Il Pdl respinge l'invito di Bersani: "Non rinunciamo al processo breve". Riforme in salita
Il Pdl respinge l'invito di Bersani: "Non rinunciamo al processo breve". Riforme in salita - l'Unità.it
Bersani l'aveva già detto e ieri l'ha ribadito in un'intervista. Per parlare seriamente di riforme e di giustizia il Pdl dovrebbe togliere di mezzo il macigno del "processo breve" che una riforma proprio non è. ma le prime reazioni del Pdl fanno capire che Berlusconi ha dato ordine di andare avanti a tutti i costi. "Quello di Bersani è un diktat", tuona Maurizio Gasparri. "Bersani abbassi le ali", consiglia il presidente del gruppo Pdl al Senato.
Anche Italo Bocchino, vice presidente del Pdl alla Camera, reagisce male: "Bersani chiude al dialogo. La sinistra non è in grado di affrontare alcun cambiamento nel Paese per mancanza di linea. Ha scelto come unico argomento politico l'odio verso gli avversari". Al netto della propaganda vuol dire che il processo breve è quel che interessa a Berlusconi, tutto il resto è in secondo piano.
Stessa linea daNe è convinto anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati Pdl, che giudica le condizioni imposte da Pier Luigi Bersani "esose ed unilaterali": "Il centrodestra non intende essere spennato come un pollo. L'originario testo di Violante può diventare base di discussione ma va modificato specie nel punto riguardante il premier".
Non intende abbandonare il processo breve neppure il ministro per l'Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi che suggerisce al Pd "un sussulto di pragmatismo e disponibilità: apra sul processo breve". E' una "questione di principio" a cui il centrodestra non vuole rinunciare.
29 novembre 2009




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