A Bologna un corteo tutto contro Cofferati
Rifondazione minaccia di uscire dalla giunta: «Più che un sindaco, è un podestà»
La sinistra e i no global che lui stesso guidava in piazza quand’era ancora sindacalista, oggi gli scaglia contro proteste e cortei. E punta al suo annientamento politico con parole durissime. Perché il corteo di ieri è tutto contro il sindaco Sergio Cofferati, responsabile, a giudizio dell’ala radicale dell’Unione, di essere “di destra”.
Tra i vertici di Rifondazione c’è chi chiede apertamente ai loro compagni consiglieri comunali di uscire dalla giunta dell’ex sindacalista, accusato di esercitare «un autoritarismo degno di un podestà». Allusione offensiva al titolo fascista.
Diessini e Margherita non aprono bocca. Subiscono anche loro e basta. Ieri hanno sfilato a Bologna i No Global, gli studenti, i Centri sociali, i Verdi, i Cobas, l’Rdb e la Fiom, apparentemente per chiedere la scarcerazione dei tre no global finiti in manette per aver occupato alcune sale di un edificio in via del Guasto, nel centro storico del capoluogo emiliano. In realtà, si tratta di un avvertimento. L’ultimo.
Con i manifestanti c’era Titti De Simone, occhi, orecchie e bocca di Fausto Bertinotti. «La disobbedienza civile non violenta - dice la parlamentare - è il sale della democrazia. Un’occupazione è equiparabile al picchetto in fabbrica». Secondo la De Simone, in questa azione giudiziaria «non c'è la responsabilità» del sindaco ma... c’è un ma... «Occorre aprire una discussione in città che riguarda gli spazi per portare avanti lotte sociali e disobbedienza civile non violenta». Nel mirino della parlamentare di Rifondazione «la rigidità con cui il sindaco sta affrontando il dibattito politico su bisogni e diritti che riguardano la casa, il lavoro precario e le forme di lotta sociale».
Insomma, Cofferati ne ha fatte troppe. La prima è non accettare di sforare il bilancio comunale. «Ha bloccato il premio di 400 euro promesso da Guazzaloca ai dipendenti comunali», sostengono i sindacalisti inferociti. Non solo. Pressata dalle proteste di cittadini votanti, ma anche da Prefettura e Procura, in aprile la giunta ha sollecitato operazioni di sgombero nei confronti dei nomadi occupanti abusivi di un edificio in via Roveretolo. Le proteste sono partite, in primis, da don Oreste Benzi, dell'associazione ''Giovanni XXIII'', a seguire quelle di Rifondazione, dei Verdi, dei centri sociali. «L'amministrazione non tollera violazioni di legge, anche nei confronti di via Roveretolo», è stata la risposta secca del primo cittadino. Con Rifondazione il rapporto si è fatto impossibile, siamo di fronte a un ultimatum: o condivide il programma, anche in tema di immigrazione e “bisogni spirituali” dei giovani, o esce dalla maggioranza.
Sui “bisogni giovanili” Cofferati è stato altrettanto esplicito: niente bevute di birra per strada dopo le 10 di sera, troppa pipì e troppo baccano per le vie. Di più. Niente occupazioni abusive da parte di centri sociali e loro sostenitori, diversamente arriverebbe la polizia. Come in effetti è arrivata mercoledì scorso, al circolo “Passepartou”, per sgombrare gli astanti, i quali secondo le forze dell’ordine hanno opposto resistenza e sono finiti in galera. Apriti cielo. Tra venerdì e ieri sono arrivati gli autonomi da mezza Italia.
«Sono un cittadino di Bologna che farà le cose normali che i cittadini di Bologna fanno il sabato: vado a fare la spesa», ha commentato ieri il sindaco, disteso e sorridente. mentre i no global che un tempo egli stesso guidava, lo accusano di “complicità” con la Procura. Ma lui, il sindaco, “il Cinese” non ha nessuna intenzione di restare chiuso a Palazzo d’Accursio per seguire la manifestazione, che si sarebbe conclusa proprio sotto la sede del Comune.
In pochi lo difendono. Massimo D’Alema, memore del filo da torcere ricevuto quando il Cinese era capo della Cgil, non sta muovendo un dito. Ha voluto la bicicletta? Pedali. Silenzio dai vertici “neocentristi” della Margherita. I Verdi e Rifondazione lo biasimano apertamente.
Interviene timidamente il costituzionalista Ds, Augusto Barbera: «Le accuse contro il sindaco Cofferati mi sembrano decisamente eccessive. Anche un sindaco di Rifondazione non avrebbe potuto fare diversamente», sostiene, riguardo il tentativo di ripristino della legalità nella città. Inutile ricordare che la zona interessata dallo sgombero è diventata luogo di incontro degli spacciatori di mezza Italia: «Cofferati sta solo cercando di ripristinare l’ordine». Parole al vento.
In una dichirazione congiunta, Marco Ferrando, della direzione nazionale del Prc, e Michele Terra, del Comitato Politico Nazionale dello stesso partito, dicono la loro: «Nessuno può nascondere l’evidenza che tale azione repressiva sia stata agevolata dalle politiche del sindaco e dalle sue dichiarazioni sulla legalità, dalle modalità di gestione che il sindaco ha di questa città negandosi al confronto e proponendo un autoritarismo degno di un podestà. La costruzione di un’opposizione sociale e politica a Cofferati non è più rimandabile, in tal senso la nostra richiesta di passaggio all’opposizione di Rifondazione Comunista appare come l'unica proposta razionale».
[Data pubblicazione: 22/05/2005]




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