Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Cardini all'autodafé di Giuliano Ferrara

    Significativa puntata quella di "8 e mezzo" l'altra sera,
    che ha visto Cardini e Hamza Picardo sul banco degli imputati - anzi dei già condannati - al noto programma neocon della Sette.
    L'imputazione? Avere prefato (Cardini) e curato (Picardo) un'edizione italiana del Corano (Newton Compton, mi sembra), in cui non erano stati espunti e adeguatamente condannati i brani in cui il Profeta accusa gli ebrei di usare un comportamento sleale verso i non-ebrei di sangue, in materia economica (prestiti a usura, ecc.).
    I due sono stati condannati uno in contumacia (Picardo) e uno presente (Cardini). Se non era prevista la difesa, l'imputato Cardini ha potuto comunque difendersi più che bene, visto che l'accusa era costituita - oltre che dalla conduzione - da Carlo Pan(n)ella, ennesimo giornalista sfornatore di libri "on demand", che per l'occasione ha presentato il suo ultimissimo "L'antisemitismo nell'Islam" (o qualcosa del genere).
    Cardini ovviamente - non potendo far altro che autodafé per quanto riguarda la sua "colpevole" partecipazione all'edizione incriminata (prontamente emendata dalla casa editrice), ha però signorilmente smontato il libro di Pan(n)ella, mostrando che si rifà a bibliografia di terza e quarta mano, e che non risale alle fonti. La tesi ovviamente è quella secondo cui qualunque critica all'operato sia degli Ebrei, che di un ebreo, che di Israele, equivale ad "antisemitismo", ad antisemitismo razziale, ergo porta alla "Shoah". Che si tratti di critica teologica, o sociale, o politica (anti-sionismo), per costoro non deve fare nessuna importanza.

  2. #2
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    Ah, dimenticavo, l'altro personaggio presente in studio - a rappresentare la parte "islamica" - era Magdi Allam, oltre ad un imam dell'UCOI in collegamento.

  3. #3
    Iscrittoa***dal14/12/2004
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    In origine postato da Ormriauga
    Ah, dimenticavo, l'altro personaggio presente in studio - a rappresentare la parte "islamica" - era Magdi Allam, oltre ad un imam dell'UCOI in collegamento.

  4. #4
    Paul Atreides
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    Qualche ulteriore informazione al riguardo

    Edizione n. 121 del 28/05/2005 Oggi è Dom, 29 Mag 2005


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    Il complotto giudaico? L’ha inventato Maometto
    di Cristina Missiroli


    E’ possibile, anzi probabile, che abbiate un complesso in più di quanti pensiate. E’ possibile, anzi probabile, che vi abbiano gabbato e instillato un senso di colpa immotivato. E’ insomma possibile che, sentendo parlare di antisemitismo arabo o islamico, vi siate ritrovati a pensare che fosse colpa dell’Europa, dell’Occidente, dei ricchi. Vostra, insomma.
    Eppure, se avete avuto la sensazione che qualcosa stonasse nella vulgata sul razzismo contro gli ebrei, procuratevi il libro di Carlo Panella che sta per uscire per i tipi di Lindau. Non vi rasserenerà, ma almeno vi solleverà dai sensi di colpa.
    Mettetevi comodi in poltrona e, soprattutto, dimenticatevi quel che avete letto finora. “Il complotto ebraico. L'antisemitismo arabo da Maometto a Bin Laden” – questo è il lungo titolo del libro di Panella - fa piazza pulita del politicamente corretto. Numeri e sure del Corano alla mano ristabilisce un po’ di paletti che il luogoqualunquismo tanto in voga ha scardinato da tempo.
    Giornalista parlamentare Mediaset, Panella è ormai uno dei più attenti osservatori del mondo islamico in Italia. In poche settimane, dopo gli attacchi dell’11 settembre, mise insieme un volumetto, il “Piccolo Atlante del Jihad” scritto per Mondadori. Quel piccolo saggio aveva soprattutto il merito di far piazza pulita di alcune leggende metropolitane che si erano affastellate negli anni. Un lavoro che Panella ha portato avanti anche negli anni seguenti quando la seconda Intifada e la guerra in Irak hanno messo il terrorismo islamico ai primi posti tra gli incubi contemporanei. Dalle analisi sul Foglio, ai due volumi sui bambini kamikaze e sulla vita di Saddam, Panella si è sempre distinto per una caratteristica precisa: l’allergia ai luoghi comuni e al politicamente corretto.
    Quest’ultimo libro ha due facce: quella del pamphlet iniziale (una quarantina di pagine dure senza scadere nell’invettiva). E quella del saggio documentato, con tanto di documenti in appendice.
    Scoprirete cosi che: 1) non è vero che l’Islam sia sempre stato tollerante verso gli ebrei. Al contrario la sua storia è un susseguirsi di pogrom a partire dal 700. 2) Non è vero che l’antisemitismo dilagante oggi nei paesi musulmani sia causato dalla nascita dello stato di Israele. E’ una storia vecchia che inizia con Maometto, più di mille anni prima del ritorno degli ebrei in terra santa. 3) Non è vero che l’antisemitismo sia stato esportato nei paesi arabi dalla cristianità, ma è piuttosto vero il contrario. Che poi i cristiani siano stati ottimi allievi, è tutta un’altra questione.
    Insomma come scrive Panella “non è vero che l’antisemitismo dei giovani arabi nati in Europa è oggi una reazione alla politica dei governi israeliani. E’ l’opposto: l’antisemitismo è implicito nella predicazione islamica diffusa nelle moschee europee. Aggravato, non originato, dalla polemica anti-israeliana”.
    Panella ricorda che l’accusa agli ebrei di tessere un immenso “complotto” è il vero fondamento dell’antisemitismo moderno ed è stata formulata per la prima volta da Maometto. Da allora, la tradizione musulmana vede la loro mano dietro ogni grave crisi politica. Il Corano è l’unico libro sacro pieno di ingiurie verso gli ebrei (definiti "porci e scimmie"). Sono musulmani i primi pogrom della storia europea, e sono stati i musulmani a imporre per la prima volta (nell’861) il distintivo giallo agli ebrei. La storia viene letta dalle classi dirigenti musulmane come un susseguirsi di “complotti ebraici”. Anche le grandi divisioni dell’Islam, a cominciare da quella tra sciiti e sanniti, sono state provocate da ebrei falsi convertiti, ebrei apostati. Ecco perché, come scrive Panella: “L’Europa razzista ha importato dal Corano la teoria del “complotto ebraico”, base dell’antisemitismo moderno. Teoria che vuole che gli ebrei, tutti gli ebrei, complottino sempre contro le comunità che li ospitano. Per l’Islam gli ebrei hanno falsificato la Bibbia, violato la propria legge e s’infiltrano nella comunità musulmana per distruggerla, praticando falsamente la fede di Allah”. Questa è la colpa eterna degli ebrei. E proprio su questo antisemitismo delle origini si fondò, alla fine della prima guerra mondiale, la rifondazione del nuovo Islam orfano del califfato.
    Quel che fa più impressione nei documenti raccolti da Panella è la banalità di queste considerazioni che a noi sembrano rivoluzionarie. Banalità, perché l’antisemitismo di cui si parla è “dichiarato, gridato, fideistico, è scritto a chiare, chiarissime lettere, nei discorsi di grandi leader, ideologi e teologi arabi e musulmani contemporanei. Non tutti, naturalmente, ma i più importanti”. Se non ne siete convinti potete leggere alcune perle del commento al Corano di Hamza Roberto Piccardo, segretario della più grande organizzazione musulmana in Italia (Ucoii). Sono pubblicate nel riquadro di questa pagina. Decidete voi se trasudano antisemitismo oppure no.

    Il Corano antisemita di Hamza Roberto Piccardo

    Le frasi razziste che pubblichiamo di seguito appartengono alla peggiore tradizione antisemita. Le leggiamo oggi nel commento al Corano più venduto e diffuso in Italia, a cura di Hamza Roberto Piccardo, segretario nazionale dell’Ucoii, la più grande organizzazione musulmana italiana, che si muove nell’alveo culturale dei Fratelli Musulmani (come la consorella Uoif, la più grande in Francia). Scrive Carlo Panella: “Stupisce, va detto, che una casa editrice come la Newton & Compton abbia pubblicato tali affermazioni antisemite. Stupisce ancora di più che uno storico serio e al di sopra di ogni sospetto di antisemitismo, come Franco Cardini, si sia prestato a scrivere la prefazione a un testo in cui sono compresi questi deliri antisemiti. Probabilmente vittima della propria convinzione circa la storica “tolleranza” musulmana islamica nei confronti degli ebrei, Cardini pare essere come inciampato in un doppio errore di fiducia, verso i musulmani storici e verso alcuni fra quelli di oggi. Risalta dunque in questo commento al Corano, venduto a migliaia di copie in Italia, la conferma di un antisemitismo musulmano radicato, violento, oggi egemone in Europa (sicuramente nelle moschee di Italia e Francia), che si esprime proprio attraverso una lettura del Corano razzista nei confronti degli ebrei”.

    “I politeisti contavano su una quinta colonna all’interno di Medina, formata da arabi ipocriti e dai componenti del clan ebreo dei banù Quraydha che avrebbero dovuto attaccare alle spalle i difensori del fossato”.

    ***

    “Ebrei e cristiani adoperavano contro i musulmani false conversioni seguite da clamorose apostasie per confondere le menti dei musulmani meno dotati intellettualmente e con fede ancora incerta”.

    ***

    “Nella loro prassi commerciale, gli ebrei consideravano, e tuttora considerano del tutto lecito, l’inganno e la truffa nei confronti dei non ebrei”.

    ***

    “E’ grazie a queste falsificazioni che la gran parte del popolo di Israele è diventato il campione di quella doppiezza morale in base alla quale nei confronti dei non ebrei è accettabile e impunita qualsiasi nefandezza, mentre la rettitudine morale è un obbligo soltanto verso i correligionari”.

    ***

    “Ai Figli di Israele i quali sapevano bene che la missione di cui Muhammad era stato incaricato era davvero profetica, ma non lo volevano ammettere per ragioni razziali e di potere”.

    ***

    “Rinnegando i tesori dello spirito in cambio delle ricchezze di questo mondo, i Figli di Israele fecero una scelta miope e meschina; ingrati verso il loro Signore, furono condannati a esercitare nel corso dei secoli quella funzione antitradizionale e reietta che ha procurato loro tante peripezie e dolore”.





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    L'opinione delle libertà Scrivi | Torna su
    Direttore Responsabile: Arturo Diaconale
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  5. #5
    Paul Atreides
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    Domande:

    Chi ha emendato il commento? Lo stesso Piccardo o la casa editrice?

    Cardini s'è prosternato?

  6. #6
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    Rispondo per quello che ho potuto sentire della trasmissione.

    In origine postato da Paul Atreides

    Domande:

    Chi ha emendato il commento? Lo stesso Piccardo o la casa editrice?
    Picardo, mi sembra.

    In origine postato da Paul Atreides
    Cardini s'è prosternato?
    Non era a novanta, ma visibilmente preoccupato, sì. Ha avanzato diverse giustificazioni non richieste, verosimilmente per precedere lo scontato fuoco di fila a cui era destinato. Ha detto di avere indetto un convegno con la sua associazione - e di indirne un secondo in occasione della presentazione degli atti - appositamente per parlare del problema, che ha definito un "lapsus" personale. Ha poi scambiato una frase di Panella sugli "ipocriti" per una accusa verso di sè, sbottando in un "non mi si può chiamare ipocrita, io queste cose che sto dicendo le penso veramente".
    La verità è che probabilmente, tutti gli studiosi hanno ormai presente la fine che fanno i Faurisson e gli Irving, e ne fanno tesoro.
    Meglio una resa di omaggio - per quanto umiliante - ma che consente di continuare a scrivere sui media e a pubblicare, perlomeno qualche bordata contro i neocon la si può sempre dare.
    E difatti il sanguigno storico fiorentino è riuscito a infilare una battuta contro gli USA, prima che il ciccione lo interrompesse.


    Non dimentichiamoci che il Ciccione è il Roberto Bellarmino del neoconume nostrano, e che ogni parola che esce dai suoi interrogatori va a finire sul banco che dovrà dare il "placet" per la pubblicazione dei futuri scritti del personaggio di turno.
    Stanno scandagliando meticolosamente tutto il panorama intellettuale.


  7. #7
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    "Ascoltano solo per diffamare in cerca di facili guadagni" (Corano: Al maida 41-42)

    Da sempre, anzi per la precisione da oltre quattordici secoli il Corano è aggredito dalla reazione isterica di chi vorrebbe sminuirne la portata, mistificarne i significati, corromperne la grandiosa opportunità di equilibrio in questa vita e di salvezza nell'altra che esso offre all'umanità.
    Ben più facilmente si è sempre cercato di pilotarne l'interpretazione e le traduzioni dei significati in modo da sostenere la validità di una tesi politica, di un movimento di pensiero e per far ciò si sono utilizzate alcune fonti piuttosto che altre o si è sponsorizzato tout court la versione politically correct del momento trascurando un metodo di pensiero interpretativo consolidato da secoli e una eminentissima produzione esegetica.
    Infatti le fonti esegetiche del Corano sono sostanzialmente cinque: il Corano che spiega se stesso, la spiegazione del Profeta Muhammad (pbsl), quella dei suoi compagni e dei taibiin (i successori, coloro che non conobbero il Profeta stesso ma uno di quelli che lo conobbe), quella dei principali e accreditati mufassirin ( i commentatori dal Tabari in poi) e il commento estemporaneo prodotto da ogni credente, a partire dalla sua natura e dal suo vissuto.
    Negli anni in cui ho lavorato alla traduzione italiana e al commento del Corano pubblicato oggi dalla Newton&Compton ho utilizzato con tutta l'onesta di cui sono stato capace queste fonti e mi sono sforzato di capire quale fosse messaggio e le indicazioni che trasmettevano a noi italiani allora alla vigilia e oggi agli albori del XXI secolo.
    Oggi non mi sentirei di condividere alcune vene polemiche che trapaiono nei commenti estemporanei e mi propongo una puntuale revisione di quello ho scritto allora pensandolo e che ora non penso più. E tuttavia, per quanto riguarda le citazioni dei commenti classici e ancor più quelle che riportano l'esegesi fatta dal Profeta stesso*, o da grandi esegeti a lui vicini come Abdallah Ibn Abbas ad esempio, essi sono pietre miliari della comprensione del Sacro Testo, negando le quali si vorrebbe una vera è proprio destabilizzazione dell'Islam stesso.
    Non è la prima volta che dalle pagine del Corriere, con il metodo scorretto dell'estrapolazione s'inganna il pubblico perseguendo un obiettivo politico o ideologico, la bassezza di tale pratica è proporzionata a quella di chi la persegue.

    H.R.P.

    In un articolo apparso sul Corriere della Sera del 23 febbraio 2005, dal titolo Così i «cattivi maestri» del Corano insegnano a odiare ebrei e cristiani - sottotitolo : A scuola si spiega la differenza tra musulmani e << infedeli >>, Magdi Allam si addentra in alcune valutazioni filologico-letterarie relativamente all´edizione del Corano curata da Hamza Roberto Piccardo e pubblicata dalle Edizioni Newton&Compton già dal 1994 ( la presente edizione arricchita tra l´altro da una preziosissima prefazione del Prof. Franco Cardini, noto medievista ). L´articolo di per sé ( come molti altri di tono similare pubblicati precedentemente dallo stesso autore ) non meriterebbe certo una risposta; tuttavia, la fase attuale, contraddistinta da un lato dalla drammatica situazione di crisi internazionale che ha il suo epicentro nelle regioni del Vicino Oriente, dall´altro da una rinnovata spinta al dialogo interreligioso in atto tra le parti e promossa, di recente, anche dal Ministero degli Interni, mi inducono ad alcune considerazioni in merito.

    Non entrerò nella polemica che lo stesso articolista innesca divagando sui contenuti di alcuni libri di testo destinati a bambini musulmani, nei quali vi sarebbero indicazioni di natura antisemita ( parola che del resto, per puro caso, nell´articolo non viene citata nemmeno una volta ), perché questo è un tema che vedrebbe coinvolte insospettate realtà istituzionali e didattiche anche di Paesi "democratici" cosiddetti "amici", e non è adeguata né la sede né tanto meno la formazione di chi scrive.

    Più interessanti sono invece alcune dichiarazioni di merito sul tema iniziale che vale qui la pena riprendere.

    A parte la categoria dei << cattivi maestri >> che ci richiama sinistramente ad un passato non troppo lontano ( riecheggiato tra l´altro proprio in questi giorni da alcuni procedimenti processuali in atto nei confronti delle cosiddette << nuove BR >> ), in questo caso, come vedremo, impiegata a sproposito, vale la pena sottolineare preliminarmente una serie di considerazioni in apparente contraddizione tra di loro, anche sulla base della recente produzione giornalistica di Allam. Si legge, quasi all´inizio dell´articolo, che << a gran parte dei musulmani si insegna che nell'invocazione della Fatiha , la sura che apre il Corano [ segue traduzione tratta dall´edizione di Alessandro Bausani ], gli ebrei sarebbero coloro con cui Dio sarebbe `adirato´, mentre i cristiani sarebbero quelli che `vagolano nell´errore´ >>. Non si capisce innanzitutto la categoria relativa a questa << gran parte dei musulmani >>: si vuole intendere su scala planetaria ( investendo quindi un miliardo e rotti di persone ), o ci si vuole limitare al solo mondo arabo ( circa 200 milioni ) . Il fatto che poco più sotto Allam dichiari che << Questo problema riguarda anche i musulmani d'Italia >>, parrebbe sottintendere una realtà sopranazionale; il fatto poi che lo stesso Allam abbia più volte, e in varie sedi, ridotto alla percentuale del 5% i musulmani che frequentano le moschee in Italia, sembrerebbe ridurre il problema a una questione di nicchia, in contrasto con l´enfasi data alla questione. Che il mondo islamico sia disseminato di cattivi maestri e che questi riescano ad influenzare le coscienze della maggior parte dei credenti contrasta non solo con il buon senso ma anche con le affermazioni di autorevoli studiosi e conoscitori dell´islam contemporaneo; inoltre, se così fosse, non si capisce come potrebbe procedere, ormai da decine di anni, il dialogo islamo-cristiano, in Italia come altrove ( citiamo, senza entrare nelle varie iniziative del mondo accademico, dal PISAI all´Accademia dei Lincei, etc., la decima edizione degli Incontri di Modena in programma quest´anno il 18 e 19 marzo prossimi, i Cantieri del Dialogo di Verona , 14-15 maggio p.v., nonché tutte le varie iniziative "minori" a livello locale che vedono interagire parrocchie, moschee, associazioni di volontariato, società civile, etc. ).

    Appare stravagante anche la frase immediatamente successiva alla citazione dei versetti "incriminati", ossia che << se teniamo presente che la Fatiha viene pronunciata tutti i giorni nelle cinque preghiere prescritte dall'islam, si può comprendere come finisca inevitabilmente per forgiare una ideologia ostile agli ebrei e ai cristiani. >>, specie se relazionata alla prima sura ( capitolo ), del Corano, appunto "Al Fatiha" ( L´Aprente ), in cui appaiono, nei soli sette versetti di cui è composta, per ben quattro volte attributi che richiamo al concetto di misericordia e per la quale lo stesso Profeta Muhammad (*), dichiarò << Per Colui nelle cui mani è la mia anima, nella Torah, nei Salmi, nel Vangelo e nel Corano non è stato rivelato nulla di simile ad essa >>[i]. Ritenere la prima sura del Corano come foriera di ideologie ostili ad ebrei e cristiani ( alle cosiddette << Genti del Libro >>, nei cui confronti peraltro l´edizione di Piccardo sottolinea puntualmente in vari passi il rispetto dovuto, attribuito loro dallo stesso testo coranico e dalla ricca tradizione profetica, la Sunna ) appare una forzatura del tutto anacronistica, in aperto scontro ideologico ( quello sì, da parte dell´autore dell´articolo ) con il messaggio di pace e rispetto che caratterizza la rivelazione coranica nei suoi cardini portanti.

    Ciò premesso, vediamo più nel dettaglio il nocciolo del problema, o presunto tale, ossia l´attribuzione ad una determinata categoria di persone della locuzione << maghdûbi `alayhim >> presente nel settimo ed ultimo versetto della Sura Al-Fatiha ( L´Aprente ). Nella concitazione giornalistica, all´autore sono sfuggite alcune righe del commento di Piccardo, non riportando le quali si rischia di incorrere in una semplificazione fuorviante, dalla quale si evincerebbe che con il termine << yahud >> si intendono genericamente tutti gli ebrei. Riportiamo innanzitutto il testo integrale della nota relativa al termine in questione:

    Quelli che [ sono incorsi ] nella [ Tua ] ira >>: tutta l´esegesi classica, ricollegandosi fedelmente alla tradizione afferma che con questa espressione Allah ( gloria a Lui l´Altissimo ) indica gli ebrei ( <<Yahûd >>). A questo proposito sarà bene precisare che nel Corano troviamo tre diversi modi di identificarli: 1) Banî Isrâ´il ( Figli di Israele ), nel senso di discendenti di Giacobbe ( detto anche Israele ), destinatari della Legge rivelata a Mosè ( pace su di lui ); 2) << alladhîna hâdû >> ( quelli che si sono giudaizzati ) e cioè quelle popolazioni diverse dai discendenti di Giacobbe, che hanno abbracciato la religione israelita, e 3) <<yahûd>> ( da Giuda figlio di Giacobbe ) e cioè i portatori di una pratica antispirituale e antitradizionale, che usa la religione per scopi di potere e che Allah ( gloria a Lui l´Altissimo ) ha condannato con grande severità.

    Come si vedrà, Piccardo, autore delle note e curatore del testo, non essendo un esegeta del Corano ( né mi risulta abbia mai, in pubblico o privato, rivendicato tale ruolo o attribuzione ) dice di rifarsi a << tutta l´esegesi classica >>, quindi riportando un giudizio di merito che risale, attraverso i principali commentatori del Corano, al Profeta Muhammad (*). Certo si potrebbe sottilizzare su quell´aggettivo << tutta >>, forse eccessivamente onnicomprensivo, ma non è questo il tema principale: vediamo come viene trattato il tema in alcuni Tafasir[ii] in lingua araba, per giungere poi ad analizzare, per maggior rispetto e utilità del lettore italiano, come il versetto venga tradotto e commentato nelle principali edizioni italiane del Corano, con particolare riferimento ad alcuni versetti correlati al tema in oggetto.

    Muhammad Ibn Jarîr Abu Ja`far al-Tabarî ( nato nel 224 o 225 H. - 839 d.C. ), noto al pubblico italiano come al-Tabari, è autore, tra molte altre opere , di un voluminoso Commento del Corano, dal titolo Jâmi` al-bayân `an ta´wîl ây al-Qur´ân[iii]; particolarmente apprezzato da studiosi orientalisti ed eruditi di ogni epoca, lo stesso al-Tabari è autore di una preziosa storia della Vita del Profeta Muhammad ( uscita in Italia per i tipi della Rizzoli Editore ) nella quale dimostra di avere una salda conoscenza delle fonti originali e dei primi biografi del Profeta (*). Nel suo Commento al Corano, oltre ad analizzare dettagliatamente la natura della parola << ghayri >>, particella negativa attorno alla quale ruota l´affermazione del Bausani << Tali interpretazioni, oltre a diminuire il valore universalistico della bella preghiera, che il Goldzinger chiamò il Pater Noster dell´islam, sonno anche difficilmente accettabili sintatticamente, data la forma negativa nella quale le espressioni suddette appaion nel testo >> [iv] ( analisi che certo meriterebbe maggiori approfondimenti e che Allam cita en passant forse per dare un po´ di respiro accademico ad un articolo tutto sommato abbastanza asfittico ), alla domanda " Chi sono quelli che incorrono nella collera divina, circa i quali Allah ci ordina di chiedergLi di non fare di noi uno di loro?" al-Tabarî risponde << Essi sono coloro che Allah descrive nella Sua Rivelazione in questo modo: " Di´: << Posso forse annunciarvi peggior ricompensa da parte di Allah? Coloro che Allah ha maledetto, che hanno destato la Sua collera e che ha trasformato in scimmie e porci, coloro che hanno adorato gli idoli, sono questi che hanno la condizione peggiore e sono i più lontani dalla retta via. >> ( Corano V, 60 ) . Allah ci informa qui della punizione che li investì [ lett. "accadde loro" ] per avergLi disobbedito; quindi ci informa, come atto di bontà nei nostri confronti, di come possiamo essere salvati dalla stessa punizione esemplare che li colpì, e questa è una misericordia divina nei nostri confronti.

    Per provare che coloro che sono incorsi nella collera divina sono quelli menzionati nel versetto del Corano V, 60, al-Tabarî cita numerose tradizioni [ 193-206 ] che nominano gli Ebrei come coloro con i quali Allah è adirato.[v] >> Mi limito a questo passo, senza riportare la corposa esegesi del versetto citato nel quinto capitolo del Corano, ripreso come vedremo dallo stesso Bausani e da altri autori a sostegno di una determinata interpretazione in tal senso.

    Nel tafsîr di Ibn Kathîr ( 700-774 H. - XIV sec. d.C. ), uno dei principali esegeti classici, leggiamo che << non la via di coloro che sono incorsi nella tua ira, ed essi sono coloro che conoscono la verità e deviano da essa, e non la via degli sviati, ed essi sono coloro che perdono il sapere, poiché essi, disorientati, non si dirigono alla verità, e la parola `non´ [ lâ , negativa, ndt ] conferma come colà si indichino due comportamenti[vi] corrotti, ed essi sono: il cammino degli ebrei e il cammino dei cristiani [ lett. `nazareni´ ] [...]. Più sotto estende il concetto specificando che << gli ebrei perdono il lavoro [ le opere ], e i cristiani smarriscono il sapere [...][vii]>>.

    Nel tafsîr di altri due sapienti, l´Imam Jalaluddin Muhammad bin Ahmad bin Muhammad Al-Mahalî e dell´Imam Jalaluddin `Abdur-Rahman bin Abi Bakr as-Suyûtî che ho consultato per ulteriore scrupolo ( ma già bastava l´autorevolezza delle due opere precedenti, si dice che << `ghayr al maghdûbi `alayhim´ sono gli ebrei e `al-dâllîn´ sono i cristiani [...], concludendo che, su tali presupposti, entrambi non possono considerarsi ben guidati.

    È interessante, a questo punto, vedere come, nelle principali edizioni del Corano in lingua italiana, questo versetto sia tradotto, commentato e correlato ad altri versetti coranici.

    Il Bausani, noto islamista, traduce così il versetto: << la via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, la via di coloro coi quali non sei adirato, la via di quelli che non vagolano nell´errore! >> Nella nota finale già citata in precedenza si legge: << L´esegesi generalmente dichiara che " coloro sui quali hai effuso la tua grazia" sono i musulmani, "coloro coi quali...sei adirato" sono gli ebrei, e "coloro che vagolano nell´errore" sono i cristiani. >> Segue il passo sopraccitato, e conclude scrivendo << Si vedano comunque passi come V,60; LVIII, 14; LX, 13, ecc. >> Pur sposando una lettura meno decisa, è interessante vedere come lo specialista metta in relazione il versetto in questione con gli altri ( che vedremo in seguito ).

    Nella versione del Bonelli[viii], si legge << Il sentiero di coloro che tu hai favorito, contro i quali tu non sei adirato ( l. non avviene ira da parte tua ), e che non vanno errati >>. Al di là del linguaggio e della terminologia che appaiono oggi datati, è interessante vedere come, nella nota relativa, l´autore scriva<< Il versetto viene comunemente interpretato : `non di quelli contro cui tu sei adirato ( i. e. non dei giudei ), né di quelli che errano ( i. e. né dei cristiani )´.[ix] >>

    In un´opera a cura dall´islamista Sergio Noja[x], lo stesso curatore riprende la traduzione del Bonelli e, nella relativa nota finale, scrive << contro i quali tu non sei adirato: sono gli ebrei e che non vanno errati sono i cristiani. A contraris indica che i << ben guidati >> non sono né gli ebrei né i cristiani. >>[xi]

    In un bel libretto dedicato interamente alla prima sura del Corano[xii], Alberto Ventura traduce così il versetto in questione: << La via di coloro sui quali hai effuso la Tua grazia, non di quelli coi quali sei adirato, né di quelli che vagano nell´errore >>. Particolarmente ricca la nota al riguardo, della quale citiamo la parte intermedia, la quale affronta il tema che stiamo analizzando: << Se è dunque evidente chi siano i beneficiari della grazia divina, non vi è accordo fra gli interpreti sull´identificazione di ` quelli coi quali sei adirato ´ e di ` quelli che vagano nell´errore ´. Svariati commenti identificano queste due categorie rispettivamente con gli Ebrei e i Cristiani, e ciò in base a due altri passaggi coranici ( V, 60 e V, 77 ) che, a nostro avviso un po´ forzatamente, sono stati considerati decisivi al riguardo. Questi versetti parlano infatti di genti con le quali Dio si è adirato ( ghadiba `alayhi ) o che hanno vagato erranti ( qad dallû ), ma è in realtà difficile riferirli ad Ebrei e Cristiani nel loro complesso e non piuttosto a particolari gruppi sorti in seno alla ` Gente del Libro ´. È quindi più probabile, come molti hanno sentito, che non ci si voglia qui riferire a particolari professioni religiose - il che, fra l´altro, indebolirebbe alquanto la forza di questa preghiera - ma che l´intenzione sia piuttosto quella di prendere le distanze da due tipologie di peccato spirituale, da due atteggiamenti umani che sono in contrasto con il percorso della retta via. >>[xiii] A parte un´evidente influenza del Bausani, questa nota apre una prospettiva interessante, anche se probabilmente eccede in ipotesi interpretative tipiche di una certa impostazione filosofica occidentale ( ossia non tiene in eccessivo conto la tradizione preesistente ).

    Come abbiamo visto, sia nei commenti originali che nelle principali edizioni del Corano, queste due categorie vengono immancabilmente citate, seppur con sfumature diverse, è già questo elemento depone a favore di una certa onestà intellettuale di Piccardo, nel curare a suo tempo ( la prima edizione del Corano risale al 1994[xiv] ) la versione del Corano; ma, trattandosi di una questione assai delicata, specie nell´attuale contesto socio-culturale italiano, sarà bene rifarsi ancor più direttamente alle fonti dottrinali della fede islamica.

    Innanzitutto riportiamo quei versetti del Corano che i vari autori citano come correlati all´ultimo versetto della Sura Al-Fatiha, dando conto delle varie traduzioni ed eventuali note a commento.
    Corano II, 65

    Bausani : << Eppur sapete quel che accadde a coloro di voi che disobbedirono violando il sabato e ai quali dicemmo: " Siate scimmie spregevoli! " - e ne facemmo castigo esemplare per i presenti e pei posteri e monito per i timorati di Dio. >> Nella nota si legge: << Identico episodio è narrato in VI, 166. L´origine ne è rabbinica solo genericamente: si citano nel Talmud casi di trasformazioni in scimmie o altri animali, ma non vi è nessuna precisa menzione dell´episodio. Alcuni commentatori attribuiscono questa trasformazione agli empi abitatori di al-Aila ( Elath ) ( cfr. V, 60 e VII, 163-66 ) >>.

    Piccardo : << Avrete saputo di quelli dei vostri che trasgredirono il Sabato ai quali dicemmo: " Siate scimmie reiette " Ne facemmo un terribile esempio per i loro contemporanei e per le generazioni che sarebbero seguite e un ammonimento ai timorati. >> La relativa nota recita: << Secondo una tradizione si sarebbe trattato di un gruppo di ebrei che vivevano sul golfo di `Aqaba, ai tempi di Davide ( pace su di lui ). Si lasciarono tentare da una facile pesca nel giorno di sabato. La trasformazione può essere intesa in senso fisico ( in questi termini l´hadith ) ma ancora di più in senso morale e testimonierebbe il baratro di abiezione in cui sprofonda l´uomo causa della sua disobbedienza ad Allah.
    Corano V, 60

    Bausani : << Di´: Posso forse annunciarvi peggior ricompensa di questa da parte di Dio? Quella di coloro che Dio ha maledetto, coi quali si è adirato, che ha trasformato in scimmie ed in porci, coloro che hanno adorato Taghut? Costror hanno il luogo più turpe e più lungi errano dalla via piana del vero.>> Nella nota: << Si tratta dei giudei ribelli di cui è più volte menzione nel Corano ( v. le trasformazioni in scimmie II, 65 ). Il ` coi quali s´è adirato ´ di questo passo può aver suggerito l´identificazione con gli ebrei degli uomini ` col quale Dio si è adirato ´ di cui a I, 7 >>.

    Piccardo : << Di´: " Posso forse annunciarvi peggior ricompensa da parte di Allah? Coloro che Allah ha maledetto, che hanno destato la Sua collera e che ha trasformato in scimmie e porci, coloro che hanno adorato gli idoli, sono questi che hanno la condizione peggiore e sono i più lontani dalla retta via ". >>
    Corano LVIII, 14

    Bausani : << Non hai tu osservato coloro che prendono per alleati gente con cui Iddio è adirato? Essi non sono né dei vostri né dei loro e scientemente giurano il falso >>. La nota riporta quanto segue: << Qui ` coloro contro cui Dio è adirato? ( cfr. I, 7 ) sembra designare, secondo tutti i commentatori, gli ebrei di Medina. Si tratterebbe di segreti conciliaboli fra alcuni "ipocriti" e la tribù ebrea dei Banu Nadir, verso il 625-626 ( 3-4 H.) >>
    Piccardo : << Non hai visto coloro che si sono alleati con quelli con i quali Allah è adirato? Non sono né dei vostri né dei loro, e giurano il falso sapendo di farlo. >> In nota leggiamo: << L´esegesi è unanime nel ritenere che il versetto si riferisca a quegli ipocriti di Medina che avevano stabilito segrete alleanze con i clan ebraici della città, subdoli oppositori dell´Inviato di Allah (*) Nei loro incontri segreti insultavano il Profeta (*) ma quando ciò veniva loro rinfacciato, negavano e spergiuravano la loro innocenza. Corano LX, 13

    Bausani : O voi che credete! Non prendete ad alleata gente contro la quale Iddio è adirato, gente che dispera della vita dell´Oltre, così come i Negatori disperano del sorgere nuovo degli abitator dei sepolcri! >> E nella nota: << gente contro la quale Dio è adirato: probabilmente ebrei medinesi, v. nota a I, 7 e LVII, 14. >>

    Piccardo : << O credenti, non prendetevi per alleati gente contro la quale Allah è adirato e che non hanno la speranza dell´altra vita. Come i miscredenti disperano [ di rivedere ] la gente delle tombe. >> Nella nota leggiamo: << gente contro la quale Allah si è adirato: con questa espressione vengono indicati i giudei ( vedi note versetto finale della sura I, Al-Fâtiha ). >>

    Potremmo citare, attingendo dalla seconda delle fonti dottrinali dell´Islam, ossia la Sunna del Profeta Muhammad (*), un hadith riportato da At-Tirmidhî, dietro musnad di Abu Dawûd, , in cui `Adi bin Khâtim riferisce che il Profeta(*), alla domanda su chi fossero << coloro che sono incorsi nella tua ira >> rispose " i giudei " e << coloro che [...] sono sviati >>, rispose " i cristiani ", ma sulla forza di tale hadith non ho qui la possibilità di esprimermi con sicurezza.

    In ogni caso, la sostanziale uniformità di vedute e la reiterazione dei concetti non deve assolutamente essere letta come un tentativo di dare un giudizio definitivo su una categoria umana ( in questo caso una comunità religiosa ); va ricordato che sia nell´Antico Testamento che nel Vangelo sono descritti episodi relativi alla vita di Mosè o a quella di Gesù ( pace su entrambi ), in cui si manifesta chiaramente la collera divina nei confronti di alcuni ambienti ebraici, ma ciò non significa che l´Antico Testamento o il Vangelo siano dei testi antisemiti; la lettura dei testi sacri presuppone sempre un atteggiamento di attenzione filologica, uno sforzo di contestualizzazione ed un rispetto di fondo per la dimensione della rivelazione divina.

    Come abbiamo visto alcuni versetti si riferiscono a particolari realtà locali; immaginiamo che, nella multiforme comunità islamica odierna, nel mondo arabo come in Europa o nei paesi asiatici, via siano dei musulmani che vedranno, nella formula << coloro che sono incorsi nella tua ira >> un calzante richiamo che ne so, a quegli ebrei che sostengono lo Stato di Israele, e quegli stessi musulmani potranno appiccicare alla seconda categoria << degli sviati >> la foto di chi, in nome dell´Islam ( usando il nome di Al Qaeda o un´altra sigla ) si macchia dei più efferati delitti.

    E certo avviene, e posso dirlo per esperienza personale dopo oltre otto anni di pratica islamica, che la maggioranza dei musulmani, in ogni parte del mondo, reciti la prima sura del Corano nella sua totalità, prosternandosi verso la Mecca in atteggiamento di devozione spirituale e completo abbandono al proprio Creatore, senza sporcare la preghiera con malsane congetture ideologiche di sorta.

    Per quanto sopraesposto trovo del tutto strumentale la polemica di Magdi Allam nei confronti del curatore di una versione del Corano che, come spero di aver dimostrato, si inserisce nella scia di autorevoli sapienti musulmani o di prestigiosi accademici. A meno che Allam non voglia considerare dei cattivi maestri un Ibn Khatîr o un Tabarî, o, per venire ai nostri giorni, i professori Noja e Ventura, e disquisire magari su certa produzione scientifica dello stesso Bausani. O forse lo stesso Allam vuole suggerire, dati i tempi, di eliminare tutte quelle note " politicamente non corrette ", facendo di una versione critica del Corano un pasticcio senza capo né coda?

    Di certo Piccardo si trova in buona compagnia, conscio che qualsiasi edizione critica di un testo è di per sé migliorabile, ma solo in base a criteri di ricerca filologica e non di squallida opportunità politica.

    La lode appartiene ad Allah, signore dei Mondi, gli errori, ovviamente, sono i miei.


    Abu Yasin Merighi, 24 febbraio 2004

    _________________________________________
    [i] Riportato da Ibn Kathîr nella sua esegesi; vd. Ventura A., Al-Fatiha - L´Aprente, p. 17 e nota relativa, Marietti, Genova 1991

    [ii] Plurale di tafsîr, che significa "commento, esegesi".

    [iii] Per il presente articolo mi avvalgo della versione abbreviata a tradotta in inglese a cura di W. F. Madelung e A. Jones, pubblicata dalla Oxford University Press nel 1987

    [iv] Bausani, A., Il Corano, pag. 502, nota 7, Bur Rizzoli, Milano 1997. Ricordiamo, per puro rigore filologico, che la prima Sura del Corano non è di per sé una preghiera ma ne costituisce la parte integrante e necessaria, nda.

    [v] Al-Tabarî, The Commentary on the Qur´an, op. cit, pag. 76-77.

    [vi] Il termine maslak significa anche " strada, cammino; sentiero; linea di condotta, modo di procedere , comportamento; metodo", ndt

    [vii] Tafsîr Ibn Kathîr, vol. I, pag. 24, Dar al-Qalam, Beirut, senza ind. anno di pubblicazione

    [viii] Bonelli L., Il Corano, Editore Ulrico Hoepli, Milano 1987

    [ix] Bonelli L., op. cit., pag. 1.

    [x] Noja, S., Il Corano più antico, Marsilio, Venezia 1991

    [xi] Noja, S., op. Cit., pag. 182 . Nel testo originale le frasi sottolineate sono riportate interamente in lettere maiuscole; ho ritenuto di alleggerirle sottolineandole solamente, nda.

    [xii] Ventura, A., al-Fâtiha- l´Aprente. La prima sura del Corano, Marietti, Genova 1991

    [xiii] Ventura, A., op. cit. pag. 62

    [xiv] U.C.O.I.I. ( Unione delle Comunità e Organizzazioni islamiche in Italia ), a cura di, Saggio di Traduzione Interpretativa del Santo Corano Inimitabile, Edizioni Al Hikma, Imperia 1994

  8. #8
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    Incredibile la sicumera con cui Panella giudicava l'Islam - anche dopo le Correzioni di Cardini - e l'arroganza con cui diceva all'imam quello che doveva fare e dire.
    Come per i Radicali con le autorità cattoliche sui temi etici, siamo al laicista che dà gli ordini al religioso su quale sia la vera maniera di credere!

  9. #9
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    si deve insorgere intellettualmente contro questa lurida violenza del Ciccione ferrara e dai suoi finanziatori occulti; agente CIA servo del MOSSAD fa il suo dovere di lacchè ma poi esagerà e fa il Bernardo Guy di Sion (l'inquisitore).
    Questo è il mondo che non voglio...un mondo dove devo prostrarmi al giudaismo pena l'esclusione dla "consesso intellettuale" NO NO MAI!!!

 

 

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