Significativa puntata quella di "8 e mezzo" l'altra sera,
che ha visto Cardini e Hamza Picardo sul banco degli imputati - anzi dei già condannati - al noto programma neocon della Sette.
L'imputazione? Avere prefato (Cardini) e curato (Picardo) un'edizione italiana del Corano (Newton Compton, mi sembra), in cui non erano stati espunti e adeguatamente condannati i brani in cui il Profeta accusa gli ebrei di usare un comportamento sleale verso i non-ebrei di sangue, in materia economica (prestiti a usura, ecc.).
I due sono stati condannati uno in contumacia (Picardo) e uno presente (Cardini). Se non era prevista la difesa, l'imputato Cardini ha potuto comunque difendersi più che bene, visto che l'accusa era costituita - oltre che dalla conduzione - da Carlo Pan(n)ella, ennesimo giornalista sfornatore di libri "on demand", che per l'occasione ha presentato il suo ultimissimo "L'antisemitismo nell'Islam" (o qualcosa del genere).
Cardini ovviamente - non potendo far altro che autodafé per quanto riguarda la sua "colpevole" partecipazione all'edizione incriminata (prontamente emendata dalla casa editrice), ha però signorilmente smontato il libro di Pan(n)ella, mostrando che si rifà a bibliografia di terza e quarta mano, e che non risale alle fonti. La tesi ovviamente è quella secondo cui qualunque critica all'operato sia degli Ebrei, che di un ebreo, che di Israele, equivale ad "antisemitismo", ad antisemitismo razziale, ergo porta alla "Shoah". Che si tratti di critica teologica, o sociale, o politica (anti-sionismo), per costoro non deve fare nessuna importanza.




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