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  1. #1
    anticomunista
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    Predefinito la necessità dell'anticomunismo

    L'anticomunismo come terapia individuale e di gruppo

    di Raffaele Iannuzzi - 2 luglio 2004


    Gianni Baget Bozzo lo pensa, lo dice, lo scrive da una vita: l'anticomunismo è un dovere morale. Giustissimo! E' veramente cosa buona e giusta, non v'è dubbio alcuno. Ed io voglio rincarare la dose articolando un pò i termini della questione.

    La concezione classica, greca ed anche cristiana, della vita e dell'educazione ha sempre sostenuto che l'uomo è strutturato fondamentalmente secondo una duplice dinamica, da un lato, la virtù, dunque l'ethos individuale, l'etica, il mos maiorum secondo i latini, introiettato e reso pensiero personale; dall'altro, il pensiero individuale, il retto pensiero, la recta ratio secondo la sana e buona scolastica: l'uomo, in quanto tale, è dotato di virtù eccellente e retto pensiero. Tutto questo evidentemente all'interno di un impasto di mozioni ed emozioni variamente in moto a seconda delle situazioni e delle reazioni individuali. Come si sa, credere ed amare sono un tutt'uno, ciò vale anche per il costume etico individuale e la retta ragione: la persona è sempre unità complessa e genialmente stratificata.

    Ebbene, se applichiamo questa concezione al contesto dell'anticomunismo necessario abbiamo questa soluzione: l'anticomunismo è non solo necessità morale, ma anche necessità terapeutica, funzione necessaria, per così dire, al buon andamento della psiche e del pensiero.

    Perché? In primo luogo, perché il comunismo, in se stesso, è una malattia del pensiero e dello spirito. Esso millanta la possibilità totalizzante da parte dell'uomo di risolvere il problema della felicità e della giustizia annientando, sic et simpliciter, ogni angolo di libertà d'azione dell'uomo, che non sia previamente definita ed inserita nell'organigramma ideologico dominante. Una mostruosità assoluta che non ha pari nella storia dell'umanità. Inoltre, una malattia psichica che trae alimento da una evidente distorsione cognitivistica detta, in termini tecnici, del "tutto o niente"; in sostanza, una forma criptonichilistica che vorrebbe ridurre l'uomo dettando la formula diabolica: egli "non è nient'altro che...". E chi ha mai visto un' altra concezione più micidiale e distruttiva di questa?

    E'una pura malattia psichica che poi alimenta una deformazione spirituale, che potremmo dire di tipo gnostico, la quale prevede la presenza di una setta di "puri" e "sapienti" alla guida di questo "processo di trasformazione dell'umanità". Essere anticomunisti, quindi, equivale a preservare la psiche e lo spirito da questo cancro divorante. Questa visione ideologica è totalmente contraria alla sana concezione occidentale fondata sul duplice fondamento classico-cristiano.

    La barbarie, che ha modellato una selva di "idee assassine", come ha mirabilmente scritto Conquest, è stata sotto gli occhi di tutti non solo ad Est, ma anche - eccome! - ad Ovest, in pieno Occidente, nelle università italiane, nei salotti radical-chic, nelle fondazioni cosiddette "culturali", nelle scuole, perfino nei condomini e nei consigli di classe degli istituti superiori: una malattia dilagante, devastante, il trionfo del male all'interno dell'anima e della società. Non basta tutto questo per essere consapevolmente anticomunisti?

    L'anticomunismo è l'unica strategia terapeutica possibile per salvare la psiche e lo spirito dalle distorsioni cognitivistiche, dal perfettismo già stigmatizzato da gente come Rosmini e von Hayek e dalla violenza ideologica.

    Quando i cattolici erano veramente cattolici, comprendevano queste cose "a pelle", senza bisogno di particolari delucidazioni. Un uomo del calibro di Francesco Faà di Bruno, già nel tardo XIX secolo, così si esprimeva: "Il comunismo è una falsa teoria, condannata dalla Chiesa, ma condannata prima ancora dal buon senso". Ed il buon senso è il fondamento stabile della retta ragione, il nucleo di anticorpi adeguati a regolare la sanità della psiche.

    Colui che ancora oggi si professa comunista è, dunque, un uomo malato nella psiche e nello spirito? Inutile giudicare le persone, basta l'evidenza della verità, basta ed avanza.

    Raffaele Iannuzzi

    http://www.ragionpolitica.it/testo.2380.html

  2. #2
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    Predefinito

    In origine postato da ariel
    Colui che ancora oggi si professa comunista è, dunque, un uomo malato nella psiche e nello spirito? Inutile giudicare le persone, basta l'evidenza della verità, basta ed avanza.

    Raffaele Iannuzzi

    Ariel, ti rendi conto? Questo Iannuzzi ti sta dando di malato!

    Insomma, anche se sei un comunista, ti difenderò! Nessuno può darti di malato senza il mio permesso!

    (anche se qualche problema di psiche ce l'hai, ma vedrai che ti curerò! Ti farò tornare quel comunista che per ora sei solo inconsapevolmente ).
    _______________________
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  3. #3
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    Amore e odio
    Tratto dal libro: «Il fanciullo difficile» di Alexander S. Neill

    Ordina il libro

    L’amore e l’odio non sono degli opposti. L’opposto dell’amore è l’indifferenza. L’odio non è altro che amore passato sul rovescio della medaglia perché contrariato. L’odio comporta sempre in sé un timore. Lo vediamo chiaramente nel caso del fanciullo che odia il fratellino più piccolo. Il suo odio è causato dal timore di perdere l’amore materno e inoltre dal timore dei propri pensieri cattivi nei confronti del fratello. Guglielmino odiava il padre che era appena tornato dalla guerra, perché temeva in lui il rivale che gli avrebbe tolto il potere e la madre. Quando la mia ribelle scolaretta, Ansi, arrivò alla scuola incominciò col prendermi a calci per farmi andare in collera. Ero per lei il disgraziato sostituto del padre. Essa odiava e temeva il padre. Non le era stato consentito di sedersi sulle sue ginocchia; e il suo amore per il padre si era convertito in odio per il fatto che egli non aveva corrisposto al suo amore. A un tratto essa trovava un nuovo padre il quale non reagiva con severità; un padre che essa non temeva. E il suo odio venne a terminare. Il fatto che il giorno dopo si comportasse con me in maniera eccessivamente affettuosa e gentile prova che il suo odio era amore contraffatto. Ma in questo caso c’è un eccesso di determinazione. Capire in pieno il significato del suo attacco contro di me significherebbe conoscere e capire prima di tutto la storia del suo atteggiamento pervertito nei confronti del sesso. Essa proveniva da una scuola femminile dove le compagne discutevano di sesso negli angoli in maniera malsana e sudicia. Il suo odio per il padre presentava molti aspetti di quell’odio che un’errata educazione in materia sessuale le aveva fatto concepire. Ed era intenso in lei l’odio per la madre che l’aveva spesso punita.
    Pochi genitori arrivano a rendersi conto che con il punire essi trasformano in odio l’amore. Le madri che rilevano che i loro bambini diventano affettuosi dopo una sculacciata, ignorano che l’odio suscitato dalla sculacciata viene immediatamente represso. Ma le cose represse non sono morte; sono solo assopite. C’è un libricino di Marcus intitolato «Morale per i giovani». Faccio spesso l’esperimento di leggere ai ragazzi i versi in esso contenuti. Una strofa dice:

    Masino vide la sua casa in fuoco,
    la sua mamma spirare tra le fiamme;
    il babbo ucciso dal crollo dei mattoni,
    e Masino rise – fino a star male.

    Questa strofa è la favorita. I ragazzi ridono molto rumorosamente quando la sentono leggere. Proprio i ragazzi che amano i loro genitori ridono più rumorosamente. Ridono a causa del loro odio represso per i genitori, odio determinato dalle sculacciate o dai rimproveri o dalle punizioni. Di solito codesto odio si manifesta in fantasie che apparentemente non hanno a che vedere coi genitori.
    L’odio di Guglielmino per il padre si manifestò nella storia della tigre sotto forma di dialetto per la mia morte e gioia di soppiantarmi. A un mio scolaretto, un ragazzo che ama il padre affettuosamente, piace fantasticare di uccidere un leone. Se gli chiedo di descrivere questo leone egli vi scopre ben presto qualche connessione con il padre. Una mattina presi i miei scolari uno per uno e raccontai loro la storia della mia morte. Quando parlavo del funerale tutti i volti si illuminavano. Quel pomeriggio il gruppo fu particolarmente gaio. Le storie di uccisioni di giganti sono sempre popolari fra i fanciulli perché il gigante è papà.
    L’odio del fanciullo per i genitori non dovrebbe affatto colpirci. Esso data sempre dal periodo in cui il fanciullo era un egoista. In fanciullo sotto i sette anni cerca l’amore e il potere. E ogni parola irosa, ogni schiaffo, ogni privazione è un’ingiuria all’amore e al potere. Ogni parola di rimprovero da parte della madre significa per il fanciullo questo: «La mamma non mi vuole bene. Non importa»; ogni «Non toccare!» da parte del padre significa: «Mi ostacola sempre. Se fossi grande quanto lui…!». Sicuro, c’è nei fanciulli l’odio per i genitori; ma esso non è così nocivo come l’odio per i fanciulli che è nei genitori. I rimbrotti, le sfuriate, le sculacciate, le prediche non sono che reazioni di odio da parte dei genitori. Così in particolare il figlio di genitori che non si amano ha una brutta possibilità di sviluppo. «Rifarsela» coi figli è abitudine generale.

    Anche nelle migliori circostanze il fanciullo affronta situazioni che lo spingono a odiare. Il desiderio che il fanciullo prova di essere adulto è un desiderio di potere. La sola statura dell’adulto conferisce al fanciullo un senso di inferiorità. Perché è permesso ai grandi di vegliare fino a tardi? Perché essi possiedono gli oggetti migliori – macchine da scrivere, biciclette, ottimi arnesi, orologi? E’ il figlio unico quello il cui potere è in maggior grado contrariato, ed è il figlio unico quello che è più difficile a trattarsi in una scuola. Una volta commisi l’errore di condurre a scuola un bimbetto dieci giorni prima dell’arrivo degli altri ragazzi. Fu felicissimo di mescolarsi con gli insegnanti, di sedere nella stanza del personale, d avere una camera da letto tutta per sé. Quando arrivarono gli altri ragazzi divenne molto antisociale. Finché era stato solo aveva aiutato a costruire e riparare molti oggetti; quando arrivarono gli altri incominciò a distruggere le cose. Il suo orgoglio era offeso. Egli aveva dovuto d’improvviso cessare di sentirsi un adulto; doveva dormire in una camera con altri quattro ragazzi; doveva andare a letto presto. La sua violenta protesta mi fece prendere la decisione di non offrire mai più a un fanciullo l’opportunità di identificarsi con gli adulti.
    L’odio per gli altri non è difficile a comprendersi; ma quando entriamo nel regno della psicologia soggettiva siamo solo in grado di procedere a tentoni. Dalla psicologia siamo portati con facilità alla filosofia. E’ più facile rendersi conto dell’odio per un padre che dell’odio per la propria personalità. Si potrebbe anche dire che il primo è più sano.
    (…)



    Conclusioni: ariel è chiaramente il bambino difficile che vede nel comunismo una sorta di padre cattivo da odiare. Malgrado ciò, ariel non può desimersi da capire che il suo in realtà è uno sviluppo degenerativo dell'amore che ha per il comunismo, ed è a questo che dovrebbe tornare.

    Ariel, sei un comunista. Renditene conto. Non che mi piaccia (lo sai che non sono comunista), ma sono anche il tuo psicologo.

    Quindi alzati dal lettino e vai alla casa del popolo a giocare a briscola con i tuoi compagni.

    ps. dimenticavo: la seduta è di 100 €. Niente ricevuta o fattura. Pagamento immediato.


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  4. #4
    SENATORE di POL
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    Il culto della personalità, in realtà bisognerebbe dire, pur con alcuni limiti, di leniniana memoria, nei regimi della dittatura del proletariato, di cui taluni suoi alleati sono nostalgici non pentiti [anzi, difensori strenui, perchè non tutti sono, putroppo tramontati] era un culto che si fondava in realtà sul TERRORE. Non vedo nessun regime di TERRORE alla base dell'amore per il leader, certo a volte parossistico, in Forza Italia.

    Saluti liberali

  5. #5
    anticomunista
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    In origine postato da antonio
    l'anticomunismo e' un dovere morale...giusto...come l'antiberlusconismo...e le due cose coincidono visto che il Belusconismo e' la riedizione del culto della personalita' di staliniana memoria..non a caso FI e' piena di comunisti.
    sono due cose diverse. Berlusconi é apprezzato ed amato da milioni di italiani, invece i vari dittatori e tiranni comunisti erano (e sono) riveriti per paura, per terrore.
    Chi critica Fidel Castro a Cuba va in galera. Chi critica Kim in Corea sparisce in un gulag...

  6. #6
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    In origine postato da ariel
    sono due cose diverse. Berlusconi é apprezzato ed amato da milioni di italiani, invece i vari dittatori e tiranni comunisti erano (e sono) riveriti per paura, per terrore.
    Chi critica Fidel Castro a Cuba va in galera. Chi critica Kim in Corea sparisce in un gulag...
    Berlusconi se si facesse vedere con il suo bel faccione tra una folle di pensionati sarebbe sbranato all'istante. E cmq per amor di precisione anche Stalin era amato e venerato dal popolo sovietico...prima che ci fu la de stalinizzazione di Kruschev.
    ''Lo conosci Andrea Guardascione?
    No, ma conosco la sorella...'''

  7. #7
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    In origine postato da DNA_RNA
    Berlusconi se si facesse vedere con il suo bel faccione tra una folle di pensionati sarebbe sbranato all'istante. E cmq per amor di precisione anche Stalin era amato e venerato dal popolo sovietico...prima che ci fu la de stalinizzazione di Kruschev.
    e chiaramente avremmo potuto avere una controprova scientifica, con tanti o pochi volontari che prenotavano una vacanza in siberia.

  8. #8
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    In origine postato da Pieffebi
    Il culto della personalità, in realtà bisognerebbe dire, pur con alcuni limiti, di leniniana memoria, nei regimi della dittatura del proletariato, di cui taluni suoi alleati sono nostalgici non pentiti [anzi, difensori strenui, perchè non tutti sono, putroppo tramontati] era un culto che si fondava in realtà sul TERRORE. Non vedo nessun regime di TERRORE alla base dell'amore per il leader, certo a volte parossistico, in Forza Italia.

    Saluti liberali
    Magari, il "culto" è COMUNQUE illiberale se il suddetto leader è causa ed effetto (per non dire dei danè) del culto stesso.
    E, PERCIO', inammovibile.

    Delle due, una: o cambi il tuo "assunto"; o la smetti con quella ridicola "chiusa".
    (Saluti liberali)

  9. #9
    Nun c'è problema.
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    Berlusconi centra sempre perchè è un grande leader non un dittatore, quanto ai pensionati se va con i moltissimi che hanno prolungato il lavoro grazie ai vantaggi economici credo che non accadrebbe nulla quantomeno per coerenza individuale.
    ........<>-Max-<>.......

  10. #10
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    In origine postato da Forza
    Berlusconi centra sempre perchè è un grande leader non un dittatore, quanto ai pensionati se va con i moltissimi che hanno prolungato il lavoro grazie ai vantaggi economici credo che non accadrebbe nulla quantomeno per coerenza individuale.
    Ecco.
    Allora non mi si dia dell'ossesso, grazie.

    E, tra l'altro; un leader lo si giudica dai risultati COLLETTIVI che ottiene.
    Se i vantaggi sono solo per lui, il termine "leader" è improprio.
    Meglio despota...

 

 
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