"Noi parroci non abbandoniamo i divorziati"
I divorziati cattolici non vogliono stare nell'angolo, chiedono spazio e lo chiedono nella celebrazione eucaristica. Lo sa bene padre Giuseppe Medili, 32 anni, di Santa Maria del Carmelo a Mostacciano, il parroco più giovane della città. Don Giuseppe punta l'indice sui corsi di preparazione al matrimonio. "Non preparano veramente, c'è bisogno di lavorare lì. E dobbiamo riflettere sugli strumenti che diamo a chi si sposa. Un prete fa prima 5 anni di seminario e poi se va in crisi ha tutt'intorno una serie di figure spirituali. Una coppia che punti di riferimento ha? Solo familiari e amici che dicono "non ti preoccupare"". Poi continua: "la chiesa sta cercando di far sentire la sua vicinanza ai divorziati, vuol essergli accanto. Siamo in una fase molto delicata: è qualunquistico parlare di comunione sì o no. E' in corso una riflessione seria, la Chiesa sta anche valutando il tipo di formazione cristiana che viene impartita ai giovani: in una società in cui niente è per sempre, e tutto finisce domani, figuriamoci il matrimonio...". Da lui, arrivano divorziati di tutte le età, persone che ora convivono dopo il fallimento di un matrimonio. "Frequentano la chiesa e la maggior parte soffre". Don Giuseppe li spinge verso i gruppi dei separati, l'ascolto della parola, i rosari, le via crucis. "Celebrazioni in cui non si sentono mai esclusi. Certo però devono anche frequentare la messa". Ed ecco il problema: "Chi sono io per discernere? Penso che nessuno abbia questo potere. I sacramenti non sono nostri, valutazioni personali non hanno senso". E allora, che fare? "Come dobbiamo comportarci, con chi è stato abbandonato senza averne colpa?", ha chiesto don Lucio, parroco della Santissima Trinità, a Villa Chigi, a Benedetto XVI. "E' un problema - conferma don Marcellino, viceparroco della Santissima Trinità - bisogna trovare una soluzione che salvi i principi". E' una vita che s'interroga monsignor Guido Chervault, 84 anni, ex responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi, rettore di S.Maria dell'Orazione. Da lui, che ora non si muove più tanto, vanno i divorziati in cerca di conforto. "Il problema grosso è che non si sa vedere la differenza tra innamoramento e amore. La gente si separa quando viene meno l'innamoramento. Questa confusione è la causa principale delle separazioni e ne è responsabile la tv: mostra la vita coniugale solo come un innamoramento. Mentre l'amore è sacrificare se stessi per il bene dell'altro, l'amore è un fatto di volontà". Chervault non dà molte chance, s'appella solo al processo canonico. "Bisogna sapere se il matrimonio come è stato celebrato è valido o no. Sono previsti tanti casi per l'annullamento, esempio se uno si è sposato senza credere veramente nel sacramento".




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