Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    avdacia imperat
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    Predefinito noreporter sulla situazione sudafricana

    Buongiorno,
    Siamo un gruppo di persone che , dopo essere venuti a conoscenza della tragedia che stanno vivendo i Boeri in Sudafrica, hanno deciso di dare vita ad alcune iniziative tendenti alla sensibilizzazione dell'opinione
    pubblica. Nessuno dovrebbe rimanere insensibile davanti ad alcune immagini che testimoniano la fredda e barbara volontà di sterminio dei coloni Boeri. Come scritto sul volantino che stiamo divulgando l'omicidio e, spesso, lo stupro e la tortura , valgono all'aggressore 250 dollari che, aggiunti all'odio razziale ampiamente fomentato dall’ANC (il partito marxista al potere ) hanno fatto in modo che la situazione sia diventata insostenibile. Oltre a questo ci domandiamo anche perché di tale genocidio non si parli assolutamente ! perché le associazioni che tanto spesso e con tanta solerzia si muovono in difesa dei “poveri” e dei “reietti” del mondo non alzano un dito per i Boeri?
    Noi abbiamo ipotizzato una risposta . I Boeri sono di origine Olandese,Tedesca o Belga, quindi bianchi, e un massacro perpetrato da neri contro bianchi non solo non fa notizia ma nemmeno merita di essere fermato. Ci teniamo ad aggiungere anche che questa campagna non è “sponsorizzata” da nessun partito o movimento . Siamo cittadini comuni che usano il proprio tempo e le proprie risorse per fare in modo che simili barbarie possano essere fermate e che un domani …non avvengano anche da noi. Saremmo
    grati per ogni Vostro interessamento e Vi invitiamo a visitare il nostro sito:

    http://it.geocities.com/caccialbianco/

    Oltre a questo inizieremo al più presto una capillare diffusione di informazioni su internet e tramite volantinaggi ,anche davanti al consolato Sudafricano . Certi di un cortese riscontro ci diciamo fin d’ora
    disponibili per qualsiasi contatto. A tal fine inviamo nostro indirizzo di posta elettronica dove raggiungere uno degli organizzatori di questa campagna .
    caccialbianco@yahoo.it


    da www.noreporter.org

  2. #2
    Paul Atreides
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  3. #3
    Simply...cat!
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    E' da 2 giorni che provo a leggere un'ottimo articolo sul Corriere di ieri,ma ho problemi a loggarmi.

    Comunque il titolo è:

    "Sudafrica,il governo ai 250000 bianchi espatriati:vi prego,tornate a casa".

    Dev'essere un articolo molto gustoso.

    Da una ricerca dell'archivio del Corriere:

    Corriere della Sera (1 giugno, 2005)
    Sezione: emigrazione - Rilevanza: 6%
    Lo spot del Sudafrica: «Bianchi, tornate a casa»
    (5864 bytes)

    Farina Michele

  4. #4
    Paul Atreides
    Ospite

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    Grazie a Dragonball, ecco l'articolo uscito sul Corsera



    mercoledì, 1 giugno, 2005
    EMIGRAZIONE
    016
    Lo spot del Sudafrica: «Bianchi, tornate a casa»
    Campagna pubblicitaria per richiamare i 250 mila andati in esilio nel dopo apartheid: « C' è bisogno di voi »
    Gli appelli e le promesse non fermano l' esodo. Un italiano che vive a Johannesburg: « Sono pronto a emigrare in Australia, per i nostri figli qui non c' è futuro »

    « In Sudafrica mi hanno rapito due volte. Vivevo con la pistola sul comodino. In Nuova Zelanda vivo in un paesino di 50 mila abitanti. Su 90 medici, noi sudafricani siamo venti. Si sta con la porta aperta anche la sera. Possono fare tutte le campagne pubblicitarie che vogliono, ma indietro non torno » . Questo dice il dottor David van Buuren al settimanale di Johannesburg Sunday Times . « Indietro non torno » . Non è l' unico a pensarla così. Un terzo dei sudafricani bianchi laureati in medicina dal ' 90 al ' 97 sono all' estero. A partire sono i giovani ingegneri in cerca di lavoro, ma anche chi è diventato grande con l' apartheid, quando anche le autopsie ( per dirne una) obbedivano alle leggi della segregazione razziale e gli studenti neri non potevano sezionare cadaveri bianchi ( ma non viceversa). Quel regime è finito: nei grandi magazzini di Melville, nel centro di Johannesburg, i ragazzini si distinguono per la marca del telefonino più che dal colore della pelle. Sarà per questo che l' « esodo bianco » continua? Negli ultimi 11 anni, dalle prime elezioni democratiche del ' 94, almeno 250.000 sono andati altrove. Gran Bretagna ( 155 mila), Australia ( 83 mila). Partono quelli dai 20 ai 40 anni, molti laureati, ma anche i padri di famiglia. C' è chi pensa di farli tornare indietro, di fermare questo « brain drain » . Come? Con una campagna pubblicitaria che ha un nome toccante, e anche un po' tonitruante: « La rivoluzione del ritorno » . Potete darci un' occhiata al sito Internet www. homecomingrevolution. co. za . E' un mix tra la pubblicità progresso e l' agenzia turistica, una foto forse con il mare di Cape Town, la silhoutte di un uomo con le braccia alzate, la freccia multicolore che ricorda l' arcobaleno simbolo della « Rainbow Revolution » di Mandela. Ogni mese 10 mila visitatori. Anche il dottor Van Buuren ci ha fatto una capatina, dalla sua casa senza serrature in Nuova Zelanda. A quelli come lui l' organizzazione non governativa guidata da Angel Jones indirizza i dépliants distribuiti presso le ambasciate in giro per il mondo. Il messaggio è rassicurante: non abbiate paura, il Paese sta cambiando per il meglio, tornate. Nel sito Internet scorrono notizie positive: il Sudafrica è la 25esima economia mondiale, la 15esima Borsa, il terzo Paese per la bontà dell' acqua dal rubinetto, ha il record della « via del vino » più lunga, Moody' s ha appena aumentato il rating... Basterà a convincere chi viveva con la Browning 9 millimetri sul comodino? Non fa testo un' attrice come Charlize Theron, che ogni tanto va a Johannesburg per una photo opportunity con il vecchio Nelson per poi ri fiondarsi a Beverly Hills. In quanti sono tornati? Gli alfieri della « Homecoming revolution » , intervistati dal quotidiano francese Le Monde , non forniscono dati. Certo sembra una campagna persa, se si presta ascolto a un modenese di 42 anni che vive in Sudafrica dal 1971. Parla al Corriere da Johannesburg, non vuole che esca il suo nome perché ha un po' paura. Ha deciso anche lui di emigrare in Au stralia, ma non è sicuro di farcela. Ha la mamma anziana e le autorità australiane, dice, fanno un po' di resistenza nel dare un visto a una signora di 75 anni. Perché C. F. si è disinnamorato del Sudafrica? « Io qui vivo bene, ho un' attività di consulenza aziendale, non ho visto diminuire il mio tenore di vita. Sono cresciuto nelle scuole pubbliche, con i neri. Quando l' apartheid è finito non temevamo il governo di Mandela, ma una controrivoluzione violenta degli estremisti bianchi » . E adesso? « Sono preoccupato per i miei due figli. Il loro futuro. Sarà sempre più difficile trovare lavoro, soprattutto per i maschi » . Perché? « Con la cosiddetta discriminazione positiva, il governo del l' Anc sta riducendo gli spazi per i bianchi » . L' idea è di privilegiare i neri e le donne nelle assunzioni, con un sistema di quote, per creare una black middle class . « Invece stanno ottenendo l' opposto: fanno crescere una élite nera accanto a quella bianca. A perderci saranno i miei figli » . La pensano così tanti bianchi della classe media: Joe, assistente sociale incontrato sulla riva dell' Orange ( figlia felice infermiera a Londra) come Andrew, tecnico di Johannesburg che sfidò il regime facendo abbattere ( quan do Mandela era ancora in prigione) il muro che divideva il suo quartiere dal ghetto di Tamboville ( « ora mio figlio non potrà andare all' università per quelle maledette quote » ) . Discriminazione al contrario? Nadine Gordimer, Nobel per la Letteratura, ride sarcastica quando osserva che la prima domanda che le rivolgono i giornalisti stranieri è sempre la stessa: come se la passano i bianchi? « Come se le sorti di 6 milioni di privilegiati contassero più dei 35 milioni di neri di questo Paese » . Certo, il 10% dei bianchi vive sotto la soglia di povertà. Ma il reddito medio di una famiglia bianca è di 190.000 rand l' anno ( più di 20 mila euro) ed è in costante crescita. Quello dei neri è di 43 mila rand. Anche Bobo vorrebbe emigrare, vedere il mondo. Un anno fa teneva una scalcinata biblioteca civica a Soweto, faceva l' allacciatore abusivo « ufficiale » di energia elettrica ( con tanto di tuta azzurra) e a tempo perso ha fatto da guida al Corriere per una settimana. Orfano, con i fratelli sul gobbo, non ci stava dentro con i soldi. Adesso fa il becchino, si è messo nel ramo pompe funebri: nel Paese che è la culla dell' Aids un lavoro sicuro. La fuga all' estero, e l' eventuale « rivoluzione del ritorno » , è un lusso che non può permettersi. « Il Sudafrica è mezzo pieno. Quindi tornate a casa » . Lo spot con il bicchiere ( a sinistra) fa parte della campagna pubblicitaria lanciata dalla organizzazione non governativa « Homecoming revolution » per far rientrare 250.000 bianchi che hanno lasciato il Paese dal ' 94. Gran Bretagna e Australia i Paesi preferiti
    Farina Michele

  5. #5
    NEOFASCISMO........
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    SALERNO ovviamente
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    Predefinito ciò che neonazionalista non potrà mai

    apprezzare è proprio questo. Un neofascista è persona sensibile, "sente" determinate odiose ingiustizie, come se gli accadessero personalmente. E' il caso dei palestinesi, popolazione particolarmente sfigata laddove le caratteristiche dei loro aguzzini ci aiutano ad essere simpatizzanti con i palestinesi. Gli irlandesi che raccolgono la simpatia degli antinglesi....ecc. gli indiani d'America......i tibetani....TUTTI HANNO AVUTO UNA PROPRIA RIBALTA........TUTTI HANNO AVUTO PROPRI SPONSOR ......UN FILM......UN RACCONTO.....UNA TESTIMONIANZA.......UNA CANZONE.....La questione dei boeri è relativamente recente e non riceveranno la solidarietà di nessuno......proprio loro che han fatto fiorire il deserto. Qualcuno potrà far notare che lo Stato Sudafricano era alleato di israele.......ma questo, con i boeri perseguitati con c'entra?
    Abbiamo simpatizzato per le popolazioni più strane, OGGI FORSE è IL CASO DI SCHIERARSI DALLA PARTE DEI NOSTRI SIMILI!
    SALUTI BIANCHI

  6. #6
    Paul Atreides
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    La lotta a fianco del popolo boero deve concretizzarsi non solo nell'incessante denuncia del genocidio subito dai farmers ma soprattutto nell'appoggio alla nascita di uno Stato boero nell'Hoedspruit. Questo perché, in nome dell'autodeterminazione dei popoli, il Boerevolk ha diritto ad una sua patria.

  7. #7
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    DIAMO UNO STATO AI NOSTRI FRATELLI BIANCHI


    Libertà e autodeterminazione per il popolo boero

  8. #8
    fedalmor
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    In origine postato da Neonazionalista
    ecco perchè si prende lo 0,0%
    iniziative che non gliene frega una emerita cippa a nessuno
    Per quanto reputi validissima l'iniziativa di cui sopra... il tuo discorso non fa una piega...

  9. #9
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    L'impressionante degrado del Sudafrica è invece un argomento essenziale perché mira ad illustrare come finisce il ''sogno multirazziale'' sbandierato ai 4 venti dai soliti beoti ''occidentali''.

    E' innanzitutto una battaglia d'informazione, ovviamente. E fuori dagli schieramenti politici. Cosa che, se si fosse letto il messaggio iniziale, sarebbe chiarissima.

    Appunto, se...

  10. #10
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    Rispetto le ragioni di chi si sente coinvolto da questa faccenda, ma per quel che mi concerne nessuna solidarietà.
    Tra l'altro, al di là di ragioni di legittimità morale, chi impediva ai bianchi del Sudafrica di tenersi il potere? Chi non si sa difendere è nella logica delle cose che soccomba, così come soccomberemo noi in Europa se non ci diamo una svegliata una buona volta. E non sarà certo la querula e inutile solidarietà di qualcun altro a salvarci. Tenendo conto poi che noi, a differenza loro, siamo in casa nostra e quindi siamo nel nostro pieno diritto, solo che siamo così coglioni che ci rinunciamo deliberatamente.

 

 

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