Impensabile sciupio

La credibilità degli scienziati a repentaglio



Vittorio Possenti

Alta è l'apertura di credito dell'opinione pubblica nei confronti degli scienziati. Quale idea migliore del ricorrere a loro per fare pervenire un messaggio alla gente e portarla dalla propria parte? Se lo sono chiesto i radicali, concludendo che occorreva agire: alcuni docenti e scienziati italiani avrebbero iniziato uno sciopero della fame come protesta per una presunta mancata informazione sul prossimo referendum, sebbene i media trabocchino di notizie e dibattiti in merito.
È difficile sottrarsi allora ad una riflessione sul compito degli scienziati nella società di oggi: parlo di scienziati che effettuano in prima persona ricerche sul campo, meno di docenti universitari, certo rispettabili, ma che non sono scienziati per il fatto che insegnano storia della scienza o dell'etica. In proposito la precisione del linguaggio è imperativa per evitare operazioni di contrabbando.
Se i cittadini si aspettano molto dagli scienziati, spesso visti come oracoli, è lecito attendersi da loro una parola di saggezza, che faccia luce, coltivando lo spirito del dubbio, la valutazione dei pro e dei contro, convincendo e non solo volendo vincere comunque. È bene che gli scienziati non diventino "cappellani" di questa o quella tribù, e mantengano vivace lo spirito critico, una moneta a corso raro. Ciò comporta non manipolare il linguaggio, una pratica diffusa se giorni fa in Tv un illustre oncologo, ammantandosi del prestigio delle sue ricerche sul cancro, ha definito la naturale perdita di embrioni durante la prima fase della gravidanza come "assassini naturali", incorrendo in un'orrenda manipolazione poiché vi è assassinio quando la soppressione di qualcuno è deliberatamente voluta, ma pure involontariamente riconoscendo che il concepito è qualcuno, non un signor nessuno.
Dallo scienziato ci si attende che non si schieri solta nto a favore della libertà di ricerca, ma che manifesti un'etica di rispetto e protezione per coloro che sono deboli. Purtroppo sembra raro che oggi in Italia gli scienziati (non intendo generalizzare, forse sono soprattutto quelli più presenzialisti) si spendano a favore di chi è debole, e paiono invece schierarsi con chi è smanioso di mettere le mani sull'embrione e di disporne a piacimento con insidiosa volontà di potenza.
Perché gli scienziati possano parlarci con verità e noi prestare ascolto, dovrebbero offrirci parole che non sappiano di dominio, né richiamare solo lo scopo nobile della cura del nato, facendone un assoluto in nome del quale si possa trascurare il resto. In questo modo ci invitano ad un mestiere che già pratichiamo sin troppo bene: quello di cancellare l'altro e far finta che non ci sia. L'esistenza dell'altro, del "volto dell'altro" è l'immensa domanda con cui gli scienziati devono confrontarsi. Consideriamo il congelamento dell'embrione umano, un metodo con cui l'adulto si arroga un potere arbitrario e mostruoso: quello di bloccare la crescita naturale di un essere umano, impedendogli di svilupparsi e di diventare feto e poi neonato.
Sulla base di quale "diritto", se non quello di considerare il concepito un "signor nessuno"? Molti di coloro che sostengono la liceità di manipolare e sopprimere l'embrione, affermano infatti che non si fa del male a "nessuno". A parte l'assassinio, si dà violenza più alta di quella di bloccare un processo destinato alla nascita ricorrendo al congelamento, che per l'embrione sopranumerario rappresenta un ergastolo tecnologico che si concluderà con la soppressione o "in lavandino" o per prelievo di cellule staminali? Il concepito viene così violentemente escluso dal criterio fondativo di ogni civile convivenza, il principio del neminem laedere, che non trae la sua validità dal consenso, e tolto il quale non si dà più alcuna società civile.

Avvenire - 25 maggio 2005