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    Lightbulb Può la liturgia cristiana realizzare la pace?

    2005-05-20

    Può la liturgia cristiana realizzare la pace?

    Risponde un seminario di studio tenutosi in Vaticano

    CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 maggio 2005 (ZENIT.org).- Che legame c’è tra la pace ed il mistero cristiano? Quale rapporto tra pace e liturgia, tra pace ed eucaristia? Per rispondere a queste ed altre domande il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in collaborazione con il Pontificio Ateneo S. Anselmo dei padre benedettini ha organizzato un seminario di studio in Vaticano il 19 e 20 maggio.

    Cinquanta tra esperti di liturgia, studiosi di dottrina sociale ed di scienze umane hanno discusso intorno al tema “Pace e Liturgia: un Itinerario di Ricerca” nel tentativo di approfondire e promuovere l’intimo legame che esiste tra le celebrazioni liturgiche e l’impegno sociale e politico per la pace.

    Il seminario si è aperto con un telegramma inviato ai partecipanti dal Santo Padre.

    Nel messaggio Benedetto XVI ha rivolto ai partecipanti un “beneaugurante pensiero” e auspicato che l’assise “favorisca una contemplazione sempre più viva dell’icona di Cristo principe della pace” al fine di suscitare un crescente e generoso impegno di promozione dei valori universali di “giustizia e solidarietà, nel rispetto dei diritti della persona umana”.

    Nell’introduzione al seminario il cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha indicato nella preghiera, nell’Eucaristia e nella comunione, le chiavi per fare della liturgia un cammino di pace.

    “La Chiesa lotta per la pace con la preghiera” è scritto al numero 519 del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa e Martino ha spiegato che “la preghiera apre il cuore non solo ad un profondo rapporto con Dio, ma anche nell’incontro con il prossimo all’insegna del rispetto, della fiducia, della comprensione, della stima e dell’amore”.

    In questo contesto, ha continuato il porporato, “la celebrazione eucaristica è fonte e apice per la vita cristiana, sorgente inesauribile di ogni autentico impegno cristiano per la pace”.

    Dopo aver ricordato i tanti rimandi alla pace e all’impegno per la pace presenti nella celebrazione eucaristica, Martino ha sottolineato come “il cristiano che partecipa all’Eucaristia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze della vita”.

    “L’immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra - ha continuato il Presidente del Dicastero vaticano - chiama più che mai i cristiani a vivere l’Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formano uomini e donne, che a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione”.

    Martino ha concluso rilevando l’esigenza di un approfondimento teologico da collegare con la vita pastorale della comunità ecclesiali affinché “la vita liturgica sia sempre più collegata con l’impegno sociale e politico per la pace”.

    Padre Albert Schmidt OSB, Rettore del Pontificio Ateneo S. Anselmo ha ribadito che l’impegno cristiano per la pace non può fare a ameno del corroborante sostegno dei misteri santi che si celebrano nella liturgia, ed ha ricordato come e quante volte nei vari passaggi della celebrazione eucaristica compare l’invocazione e l’impegno per la pace.

    Il padre gesuita Keith Peclers, professore alla Pontificia Università Gregoriana, ha parlato dei rischi di una dicotomia tra liturgia e vita pratica, facendo notare come alle celebrazioni liturgiche, che rinnovano il sacrificio di Cristo per la riconciliazione tra Dio e gli uomini e degli uomini tra di loro, spesso non segue un coerente impegno per la pacificazione nel mondo.

    Ha concluso la prima parte del seminario il professor Enrico Mazza dell’Università Cattolica di Milano, il quale, in un excursus storico, ha ricordato che nella liturgia delle origini il tema del raduno si sviluppa lungo la duplice linea dell’unità e della pace e che la liturgia alessandrina e il canone romano scelgono la linea della pace come frutto specifico dell’Eucaristia.

    tratto da agenzia Zenit

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  2. #2
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    2005-05-20

    Il Vaticano pubblicherà una nota pastorale su liturgia e pace

    Annuncio del cardinal Renato R. Martino

    CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 maggio 2005 (ZENIT.org).- La Santa Sede pubblicherà una nota pastorale sulla liturgia come grande scuola di pace, ha annunciato questo venerdì il cardinal Renato R. Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

    L’annuncio ha avuto luogo al termine di un seminario di studi svoltosi in Vaticano sul tema “Pace e liturgia: un itinierario di ricerca”, organizzato dal Consiglio in collaborazione con l’Ateneo Pontificio Sant’Anselmo di Roma, una delle istituzioni più prestigiose al mondo nello studio della liturgia.

    L’incontro cercava di “approfondire e promuovere l’intimo legame tra le celebrazioni liturgiche e l’impegno sociale e politico per la pace”, ha reso noto il Pontificio Consiglio in un comunicato inviato a ZENIT.

    In particolare, come aveva proposto lo stesso Benedetto XVI in un telegramma inviato ai partecipanti, l’iniziativa ha approfondito le questioni relative alla pastorale delle comunità ecclesiali che vivono in situazioni di conflitto e di guerra, con le sottostanti cause di povertà, sfruttamento, oppressione e odi etnici e razziali.

    La nota pastorale, che sarà redatta dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, secondo quanto reso noto dal cardinal Martino, illustrerà “i misteri liturgici come essenzialmente eventi di pace”.

    La liturgia verrà presentata “come grande scuola di pace, capace di formare ed educare alla pace e come ambito di discernimento cristiano e comunitario sulle responsabilità connesse alla promozione della pace”.

    tratto da


    agenzia Zenit

  3. #3
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    [QUOTE]Originally posted by uva bianca
    [B]2005-05-20

    Il Vaticano pubblicherà una nota pastorale su liturgia e pace

    Annuncio del cardinal Renato R. Martino


    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=168121
    Gilbert
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  4. #4
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    Questo sì che è un tema che, a mio modestissimo parere, ha bisogno di una bella "regolata" ufficiale!
    Quanto tempo, quante preziose energie sono state sprecate daii movimenti cattolici meno avveduti in manifestazioni di piazza contro la guerra (contro la guerra non significa affatto "per la pace")? Quanto poche sono state, di contro, le veglie, le preghiere, le processioni ed i gesti liturgici in genere, a favore della pace?

    Un'inversione di rotta sarebbe quantomai auspicabile.

  5. #5
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    non vedo pechè dovrebbe esserci, l'importante è essere "costruttori di pace" ( sempre nelle fede ovviamnte) poi il modo...

  6. #6
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    Predefinito Cristo è la pace

    OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

    Basilica di San Pietro
    Domenica di Pentecoste, 15 maggio 2005


    A ciascuno di voi, in modo personalissimo, il Signore dice: pace a voi – pace a te! Quando il Signore dice questo, non dona qualcosa ma dona se stesso. Infatti egli stesso è la pace (Ef 2, 14).
    .....
    Al suo soffio, al dono dello Spirito Santo, il Signore collega il potere di perdonare. Abbiamo udito in precedenza che lo Spirito Santo unisce, infrange le frontiere, conduce gli uni verso gli altri. La forza, che apre e fa superare Babele, è la forza del perdono. Gesù può donare il perdono ed il potere di perdonare, perché egli stesso ha sofferto le conseguenze della colpa e le ha dissolte nella fiamma del suo amore. Il perdono viene dalla croce; egli trasforma il mondo con l’amore che si dona. Il suo cuore aperto sulla croce è la porta attraverso cui entra nel mondo la grazia del perdono. E soltanto questa grazia può trasformare il mondo ed edificare la pace.
    .....
    La seconda immagine dell’invio dello Spirito, che troviamo nel Vangelo, è molto più discreta. Ma proprio così fa percepire tutta la grandezza dell’evento della Pentecoste. Il Signore Risorto attraverso le porte chiuse entra nel luogo dove si trovavano i discepoli e li saluta due volte dicendo: la pace sia con voi! Noi, continuamente, chiudiamo le nostre porte; continuamente, vogliamo metterci al sicuro e non essere disturbati dagli altri e da Dio. Perciò possiamo continuamente supplicare il Signore soltanto per questo, perché egli venga a noi superando le nostre chiusure e ci porti il suo saluto. “La pace sia con voi”: questo saluto del Signore è un ponte, che egli getta fra cielo e terra. Egli discende su questo ponte fino a noi e noi possiamo salire, su questo ponte di pace, fino a lui. Su questo ponte, sempre insieme a Lui, anche noi dobbiamo arrivare fino al prossimo, fino a colui che ha bisogno di noi. Proprio abbassandoci insieme a Cristo, noi ci innalziamo fino a lui e fino a Dio: Dio è Amore e perciò la discesa, l’abbassamento, che l’amore ci chiede, è allo stesso tempo la vera ascesa. Proprio così, abbassandoci, noi raggiungiamo l’altezza di Gesù Cristo, la vera altezza dell’essere umano.
    Gilbert

  7. #7
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    Originally posted by antonio
    up...

    Gilbert
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  8. #8
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    Originally posted by Gilbert

    Gilbert
    up è una cosa che si fa per riporare in alto un thread che si vuole rendere di nuovo visibile perchè lo si giudica particolarmnete importante o significativo

  9. #9
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    Originally posted by uva bianca
    up è una cosa che si fa per riporare in alto un thread che si vuole rendere di nuovo visibile perchè lo si giudica particolarmnete importante o significativo
    Grazie della spiegazione
    Gilbert
    Gilbert

  10. #10
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    A QUARANT'ANNI DALLA RIFORMA CONCILIARE
    TUTTE LE SORPRESE DELLA NUOVA LITURGIA

    LA MESSA IN CERTI CASI È STRAVOLTA:
    RESTA QUALCHE RIMPIANTO PER L'AUSTERITÀ PERDUTA

    Articolo di Mons. Alessandro Maggiolini
    pubblicato sul Quotidiano Nazionale di martedí 27 gennaio 2004




    A un dipresso cade in questi giorni il centenario di un documento di S. Pio X che proibiva le canzonette e le arie operistiche e invitava a riprendere il canto gregoriano nella celebrazioni liturgiche, specie durante la Messa. Cade anche il quarantennio della promulgazione della Costituzione sulla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Che dire? Forse il giudizio circa l’applicazione di queste direttive è ancora intempestivo. Né basta il tono enfatico è un po’ vuoto di chi esalta l’utilizzazione della lingua volgare, si entusiasma per l’abbondante presenza della Bibbia nei riti della Chiesa, si compiace di una liturgia più vicina ai gusti della gente.
    Una valutazione documentata e saggia risulta impervia. Anche perché molti credenti attuali non hanno né potuto gustare le celebrazioni austere ed eleganti _ di stile benedettino _ della prima metà del secolo scorso, né si sono sentiti prepotentemente attratti e coinvolti da una sacralità in gran parte perduta, che ha finito per copiare, spesso senza accorgersene, spettacoli televisivi, arcigni o frivoli che fossero.
    Qualche esempio. La Scrittura. Già essa è difficile da interpretare e da capire, soprattutto se seguita da prediche che sembrano dotte _ chissà _ lezioni di esegesi e lasciano freddo il cuore; o sono occasioni per puntate politiche, operaistiche, terzomondistiche le quali magari tirano il sacro testo per i capelli; o sono semplicemente lunghe e noiose tiritere.
    Ancora. I canti. Che spesso sono lagne o ballabili che poco han da spartire con la preghiera. Qualche eccezione non guasta.
    Ancora. Gli attori del rito. Laici talvolta improvvisati che ignorano teologia e catechismo. O, più frequentemente, preti che, dopo aver tanto perorato la promozione del laicato, si comportano da padroni del rito. Macché norme ecclesiali. Ciò che importa è la spontaneità. E una Messa cambia molto se il celebrante ha digerito bene o no, se è euforico o depresso, se è in vena di lisciate o di invettive ecc. Qualcosa come degli happening. I praticanti hanno il diritto di sapere quanto duri una cerimonia e che cosa li attenda, se vi partecipano.
    Ancora. Il silenzio. Si riesce a creare un clima di mistero _ e a pregare _ se l’accavallarsi delle didascalie, dei gesti, delle formule recitate al galoppo non lasciano un istante di silenzio in cui uno che vuole che vuole sia se stesso davanti al suo Signore?
    Si potrebbe analizzare a lungo. Avendo anche un poco di pietà per noi sacerdoti che abbiamo dovuto improvvisarci attori, registi, direttori di cappella ecc. quasi da un giorno all’altro. Ma i “semplici” fedeli sanno di avere, anche in liturgia, diritti da far valere? Meglio se con garbo.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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