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Ma per i Ds non cambia nulla. Anche senza Rutelli, è sempre corsa al centro
Cosa accadrà dei Ds se non si farà la lista unitaria? Fino a qualche giorno fa la domanda era ben diversa: i Ds spariranno dopo le elezioni del 2006?
Se oggi la Margherita confermerà il suo “no” al listone riformista, e se il 25 maggio il vertice della Fed prenderà atto dell’impossibilità di proseguire su questa strada, il progetto riformista non si fermerà. Per i Ds, tale progetto prescinde persino dalla stessa Fed. Da anni, oramai, il maggior partito della sinistra cerca di trasfigurare se stesso per arrivare ad un approdo moderato. L’occasione data da Prodi, con l’ipostesi di una Federazione riformista, è stata usata dalla Quercia per presentare la propria mutazione non come la volontà di superare la propria collocazione a sinistra, ma come un passaggio unitario per fare l’ennesima “cosa” più o meno nuova. Dire agli iscritti, per l’ennesima volta, “cambiamo nome, cambiamo ideologia” probabilmente avrebbe generato una comprensibile ripulsa. Usare la spinta unitaria di chi vuole vincere e spazzare via Berlusconi, servirsi di un nome e di un simbolo caro ai propri elettori (l’Ulivo), richiamarsi alla “svolta” di Occhetto (il quale, guarda caso, oggi simpatizza per Rifondazione) e persino al “riformismo togliattiano” per giustificare l’ulteriore virata al centro, sono state operazioni di dissimulazione che hanno nascosto molto bene la vera essenza del progetto riformista.
Ora, c’è da chiedersi se uno stop alla lista unitaria fermerà questo processo. Se, cioè, i Ds torneranno a collocarsi stabilmente a sinistra o, al contrario, se la rincorsa al centro continuerà. Temiamo la seconda ipotesi, e i segnali sono abbastanza chiari in questo senso.
Il primo è la contestatissima intervista di Fassino dell’altroieri. Il segretario dei Ds in sostanza dice che il progetto della Fed andrà avanti anche senza la Margherita, e segnatamente senza Rutelli. Il che apre due scenari: il primo è una scissione della Margherita che porti i prodiani a costituire la Federazione insieme a Ds e Sdi; il secondo è che gli stessi Ds diventino, in un certo modo, il partito riformista anche senza i propri partner.
L’altro segnale è più legato ai contenuti. In queste settimane si è assistito ad uno scavalcamento al centro dei Ds nei confronti della Margherita: D’Alema sull’uso della forza militare, Bersani sul dialogo con il centrodestra sin materia di economia, Nicola Rossi sugli statali che “chiedono troppo”, oltre alla rinnovata contrarietà a cancellare le leggi di Berlusconi ribadita nel convegno di ItalianiEuropei e da D’Alema in occasione del premio di Aprile. Fabio Mussi ha descritto bene il quadro: se si rincorre la lepre della Margherita, quella scappa. Così è accaduto. Ma adesso che la lepre è scappata, i Ds non finiranno di rincorrerla. Competition is competition: e la competizione semmai si farà più aspra e sempre più al centro.
Nel frattempo dalemiani e fassiniani litigano quasi tutti i giorni: ieri la Velina rossa di Pasquale Laurito si è scagliata nuovamente contro il segretario della Quercia per la sua tiepidezza nel sostenere Luciano Violante come candidato della Corte costituzionale.
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