ovunque in Italia si fanno i corsi di preparazione al matrimonio. Parteciparvi è necessario, ma non basta. La riflessione profonda sul matrimonio esige tempo e calma.
    E vorrei fermarmi al riguardo su due aspetti. Il primo. La realtà del matrimonio è una realtà santa, è un sacramento, come abbiamo lungamente spiegato nelle catechesi precedenti. Solo il Signore può introdurci nella sua comprensione. La prima preparazione al matrimonio consiste nella preghiera, la preghiera allo Spirito perché faccia penetrare nel cuore dei fidanzati la Verità, il Vangelo del matrimonio. È Lui solamente che può istruirli e far loro gustare la santità della vocazione matrimoniale.
    Il secondo. Poiché ci si prepara in due al matrimonio, è necessario che questa scoperta della vocazione matrimoniale sia fatta assieme. I due fidanzati devono confrontare la loro idea di matrimonio. Sulle questioni essenziali deve esserci un accordo altrimenti è meglio lasciarsi. Quali questioni fondamentali? Le seguenti: l'indissolubilità del vincolo coniugale e quindi l'esclusione in ogni caso del divorzio; il numero dei figli e la loro educazione, soprattutto per ciò che riguarda la loro educazione religiosa; la maniera di realizzare la procreazione responsabile, escludendo la contraccezione. Come vedete, è necessaria una profonda confidenza fra i due fidanzati, fondata su un grande rispetto reciproco.
    Il secondo: acquisire le qualità (le virtù) spirituali necessarie per vivere la vita coniugale. Non è sufficiente sapere che cosa è il matrimonio; è necessario disporci profondamente a viverlo. Come abbiamo detto nella catechesi precedente, esistono delle virtù che sono assolutamente necessarie per la vita degli sposi. Vi ricordate? l'amore coniugale, la castità, l'umiltà per esempio. Durante il fidanzamento deve esserci un'educazione a queste fondamentali virtù. Vorrei fare qualche esemplificazione.
    I due fidanzati devono rendersi conto della necessità di correggere molti loro difetti. Devono aiutarsi a vicenda. La correzione reciproca è un atto di profondo amore. Perché il fidanzato non potrebbe, non dovrebbe dire alla fidanzata e viceversa: "Io cercherò di correggermi in tutto cio che di storto c'è nel mio carattere; però anche tu devi dirmi quali sono i miei difetti, che io forse non vedo, perché possa correggermi".
    Ma la cosa più importante è l'educazione al vero amore reciproco. È il punto centrale di ogni vero fidanzamento. Imparare ad amarsi è la più sublime delle scienze. È la scienza dei santi, si dice. Ed è vero: infatti la santità non è altro che la perfezione dell'amore. Ma come si impara ad amare? Dio si è fatto uomo per dirci che Egli è amore e per insegnarci che cosa significa amare. Allora andiamo alla sua scuola e vedremo che cosa significa amare.
    Che cosa vediamo? Vediamo in primo luogo che Egli non tiene in considerazione il suo essere Dio: si spogliò della sua Gloria e la nascose nell'umiltà della nostra carne. Egli non volle piacere a se stesso: si assunse le nostre miserie, fino in fondo. Quale umiltà, quale rispetto profondo per ciascuno di noi! È nella contemplazione continua di questo amore che i fidanzati impareranno che cosa significa amare. È difficile tutto questo? Ascoltiamo che cosa dice S. Agostino: "Tu senti Cristo che dice: "Il mio carico è leggero", poi senti parlare dei martiri e di tutte le pene atroci che hanno dovuto sopportare per Cristo, e dici tra te: Come può un tale carico essere chiamato leggero? Ebbene — risponde Agostino — io ti dico che essi non soffrirono! Perché non soffrirono? Perché sopportarono tutte le torture mediante la carità. È essa il carico di Cristo che Egli si degna di imporci, esso si chiama carità, si chiama amore. Animato da essa ti sarà facile tutto ciò che prima era assai faticoso; sorretto da essa ti sarà leggero tutto ciò che prima giudicavi pesante. Prendi questo carico; non ti opprimerà, ti solleverà, sarà per te come delle ali... Accogliete questo carico e queste ali e se avete cominciato ad averle, fatele crescere... Un'ala è: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente" (Mt 22, 37). Ma non rimanere attaccato ad un'ala sola, poiché se credi di averne una sola, non hai in verità neppure quella. La seconda ala è: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22, 39). Poiché se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? Aggiungi anche quest'altra ala e in tal modo potrai volare" (S. Agostino, Sermo 68, 13).
    Certo l'amore esige la rinuncia al proprio egoismo: è questo il vero sforzo che dobbiamo fare.
    Ma chi dice amore fra fidanzati, pensa anche al problema dei rapporti sessuali durante il fidanzamento. È un punto assai importante. Ne dobbiamo ora parlare serenamente. Il rapporto sessuale fra un uomo e una donna è un atto molto serio e molto grande: non è un gioco. Esso porta inscritto in se stesso un significato molto profondo. Quale? Esso dice donazione completa di se stesso: è il linguaggio del dono della propria persona e dell'accoglienza del dono che l'altro fa. La donazione completa è sempre anche definitiva. Il gesto sessuale implica e conferma un vincolo indissolubile fra le due persone, cioè il matrimonio. Ecco perché solo nel matrimonio, quel gesto è veramente umano: compiuto fra fidanzati è come una sorta di bugia che si dicono reciprocamente.
    Ma c'è una ragione ancora più profonda che solo la fede può percepire. Dice S. Paolo: "Voi non siete vostri, siete stati comperati... glorificate Dio nel vostro corpo". Che cosa significa? noi non apparteniamo a noi stessi: la fidanzata non appartiene a se stessa; il fidanzato non appartiene a se stesso: sono del Signore. Si può donare ciò che non si possiede? Il Signore fa dono della fidanzata al fidanzato precisamente nel matrimonio: il matrimonio è questo dono fatto da Dio medesimo. Prima è qualcosa di illegittimo. È come voler unire ciò che Dio tiene ancora diviso, cosi come dopo il matrimonio, volere separare ciò che Dio ha unito. Questo mistero — esclama ancora S. Paolo — è grande!
    Durante il fidanzamento è necessario educarci a questo autodominio che è fatto di rispetto dell'altro.
    Il terzo: la guida al matrimonio. Come si vede la preparazione al matrimonio è qualcosa di molto grande. I fidanzati devono essere aiutati, devono lasciarsi guidare. È molto importante una vera e propria direzione spirituale, durante il fidanzamento. Trovare qualche santo sacerdote al quale aprirci in piena confidenza perché ci guidi nella via del Signore. Inoltre, occorre che i fidanzati abbiano un dialogo molto profondo coi loro genitori proprio per tutti i problemi riguardanti il loro fidanzamento e la loro preparazione al matrimonio. Direttore spirituale e genitori sono le guide principali.

    CONCLUSIONE

    Ho terminato. Un grande rabbino ebreo scrisse: il vero esilio di Israele in Egitto fu che si era abituato a sopportarlo.
    La vera disgrazia di tanti giovani è che si siano rassegnati a pensare che il vero amore sia impossibile, che la castità sia persino un male. È questo il vero esilio di tanti fidanzati oggi.
    Risuoni il Vangelo del matrimonio nel loro cuore!
    Gilbert

  7. #7
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    Ottimo! Sono sempre interessanti le omelie di Mons. Caffarra.
    www.caffarra.it


  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Talking

    Dar titolo credevo che Roscetta si fosse fidanzata...........

    bello l'articolo...........

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
    Roscetta
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    Originally posted by Caterina63
    Dar titolo credevo che Roscetta si fosse fidanzata...........

    sto a posto così!!!!

  10. #10
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    da ateo illuminista ed egualitario, sarete sorpresi di quello che sto per dire, io mi dichiaro d'accordo col 3d iniziale. Parzialmente, perché me lo devo leggere tutto.
    Come mai, vi chiederete voi, un seguace di Voltaire e Robespierre si dichiara a favore di questo 3d sul concetto cattolico di fidanzamento e matrimonio? E' un po' lungo da spiegare ora (son le 2,30 del mattino), ma cmq posso dirvi che io concepisco il matrimonio e la vita amorosa come uno scambio paritetico che debba interessare non solo i due componenti della coppia, ma anche tutti gli uomini e le donne presi insieme, per garantire a tutti uguale accesso alla scelta sessuale ed amorosa.
    Viviamo in tempi in cui il sesso e l'amore sono associati al più sfrenato consumismo per cui le migliori possibilità di accoppiamento spettano de facto alle classi dominanti. Io, da illuminista, concepisco amore e sesso come esercizi democratici e popolari, ed in questo la morale cattolica mi tranquillizza molto. Sembra che dica: ad ogni uomo una donna, ad ogni donna un uomo. Se non hai un partner, te ne verrà assegnato uno d'ufficio.

 

 
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