Eleonora, statista della Sardegna tra storia e mito
A dispetto di ciò che documentano gli storici e a ragione dell'affettuosa memoria popolare, Eleonora, principessa selvaggia e madonna cortese, continua a far parlar di sé. S'involge nel mito e si eclissa nei documenti, si palesa nell'immaginario collettivo: paladina della libertà e dell'identità sarde, acquista dimensioni proporzionate nelle investigazioni storiche: donna di governo del Trecento sardo che ridiede carisma all'autorità dei giudici. La judicissa D'Arborea, certamente, fu statista ponderata e di polso, pronta al dialogo e mai puerile, o come si soleva dire, senza quella molliccia femminile che i suoi contemporanei rimproveravano alle donne. Ma non fu la sola, neppure in Sardegna. Si discute, eccome, di Eleonora. A dispetto di quella pochezza di fonti che rende imprecisi persino i dati anagrafici: nata intorno al 1340, presumibilmente a Molins Rey, nei pressi di Barcellona, muore, forse di peste, tra il 1402 e il 1404. Se ne parla a motivo dell'affetto che i sardi le portano, per ragioni che, quando si parla di amore, si mischiano alle emozioni e a quell'aggrapparsi strenuo alle radici che appartiene ad ogni persona. La giudichessa D'Arborea è, se può dirsi, un padre della patria, o almeno di un'idea di patria, e si usi il maschile come si conviene a ogni virago celebrata dalla storia. Di lei si è ragionato anche nei giorni scorsi, a Cagliari, al cineteatro Nanni Loy della Casa dello studente in via Trentino. Una giornata di studi, coordinata da Giovanna Cerina e Annalisa Diaz, con gli storici: Gabriella Da Re, Barbara Fois, Maria Teresa Guerra Medici, Michelina Masia, Rita Meloni, Maria Giovanna Piano. Una "Sa die de sa Sardigna" fuori dalle ricorrenze del calendario, organizzata dal Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari, su iniziativa dell'assessorato regionale alla Pubblica Istruzione che, in concomitanza, ha presentato e distribuito gratuitamente, un opuscolo dedicato a "Eleonora D'Arborea. Una statista della Sardegna tra mito e storia". Ancora una volta si è parlato della judicissa, sovrana "de lacto" e non di diritto: così scelse lei, che preferì governare in nome del figlio piuttosto che in proprio, come pure poteva decidere; così hanno puntualizzato alcuni, in un alternarsi incalzante tra chi metteva i puntini sulle i, in ossequio al rigore storico, e chi, si affrettava a toglierli, in nome di una verità che non è scritta nei libri, ma negli slanci e nella direzione che il passato imprime al futuro. Il fatto è, come ha detto Maria Giovanna Piano, filosofa e responsabile del Centro studi e ricerche dell'Ifold, che Eleonora è un imprevisto storico: «E' apparsa laddove nessuno si aspettava che apparisse». Se, per esempio, la nipote Benedetta, figlia di Ugone III, fosse sopravvissuta, non si sarebbe, probabilmente parlato di Eleonora, essendo lei l'erede legittima del potere giudicale. Lo ipotizzava Maria Teresa Guerra Medici, docente di Storia del diritto italiano nell'Università "La Sapienza" di Roma, che, peraltro, si domandava come mai Eleonora non abbia assunto personalmente la corona e preferito governare in nome del figlio Federico. Presumibilmente una scelta di convenienza: sia pure donna di governo e proba, era pur sempre una donna, tanto più del Medioevo, e come tale doveva ben guardarsi dagli uomini che le stavano intorno, a cominciare dal marito, il genovese Brancaleone Doria. In sua assenza, rinchiuso nelle segrete barcellonesi di Pietro IV, Eleonora resse il Giudicato D'Arborea, capeggiò la fase più drammatica della lunga sollevazione dei sardi contro i Catalano-Aragonesi scoppiata già all'indomani del loro sbarco nell'isola, nel 1323. Infine, tra il 1390 e il 1391, promulgò la Carta de Logu, lo statuto degli usi giuridici sardi emanato, sedici anni prima, da suo padre, il giudice Mariano IV. Quanto di suo ci abbia messo la judicissa non si sa, poiché l'originale non ci è pervenuto. E' possibile tuttavia, secondo la Guerra Medici, rintracciare elementi di sensibilità femminile in qualche capitolo del documento che, peraltro, risente dell'influenza romana e garantisce alle sarde condizioni di privilegio rispetto alle donne della penisola: potevano avere proprietà e partecipare alla successione legittima al pari dei fratelli. Al di là del contenuto della legge, è soprattutto il suo rapporto con essa a decidere della levatura morale e politica di Eleonora, almeno secondo la Piano, a mettere pace tra mito e storia. La giudichessa capovolge il rapporto tra il giudizio e la legge, nel suo caso, è il giudizio che orienta la norma. E' il senso etico del potere che anima la sua azione politica, l'equità che la caratterizza che ne fanno una statista leggendaria cui ispirarsi.
Franca Rita Porcu
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