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    «Mi honor se llama fidelidad»
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    Predefinito Gli 800 Martiri di Otranto

    In questi tempi di confusione e "dialogo" conciliare, credo sia mio preciso dovere di apostolato far conoscere la meravigliosa storia degli 800 Martiri di Otranto che aspettano ancora di essere canonizzati!!!


    Otranto, graziosa cittadina in provincia di Lecce, si arrocca, vetusta e fascinosa, sul più estremo lembo sud-orientale d’Italia. Circondata da colline, s’innalza, con le sue vecchie case bianche, oltre le poderose mura che tutt’intorno la racchiudono. Un mare incantato che si perde all’orizzonte, pieno di gabbiani volteggianti e di vele; un litorale pittoresco che si incurva con scogli suggestivi e spiagge ridenti; un tesoro inestimabile di monumenti e di cimeli, racchiusi gelosamente tra le mura, fanno della piccola città marinara un centro turistico di ammirazione e di studio.

    Nel 1480 Otranto era cinta da alte mura, collegate alla rocca da due fronti esterne e rafforzate da cento torri: era chiamata la città delle cento torri.
    Contro questa città stava per schierarsi in battaglia l’armata turca, comandata da Agomat Giededk. Il potente sultano di Costantinopoli, Maometto II, voleva infatti occupare l’Italia; aveva già conquistato Costantinopoli (1453), la Penisola Balcanica (1456), e l’Impero di Trebisonda (1462): dunque per lui la battaglia di Otranto doveva essere uno dei tanti episodi della guerra in corso contro i cristiani.

    Viveva in quei giorni un Santo, Francesco di Paola. Dotato di spirito profetico, Francesco, dall’eremo di Paternò, preannunciò una tremenda tragedia: “I musulmani avrebbero assalito Otranto e, distruggendola dalle fondamenta, ne avrebbero massacrato i cittadini”.

    Scrisse al Re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, detto il Ferrante, predicendo l’imminente uragano, ma non fu creduto. Il monarca, che sempre si era occupato dei musulmani, credeva di poter dormire sonni tranquilli: Maometto II era impegnato a fondo contro i cavalieri gerosolimitani che voleva sloggiare da Rodi, perciò non poteva programmare altre imprese. Ferrante non capiva che, per il sultano, Rodi era una delle tappe delle sue conquiste: a lui importava l’Occidente e, in modo particolare l’Italia, con Roma, sede del Papato.

    Il Santo non si diede per vinto: ancora una volta la sua voce, accorata e pressante, giunse all’orecchio del Re, che, accusando Francesco di disfattismo, gli impose il silenzio per mezzo di alcuni soldati.
    Il Santo, per nulla intimorito, disse a quei messi: “Tornate al vostro Re e ditegli che ormai è tempo di calmare lo sdegno del Signore con pronto ravvedimento; che Dio tiene alzata la sua destra per colpirlo; che si avvalesse del tempo concessogli per evitare il castigo. L’armata dei Turchi minaccia l’Italia, ma più da vicino il suo regno: ritirasse le soldatesche dalla Toscana, non curasse l’altrui, mentre trattasi di difendere il proprio”.
    Il Santo non fu ascoltato. Non per questo Francesco lasciò di pregare, di piangere, di far penitenza per la salvezza d’Italia; anzi, raddoppiò le sue mortificazioni, protrasse le sue veglie, intensificò i suoi digiuni e ordinò di fare altrettanto ai suoi frati.

    L’ora di Otranto è ormai vicina: la flotta turca, ormeggiata al porto di Valona, attende l’ordine di raggiungere l’Italia meridionale…

    *****
    Ferdinando, avvertito dei preparativi turchi, cercò di presidiare in fretta le coste pugliesi, specialmente quelle di Brindisi e Otranto che erano le più esposte e le più vicine alla costa albanese, ma con poche forze e scarsi mezzi, come se proprio non credesse all’imminenza del pericolo.

    Nel Luglio del 1480 Maometto II staccò all’improvviso un’armata da Valona, la pose al comando del Gran Visir Agomat Pascià ed ordinò la conquista della Puglia.

    La mattina del 28 Luglio 1480, l’armata turca, forte di 90 galee, 15 maone, 48 galeotte, con 18.000 soldati a bordo, giunse a vista del porto di Otranto.
    Il Re Ferdinando, conosciuta la cosa, si diede da fare per riunire un esercito da mandare in aiuto; purtroppo però, anche se i soccorsi fossero stati già pronti, non sarebbero giunti in tempo nel luogo della lotta.
    I capitani del presidio di Otranto, resisi conto della gravità della situazione e del fatto che potevano contare unicamente sulle loro forze, richiamarono entro le mura tutti gli uomini validi del contado, li armarono e li prepararono al combattimento; poi raccolsero in gran fretta viveri e bestiame, fecero sbarrare saldamente le porte e si posero in vigile attesa degli avvenimenti.

    Agomat, poche ore più tardi, senza trovare la minima resistenza, fece sbarcare i suoi uomini lungo il litorale, sistemò il campo, mise a punto armi e munizioni, circondò Otranto con alcune migliaia di soldati e poi, dopo tanto dispiegamento di forze, mandò messi ai maggiorenti della città offrendo onorevoli condizioni di resa.
    Gli otrantini non si lasciarono vincere dalle promesse: unanimamente decisero di resistere ad oltranza e, se necessario, morire per Iddio e per il Re.
    Alla ferma coraggiosa risposta di quel popolo d’eroi, le potenti artiglierie turche, piazzate intorno alle mura, strinsero la città in un cerchio di ferro e di fuoco. Un uragano di proiettili imperversò notte e giorno su di essa. Sotto lo scroscio delle grosse bombarde rovinavano gli edifici…

    All’alba del secondo giorno, Agomat decise di lanciare mine con i mortai. Fu aperta una grossa breccia nel muro orientale. I primi reparti d’assalto del Pascià vi irruppero, ma gli otrantini li fermarono, sia pure a costo di duecento morti.

    Il giorno successivo, alla stessa ora, fu sferrato il secondo attacco, respinto anch’esso dal valore dei difensori che perdettero altri cento uomini.
    Gli otrantini non avevano artiglierie da controbattere, perché i soldati dell’Aragonese, calatisi di notte tempo dalle mura colle funi, vilmente erano fuggiti.
    Otranto, abbandonata a se stessa, impavida, si schierò sulle sue mura e aspettò che il nemico venisse all’assalto per affrontarlo corpo a corpo…

    I turchi, non riuscendo ad aprirsi un varco per entrare in città, si affollarono sotto le mura e ne tentarono la scalata. Ma i difensori, non curanti del pericolo e della morte, si esposero a petto scoperto sui bastioni gettando liquidi bollenti sulle truppe assedianti che precipitavano nei fossati…
    I due campi erano ormai rossi di sangue e pieni di cadaveri, quando all’alba dell’11 Agosto, quindicesimo giorno di assedio, le artiglierie nemiche aprirono una larga breccia nelle mura, e le orde turche si precipitarono, urlando.

    *****
    Le case vennero occupate sistematicamente, una per una, saccheggiate e poi date alle fiamme.
    I cittadini, terrorizzati e senza difesa, fuggivano a piccoli gruppi verso la bella Cattedrale. I malcapitati, che erano raggiunti per le strade o nelle case, venivano orrendamente massacrati, senza pietà per nessuno. I forsennati invasori penetrarono sulle case, salirono sui tetti, schiantarono porte, abbatterono muri…

    L’ultima fortezza da espugnare era la Cattedrale, dove il gruppo superstite dei difensori si era barricato col generoso proposito di difendere fino all’ultimo sangue la rocca imprendibile di Dio.

    Nell’interno del tempio, il vecchio Arcivescovo per l’ultima volta aveva distribuito il Pane Divino disceso dal Cielo a quel povero popolo, prostrato e tremante; ora sedeva lì, sulla cattedrale episcopale, pontefice e vittima sull’esempio di Cristo. Intorno a lui, sacerdoti, vecchi, mamme, spose, fanciulli e vergini, riuniti presso l’altare della Regina del Cielo, attendevano l’ora suprema dell’olocausto.

    Dall’alto del pergamo sacro, un domenicano, fra’ Fruttuoso, levando alta la voce sull’indistinto mormorio di preghiere e di gemiti, andava tessendo gli elogi di quella fede che era giunta l’ora di testimoniare col sangue. Le sue parole furono interrotte da un terrificante boato. Sotto la violenza dell’impeto esterno, la grande porta del tempio cedette e si abbattè sul popolo orante. Fu il segnale dell’ultimo eccidio.
    Travolgente come un vortice furibondo, l’esercito ottomano fece irruzione nella casa di Dio. La foga dell’odio e della vendetta penetrò per le navate illustri e solenni, raggiunse gli altari, uccise i celebranti, profanò, insozzò, contaminò…

    Il sacro oratore, tagliato in due, cadde nel suo sangue. Qualcuno si spinse fino alla Cattedra Pontificale, al cospetto del venerando Presule, gli domandò il suo nome:
    “Sono il Pastore di questo popolo -rispose l’Arcivescovo- indegnamente preposto al gregge di Cristo”.
    Il nome di Cristo fece sussultare di odio il turco. “Non nominare Cristo -proruppe- non più Egli, ma il nostro Maometto qui regna”.
    “Il vostro Maometto, promulgatore di un’empia legge è stato giudicato dalla sentenza di Dio. E se voi, infelici, non vi convertite a Cristo, per sempre ne condividerete la sorte”.
    L’ultima parola dell’Arcivescovo fu una parola d’amore, ma in compensò ebbe un colpo di scimitarra che gli staccò il capo.

    E la strage proseguì cruenta, implacata, sia nell’ampio recinto della Chiesa superiore, sia negli intercolunni della magnifica Cripta, stipata anch’essa di popolo supplichevole…
    Improvviso giunse l’ordine di sospendere l’indescrivibile strage.
    Mai il tempio di Dio subì una profanazione più orrenda, e fu asperso da tanto sangue cristiano!

    Sgombrata dai cadaveri, la splendida Cattedrale normanna venne trasformata in moschea, mentre fuori, nel sopravvenuto silenzio, Otranto era un ammasso di cadaveri e rovine.

    *****
    Il Pascià, accampato sul colle della Minerva, ordinò “a Saduc, sergente maggiore del campo, di portare tutti li schiavi, nella presenza sua li mascoli come le femine…; e così radunati i poveri cristiani a modo di pecorelle a due a due ed a tre a tre legati portati avanti a detto Bassà”.
    Un Ulema –ministro dell’islamismo- arringò quel drappello:
    “Otrantini, il mio signore vi offre un mezzo per riscattarvi. Cercate di essere ragionevoli… Anch’io sono stato cristiano e prete. Ma poi, accortomi dell’errore commesso, mi feci turco perché Maometto è il vero messo di Dio… Non vedete in che stato infelice vi trovate e in quale miseria per la vostra ostinazione? Ma sento che non posso abbandonarvi. Ho pietà di voi anche se avete commesso un grave peccato, prendendo le armi contro l’esercito di un grande signore… Voi non potete fare altro che questo: riconoscere il vostro errore e accostarvi alla fede di Maometto, la quale quanto grande sia, lo potete dedurre dalle nostre vittorie e da quello che vi è accaduto. Se Cristo fosse più potente di Maometto, non vi avrebbe fatto pigliare”.
    Ed ecco farsi innanzi, con passo sicuro, uno dei più umili di quella nobile schiera: il vecchio cimatore di panni, Antonio Primaldo Pezzulla:
    “Noi abbiamo inteso, fratelli, le larghe promesse fatteci dai turchi. Io, a nome vostro, le respingo. Nessuno tema le loro minacce, ma, seguaci di Cristo, abbracciamo la Santa Croce e il martirio che per noi sarà vita, vita eterna!”.
    Un coro fece eco alle parole del campione invitto:
    “Si, vogliamo morire per amore di Cristo!”
    Ottocento uomini, dai quindici anni in su, con le mani legate sul nudo dorso, a gruppi di cinquanta, sfilarono per le vie di Otranto.

    Arrivati al luogo designato gli Ottocento tranquilli salgono il Colle della Minerva. Eccoli di fronte ad Agomat Pascià. Viene loro proposto l’infame dilemma: O musulmani, e sarebbero stati conservati in vita, o la morte.
    L’intrepido capo di quel battaglione non si spaventa e, rivolgendosi ai suoi concittadini:
    “Fratelli –esclamò- avete ascoltato a quale prezzo ci viene proposto di comprare gli avanzi di questa misera vita. Fratelli miei, fino ad oggi abbiamo combattuto per difendere la patria, ora è tempo di combattere per salvare le anime nostre per nostro Signore, quale, essendo morto per noi in Croce, conviene che noi moriamo per Lui stando saldi e costanti nella Fede: e con questa morte temporale guadagneremo la vita eterna e la corona del martirio”.
    Le parole di Antonio Primaldo caddero sull’animo degli Ottocento come carboni accesi e trasformarono il Colle della Minerva in ara santa del Signore, ove “non vitelli o giovenche” dovevano immolarsi, ma figli di Dio.

    Si videro scene bellissime e commoventi: figli implorare la benedizione dai genitori; genitori incoraggiare i figli ad affrontare la morte; pensieri di felicità, teneri abbracci. Sembrava una festa: in tutti si rivelava una viva ansietà di subire il martirio che Agomat fissò per il 14 di Agosto giorno di Lunedì e vigilia di Maria Assunta in Cielo.

    L’orrenda carneficina ebbe inizio dal prode e valoroso Primaldo, decapitato per primo. Il suo tronco però –nonostante gli sforzi dei turchi per abbatterlo- rimase in piedi, ritto: cadde, quando la scure ottomana staccò il capo all’ultimo degli Otrantini.
    A tale prodigio il carnefice Berlabei si convertì al cristianesimo e fu condannato alla pena del palo.
    D’allora in poi quella collina, bagnata dal sangue di tante vittime, lasciato il suo nome pagano, prese quello di Colle dei Martiri.

    Nel 1540, gli Otrantini, per onorare i gloriosi martiri della fede e per tramandare il ricordo della profezia di S. Francesco di Paola, eressero un convento per i Religiosi Minimi e sempre in questo magnifico luogo, immerso nel verde e circondato dal più profondo e religioso silenzio, sorse nel 1614 la magnifica Chiesa di S. Francesco da Paola, già S. Maria ad Martires.

    *****
    Passarono ancora tredici mesi (dal 14 Agosto del 1480 all’8 Settembre del 1481), prima della liberazione della città da parte di Re Ferdinando; nel frattempo Otranto era divenuta una vera e propria cittadina turca.
    Numerosi furono i prodigi: il corpo di Antonio Primaldo, miracolosamente levatosi in piedi dopo la sua decapitazione e fattosi immobile fino alla fine della strage; la conversione del carnefice Berlabei che, impavido, sostenne l’orribile supplizio del palo; i corpi dei martiri insepolti che rimasero incorrotti per tredici mesi…!

    Nella relazione dei Processi, il Can. Francesco Perez racconta: “Si sa da tutti, per pubblica voce, della quale è restata la tradizione, che dopo il glorioso Martirio, su questi santi corpi si vedevano faci lucidissime; e, per la prima volta, quando furono portati in Chiesa essendo comparso di notte per tutta la Chiesa uno splendore molto grande, tutti della città corsero, supponendo che la Chiesa si era incendiata. Nell’anno poi 1739, il 14 Agosto, terminata la loro festa, alle tre di notte, si fecero vedere processionalmente andare nel luogo dove patirono il Martirio. Qual visione fu veduta da una infinità di popolo, concorso per la loro festività”.

    Numerose sono le grazie ottenute dai
    BB. Martiri Otrantini, che si sono mostrati potenti intercessori presso il trono di Dio nelle malattie e nelle calamità.
    L’ Arcivescovo francescano Mons. Serafino da Squillace, primo presule di Otranto (1482-1514), dopo la partenza dei turchi, fece costruire sull’Altare maggiore della Cattedrale una nicchia in marmo, nella quale fu collocata la Miracolosa statua lignea della Madonna di Otranto, trafugata da un turco che la portò con sé in Albania, e la gettò poi come “cosa vile e abietta” in un ripostiglio; Essa tornò ad Otranto grazie ad una schiava cristiana che riuscì ad ottenere dal suo padrone la promessa della liberazione della statua in cambio della salvezza della moglie, gravida e vicina alla morte: non appena il turco fece la promessa, sua moglie guarì e partorì felicemente; egli allora, fece mettere la Madonna in una navicella senza remiganti…La statua si staccò dalla spiaggia e si diresse verso Otranto, dove approdava dopo alcuni giorni.
    La Madonna ora è lì, sull’Altare dei martiri, circondata da sette armadi in noce gelosi custodi delle Sacre Reliquie; i teschi e le ossa degli Ottocento sono ben visibili ai fedeli che vi si recano a venerare i Martiri, così come la pietra sulla quale furono decapitati; e, sul Colle dei Martiri, si conserva ancora il palo sul quale morì Berlabei.

    Nel 1564 l’Arcivescovo De Capua chiese al Pontefice Pio IV “un’ampia indulgenza”. Il Pontefice, con “Breve Apostolico”, concesse il perpetuo giubileo a chi:
    1)Avesse visitato la Cattedrale dal pomeriggio del 7 Settembre al pomeriggio del giorno 8, festa della natività di Maria SS.;
    2)Si fosse accostato ai Sacramenti della Confessione e Comunione;
    3)Avesse pregato secondo le intenzioni del Romano Pontefice e per il
    trionfo della Chiesa.
    Successivamente Leone XII estese tale privilegio dal pomeriggio del 7 al tramonto del 16 Settembre.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Altro testo sempre sui Martiri di Otranto

    BATTAGLIA DI OTRANTO

    Data: 27 LUGLIO 1480
    Luogo: Otranto.
    Eserciti: Flotta navale TURCA di Maometto II contro l'Italia.
    Contesto: Eredità dei principi di Taranto ed espansione dei turchi in occidente.
    Protagonisti:
    GEDIK AHMED PASCIA (Generale turco).
    DON ALFONSO DUCA DI CALABRIA (Comandante della guarnigione otrantina).
    Altri protagonisti nella seconda fase: il duca d'Urbino Ciro Ciri e il francese Pietro D'orfeo.

    --------------------------------------------

    28-LUGLIO-1480

    Nella guerra d'Otranto (1480-81) c'era Gedik Ahmed Pascià, uno dei più formidabili fra i generali ottomani, da poco elevato alla carica di 'sançak bey' di Valona in Albania (cioè governatore del sangiaccato di Valona; un sangiaccato é parte di una provincia). In questo giorno sferrò per ordine del sultano Maometto II un grande attacco all'Italia.
    Maometto II prese a pretesto presunti diritti da parte dei turchi all'eredità dei principi di Taranto. La verità è che il sultano pare ambisse a conquistare Roma e l'Italia, come pure a distruggere il potere del re di Napoli Ferrante colpevole di avere aiutato gli insorti albanesi.

    Non é chiaro esattamente a quanto ammonti la forza della spedizione: le fonti parlano di una flotta che va dalle 70 alle 200 navi con a bordo fra i 18.000 e i 100.000 turchi.
    Grazie alla cinica neutralità di Venezia, l'attraversamento del Canale di Otranto fu tranquillo. La scelta della città di Otranto come luogo dello sbarco fu naturale: era la città più vicina alle coste albanesi e soprattutto era un ottimo porto per la flotta turca. Ai primi momenti dello sbarco vi furono isolate scaramucce fra i soldati della guarnigione otrantina e le forze nemiche che sbarcavano, ma ben presto i soldati, intimiditi dal continuo accrescersi della potenza del nemico, si rifugiarono fra le mura.

    29-LUGLIO-1480

    La guarnigione insieme a tutti gli abitanti abbandona il borgo in mano ai turchi e si ritirano nella cittadella, cioè nel Castello d'Otranto. Venne chiesta da Ahmed Pascià la resa, ma i difensori respinsero immediatamente la richiesta.

    11-AGOSTO-1480

    La cittadella, sprovvista di cannoni e le cui mura vengono continuamente colpite dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di disperata resistenza nella vana attesa di soccorsi da parte del re e di suo figlio Don Alfonso duca di Calabria (da cui dipendeva la città), viene espugnata dai turchi. Si consuma un terribile massacro: tutti i maschi con più di quindici anni vengono uccisi mentre le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù (secondo alcuni i morti furono 12.000 e gli schiavi 5000, ma é dubbio che la città avesse tanti abitanti). Una delle carneficine più terribili avvenne nella cattedrale dove tutto il clero e i molti civili ivi rifugiatisi vennero sterminati (dopo la chiesa in segno di ulteriore spregio fu ridotta a stalla per i cavalli).

    Particolarmente tragico fu il destino dell'arcivescovo Stefano Pendinelli e del comandante della guarnigione, il conte Francesco Largo: vennero letteralmente segati vivi. Da queste terribili stragi la città non si riprenderà mai più diventando una località marginale rispetto a Lecce.

    12-AGOSTO-1480

    Si consuma il secondo atto della tragedia: 800 otrantini che si sono rifiutati di abiurare alla fede cattolica vengono trascinati sul Colle della Minerva e lì decapitati. Riconosciuti ufficialmente martiri dalla chiesa e le loro ossa si trovano in sette grandi armadi in legno nella Cappella dei Martiri ricavata nell'abside destro della cattedrale di Otranto (altri loro resti sono nel Duomo di Napoli). Sopra il Colle della Minerva si trova ora una chiesetta a loro dedicata, Santa Maria dei Martiri.

    FINE AGOSTO -1480

    Dopo la presa di Otranto Ahmed Pascià compie una manovra diversiva al fine di disorientare il comandante delle truppe aragonesi Don Alfonso duca di Calabria: attacca dal mare con 70 navi la città di Vieste nel Gargano, che viene messa a ferro e fuoco.

    12-SETTEMBRE-1480

    I turchi incendiano la chiesetta di Santa Maria di Merino a sette chilometri da Vieste (era tutto ciò che già allora rimaneva di quell'antico borgo): essa custodiva la Madonna di Merino (scultura in tiglio scolpita fra il XIV e il XV che pare sia la parte superstite di un gruppo raffigurante l'Annunciazione) che si diceva fosse stata trovata da alcuni marinai sul lido di Scialmarino ed era immediatamente diventata oggetto di venerazione in tutto il territorio di Vieste e meta di frequenti pellegrinaggi.

    OTTOBRE -1480

    Gedik Ahmed pascià ripassa il Canale di Otranto con gran parte delle sue truppe dopo aver ripetutamente devastato con continue scorrerie i territori di Lecce, Taranto e Brindisi lasciando a Otranto soltanto una guarnigione di 800 fanti e 500 cavalieri. Nella sua decisione deve aver pesato anzitutto le difficoltà nello sfamare un'esercito così grande in una regione non ricchissima come il Salento, come anche la pressione crescente delle forze aragonesi finanziate dal denaro fiorentino e supportate attivamente dal Papa Sisto IV che proclamò una crociata contro i turchi. Ma é certo che il pascià pensasse di ripassare lo stretto l'anno dopo, e pure i cristiani ne erano convinti: infatti per tutto l'inverno il terrore in Italia rimase altissimo, con continue voci che parlavano di un abbandono di Roma da parte del Papa.

    1-MAGGIO-1481

    I cristiani mettono il campo vicino ad Otranto; il campo dispone di formidabili apparati di difesa garantiti dal 'Maestro Ingegnere del duca d'Urbino Ciro Ciri e dal francese Pietro D'orfeo. La città e stretta d'assedio sia per terra che per mare.

    4-MAGGIO-1481

    Avviene un fatto decisivo per l'esito dell'assedio: muore a soli 52 anni il grande sultano Maometto II il Conquistatore. E a lui che si deve la sottomissione di tutti i Balcani (meno la Dalmazia veneziana e la Croazia ungherese) come di tutta l'Anatolia, ma soprattutto la conquista di Costantinopoli, da lui trasformata nella nuova capitale dell'impero (in precedenza era Adrianopoli).

    Il sultano costruì durante il suo dominio una flotta e un esercito di una tale potenza da far tremare l'Europa; particolarmente devastante la sua artiglieria, che non temeva confronti con quella delle potenze occidentali. Anche per questo la notizia della sua morte fu accolta con universale sollievo da parte di tutti i cristiani, sollievo accresciuto dalla notizia di una guerra civile fra due figli di Maometto II, i fratellastri Cem (sostenuto dalla corte e dal Gran Visir) e Bayazid (appoggiato dai giannizzeri). Gedik Ahmed Pascià che si apprestava a sbarcare in Italia appoggiò subito colui che sarebbe stato il futuro sultano Bayazid II e gli chiese supporto per la spedizione in Italia, ma Bayazid, non fidandosi di lui, lo richiamò a Costantinopoli dove lo fece imprigionare (in seguito per ordine del sultano fu assassinato il 18-11-1482 ad Adrianopoli).

    Alexander Ducci

    dal sito: http://www.cronologia.it/battaglie/batta50.htm

  3. #3
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    Per un salentino come me è un onore avere così tanti martiri, morti per non aver rinnegato il loro credo!

    Non disto molto da Otranto e, credetimi, andarci è un'emozione bellissima (anche se non conoscevo affatto il perpetuo giubileo concesso da Pio IV...)!

    I teschi sono tutti sistemati dentro la Chiesa in un'apposita cappelletta e riempono i quattro lati di questa da cima a fondo...veramente impressionante!

    Dietro l'altare della cappelletta, inoltre, vi è il masso sul quale furono decapitati tutti gli 800 martiri.

    Cmq quando parliamo di martiri di Otranto, non dimentichiamoci dell'801-esimo martire: il mussulmano che si convertì e che fu impalato per questo!

    Un saluto
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  4. #4
    Arjuna
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    Sono stato in vacanza a Otranto e confermo la bellezza della città e il ricordo ancora vivo dei locali di questi eventi.

    p.s. Credo si chiamino Idruntini non Otrantini...

  5. #5
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    p.s. Credo si chiamino Idruntini non Otrantini...
    Sono stata molte volte a Otranto e ho sempre sentito dire "otrantini"... forse "idruntini" è il termine antico...


    Attendo chiarimenti in merito dal salentino ITALIANO

  6. #6
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    Cmq quando parliamo di martiri di Otranto, non dimentichiamoci dell'801-esimo martire: il mussulmano che si convertì e che fu impalato per questo!
    Il "palo" credo si conservi ancora sul colle della Minerva...il colle del Martirio: è un posto magnifico, immerso nel verde e nella pace più assoluta...

    RIFLESSIONE:Come ha potuto Wojtyla chiedere perdono anche ai musulmani?!

  7. #7
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    Originally posted by Martha
    Sono stata molte volte a Otranto e ho sempre sentito dire "otrantini"... forse "idruntini" è il termine antico...


    Attendo chiarimenti in merito dal salentino ITALIANO
    posso essere sincero? Non lo so.....

    Scusate l'ignoranza, cercherò sull'enciclopedia...
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  8. #8
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    Originally posted by Martha
    Il "palo" credo si conservi ancora sul colle della Minerva...il colle del Martirio: è un posto magnifico, immerso nel verde e nella pace più assoluta...

    RIFLESSIONE:Come ha potuto Wojtyla chiedere perdono anche ai musulmani?!
    Leggiamo cosa ha detto Karol Wojtyla precisamente sui martiri di Otranto...che ricordo sono stati uccisi in odio alla Fede cattolica, ovvero in odio alla SS Trinità, oltre che per desiderio di dominio, conquista ecc. :

    Discorso KW

    Si nota una meritoria lode verso il dono del martirio...ma purtroppo anche l'inevitabile ecumenismo "panspirituale" nato dal Concilio VaticanoII...che nega PALESEMENTE la SS Trinità, affermando che anche i maomettani tagliatori di teste adorano un unico Dio...che, aggiungo, non è N.S.Gesù Cristo! a quale Dio (o dio?) si rifersice quindi il Wojtyla? un dio sopra la SS.Trinità? un dio gnostico? chi potrà mai dircelo...

    Leggiamo un pezzo del discorso:
    Da questa antica terra di Puglia, protesa come una testa di ponte verso il levante, noi guardiamo con attenzione e simpatia alle regioni dell’oriente e particolarmente là dove ebbero origine storica le tre grandi religioni monoteistiche, cioè il cristianesimo, l’ebraismo e l’islam. Abbiamo presente nella memoria ciò che il Concilio dice di “quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cf. Rm 9,4-5); popolo, in virtù dell’elezione, carissimo per ragione dei suoi padri, perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili (cf. Rm 11,28-29)”. E in seguito leggiamo nella medesima pagina del Concilio Vaticano II: “Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale” (Lumen Gentium, 16).

    Sottolineo il fatto che il KW fa anche propaganda giudaizzante contro il Deicidio...ma cosa può importare in un discorso sui Martiri di Otranto?

    I frutti del Concilio VaticanoII...


  9. #9
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    Lightbulb Re: Gli 800 Martiri di Otranto

    14 AGOSTO 2019: IN ONORE DEI MARTIRI DI OTRANTO, VIGILIA DELL'ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA IN CIELO…



    «14 AGOSTO VIGILIA DELL'ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA»
    Guéranger, L'anno liturgico - 14 agosto. Vigilia dell'Assunzione di Maria Santissima
    http://www.unavoce-ve.it/pg-14ago.htm

    «15 AGOSTO ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE IN CIELO»
    Guéranger, L'anno liturgico - 15 agosto. Assunzione della Beata Vergine in cielo
    http://www.unavoce-ve.it/pg-15ago.htm





    Vigilia dell'Assunta - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/vigilia-dellassunta/
    «14 agosto, vigilia dell’Assunta (senza digiuno e astinenza).
    Rallegratevi, o Madre, Figlia e Sposa di Dio, perché tutte le grazie, tutti i gaudi, le allegrezze e favori che godete in Paradiso non si sminuiranno giammai, anzi si aumenteranno fino al giorno del Giudizio, e dureranno per tutti i secoli dei secoli. Così sia. Ave, Gloria.

    I.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale foste invitata dal vostro Signore al cielo. Ave Maria
    II.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale foste assunta dagli Angeli santi in cielo. Ave Maria
    III.Sia benedetta, o Maria, l’ora in cui tutta la corte celeste vi venne incontro. Ave Maria
    IV.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale foste ricevuta con tanto onore in cielo. Ave Maria
    V.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale sedeste alla destra del vostro Figlio in cielo. Ave Maria
    VI.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale foste coronata con tanta gloria in cielo. Ave Maria
    VII.Sia benedetta, o Maria, l’ora in cui vi fu dato il titolo di Figlia, Madre e Sposa del Re del cielo. Ave Maria
    VIII.Sia benedetta, Maria, l’ora nella quale foste riconosciuta Regina suprema di tutto il cielo. Ave Maria
    IX.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale tutti gli Spiriti e Beati del cielo vi acclamarono. Ave Maria
    X.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale foste costituita Avvocata nostra in cielo. Ave Maria
    XI.Sia benedetta, o Maria, l’ora nella quale cominciaste a intercedere per noi in cielo. Ave Maria
    XII.Sia benedetta. o Maria, l’ora nella quale vi degnerete di ricevere tutti in cielo. Ave Maria.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...sunta-2jpg.jpg






    SANTE MESSE CATTOLICHE "NON UNA CUM" CELEBRATE DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO IN ITALIA:


    "Sante Messe - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”
    www.oratoriosantambrogiombc.it




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».







    “In onore dei Beati Martiri di Otranto (festa 14 agosto).”
    https://forum.termometropolitico.it/...14-agosto.html
    “Gli 800 Martiri di Otranto.”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-otranto.html







    www.sursumcorda.cloud
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/
    “Carlo Di Pietro - Sursum Corda."
    https://www.sursumcorda.cloud/sostienici/libri.html
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/







    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»










    https://www.radiospada.org/
    http://www.edizioniradiospada.com
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/


    “14 agosto 2019 VIGILIA DELL'ASSUNZIONE DI MARIA SANTISSIMA.”





    https://www.radiospada.org/2019/08/l...ullassunzione/
    https://www.radiospada.org/2019/08/s...ne-di-maria-1/
    https://www.radiospada.org/2013/08/l...vergine-maria/

    “Per prepararsi alla solennità dell'Assunzione della Vergine.
    E qual visse l’amante Vergine, tale morì. Siccome l’amor divino le diede la vita, così le diede la morte, morendo ella, come comunemente dicono i Dottori e i SS. Padri, non di altra infermità che di puro amore, dicendo S. Idelfonso che Maria o non doveva morire o solo morire di amore.”
    https://www.radiospada.org/2019/08/a...a-buona-morte/
    https://i0.wp.com/www.radiospada.org...pg?w=960&ssl=1






    "14 agosto 2019: Eusebio di Roma, santo, sue reliquie sono visibili, unitamente a quelle dei martiri Orosio e Paolino preti e Vincenzo, nell’altare maggiore della chiesa di S. Eusebio all’Esquilino. La cassa di marmo, posta nel pavimento dietro l’altare maggiore, che un tempo conservava i resti di Eusebio, Orosio e Paolino, andò dispersa a causa delle grandi trasformazioni subite dalla chiesa.
    M.R.: 14 agosto - A Roma il natale del beato Eusebio, Prete e Confessore, il quale dall'Ariano Imperatore Costanzo, per aver difeso la fede cattolica, rinchiuso in una camera della sua casa, ivi, avendo perseverato costantemente sette mesi in orazione, si riposò in pace. Il suo corpo fu raccolto dai Preti Gregorio ed Orosio e fu sepolto nel cimitero di Callisto, sulla via Appia. [ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]"






    "Nel 555esimo della morte di Papa Pio II Piccolomini (18 ottobre 1405 - 14 agosto 1464) umanista e crociato.
    Il 14 agosto 1464 muore Papa Pio II Piccolomini, umanista e crociato."
    https://www.radiospada.org/tag/pio-ii/
    https://www.radiospada.org/2019/05/p...conte-dracula/






    "Il 14 agosto 1950 moriva a Roma il famoso Padre gesuita Lorenzo Rocci, sacerdote, fine latinista e grecista. Curatore del notissimo, dotto ed esaustivo dizionario "Greco-Italiano" in uso nei Licei classici per decadi e decadi."

    “[IN DIE ANNIVERSARIO] Un'accorata prece per i morti e per i vivi. Sancta Maria, Regina Genuae civitatis, ora pro nobis.”







    www.agerecontra.it | Sito del Circolo Cattolico "Christus Rex"
    http://www.agerecontra.it/

    "Centro Studi Giuseppe Federici - sito ufficiale"
    http://www.centrostudifederici.org/

    "sito dedicato alla crisi dottrinale nella Chiesa cattolica"
    http://www.crisinellachiesa.it/

    "Sito ufficiale del Centro Culturale San Giorgio"
    http://www.centrosangiorgio.com/


    C.M.R.I. - "Congregatio Mariae Reginae Immacolata" ("Congregation of Mary Immaculate Queen" "Congregazione di Maria Regina Immacolata"):
    http://www.cmri.org/ital-index.html





    https://www.truerestoration.org/


    https://novusordowatch.org/


    ": Quidlibet : ? A Traditionalist Miscellany — By the Rev. Anthony Cekada"
    http://www.fathercekada.com/

    "Home | Traditional Latin Mass Resources"
    http://www.traditionalmass.org/

    http://www.traditionalcatholicpriest.com/





    "Como ovejas sin Pastor"
    http://sicutoves.blogspot.com/


    https://moimunanblog.com/





    “Pro Fide Catholica | Le site de Laurent Glauzy”
    https://profidecatholica.com/


    https://johanlivernette.wordpress.com/


    https://lacontrerevolution.wordpress.com/


    https://sedevacantisme.wordpress.com/


    "Sede Vacante -"
    http://www.catholique-sedevacantiste.fr/


    http://wordpress.catholicapedia.net/




    Ligue Saint Amédée
    http://www.SaintAmedee.ch
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/?fref=nf
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum]. Pas de "motu proprio" chez nous : nous célebrons la Sainte Messe selon le missel de Saint Pie V.»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    14 août : fête des martyrs d'Otrante :: Ligue Saint Amédée
    “14 août : fête des martyrs d'Otrante.”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati...rs_otrante.jpg








    AVE MARIA!!!
    Ad majorem Dei gloriam
    - Per la maggior gloria di Dio!!! A.M.D.G.
    Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum. Amen.
    «O Santissima Trinità, vi adoro! Mio Dio, mio Dio, Vi amo nel Santissimo Sacramento!»
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

 

 

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