DON CURZIO NITOGLIA
25 novembre 2009
Attualità del problema
Il testo è stato accorciato ,al link in coda si può leggere il testo completo.
L’accordo di Londra (8. VIII. 1945), che istituì il Tribunale di Norimberga sembra acqua passata, invece è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dal 1990. Infatti, il 13 luglio di quell’anno, in Francia la legge Fabius-Gayssot introdusse il principio giuridico secondo cui “chiunque contesti l’esistenza dei crimini contro l’umanità, come definiti dall’articolo 6 del regolamento del tribunale militare di Norimberga”, venga punito con la reclusione. Nel 1993 fu la volta dell’Italia con la “Legge Mancino”, anche senza agganci espliciti a Norimberga. Il 28 ottobre del 1994 anche la Germania modificò nello stesso senso l’articolo 130 del suo codice penale rifacendosi esplicitamente al tribunale di Norimberga. Il 1° gennaio 1995 anche la “neutrale” Svizzera seguì “norimberghizzandosi”. Norimberga, però, fu un processo anomalo.
Tra le varie anomalie di Norimberga figura quella che i testimoni della difesa degli accusati venivano “custoditi” democraticamente in carcere, per la difesa della loro incolumità fisica e della loro “privacy”, per proteggere la quale non potevano essere messi a confronto con gli imputati e neppure pubblicamente interrogati (D. Irving, Norimberga ultima battaglia, Roma, Settimo Sigillo, 2002, cap. 13).
Nell’affrontare l’accusa dei gerarchi tedeschi l’Inghilterra (Churchill) sosteneva la necessità di esecuzioni sommarie dei capi del III Reich, militari compresi anche se non politicizzati, onde evitare la rivelazione di imbarazzanti contatti inglesi con la Germania ante-sconfitta. Stalin (Urss) chiedeva un processo apparentemente e formalmente regolare, ma in realtà staliniano. Roosvelt e poi Truman (Usa), sottoposti alle pressioni (“lobbing”) della comunità ebraica americana e del ministro del Tesoro, Henry Morgenthau, di origine israelitica, che addirittura aveva previsto la castrazione di tutti gli uomini tedeschi[1], preferirono seguire la strada di un processo più o meno regolare, che però avrebbe dovuto chiudersi con l’impiccagione di tutti gli imputati, tranne 1 o 2 perché sembrasse veramente democratico.
Tra le altre anomalie di Norimberga una delle più lampanti è quella per cui i giudici sovietici riuscirono a far negare dal tribunale norimberghese l’esistenza del patto Molotov-Ribbentrop, che nel 1939 aveva deciso la mutua non aggressione tra Germania e Urss e la spartizione della Polonia in seguito ad una guerra di aggressione, verso di essa, guerra che a Norimberga de jure fu considerata un crimine punibile con la morte, ma de facto solo per i vinti tedeschi e non per i vincitori sovietici, i quali - secondo la giustizia di Norimberga - non avevano invaso la Polonia (D. Irving, Norimberga ultima battaglia, Roma, Settimo Sigillo, 2002, cap. 10, 13 e 17). Inoltre l’accusa volle ignorare il fatto stabilito con certezza della responsabilità sovietica del massacro degli ufficiali polacchi a Katyn, per il quale furono incolpati falsamente coscientemente i tedeschi e mandati alla forca, gettando un’altra luce o meglio un’ombra sinistra sulla validità e correttezza giuridica di tale processo scientemente falsificato (D. Irving, cit., capp. 12-13). Si volle altresì ignorare l’uccisione di oltre 1 milione di prigionieri tedeschi caduti nelle mani dell’America e della Francia (D. Irving, cit., cap. 8 e 12). Quanto al “caso Streicher”, il suo avvocato di cognome Marx, «nominato contro la sua volontà difensore dello Streicher, subì ripetuti attacchi dalla stampa, il suo ufficio fu devastato e lui stesso ebbe motivo di temere l’arresto e la carcerazione. Per misura di autodifesa tentò in ogni modo, nei limiti del possibile, di dissociarsi dal suo assistito» (D. Irving, cit., p. 252). Ed ancora: «Il generale Mitchell dice che Streicher si lava il viso e i denti nella tazza del cesso […] Streicher era obbligato ad agire così da chi voleva piegare la sua resistenza» (D. Irving, cit., p. 265).
Il caso Streicher è uno dei più singolari e meno conosciuti. Infatti egli non si era macchiato di nessun crimine né di alcuna azione bellica durante la seconda guerra mondiale, ma venne condannato all’impiccagione per “incitamento all’odio razziale”, ossia per un delitto di opinione ed è per questo che me ne occupo nel presente articolo, senza volerne fare l’apologia né parteggiare per le opinioni espresse nel suo settimanale “Der Stürmer”. Altro particolare tragicomico è che i corpi degli impiccati a Norimberga furono bruciati proprio nel “crematorium” di Dachau a causa anche del quale erano stati condannati a morte per crimini contro l’umanità e le loro ceneri sparse in aria o in un fiume, affinché se ne perdesse ogni traccia (D. Irving, cit., p. 417). Infine i filmati, che ancor oggi terrorizzano e/o commuovono gli spettatori e li riempiono di sdegno ed esecrazione, sulle atrocità commesse dai tedeschi, erano, nella maggior parte dei casi, film di propaganda nazista dopo i bombardamenti degli Alleati sulle città germaniche (D. Irving, cit., cap. 6, 10 e 13). Vi furono anche delle torture subite dagli imputati per estorcere loro delle confessioni false, come nel caso Rudolf Höss, ex comandante di Aushwitz (D. Irving, cit., cap. 2, 12 e 18), in base alle quali si stabilì che solo ad Auschwitz-Birkenau erano stati gasati o cremati 4 milioni di israeliti, mentre negli anni Novanta sotto la glanost di Gorbaciov la Polonia aprì agli storici i registri di Auschwitz e si appurò che erano entrati nel lager solo 1,3 milioni di persone e non solo israelitiche.
Tuttavia la matematica post-norimberghese fa che 6 milioni meno 2,7 milioni e mezzo non faccia 3,3milioni , ma ancora sei milioni e, se lo si contesta, si è colpevoli degli stessi crimini giudicati nel tribunale di Norimberga nel 1946, che, se non è più “scorretto” delle Leggi razziali di Norimberga del 1935, non lo è neanche meno. Certamente anche i tedeschi, come tutti gli uomini feriti dal peccato originale, hanno il ‘vulnus’ della “malvagità” nel loro animo[2], onde anch’essi hanno commesso le atrocità che la guerra, e specialmente quella moderna a partire dal ’15-18, comporta. Che vi siano stati bombardamenti tedeschi su città straniere è un fatto, ma le saponette fatte con il grasso dei cadaveri degli internati nei campi di concentramento, i para-lume fatti di pelle umana, il piano sistematico di sterminio totale del popolo ebraico tramite camere a gas “zyklon B” non sono storicamente e scientificamente provate. Anzi, ad esempio, le casette dei campi di concentramento tedeschi (lo si vede negli stessi filmati addotti dai vincitori come prova contro i vinti e nelle varie fiction holliwoodiane) erano fatte di legno, avevano un pavimento di legno e dei letti a castello di legno; mentre le prigioni dei campi degli Alleati (vedi Afragola e Coltano in Italia) erano costituite da tendoni, senza pavimento, senza letti né materassi ed era proibito, per motivi igienici, ai prigionieri di guerra dormire anche su un pezzo di cartone, che li riparasse dall’umidità della nuda terra. Certamente verso la fine della guerra, con lo scarseggiare del cibo, delle medicine, con la sconfitta in costante progresso, i tedeschi hanno intensificato le ore di lavoro degli internati, il rigore dei castighi, non hanno risparmiato chi non ce la faceva, ma sarebbe stato contro i loro stessi interessi (non parlo di umanità o carità che in un regime tendenzialmente pagano non erano di moda) uccidere chi poteva lavorare gratis e 18 ore al giorno. La storia può e deve essere “rivisitata”, anche quella della shoah e di Norimberga. Ciò è già avvenuto (“ab esse ad posse valet illatio”) per il generale Alfred Jodl, impiccato come criminale, e non fucilato come soldato, a Norimberga nel 1946 e riabilitato nel 1953 dopo solo sette anni, da ogni addebito criminoso, e “contra factum non valet argumentum”. Ora, se è avvenuto per Jodl, perché non rivedere ogni caso (ad esempio quello di Streicher) e la intera questione dei “crimini contro l’umanità” o “olocausto” del popolo ebraico? Se risulteranno prove certe a carico, nessuno potrà negarle, ma sino a quando lo si impedisce a colpi di carcere stile Norimberga, il dubbio rimane. Tuttavia si può rinchiudere il corpo dell’uomo, ma non la sua mente, anzi più si cerca di coartarla e più essa cerca ‘la Verità che ci fa liberi’. È connaturale all’essenza umana ed è per questo che “il mito del XXI secolo” cadrà, come quello del XX di Alfred Rosenberg.
●Il processo di norimberga e il caso Julius Streicher[8]
Julius Streicher rappresenta un caso di condanna (a morte) per reato di opinione, che dal 1946 pesa come una spada di Dàmocle sull’Europa.
Streicher nacque a Fleinhausen il 12 febbraio 1885 e morì a Norimberga il 16 ottobre 1946. Fu un politico tedesco, uno dei primi leader del Partito nazionalsocialista, editore del settimanale antisemita Der Stürmer (All’assalto) e di altre pubblicazioni - alcune per bambini - e Gauleiter ossia Governatore locale (mai politico a livello nazionale) di Franconia dal 1925 al 1939. Dopo la guerra Streicher figurò tra gli imputati al processo di Norimberga, accusato di essere uno dei principali istigatori dell'odio razziale nei confronti della popolazione ebraica che aveva condotto alla shoah (“olocausto” o meglio “catastrofe”), e non di crimini di guerra, non avendo ricoperto alcuna carica politica durante essa. Ruggero Taradel scrive: «Il 12 luglio 1946 l’avvocato difensore [di Streicher, nda] tenne la sua arringa conclusiva. Marx cercò di minimizzare l’impatto delle campagne del Der Stürmer sull’opinione pubblica tedesca, sottolineò che a partire dal 1939 Streicher era relegato ai margini della vita politica e di partito […]. Inoltre aveva costretto [il giudice, nda] Griffith-Jones ad ammettere in aula che il materiale dell’omicidio rituale non era affatto inventato e che Streicher si era limitato ad ordinare e proporre ai lettori testi ed immagini già esistenti»[9], specialmente lo Entdecktes Judentum (Il Giudaismo svelato) di Johannes Andreas Eisenmerger del 1711, il Der Talmudjude di August Rohling del 1871, il Christianus in Talmude Judaeorum di G.B Pranaitis (1892). Nonostante ciò, Streicher fu condannato a morte per crimini contro l’umanità o meglio per crimine di opinione, dacché non aveva preso parte a nessuna decisione bellica o di polizia, ma aveva solo scritto sulla questione ebraica, anche se in maniera virulenta. È interessante leggere quanto conclude lo storico israelita Taradel, che rigetta assolutamente la spiegazione psicologica e patologica freudiana della teoria antigiudaica, antisemitica e specialmente dell’omicidio rituale come una sorta di ‘complesso di Edipo’, cioè il figlio (cristianesimo) che vuol uccidere il padre (giudaismo), servendosi di un mito (omicidio rituale). Egli infatti asserisce che aver voluto capire e quasi “giustificare” tali teorie come deviazioni psicologiche è sbagliato: «Il danno più grave arrecato dalla Psichohistory a questo campi di studi è proprio quello di assolvere dalle proprie responsabilità […] uomini e istituzioni»[10], onde la fine di Streicher non solo sarebbe stata giusta e meritata, ma andrebbe estesa a tutti coloro che si occupano di tali questioni, come è successo due anni or sono ad Ariel Toaff, che, per aver scritto “Pasque di sangue” (Bologna, Il Mulino, 2007), è stato accusato di antisemitismo, licenziato dall’Università Bar-Ilan di Gerusalemme in cui insegnava e dalla sinagoga nella quale esercitava la funzione di rabbino ed infine ha ricevuto minacce di morte se non avesse rivisto e corretto il libro, cosa che è avvenuta l’anno successivo, con la seconda edizione e potrebbe succedere alla Chiesa, che ha beatificato ben 5 bambini martirizzati dai giudei con un rituale omicida, in odio alla fede cattolica.
Durante il processo di Norimberga
Julius Streicher al processo di Norimberga fu accusato di aver istigato, attraverso le colonne di Der Stürmer e delle altre sue pubblicazioni, l'odio razziale. Per tutta la durata del processo continuò a considerare i suoi accusatori di «razza ebraica» e a vantarsi di essere in grado di riconoscerli con una sola occhiata. David Irving scrive che Streicher subì un trattamento ben crudele a partire dal 22 maggio 1945, quando fu arrestato in Tirolo dal maggiore americano Henry Blitt: «fu subito ammanettato e chiuso nel carcere di Salisburgo e rimase in manette per 5 giorni. Con i polsi ancora legati e indossando solo una camicia ed un paio di pantaloni, il 23 maggio Streicher fu trasferito a Freising, in Baviera, dove fu gettato in una cella senza finestre e senza neppure una sedia o una branda. “Due o tre volte al giorno”, annotò in seguito nel suo diario, “mi costringevano a stare in piedi contro un muro e con le mani legate sopra la testa e un poliziotto militare negro mi frustava per un minuto o due, con uno scudiscio di cuoio, sui testicoli”. […] Un ufficiale bianco ed altri suoi sottoposti gli ordinavano di aprire la bocca per poterci sputare dentro. Se teneva chiusa la bocca gliela aprivano con un bastone. Lo costringevano a bere urina. […] Lo costrinsero a leccare i piedi di un soldato negro»[14].
Però «Quando Streicher tentò di protestare, dal banco delle testimonianze, per le percosse che aveva ricevuto, il giudice Jackson ottenne che quelle parole fossero cancellate dal verbale dell’udienza»[15].
Nei dibattimenti pubblici e nelle conversazioni private con lo psicologo americano George M. Gilbert e con lo psichiatra Leon Goldensohn si distinse per il continuo riferimento alla «diversità» e «perversione» del popolo ebraico, pur cercando di difendersi dalle accuse con l’asserire di essere stato solo uno «scrittore» e quindi non perseguibile per l'attuazione pratica delle proprie idee. Il suo comportamento lo portò ad essere emarginato anche dagli altri co-imputati al processo.
Julius Streicher venne riconosciuto colpevole di crimini contro l'umanità e condannato alla pena di morte per impiccagione. Il 16 ottobre 1946 venne impiccato nel carcere di Norimberga; le sue ultime parole furono:
« Heil Hitler! Questa è la mia celebrazione del Purim 1946. Io vado a Dio. I bolscevichi un giorno vi impiccheranno tutti».
La festa ebraica del Purim, citata nelle ultime parole, ricorda la sconfitta del nobile persiano Haman e l'impiccagione dei suoi dieci figli ricordata nel Rotolo di Ester. Haman e i suoi figli erano nemici e persecutori del popolo ebraico; probabilmente Streicher fece un parallelo ironico tra se e gli altri nove imputati nazisti condannati a morte (l'undicesimo, Göring, si era suicidato la notte precedente) ed i figli di Haman accusati ingiustamente dal «perverso giudeo».
Note:
[1] D. Irving, Il piano Morgenthau. 1944-1945, un genocidio mancato, Roma, Settimo Sigillo, 2004.
[2] Recentissimamente è scoppiato lo scandalo dei parenti dei detenuti di Guantanamo, che erano torturati e stuprati da agenti della democraticissima FBI e/o CIA statunitense. Non penso che essi siano i soli a commettere certi abusi, ogni popolo in guerra “calda o fredda” che sia ha commesso simili malvagità, dacché “pravum est cor hominis et imperscrutabile”, dice la S. Scrittura. Il fatto singolare è che si attribuisca in maniera manichea tutto il male solo ad una parte e tutto il bene solo ad un’altra. La guerra scatenata dagli Usa nel 2003 contro Sadam Hussein a causa delle armi di distruzioni di massa, che poi si è dovuto ammettere anche da parte dell’ingiusto aggressore non esistevano, è stata una guerra ingiusta e di aggressione, per la quale a Norimberga si era condannati a morte, ma non mi risulta che l’amministrazione Bush jr. sia stata processata. Probabilmente si scatenerà un’altra guerra contro l’Iran per armi atomiche inesistenti in atto, ma nessuno sarà processato, almeno su questa terra, poiché alla fine della nostra vita ognuno dovrà rendere conto a Dio delle sue azioni, anche le più nascoste e segrete.
[3] R. De Mattei-E. Nistri- M. Viglione, Alle radici del domani, Milano, Agedi, 2005, 3° vol., pp. 270-271.
Cfr. H. Delassus, Les pourqoi de la Guerre Mondiale, Lilla, Desclée de Brouwer, 3 voll., 1919-1922. Molto interessante il III vol., pp. 246-420, in cui l’Autore spiega il ruolo che la giudeo-massoneria ha giocato nella prima grande guerra.
J. Joll, Le origini della prima guerra mondiale, Bari, Laterza, 1985.
[4] «Contro la Germania venne diffusa fra l’altro la notizia – rivelatasi poi del tutto falsa – che nel Belgio occupato i Tedeschi “tagliavano le mani ai bambini”…» (R. De Mattei…, cit., p. 281). “Nihil sub sole novi”. Le stesse situazioni della prima guerra mondiale le ritroveremo sostanzialmente nella seconda. Si noti pure come le incongruenze lasciate dal primo dopoguerra e specialmente la eccessiva penalizzazione dell’intero popolo germanico portarono alla seconda.
[5] A. Giardina- G. Sabbatucci-V. Vidotto, Uomini e Storia, Bari, Laterza, 1990, 2a ed., 3° vol., pp. 344-346 e 348.
Cfr. Patrick J. Buchanan, “Hitler volle la guerra?”, in <http://www.effedieffe.com/>, 6 settembre 2009.
Alberto Bertotto, L’occupazione di Danzica: il prologo della seconda guerra mondiale, in <http://www.effedieffe.com/>, 11 settembre 2009.
[6] De Mattei…, cit., p. 312.
[7] Id., cit, p. 347.
Cfr. anche A. Solgenitsin, Due secoli assieme. Ebrei e Russi prima della rivoluzione e durante il periodo sovietico, Napoli, Controcorrente, 2 volumi, 2007.
[8] Karl-Heinz Höffkes di Hessen ha messo a disposizione di David Irving i diari e tutte le altre carte di Julius Streicher, che l’Autore cita abbondantemente nel suo libro sul processo di Norimberga assieme ai colloqui avuti con la moglie dello Streicher.
[9] R. Taradel, L’accusa del sangue. Storia politica di un mito antisemita, Roma, Editori Riuniti, 2002, p. 302.
[10] Id., cit., p. 307.
[11] D. Irving, cit., p. 123 e commenti di Adele Streicher moglie di Julius, raccolti da Irving.
[12] Streicher viene ancor oggi comunemente accusato di essere stato un ‘pornografo’ dopo che tale appunto gli era stato mosso dallo psicanalista americano Gilbert, che si occupava dell’igiene mentale degli imputati di Norimberga. Irving commenta: «Oramai Streicher aveva una pessima fama, e non doveva essere difficile impiccarlo» (op. cit., p. 210), ma la vedova Streicher ha commentato così l’accusa: «Non esiste alcun fondamento per quelle affermazioni. Streicher era normale sino alla noia. Dalle sue labbra non uscì mai neppure una parola spinta», citato in D. Irving, ibidem, p. 210, nota 27.
Anche Hitler viene descritto ora come un pazzo, ora come un imbianchino fallito, ora come il diavolo incarnato. Se fosse stato un pazzo-fallito non sarebbe riuscito a fare tutto quello che ha fatto di bene (ricostruzione della Germania dopo la prima guerra mondiale e la crisi economico-finanziaria del 1929), dacché il pazzo-fallito è incapace di intendere e volere. Se fosse stato il diavolo incarnato, avrebbe vinto poiché il diavolo è un angelo decaduto, che mantiene la natura angelica o di puro spirito, la quale è - naturalmente parlando - più potente di quella umana. Onde o Hitler è stato “meno diavolo” degli Alleati, il che è probabile, oppure ha vinto la guerra e noi non ce ne siamo accorti (come i nostri genitori non si erano accorti della shoah), il che non molto è credibile. Per quanto riguarda la figura umana di Hitler si legga Rochus Misch, L’ultimo. Il memoriale inedito della guardia del corpo di Hitler (1940-1945), Roma, Castelvecchi, 2005. Da quanto racconta il testimone oculare della vita del Führer dal 1940 sino alla sua morte, Hitler appare come una persona del tutto normale, né deficiente, isterica e neppure diabolica. Certamente non fu un santo, ma neppure il ‘Male assoluto’, anzi a sentire la difesa di Boffo fatta dalla CEI si potrebbe dire che era un “gentelman” per rapporto ai ‘campioni’ odierni.
Cfr. D. Irving, La guerra di Hitler, Roma, Settimo Sigillo, 2001.
La Germania ha sempre cercato l’alleanza con l’Inghilterra in funzione antisovietica, ma essa è stata sempre rifiutata, prima e anche dopo lo scoppio della seconda guerra. Il patto Molotov-Ribbentrop non è, come vorrebbero farci credere i neo/teo-farisei-conservatori, il segno di un’affinità ideologica del nazionalsocialismo col bolscevismo, la quale è del tutto priva di ogni fondamento nella realtà. Essa era dettata da un’esigenza tattica di non aprire contemporaneamente due fronti ad oriente ed occidente, i quali avrebbero schiacciato la Germania. Tuttavia essa vi fu spinta sia dalla volontà di non cooperazione anglo-americana e sia dall’Urss, che forte della copertura degli Usa, si apprestava all’imminente attacco contro la Germania. Onde il III Reich dovette attaccare la Russia bolscevica per primo, sperando di non essere sopraffatto, cogliendola di sorpresa. Inoltre l’Urss fu finanziata e sostenuta dall’economia bellica americana, altrimenti non sarebbe riuscita a tener testa all’avanzata teutonica. Onde lo svolgimento della seconda guerra mondiale sembra essere veramente la prova del nove dell’aggressione del giudaismo super-capitalista occidentale (Usa) e di quello collettivista orientale (Urss) contro le ultime vestigia della Vecchia Europa, le quali avevano ricevuto un colpo molto grave ma non ancora mortale con la prima grande guerra, che fu ripetuto in maniera analoga e definitiva nel 1939-45. Il grande ammiraglio Doenitz scrisse verso la fine del conflitto: “preferirei mangiare tutto il fango della terra, piuttosto che veder i miei figli educati in un mondo dominato dallo spirito giudaico-bolscevico”. Tale dominio, oggi quasi-assoluto, purtroppo si è avverato, anche grazie all’andamento della seconda guerra, nella quale gran parte ha giocato l’ebraismo americanista e sovietico. Il ruolo guida nella seconda guerra e nel processo di secolarizzazione della Società civile ed annichilazione dell’individuo umano del dopo guerra è stato condotto dagli Usa, che hanno volutamente spazzato via i regimi autoritari europei, con tutti i lori limiti e difetti, per mantenere in vita un moribondo che era la Unione sovietica staliniana, la cui dottrina è stata definita dal Magistero come “intrinsecamente perversa” (Pio XI, Divini Redemptoris missio, 1937).
[13] D. Irving, cit., pp. 124-125.
[14] D. Irving, cit., p. 88, che riporta il manoscritto di J. Streicher in data 16 giugno 1945, appartenente ora all’archivio di Irving
[15] D. Irving, cit., p. 255. Tuttavia le parole di Streicher si trovano nei nastri registrati durante il processo, che sono ora in possesso anche di Irving
Versailles Norimberga Streicher




