Firmò l’appello sulla bancarotta. Rimosso dall’incarico
«UNA MOTIVAZIONE Fragilissima, destinata a scatenare polemiche perché, anche se lavoriamo per l'amministrazione, non siamo magistrati con la mordacchia»: è il giudizio dell'ormai ex capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Giovanni Schiavon, licenziato dal Guardasigilli, Roberto Castelli, perché ha aderito all' appello firmato da 150 giuristi contro la riduzione delle pene per i responsabili di bancarotta fraudolenta.
«Rispetto la decisione - ha aggiunto - ma rifiuto il metodo mortificante». Dal ministero non si esclude che la decisione del ministro abbia effettivamente quell’origine ma si precisa che per il passaggio al Berlusconi bis tutti gli incarichi direttivi sono stati rinnovati, ad eccezione del capo degli ispettori. Ora lo sostituirà il magistrato napoletano Arcibaldo Miller. Non era un mistero che i rapporti tra lo 07 del ministero e guardasigilli non fossero distesi. Così, venerdì scorso, Castelli ha annunciato con una telefonata a Giovanni Schiavon di averlo sostituito. Arcibaldo Miller ha sentito il collega per dirgli che avrebbe preso il suo posto e ne ha ottenuto gli auguri. Ma Schiavon gli ha annunciato che non condivide questa decisione che danneggia tutti i magistrati. Ha ragione, dice il presidente dell'Ann, Riviezzo: «Anche i magistrati che ricoprono incarichi al ministero della Giustizia godono della prerogativa dell'indipendenza. È certo nella responsabilità del ministro scegliersi i collaboratori. Ma più volte il Csm ha sottolineato che le toghe addette al ministero conservano lo statuto dei magistrati con le relative garanzie di indipendenza».




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